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Storia di piccoli investigatori 11/12 anni Lettura 17 min.

Il mistero del quaderno rosso sparito

Tommaso e Martina indagano per ritrovare il quaderno rosso della professoressa tra indizi sparsi, una riserva polverosa e sospetti tra i compagni, scoprendo che anche i piccoli dettagli possono nascondere grandi misteri.

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Un ragazzo di 12 anni energico e concentrato, viso determinato, capelli castani spettinati, jeans e felpa verde, tende la mano per prendere un grande quaderno rosso su uno scaffale alto; accanto, Martina, circa 12 anni, preoccupata ma curiosa, capelli castani raccolti in coda e polo gialla, sta in basso alla scala con le mani strette e lo sguardo fisso sul quaderno; più indietro Leo, ~12 anni, un po' impanicato e goffo con capelli neri, appoggiato alla porta della riserva tiene un pacchetto di biscotti stellati aperto con una briciola sul dito; il signor Giulio, uomo di 50–60 anni robusto con capelli grigi corti e grembiule, stabilizza un grande rotolo di cartone dietro il ragazzo; il ripostiglio scolastico è illuminato da una lampadina gialla tremolante, scaffali metallici con rotoli di carta colorata, scatole, scope, secchi, post‑it e un vecchio caricatore staccato a terra; scena di lieve tensione e collaborazione: il ragazzo sullo sgabello tira lentamente il quaderno rosso mentre i rotoli oscillano, Giulio blocca un rotolo, Martina è ansiosa, Leo si morde le unghie, atmosfera di mistero leggero con colori caldi e texture di carta visibili. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il quaderno sparito

A Tommaso piacevano due cose: fare domande e trovare risposte. A dodici anni, diceva di avere “un cervello a lente d'ingrandimento”, anche se la sua vera lente era un vecchio portachiavi con una mini-lente che ingrandiva appena, ma faceva scena.

Quel pomeriggio, a scuola, la professoressa De Santis entrò in classe con l'aria di chi sta per annunciare una cosa importante.

“Ragazzi, oggi dovevamo scegliere i temi per la gara di scrittura. Ho qui il quaderno con le proposte… o meglio, lo avevo.”

Ci fu un mormorio. Il quaderno della prof era famoso: copertina rossa, elastico nero, pieni di post-it colorati come un semaforo impazzito.

La prof frugò nella borsa, nel cassetto, perfino sotto un libro di geografia che sembrava dormire da anni.

“Niente. È sparito.”

Tommaso alzò la mano, già mezzo in piedi.

“Prof, posso… investigare?”

La prof lo guardò e sospirò, ma gli tremò un sorriso.

“Se non mi trasformi la classe in una scena del crimine. E niente impronte con la polvere del gesso.”

Tommaso fece un cenno serio, come un commissario.

“Promesso.”

Appena suonò l'intervallo, si avvicinò al banco della prof. Notò tre cose: una penna blu senza tappo, una briciola di biscotto a forma di stella e… un pezzetto di nastro adesivo trasparente con sopra un filo di carta rossa.

“Interessante,” mormorò.

Dietro di lui, Martina, la compagna più rapida a capire quando stava nascendo un'avventura, sussurrò:

“Dai, detective, da dove inizi?”

Tommaso indicò la porta.

“Dal percorso. Chi ha preso il quaderno doveva uscire dalla classe o nasconderlo qui. E io ho già un sospetto… ma prima servono indizi.”

Proprio allora, un rumore fastidioso iniziò a fischiare: un “zzzz-zzzz” intermittente, come una zanzara robot.

Tommaso si tappò un orecchio.

“Che cos'è quel suono?”

Martina strinse gli occhi.

“Viene dall'armadietto delle pulizie, in fondo al corridoio. Quello che chiamano… la riserva.”

Tommaso sorrise. Una riserva. Un posto perfetto per un mistero.

Capitolo 2: La riserva e il rumore-parassita

Il corridoio era quasi vuoto. Solo il bidello, il signor Giulio, passava con un mazzo di chiavi che tintinnava come campanelli.

“Ragazzi, niente guai,” disse senza fermarsi. “E niente corse.”

Tommaso e Martina arrivarono davanti alla porta grigia della riserva. Sopra c'era un cartello un po' storto: “RIPOSTIGLIO - SOLO PERSONALE”. Il “solo” era sottolineato tre volte, come se il cartello avesse paura.

Il rumore “zzzz-zzzz” era più forte.

Tommaso fece un respiro.

“Dobbiamo capire cos'è. Se è un allarme, ci beccano in due secondi.”

Martina si sporse verso la fessura della porta.

“Non vedo luci. Solo buio.”

Tommaso tirò fuori la sua lente-portachiavi, più per coraggio che per utilità, e osservò la serratura.

