Caricamento in corso...
Storia di piccoli investigatori 11/12 anni Lettura 22 min.

Il mistero dei gessetti colorati scomparsi

Nel cortile della scuola sparisce una scatola di gessetti prima della gara di disegno e Marta, la giovane investigatrice, cerca indizi tra amici sospettosi e piccoli segreti per scoprire la verità.

Scarica questa storia in PDF

Ideale per condividere o stampare questa storia!

Scarica l'e-book (.epub)

Legga questa storia sul suo e-reader.

Ragazza di 12 anni, capelli castani raccolti in coda, volto concentrato e dolce, veste giacca kaki, jeans e scarpe da ginnastica consumate, accovacciata vicino a un capanno di legno mentre esamina una piccola scatola di gessetti colorati tenendo un quadernino a quadretti e una penna stilizzata; a destra in piedi Nico, 12 anni, capelli corti neri, sguardo malizioso ma attento, osserva con una lente d’ingrandimento oltre la sua spalla; dietro, Lia, 11-12 anni, capelli castani intrecciati, aria timida ma sollevata, sta vicino a una fontanella con una piccola scatola astuccio blu; più indietro Tommaso, 12 anni, capelli rossi, imbarazzato con le mani in tasca e lo sguardo abbassato, voltato verso il gruppo; cortile della scuola soleggiato con cemento screpolato, panchina di legno a sinistra, capanno di legno invecchiato a destra con mobiletto dai cassetti leggermente aperti e polvere di gesso visibile; scena di indagine calma e collaborativa, piccoli pezzi di gesso rosa per terra, spago blu agganciato al bordo della panchina, palette calda con tocchi pastello e ombre morbide. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: La scatola sparita

Nel cortile della scuola, l'aria sapeva di erba tagliata e gesso. Le porte dell'edificio erano ancora chiuse, ma la ricreazione era già un piccolo mondo: palloni che rimbalzavano, risate a scatti, qualcuno che correva come se avesse il vento alle scarpe.

Marta, dodici anni, non correva quasi mai senza motivo. Preferiva osservare. Aveva un quaderno a quadretti in tasca e una penna che scattava con un “clic” soddisfacente. La chiamavano “l'investigatrice”, anche se lei si limitava a dire: “Mi piace capire”.

Quella mattina la bidella, la signora Rina, arrivò nel cortile con la faccia rossa come un pomodoro maturo.

“Ragazzi, ascoltate! È sparita la scatola dei gessetti colorati della 2B. Doveva essere qui, sul tavolo vicino alla panchina. Ci sono le gare di disegno dopo pranzo!”

Sul tavolo c'era solo una macchia bianca di polvere di gesso, come neve caduta male. Marta si avvicinò e si chinò.

“Quando l'ha vista l'ultima volta?” chiese.

La signora Rina sbuffò, ma non con cattiveria. Era più un “uff” di chi ha troppe cose in testa.

“Alle otto e dieci. L'ho appoggiata qui mentre sistemavo i coni per la corsa. Poi sono andata a prendere il registro e… puff.”

“Puff non è una prova,” disse Marta, e sorrise appena.

Accanto a lei comparve Nico, compagno di classe, sempre pronto a commentare qualsiasi cosa.

“Magari l'ha mangiata un piccione. I piccioni qui sono spietati.”

Marta alzò un sopracciglio.

“Un piccione che apre una scatola con coperchio? Interessante. Ma prima guardiamo.”

Sul bordo del tavolo, vicino alla macchia di polvere, c'era una piccola impronta: una striscia di fango secco. E sul pavimento, due pezzetti di gesso rosa spezzato.

Marta aprì il quaderno.

“Ok. Primo: qualcuno ha toccato la scatola con scarpe sporche. Secondo: il gesso rosa è caduto o è stato trascinato. Terzo: chi aveva motivo di prenderla?”

Nico fischiò piano.

“Motivo? Tipo… disegnare un drago gigantesco?”

“Tipo qualcuno che vuole i gessetti per sé. Oppure qualcuno che non vuole la gara,” rispose Marta. “Aiutami: chi oggi sembrava nervoso?”

Nico ci pensò.

“Lia era arrabbiata perché non ha trovato il suo astuccio. E Samir… beh, Samir corre sempre avanti e indietro, ma quello lo fa sempre.”

Marta guardò il cortile: l'altalena, la rete del campo, il capanno degli attrezzi. Il mistero era piccolo, sì. Ma nel piccolo si nascondono spesso le cose più strane.

“Facciamo un patto,” disse Marta a Nico. “Io faccio domande, tu osservi i dettagli. E niente accuse stupide.”

“Ok,” disse Nico. “Ma se il piccione confessa, io lo interrogo.”

Capitolo 2: Tre indizi tra le pozzanghere

Marta cominciò dal terreno sotto il tavolo. Il cortile aveva ancora due pozzanghere della pioggia del giorno prima, protette dal sole come segreti.

