Caricamento in corso...
Storia di piccoli investigatori 11/12 anni Lettura 23 min.

Il mistero del manifesto scomparso sotto il preau

Durante una pioggia al preau, Nora, Dalia e Leila indagano sulla misteriosa sparizione del manifesto del torneo di scacchi, seguendo tracce di nastro blu, gesso verde e un misterioso tubo di cartone.

Scarica questa storia in PDF

Ideale per condividere o stampare questa storia!

Scarica l'e-book (.epub)

Legga questa storia sul suo e-reader.

Ci sono quattro bambini: Nora (11 anni), capelli castani medio-lunghi, quaderno marrone sotto il braccio, al centro vicino alla bacheca mentre apre il taccuino e indica il manifesto arrotolato; Dalia (11 anni), capelli neri in treccia stretta, giacca gialla, tiene una brioche mezza mangiata, a sinistra di Nora mentre raccoglie una puntina piegata; Leila (11 anni), capelli ricci castani, sorriso dolce, sciarpetta blu, a destra di Nora accovacciata che esamina briciole verdi di gesso; Teo (9 anni), capelli arruffati, tubo di cartone contro il petto, sguardo timido ma sollevato, leggermente indietro vicino a un armadietto socchiuso dove si vede il tubo e il manifesto arrotolato. Luogo: cortile coperto della scuola sotto la pioggia, pavimento di cemento bagnato che riflette la luce, bacheca di legno con puntine rosse e una protezione plastica trasparente davanti al manifesto con disegno di una scacchiera, corridoio a sinistra verso il laboratorio e piccolo preau coperto a destra verso la mensa, doodle di impronte, gocce e frecce intorno. Situazione: i bambini rimettono il manifesto arrotolato nella bacheca sotto la plastica, atmosfera collaborativa con gesti calmi e volti determinati, tracce di gesso verde e nastri blu sul pavimento, composizione centrata, colori pastello saturi, texture di carta, legno e gesso, luce morbida di una giornata piovosa. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — La bacheca vuota

Il preau della scuola sembrava un'enorme conchiglia di cemento: riparava dalla pioggia e amplificava le voci. Quel giorno, gocce sottili tamburellavano sul tetto, e tutti si erano rifugiati lì sotto con merende e risate.

Nora, che a undici anni aveva un taccuino pieno di “casi” (la maggior parte finiti con un gatto ritrovato o una merenda scambiata), si accorse subito che qualcosa non andava.

La bacheca del preau, quella con i cartelloni delle attività, era… vuota.

Dove prima c'era il grande manifesto del “Torneo di Scacchi di Primavera” ora c'era solo un rettangolo più chiaro, come l'ombra di un fantasma di carta. Due puntine rosse penzolavano, e una terza era per terra.

Nora si girò verso le sue amiche: Dalia e Leila.

Dalia aveva i capelli raccolti in una treccia stretta e un modo di parlare veloce, come se stesse sempre risparmiando tempo. Leila, invece, osservava tutto con calma e aveva un sorriso che spuntava all'improvviso, quando vedeva qualcosa di buffo.

—È sparito — disse Nora, indicando la bacheca.

—Magari l'hanno tolto perché piove — sparò Dalia, già pronta a trovare una spiegazione.

—Piove anche domani e dopodomani — rispose Nora. —E poi… perché lasciare le puntine?

Leila si chinò e raccolse la puntina caduta. —È piegata.

Nora tirò fuori il taccuino. La carta frusciò come un sipario che si apre. Scrisse: “Caso 17: Il manifesto scomparso. Luogo: preau. Indizi: puntina piegata”.

In quel momento arrivò la professoressa Sanna, con un impermeabile che sembrava una tenda da campeggio. Guardò la bacheca e sbiancò.

—Ragazze… qualcuno ha visto il manifesto del torneo?

Tre teste scossero insieme.

—Senza quello — continuò la professoressa — non abbiamo la lista degli iscritti e gli orari. E domani è la prova generale.

Dalia fischiò piano. —Quindi non è uno scherzo.

Leila alzò una mano, come in classe. —Prof, possiamo aiutarla a cercarlo?