“È chiusa. Però… senti? Il rumore viene da dentro. Come se qualcosa vibrasse.”

Passò il signor Giulio di nuovo, questa volta con uno straccio.

Tommaso lo chiamò con la faccia più innocente che aveva.

“Signor Giulio, scusi… nella riserva c'è qualcosa che fa ‘zzzz'? È… normale?”

Il bidello si grattò la testa.

“Ah, quel coso? Un vecchio caricatore per la radiosveglia, credo. Ogni tanto fruscia. Dovrei buttarlo, ma finisce sempre sotto altri scatoloni.”

Tommaso annuì. Un rumore parassita. Fastidioso, ma non pericoloso.

“Possiamo aprire? Solo per controllare che non prenda fuoco.”

Il signor Giulio sospirò come se avesse già vissuto dieci vite e sette erano state in corridoio.

“Va bene, due minuti. E non toccate nulla che abbia polvere: è più vecchia di me.”

Aprì. L'odore era di carta umida, detersivo e gesso. Dentro: scope, secchi, scatole di risme, cartelloni arrotolati e un armadio metallico pieno di cartucce per stampante. Una lampadina tremolante faceva luce gialla.

Il “zzzz-zzzz” veniva davvero da un caricatore infilato in una presa, schiacciato dietro una scatola.

Tommaso lo staccò.

Silenzio. Un silenzio pulito.

Martina fece un sospiro teatrale.

“Finalmente. Stavo per dare un nome alla zanzara elettrica.”

Tommaso sorrise, poi si concentrò. Sulla scatola vicina al caricatore c'era… una strisciata rossa. Come carta rovinata.

E sul pavimento, vicino a un rotolo di cartellone, c'era un post-it giallo con un angolo strappato.

Tommaso lo raccolse delicatamente.

“Post-it giallo. La prof ne usa tanti.”

Martina si chinò.

“E guarda lì: un elastico nero.”

Tommaso si fermò un secondo. Copertina rossa. Elastico nero. Post-it colorati.

Il quaderno della prof era passato di qui.

Capitolo 3: Tre sospetti e una briciola a stella

Fuori dalla riserva, Tommaso e Martina si appoggiarono al muro, come due investigatori in pausa caffè (ma con succo alla pera, perché la scuola non offriva molto altro).

“Chi poteva entrare qui?” chiese Martina.

“Personale… oppure qualcuno con una scusa buona e faccia tosta,” rispose Tommaso.

Elencarono i sospetti. Non cattivi, solo… possibili.

Primo: Samir, che aiutava spesso il bidello a portare le scatole perché era forte e gentile. Secondo: Chiara, rappresentante di classe, sempre in giro con fogli e appunti. Terzo: Leo, quello che dimenticava tutto ma trovava sempre il modo di finire dove non dovrebbe.

Tommaso tirò fuori il suo taccuino (quello personale, blu, con un dinosauro in copertina).

“Indizi: 1) nastro adesivo con carta rossa sul banco. 2) briciola di biscotto a stella. 3) post-it strappato e elastico nero in riserva. 4) strisciata rossa su scatola.”

Martina alzò un sopracciglio.

“La briciola a stella? Davvero la consideri un indizio?”

Tommaso fece un gesto come a dire: “Ogni briciola ha una storia.”

“Solo se troviamo chi mangia biscotti a stella.”

Durante l'intervallo, girarono tra i gruppetti. Tommaso faceva domande come se stesse parlando del tempo.

“A proposito, qualcuno ha portato biscotti oggi?”

Fu più facile del previsto. Leo stava vicino alle finestre, con le mani appiccicose e un pacchetto mezzo vuoto.

“Biscotti stellari,” annunciò, fiero. “Sono spaziali.”

Tommaso lo osservò. Niente quaderno rosso, nessun elastico nero. Ma Leo aveva del nastro adesivo trasparente attaccato al dito.

Martina lo vide anche lei e sussurrò:

“Ehi.”

Tommaso si avvicinò.

“Leo, hai usato nastro adesivo oggi?”

Leo guardò il dito come se fosse la prima volta che lo notava.

“Ah, sì. Per riparare un cartellone. Si era strappato.”

“Quale cartellone?” chiese Tommaso.

Leo indicò vago, verso l'aula di arte.

“Uno per la bacheca. La prof De Santis voleva le proposte per la gara… e io volevo… aiutare.”

Tommaso incrociò le braccia.

“Aiutare come?”

Leo arrossì.

“Non ho preso niente, giuro. Ho visto solo che la prof cercava il quaderno e mi sono agitato. Quando mi agito, faccio cose… tipo attaccare pezzi di carta a caso.”

Martina trattenne una risata.

“È un superpotere strano.”

Tommaso rimase calmo. Leo poteva essere confuso, ma non sembrava un ladro.