Seguì le tracce: non erano impronte complete, ma segni trascinati, come se qualcosa fosse stato appoggiato a terra e poi sollevato.

Nico si accucciò accanto a lei.

“Guarda qui,” disse, indicando un filo di spago blu, sottilissimo, incastrato in una fessura del cemento.

Marta lo prese con due dita.

“Spago blu. Secondo indizio. Hai visto qualcuno con uno spago del genere?”

“Lia ha sempre nastrini blu nello zaino,” disse Nico. “Per legare tutto. Anche i pensieri, credo.”

Marta annuì ma non scrisse ancora un nome. Scrisse: SPAGO BLU → POSSIBILE ZAINO O SACCHETTO.

Si avvicinarono al capanno degli attrezzi. La porta era socchiusa. La signora Rina lo teneva sempre in ordine, come una libreria di scope.

Marta non entrò.

“Non tocchiamo nulla senza permesso,” mormorò. “Ma possiamo guardare.”

Sul gradino c'era una polvere sottile di gesso, quasi invisibile, come zucchero.

Marta inspirò. “Chi passa di qui porta dentro la polvere. Quindi… la scatola potrebbe essere stata vicino al capanno.”

Dal campo arrivò una voce.

“Marta! Ti serve una mano?”

Era Giulia, della 2B, con le trecce strette e gli occhi curiosi.

“Certo,” disse Marta. “Tu eri qui alle otto e dieci?”

Giulia fece sì con la testa.

“Stavo aspettando la prof. Ho visto la signora Rina mettere la scatola sul tavolo. Poi è arrivato Samir con il pallone e… ha fatto un tiro fortissimo. Il pallone ha colpito il tavolo. Il tavolo ha tremato.”

Marta e Nico si guardarono.

“E la scatola?” chiese Marta.

Giulia strinse le spalle.

“Non l'ho vista cadere. Però Samir è corso a prendere il pallone e poi… è andato verso il capanno, credo. Ma non sono sicura.”

Nico si morse il labbro.

“Samir non ruberebbe mai,” disse.

“Non stiamo parlando di rubare,” rispose Marta. “Stiamo parlando di capire cosa è successo.”

Scrisse: PALLONE → TAVOLO TREMA → POSSIBILE CADUTA.

Poi cercò il terzo indizio. Lo trovò vicino alla panchina: un pezzetto di carta stropicciata, con una macchia rosa.

Marta lo aprì: era un foglietto strappato da un quaderno, con un disegno veloce di una stella e la scritta “PROVE”.

“Prove di cosa?” chiese Nico.

Marta guardò la macchia rosa.

“Prove… di disegno, forse. E questa macchia è gesso rosa.”

Nico fece un sorriso storto.

“Quindi qualcuno sta facendo le prove per vincere la gara. Furbo.”

“Oppure qualcuno stava provando a riparare un guaio,” disse Marta.

Si fermò e guardò verso la fontanella. Lì, Lia stava riempiendo la borraccia, con la faccia chiusa.

Marta chiuse il quaderno.

“Andiamo a parlare con Lia. Con calma.”

Capitolo 3: Domande gentili, risposte complicate

Marta si avvicinò alla fontanella senza fare la detective da film. Niente sguardi drammatici. Solo una voce tranquilla.

“Ciao, Lia. Hai un minuto?”

Lia alzò gli occhi. Sembrava pronta a dire “no” per sport, ma poi sospirò.

“Se è per il mio astuccio, non l'ho trovato.”

“Non è per quello,” disse Marta. “È per la scatola di gessetti sparita.”

Lia sgranò gli occhi.

“Io? Ma figurati. Non mi interessa la gara.”

Nico, che a volte aveva la delicatezza di un cucchiaio caduto, intervenne:

“Però tu hai i nastrini blu.”

Lia lo fulminò.

“E allora? Anche mia nonna ha un nastro blu per la tenda.”

Marta alzò una mano, come un semaforo gentile.

“Nico, lasciami fare. Lia, abbiamo trovato uno spago blu vicino al tavolo. Potrebbe essere di chiunque. Ti chiedo solo: sei passata dal tavolo stamattina?”

Lia esitò un secondo. Quel secondo pesava.

“Sì. Perché… perché cercavo il mio astuccio. Pensavo di averlo lasciato lì ieri.”

“E hai visto la scatola?” chiese Marta.

“C'era,” disse Lia, più piano. “Ma poi è arrivato Samir con il pallone e… ha urtato il tavolo. Io ho visto la scatola scivolare. È caduta giù dal lato del capanno.”

Marta annotò.

“E poi?”

Lia si strinse nelle spalle, ma questa volta non era rabbia. Era imbarazzo.

“Poi ho sentito la signora Rina che chiamava da lontano. Io… non volevo finire nei guai, ok? Quindi ho preso la scatola e l'ho… spostata. Solo per un momento.”