La professoressa esitò, poi annuì. —Sì, ma niente corse e niente accuse. Un mistero si risolve con calma.

Nora fece un mezzo inchino teatrale. —Calma, certo. E… deduzioni.

La professoressa sospirò, ma le scappò un sorriso.

Appena la prof si allontanò, Nora abbassò la voce. —Ok. Prima regola: osservare. Seconda: fare domande. Terza:… non mangiare tutte le prove.

Leila guardò la merenda di Dalia, una brioche con gocce di cioccolato.

—Questa non è una prova — si difese Dalia, mordendo. —Ma posso mangiarla lo stesso?

Nora fece un segno di spunta sul taccuino. —Iniziamo dal preau. Qui è successo tutto.

Si avvicinarono alla bacheca. Sotto, sul pavimento, c'era un pezzetto di nastro adesivo blu, strappato.

Leila lo raccolse delicatamente. —Questo non era lì ieri.

—Chi usa nastro blu a scuola? — chiese Dalia.

Nora guardò in giro. I muri del preau erano pieni di poster più piccoli: regole del cortile, calendario della mensa, cartine per la raccolta differenziata. Sul lato destro c'era il carrello delle attrezzature sportive, con rotoli di nastro… giallo. Niente blu.

Poi Nora notò una cosa: per terra, vicino al cestino, c'erano due minuscole scaglie di… qualcosa. Sembravano briciole, ma avevano un colore strano, come polvere di gesso verdognola.

—Ragazze, guardate — disse.

Leila si inginocchiò. —Gesso? Ma verde?

Dalia si pulì le dita. —Io dico che qualcuno l'ha portato via arrotolato, tipo tappeto. E magari ha strappato il nastro.

—E dove lo porti un “tappeto di carta” senza farti vedere? — chiese Nora. —Il preau è pieno di occhi.

Leila indicò la pioggia fuori. —Quando piove, tutti stanno qui. È più difficile muoversi… ma anche più facile confondersi.

Nora scrisse: “Possibile furto durante la ricreazione. Manifesto arrotolato. Nastro blu. Polvere/gesso verde”.

—Domanda per te, lettore — sussurrò Nora come se parlasse a un complice. —Se dovessi nascondere un foglio grande in una scuola, dove lo metteresti? Pensaci. Noi intanto cerchiamo.

Capitolo 2 — Tre piste e una pozzanghera

Le tre ragazze si misero d'accordo: niente panico, niente “è stato lui!” urlato a caso. Solo piste.

—Prima pista: chi stava vicino alla bacheca — disse Nora.

—Seconda: chi aveva bisogno del manifesto — aggiunse Leila.

—Terza: chi aveva… nastro blu — concluse Dalia, con la sicurezza di chi ama fare liste.

Si misero a osservare il preau come se fosse una scena del crimine. Il pavimento lucido, bagnato qua e là dalle scarpe, rifletteva le luci al neon. Una pozzanghera piccola tremava vicino all'ingresso, come un occhio che sbatte.

Nora notò che vicino alla pozzanghera c'erano impronte più scure, come passi rapidi andati verso l'interno e poi spariti. Non era una prova perfetta: in una scuola, impronte ce ne sono mille. Però quelle sembravano… trascinare qualcosa? Come un piede che scivola leggermente.

—Guardate qui — disse.

Dalia arricciò il naso. —Sembra che qualcuno abbia fatto la danza del pinguino.

Leila rise. —Oppure portava un oggetto lungo e doveva stare attento a non bagnarlo.

Nora guardò la direzione: le impronte puntavano verso la porta laterale che conduceva alla biblioteca e ai laboratori. Una porta spesso socchiusa.

—Andiamo? — chiese Dalia.

—Con prudenza — rispose Nora, già in movimento.

Nel corridoio laterale c'era odore di libri e di colla vinilica. Una classe stava facendo arte: si sentivano forbici che tagliavano e un “shhh” dell'insegnante. Leila indicò un carrellino pieno di cartoncini. Tra i rotoli, uno era blu.

Dalia si illuminò. —Nastro blu!