“Ok. Un'ultima cosa: sei stato vicino alla riserva?”

Leo scosse la testa subito.

“No! La riserva mi spaventa. Sembra che le scope ti guardino.”

Tommaso segnò: Leo = biscotti e nastro. Ma la riserva no.

Allora restavano Samir e Chiara. E un quaderno da ritrovare prima che la prof decidesse di interrogare… la classe intera.

Capitolo 4: La pista dei post-it

Tommaso trovò Chiara in biblioteca. Era seduta con tre libri aperti e una pila di fogli, come se stesse costruendo un fortino di carta.

“Ciao,” disse Tommaso. “Domanda veloce: hai visto il quaderno rosso della prof?”

Chiara alzò lo sguardo, stanca ma precisa.

“L'ho visto stamattina sul suo banco. Poi, durante la seconda ora, è uscita un attimo e mi ha chiesto di portarle dei fogli in sala professori. Quando sono tornata… il quaderno non c'era più.”

“Sei entrata in qualche ripostiglio?” chiese Tommaso.

Chiara scosse la testa.

“No. Ma ho visto Samir con una scatola di risme. Andava verso il corridoio della riserva.”

Tommaso sentì il click mentale di un tassello.

“Grazie, Chiara. Ultima cosa: usi post-it gialli?”

Chiara fece una smorfia.

“Solo verdi. I gialli mi sembrano troppo… urlati.”

Martina sussurrò:

“Bene. Il post-it giallo della riserva non è suo.”

Raggiunsero Samir nel cortile. Aveva una felpa con cappuccio e una calma che sembrava un lago.

“Samir,” disse Tommaso. “Posso farti due domande da detective gentile?”

Samir sorrise.

“Se non mi arresti.”

“Solo se confessi di aver rubato il quaderno rosso,” rispose Martina, seria finta.

Samir alzò le mani.

“Mai visto.”

Tommaso osservò: Samir aveva sulle dita un po' di polvere bianca, tipo gesso o carta.

“Sei stato nella riserva oggi?”

Samir annuì.

“Sì. Il signor Giulio mi ha chiesto aiuto per portare risme e cartelloni. C'era un ronzio terribile, tra l'altro.”

Tommaso e Martina si scambiarono uno sguardo. Ronzio confermato.

“E hai visto un quaderno rosso?” insistette Tommaso.

Samir ci pensò.

“Ho visto qualcosa di rosso, sì. Era… infilato tra due cartelloni arrotolati. Ma non l'ho preso. Avevo le mani piene e poi il bidello ha detto di non toccare roba degli insegnanti.”

Martina si illuminò.

“Quindi è ancora lì!”

Samir scosse la testa.

“Non so. Quando sono uscito, ho visto la professoressa di arte entrare nella riserva. Cercava… non so cosa. Pennarelli? Cartoncini?”

Tommaso sentì una piccola scarica di eccitazione.

Nuovo personaggio. Nuovo passaggio.

“Grazie, Samir,” disse. “Hai appena salvato la classe da una tempesta di interrogazioni.”

Samir rise.

“Buona fortuna, detective.”

Capitolo 5: Trappole di cartellone

L'aula di arte profumava di tempera e colla. La professoressa Riva stava sistemando pennelli.

Tommaso si avvicinò con educazione, ma deciso.

“Prof, scusi. Stiamo cercando il quaderno rosso della prof De Santis. Samir ha detto che forse era nella riserva e che lei è entrata dopo.”

La prof Riva fece una faccia sorpresa.

“Ah, il quaderno? Io sono entrata, sì, ma solo per prendere cartoncini. Ho visto un quaderno rosso, credo. L'ho spostato su uno scaffale, per non farlo cadere. Non volevo che si rovinasse.”

Martina sospirò.

“Quindi non è rubato. È… smarrito con buone intenzioni.”

Tommaso annuì, ma non era finita.

“Su quale scaffale?”

La prof indicò.

“Quello in alto, a destra, dietro i rotoli grandi. Però attenzione: quei cartelloni sono instabili.”

E infatti lo erano. Tornati alla riserva con il signor Giulio (che aveva accettato di accompagnarli, brontolando come un orso gentile), Tommaso guardò lo scaffale alto: rotoli di cartellone legati con spago, scatole di colori, vecchi raccoglitori.

Infilarsi lì sembrava un gioco di equilibrio.

“Ci penso io,” disse Tommaso.

Martina lo trattenne per la manica.

“Se cadi, almeno fai un atterraggio elegante.”

Tommaso salì su uno sgabello. I rotoli oscillavano come alberi al vento. Dietro, intravide una copertina rossa. Il cuore gli fece un salto.

“Eccolo!”