Nora si avvicinò senza toccare. Sul rotolo c'era una piccola etichetta: “Laboratorio Scienze”. Non Arte.

—Strano — mormorò Leila. —Perché il nastro del laboratorio è qui?

Una voce li fece sobbalzare. —Ehi! Che fate?

Era Samir, il bibliotecario volontario di quinta (che in realtà aveva tredici anni e si sentiva già adulto). Teneva in mano un libro enorme e li guardava come un detective più alto.

Nora alzò il taccuino. —Indagini autorizzate. Scomparsa importante.

Samir sospirò. —Il manifesto degli scacchi? Ho sentito. Ma io ero in biblioteca tutto l'intervallo. Ho visto solo la bidella, la signora Carla, passare con un tubo di cartone.

Dalia sgranò gli occhi. —Un tubo? Tipo per poster?

—Sì — disse Samir. —Lungo così. E aveva le mani sporche… di gesso, credo.

Nora e Leila si scambiarono uno sguardo.

Gesso. Polvere verdognola. Tubo.

—Dove andava? — chiese Nora.

Samir indicò il fondo del corridoio. —Verso il laboratorio di scienze. Però non sono sicuro, ero… impegnato a salvare un libro dalla morte per caduta.

Dalia borbottò: —Che eroismo.

Nora scrisse: “Testimone: Samir. Ha visto signora Carla con tubo di cartone e mani sporche di gesso. Direzione: laboratorio scienze”.

Leila si mordicchiò il labbro. —La signora Carla è la bidella. Non ruberebbe un manifesto… vero?

—Non accusiamo — ricordò Nora. —Seguiamo i fatti. Andiamo al laboratorio.

Prima di muoversi, Nora guardò ancora il rotolo di nastro blu sul carrellino. C'era un pezzettino staccato, come se qualcuno lo avesse usato di recente.

—Lettore — pensò Nora, e quasi lo disse ad alta voce — secondo te, il tubo di cartone serve a portare via un manifesto… o a portarne uno nuovo?

Capitolo 3 — Il laboratorio profuma di mistero

Il laboratorio di scienze era una stanza piena di cose che sembravano innocenti ma che facevano un po' paura: becher di vetro, modelli di scheletri, poster di pianeti e una pianta carnivora finta che qualcuno aveva sempre voglia di far “mordere” agli altri.

La porta era chiusa. Dalia bussò. Nessuna risposta.

—Forse è in lezione — disse Leila.

Nora guardò l'orologio: ricreazione lunga per via della pioggia. Il laboratorio doveva essere vuoto.

Spinsero piano. La porta si aprì con un cigolio teatrale, come nei film. Nora si sentì improvvisamente dentro una storia più grande del suo taccuino.

Dentro era buio, ma filtrava luce dai vetri alti. Su un tavolo c'era una vaschetta con polvere verde: gesso colorato, usato per un esperimento sui minerali. Accanto, impronte di dita.

—Eccolo, il verde — sussurrò Leila.

Dalia indicò un angolo vicino all'armadio. —Guardate! Un tubo di cartone!

Il tubo era appoggiato in verticale. Nora lo sollevò delicatamente: era leggero, e dentro… vuoto.

—Quindi il manifesto non è qui — concluse Dalia, un po' delusa.

Leila, invece, guardava il pavimento. —Ci sono tracce di carta. Pezzi piccolissimi.

Nora si chinò. C'erano fibre bianche, come se qualcuno avesse strappato un foglio o grattato via qualcosa. E c'era un frammento: un angolo di carta stampata con un quadratino nero e bianco. Sembrava… una scacchiera.

Nora lo prese tra pollice e indice. —È del manifesto.

—Quindi è passato di qui — disse Dalia. —Qualcuno l'ha portato qui e poi… l'ha portato altrove. Oppure l'ha strappato!

Leila fece una faccia preoccupata. —Perché strappare un manifesto?

Nora guardò la pianta carnivora finta. —Magari qualcuno voleva mangiarselo. Scherzo.

Dalia non rise. —Potrebbe essere un sabotaggio. Tipo: “Se non posso vincere, nessuno giocherà”.

Leila aprì l'armadio con cautela. Dentro c'erano camici, scatole, e un sacchetto di plastica con… puntine rosse.

—Le puntine della bacheca sono rosse — disse Nora lentamente.

Dalia incrociò le braccia. —Ok, adesso è sospetto.

Leila scosse la testa. —Però qui ci sono puntine da sempre. Non significa niente.

Nora annuì. —Esatto. Le prove devono collegarsi, non solo sembrare simili.

In quel momento sentirono passi nel corridoio e una voce canticchiare. La maniglia si abbassò.

Le tre si immobilizzarono.

Entrò la signora Carla, con un secchio e uno straccio. Aveva un ciuffo grigio ribelle e l'aria di chi sa sempre dove sono tutte le chiavi della scuola.

Si fermò vedendo le ragazze. —E voi che ci fate qui? Questo laboratorio è chiuso.

Nora respirò e parlò con tono rispettoso. —Signora Carla, stiamo cercando il manifesto del torneo di scacchi. Samir ha detto che l'ha vista con un tubo di cartone e le mani sporche di gesso.

Carla sbatté le palpebre, poi sospirò. —Ah, quel tubo. Sì, ce l'avevo. L'ho trovato nel preau vicino al cestino. C'era il nastro blu attaccato e… polvere verde dappertutto. L'ho portato qui per pulire e per consegnarlo al professor Riva. Ma poi mi hanno chiamata in segreteria.

—Quindi non c'era il manifesto nel tubo? — chiese Leila.

—No, era vuoto — rispose Carla. —Altrimenti l'avrei portato subito alla professoressa. Io non rubo i fogli, rubo solo… tempo per finire tutto. E non ci riesco mai.

Dalia arrossì un po'. —Scusi.

Carla li guardò uno per uno. —Se volete aiutare, cercate bene: qualcuno potrebbe averlo spostato per “metterlo al sicuro” dalla pioggia. O per fare uno scherzo. Ma ricordate: lo scherzo che fa saltare un torneo non è uno scherzo, è un pasticcio.

Nora fece un cenno. —Grazie. Possiamo farle un'ultima domanda? Il nastro blu… da dove viene?

Carla indicò il tavolo. —Dal laboratorio. Lo usa il professor Riva per etichettare le cose. Uno dei rotoli è sparito da giorni.

Nora appuntò: “Tubo trovato nel preau, vuoto. Carla innocente (probabile). Rotolo nastro blu mancante da giorni. Usato dal prof. Riva”.

Quando Carla uscì, Dalia sbuffò. —Quindi siamo punto e a capo.

Leila sollevò il pezzetto di carta con la scacchiera. —Non proprio. Abbiamo una direzione: qualcuno ha usato un tubo e il nastro blu. E ha lasciato un pezzo del manifesto qui.

Nora guardò il corridoio. —E qualcuno voleva che lo trovassimo? O è stato solo distratto.

—Lettore — sussurrò Nora — se tu avessi un rotolo di nastro blu e un tubo, che piano faresti per spostare un manifesto senza farti notare?

Capitolo 4 — La lista dei “quasi sospetti”

Tornarono nel preau. La pioggia continuava, ma ora sembrava più leggera, come se anche lei ascoltasse.

Nora aprì il taccuino su un gradino. Dalia e Leila si sedettero accanto.

—Facciamo ordine — disse Nora. —Chi ha accesso al laboratorio di scienze?

—Il professor Riva — disse Leila. —E la sua classe quando fa esperimenti. E la signora Carla per pulire.

—Chi sapeva del torneo? — aggiunse Dalia. —Tutti quelli che giocano a scacchi. E sono tanti.

Nora fece una colonna: “Motivi”, “Mezzi”, “Occasioni”.

—Motivo — disse Nora — potrebbe essere uno scherzo, un errore, o un sabotaggio.

—Mezzi — Leila indicò il taccuino. —Tubo di cartone e nastro blu.

—Occasioni — Dalia si grattò il mento. —Durante la ricreazione. Con la confusione.