Ma mentre allungava la mano, un rotolo si mosse e scivolò. Tommaso si fermò. Respirò. Niente panico.

Si ricordò del rumore parassita di prima. Se non lo avesse staccato, adesso avrebbe avuto nelle orecchie quel “zzzz” mentre cercava di non farsi travolgere. Un caos perfetto.

“Signor Giulio,” chiamò, “può tenere fermo quel rotolo?”

Il bidello lo bloccò con un braccio forte.

“Ecco. Prendi e scendi, Indiana Jones dei quaderni.”

Tommaso afferrò il quaderno rosso e lo tirò piano, come se fosse un animale timido. L'elastico nero era al suo posto. Dentro spuntavano post-it gialli, rosa, verdi. Tutto intero.

Martina applaudì piano.

“Missione quasi compiuta.”

Tommaso scese e controllò il quaderno. Notò una cosa: una pagina aveva un angolo strappato. E quel pezzetto… somigliava molto al post-it giallo strappato trovato sul pavimento.

“Quindi il quaderno è davvero passato di qui,” disse.

Il signor Giulio borbottò:

“Lo immaginavo. La riserva ingoia tutto. Una volta ho perso una spillatrice per tre mesi. L'ho ritrovata dentro un secchio.”

Tommaso rise.

“Possiamo riportarlo alla prof. Però voglio capire un'ultima cosa.”

Martina lo guardò.

“Quale?”

“Perché era finito tra i cartelloni, non sul banco? Qualcuno l'ha spostato prima della prof Riva. E non per cattiveria.”

Capitolo 6: La soluzione… e la finestra

Tornarono in classe durante l'ultima ora. La prof De Santis aveva lo sguardo di chi sta facendo calcoli mentali su quante copie stampare senza il quaderno.

Tommaso si avvicinò e appoggiò il quaderno sul banco, con un gesto solenne.

“Ritrovato.”

La classe si rilassò come un palloncino che smette di essere tirato.

La prof lo aprì e sospirò di sollievo.

“Tommaso, come…?”

Tommaso indicò, uno dopo l'altro, i pezzi del puzzle.

“Probabilmente è successo così: durante la seconda ora lei è uscita. Qualcuno, forse per riordinare o per evitare che si rovinasse, ha preso il quaderno e l'ha messo nella riserva, tra i cartelloni. Lì è caduto un post-it e si è strappato un angolo. Poi la prof Riva l'ha visto e l'ha spostato sullo scaffale alto. Nessun furto, solo… troppa buona volontà e troppa fretta.”

Martina aggiunse:

“E una riserva che sembra un labirinto.”

La prof De Santis guardò i ragazzi.

“Chi l'ha spostato per primo?”

In quel momento, Leo alzò la mano lentamente, come se pesasse dieci chili.

“Io… credo. Mi dispiace. Ho visto il quaderno vicino al bordo. Ho pensato: ‘Se cade, è un disastro'. Così l'ho preso per metterlo al sicuro. Ma poi ho visto il cartellone strappato e ho iniziato a ripararlo e… mi è venuto il panico. Ho infilato il quaderno tra i rotoli, pensando di tornare subito. Poi ho dimenticato. Io dimentico sempre. Anche il mio nome, a volte. Ok, non sempre.”

Qualcuno rise. Anche la prof, piano.

“Leo, la prossima volta chiedi. Però… apprezzo l'intenzione.”

Tommaso sentì una soddisfazione calda. Non aveva “smascherato un cattivo”. Aveva capito una catena di scelte e distrazioni. Era più realistico. E più rassicurante.

Quando suonò l'uscita, Martina gli diede una gomitata leggera.

“Detective, caso chiuso.”

Tommaso si infilò lo zaino.

“E rumore parassita eliminato. Non dimenticarlo.”

Passarono davanti alla riserva. La porta era chiusa. Silenziosa. Per un attimo, Tommaso si sentì quasi orgoglioso di quel silenzio.

Arrivati in classe per prendere l'astuccio dimenticato di Martina, Tommaso notò qualcosa: la finestra vicino al radiatore non era chiusa del tutto. Un piccolo spiraglio lasciava entrare aria fresca e il rumore lontano del cortile.

Martina si avvicinò e disse:

“L'hanno lasciata socchiusa.”

Tommaso guardò lo spiraglio, poi la classe vuota, poi il quaderno rosso al sicuro nella borsa della prof.

“Vedi?” sussurrò. “I misteri spesso iniziano così. Non con un colpo di scena. Con una piccola cosa fuori posto.”

Martina fece un sorriso.

“Tipo una finestra.”

Tommaso annuì, e con un gesto lento la chiuse quasi… ma non del tutto. La lasciò appena appena aperta, un soffio.

Per ricordarsi che la curiosità, come l'aria, funziona meglio quando trova uno spiraglio.

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