Mentre parlavano, un gruppo di ragazzi passò correndo e quasi investì Nora. Uno di loro, Matteo, portava una scatola di plastica trasparente. Dentro c'erano pedine degli scacchi, bianche e nere.

Dalia lo chiamò: —Matteo! Aspetta!

Matteo si fermò, ansimando. —Che c'è?

Nora indicò la scatola. —Stai portando le pedine in palestra?

—No, in aula musica — disse lui. —La palestra è occupata. E la prof Sanna è disperata perché manca il manifesto.

Leila fece un passo avanti. —Hai visto qualcuno vicino alla bacheca stamattina?

Matteo ci pensò. —Ho visto… la prof di arte con un rotolo. Però era un cartellone suo, credo. E poi ho visto Teo con un tubo.

—Teo? — chiese Dalia.

Matteo annuì. —Quello di prima media. Piccolo, sempre in giro. Aveva un tubo e rideva.

Nora sentì un brivido di entusiasmo: un nome nuovo è come una chiave appena trovata.

—Dove è andato? — chiese.

—Verso il cortile coperto dietro la mensa — disse Matteo. —Ma poi l'ho perso.

Quando Matteo ripartì, Nora guardò le amiche. —Cortile coperto dietro la mensa… è collegato al preau?

Leila annuì. —C'è un passaggio. È un preau più piccolo, usato quando piove forte.

Dalia si alzò di scatto. —Andiamo!

Attraversarono il passaggio. Lì l'aria era diversa: odore di minestra e sapone, e il rumore delle stoviglie lontane. Il “preau piccolo” aveva panche di legno e un murales con pesci colorati. Sotto una panca, Nora vide qualcosa: un pezzetto di nastro blu appiccicato, come una lingua.

Leila lo indicò. —È lo stesso.

Dalia guardò sotto l'altra panca. —E qui… briciole verdi! Gesso!

Nora sentì che la pista si stringeva come un nodo. —Teo ha portato il tubo qui. Ma perché?

In fondo, vicino alla porta della mensa, c'era un armadietto delle pulizie. La porta era socchiusa.

—Non apriamolo — disse Leila. —Se è roba della scuola, meglio chiedere.

Nora annuì. —Giusto. Ma possiamo ascoltare.

Si avvicinarono. Da dentro veniva un rumore leggero: fruscio di carta. E una voce che bisbigliava.

—…è troppo grande… piega qui…

Dalia spalancò gli occhi.

Nora fece un segno: silenzio.

Poi bussò piano, due colpi.

Il fruscio si fermò. Un secondo di pausa lunghissimo.

La porta si aprì di un dito e apparve un volto: Teo, con capelli arruffati e occhi enormi.

—Che… che volete? — balbettò.

Nora cercò di sembrare gentile, non un poliziotto cattivo. —Stiamo cercando il manifesto del torneo di scacchi. Possiamo parlare?

Teo guardò dietro di sé come se temesse che il manifesto saltasse fuori da solo. —Io… io non ho rubato niente.

Leila, con voce calma: —Nessuno ha detto che hai rubato. Ma abbiamo visto nastro blu e gesso verde. E tu avevi un tubo.

Teo deglutì. —Posso spiegare.

Nora si voltò verso il lettore, come a chiedere aiuto con lo sguardo: se qualcuno dice “posso spiegare”, di solito c'è una storia interessante. Ma è vera?

Capitolo 5 — Il colpevole… o il custode?

Teo aprì l'armadietto quel tanto che bastava per farle vedere dentro. Non c'era nulla di pericoloso, solo scope, un sacchetto di sale per l'inverno e… un grande foglio arrotolato, tenuto insieme da nastro blu.

Il manifesto.

Nora trattenne un sospiro. Dalia stava per dire “Aha!”, ma Leila le posò una mano sul braccio.

—Perché l'hai preso? — chiese Nora, senza urlare.

Teo arrossì fino alle orecchie. —Perché… perché ieri ho visto due ragazzi grandi prenderlo in giro. Dicevano che avrebbero scritto sopra delle cose stupide, tipo “gli scacchi sono noiosi” e disegni… brutti.

Dalia sussurrò: —Che infantili.

—Io gioco a scacchi — continuò Teo, stringendo il tubo come un salvagente. —E la prof Sanna è gentile. Non volevo che il manifesto venisse rovinato. Così stamattina, quando ho visto che pioveva e tutti correvano, ho pensato di… metterlo al sicuro.

Leila inclinò la testa. —E il gesso verde?

Teo alzò le mani. —Sono passato dal laboratorio perché cercavo un tubo. Lì c'era un tubo di cartone, e ho preso anche del nastro blu dal carrellino perché il manifesto si apriva. Ma ho urtato la vaschetta del gesso e… puff. Mi si è attaccato alle mani.

Nora ricordò la puntina piegata. —E le puntine?

—Le ho tirate via in fretta — ammise Teo. —Una si è piegata. Mi dispiace. Poi ho arrotolato il manifesto e sono corso qui. Ho scelto l'armadietto perché è l'unico posto dove i ragazzi grandi non guardano mai.

Dalia sbuffò, ma non cattiva. —Ok, questa è quasi una buona idea… ma fatta malissimo.

Teo abbassò lo sguardo. —Lo so. Poi ho sentito che lo cercavano e mi sono spaventato. Pensavo mi avrebbero punito.

Leila sorrise, rassicurante. —Possiamo sistemare. Basta dire la verità.

Nora annuì. —Non sei un ladro, Teo. Sei… un custode impacciato.

Dalia aggiunse: —Un custode con il talento di lasciare tracce ovunque. Tipo lumaca, ma al gesso.

Teo fece un mezzo sorriso, sollevato.

Nora prese il taccuino. —Resta un problema: quei due ragazzi grandi. Se volevano rovinarlo, potrebbero provarci ancora.

Leila guardò il manifesto arrotolato. —Allora lo rimettiamo in bacheca, ma con una protezione. Tipo una copertura trasparente.

Dalia si illuminò. —In laboratorio di scienze c'è quella plastica trasparente per i tavoli! E il professor Riva ha nastro… forse anche trasparente.

Nora chiuse il taccuino. —E soprattutto: non facciamo da soli. Andiamo dalla prof Sanna e raccontiamo tutto. Collaborazione, ricordate?

Teo annuì forte. —Vengo anch'io.

Mentre uscivano dall'armadietto, Nora lanciò al lettore una domanda finale, come un indizio bonus: se tu fossi Teo, cosa avresti fatto di diverso per proteggere il manifesto senza creare un caos?

Capitolo 6 — La soluzione sotto il preau

Trovarono la professoressa Sanna nel preau grande, che parlava con il professor Riva. Lui aveva gli occhiali appannati e una pila di fogli in mano, come se stesse cercando di tenere insieme il mondo con la carta.

Nora si avvicinò. —Prof, abbiamo una spiegazione. E anche il manifesto.

Teo fece un passo avanti, tremando un po'. —L'ho preso io… per proteggerlo. Mi dispiace.

Per un attimo ci fu silenzio. Poi la professoressa Sanna si accovacciò per guardarlo negli occhi.

—Grazie per averlo detto — disse. —Hai avuto una buona intenzione. Ma la prossima volta, chiedi a un adulto o a un compagno più grande. Quando si lavora insieme, si fanno meno guai.

Il professor Riva tossicchiò. —E magari non rubare il mio nastro blu. Quel rotolo mi manca da giorni e pensavo fosse scappato da solo.

Dalia mormorò: —Un rotolo in fuga. Caso 18.

Leila trattenne una risata.

Nora spiegò i dettagli: il tubo, il gesso, l'armadietto. E aggiunse la parte importante: i due ragazzi grandi che avevano minacciato di rovinare il manifesto.

La professoressa Sanna si raddrizzò. —Non voglio cacce alle streghe. Però voglio prevenire. Ragazze, avete un'idea?

Leila parlò per prima. —Possiamo coprire il manifesto con un foglio di plastica trasparente e fissarlo bene. Così nessuno può scrivere sopra facilmente.

Dalia aggiunse: —E possiamo mettere accanto un foglio dove chiunque può lasciare messaggi simpatici sul torneo. Così chi vuole “sporcare” ha uno spazio legale.

Nora concluse: —E possiamo chiedere a due volontari del club scacchi di fare a turno un controllo durante l'intervallo. Non come guardie, ma come… amici del torneo.

Il professor Riva annuì. —Questa sì che è scienza: soluzione pratica, testabile e cooperativa.

In pochi minuti, con l'aiuto della signora Carla (che arrivò con una graffettatrice come se fosse un'arma segreta), rimisero il manifesto in bacheca. Sopra, una plastica trasparente liscia come ghiaccio. Ai lati, un foglio nuovo: “Messaggi per il torneo”. Dalia scrisse la prima frase: “Qui si fanno mosse brillanti e sorrisi, non scarabocchi”.

Teo fissò il manifesto, felice. —Posso scrivere anch'io?

—Certo — disse Leila. —Ma niente gesso.

Teo rise. —Promesso.

Nora chiuse il taccuino con un colpo secco. Il mistero era risolto. Non con inseguimenti o urla, ma con domande, indizi e una squadra.

La professoressa Sanna guardò Nora, Dalia e Leila. —Avete lavorato bene insieme.

Nora si schiarì la voce. —È stato un lavoro di gruppo. Anche Teo ha fatto la sua parte, e la signora Carla, e Samir… e perfino la pioggia, che ci ha tenuti tutti sotto il preau.

Dalia aggiunse: —La pioggia come assistente detective. Non paga, ma puntuale.

Leila fece un piccolo inchino verso Teo. —Ora il torneo può andare avanti.

Teo guardò le tre ragazze. —Grazie.

Nora, Dalia e Leila risposero insieme, e la loro voce rimbalzò sotto il tetto del preau come un'eco gentile:

grazie.

Senza pubblicità 3€ al mese

Desidera una lettura senza interruzioni? Sostenga Oh My Tales, rimuova tutte le pubblicità e usufruisca di altri vantaggi inclusi a partire da 3€ al mese.

Vedi i piani e le tariffe
Condividere

segnalare un problema con questa storia

Cosa ne pensi di questa storia?

Esprimi la tua opinione assegnando un voto a questa storia in base a ciò che tu e/o tuo figlio hanno pensato. Grazie in anticipo!

Grazie! Il tuo voto è stato preso in considerazione!

Il quiz: hai capito bene la storia?

Preau
Spazio coperto della scuola dove gli alunni si radunano quando piove.
Bacheca
Pannello dove si appendono avvisi, manifesti e informazioni per tutti.
Taccuino
Quaderno piccolo dove si scrivono appunti o indizi delle indagini.
Deduzioni
Ragionamenti che si fanno partendo da indizi per capire qualcosa.
Nastro adesivo blu
Striscia di materiale appiccicoso usata per attaccare o riparare oggetti.
Polvere di gesso verdognola
Polvere colorata, simile al gesso, usata negli esperimenti o nei lavoretti.
Tubo di cartone
Cilindro fatto di carta spessa, usato per trasportare o avvolgere poster.
Vaschetta
Contenitore piccolo e basso usato per esperimenti o per tenere oggetti.
Sabotaggio
Azione fatta per rovinare o impedire che qualcosa funzioni o succeda.
Ricreazione
Pausa a scuola in cui i bambini giocano e mangiano la merenda.

Crea una storia magica e unica per suo figlio!

Create un'avventura personalizzata in pochi minuti dove vostro figlio diventa l'eroe. Con il nostro strumento esclusivo, è facile, gratuito e divertente!

Creare una storia

Scaricate questa storia:

Scarica questa storia in PDF Scarica l'e-book (.epub)

Ricevi nuove storie ogni domenica sera!

Ricevete 7 storie emozionanti e coinvolgenti, adatte all'età e ai gusti di vostro figlio, ogni domenica alle 17:00*. È gratuito e garantito senza spam!
*Email inviato alle 17:00, ora dell'Europa Centrale (CET).
Non amiamo neanche lo spam. Pertanto, ti invieremo solo storie. Potrai disiscriverti quando lo desideri.