“Dove?” chiese Marta, senza alzare la voce.

Lia si morse il labbro.

“Dentro il capanno. Ma non per rubarla! Volevo tornare a prenderla e portarla alla signora Rina quando non guardava… cioè, quando… quando fosse più tranquilla.”

Nico spalancò la bocca.

“Quindi l'hai nascosta!”

“L'ho messa al sicuro!” protestò Lia. “E poi… ho trovato una cosa.”

Marta inclinò la testa.

“Che cosa?”

Lia guardò intorno, come se il cortile avesse orecchie.

“Un cassetto del mobiletto del capanno era aperto. Dentro c'era… il mio astuccio.”

Marta sentì un click mentale, come la sua penna.

“Quindi qualcuno ha messo il tuo astuccio nel capanno. Non sei stata tu.”

Lia annuì, gli occhi lucidi per la frustrazione.

“Io non l'avrei mai buttato lì. E allora mi sono spaventata. Ho pensato che se dicevo della scatola, avrebbero pensato che avevo preso anche l'astuccio di qualcun altro. E io… odio quando non mi credono.”

Marta abbassò lo sguardo un attimo. Quella era la parte delicata delle indagini: non le prove, ma le persone.

“Ok. Grazie per avermelo detto. Adesso facciamo una cosa giusta: andiamo insieme a vedere se la scatola è ancora nel capanno. E poi lo diciamo alla signora Rina. Insieme.”

Lia inspirò, come se si preparasse a tuffarsi.

“Va bene.”

Nico fece un piccolo saluto militare.

“Missione ‘Verità e Gessetti'.”

Capitolo 4: Il capanno e il mobiletto storto

La signora Rina era dall'altra parte del cortile, impegnata a parlare con un professore. Marta la chiamò con un gesto e spiegò in poche parole.

“Possiamo controllare il capanno? Solo con lei.”

Rina li guardò, sospettosa ma curiosa.

“Se mi fate perdere tempo e poi scopro che è stato un piccione, vi faccio spazzare il cortile per una settimana.”

“Accettiamo il rischio,” disse Marta.

Aprirono la porta del capanno. L'odore era un mix di legno umido, detersivo e metallo. C'erano scope in fila come soldati e un mobiletto basso con tre cassetti.

Lia indicò.

“Lì.”

Il primo cassetto era chiuso. Il secondo era chiuso. Il terzo… era mezzo aperto, proprio come aveva detto Lia.

La signora Rina si irrigidì.

“Io non lascio mai i cassetti aperti.”

Marta non toccò nulla.

“Signora Rina, può aprirlo lei?”

Rina tirò il cassetto. Dentro c'erano fogli, due pennarelli scarichi, e… una scatola di gessetti colorati, con il coperchio storto. Accanto, un astuccio blu con un nome scritto a pennarello: LIA.

Lia fece un verso tra sollievo e rabbia.

“Visto?”

Rina prese la scatola e la guardò come se fosse un animale scappato.

“Quindi era qui. Ma chi ha messo l'astuccio di Lia nel mio cassetto?”

Marta si chinò e osservò il fondo del cassetto. C'era della polvere di gesso rosa, ma anche una cosa più strana: granelli di terra scura, come quella vicino alla siepe dietro il campo.

Nico sussurrò:

“Quella terra non è del cortile. È del giardino dietro, dove si va solo durante educazione ambientale.”

Marta annuì.

“E lì c'è il sentiero fangoso.”

Rina sbatté le palpebre.

“State dicendo che qualcuno è entrato qui con le scarpe infangate. E ha usato il cassetto.”

Marta guardò la scatola. Il coperchio aveva un segno, come un graffio.

“Signora Rina, la scatola è caduta quando il tavolo ha tremato. Lia l'ha presa e l'ha portata qui. Ma l'astuccio era già nel cassetto, quindi qualcuno era passato prima o ha usato il cassetto tra il momento della caduta e adesso.”

Lia si strinse le mani.

“Ma chi?”

Marta fece una lista mentale. Serviva qualcuno che:

1) conoscesse il capanno,

2) avesse accesso o coraggio di entrarci,

3) avesse camminato nel fango dietro la siepe,

4) avesse un motivo per nascondere un astuccio e per far sparire, anche solo temporaneamente, i gessetti.

Marta guardò Nico.

“Chi è stato dietro la siepe stamattina?”

Nico si grattò la testa.

“Ho visto Tommaso. Diceva che cercava una palla finita oltre. E… Samir è andato anche lui dietro, per aiutare.”

Lia sbuffò.

“Tommaso odia la gara di disegno. Dice che è ‘una cosa da bambini' e poi si mette a fare scarabocchi sulle panchine.”

Marta non rise, ma la tentazione c'era.

“Ok. Non accusiamo. Verifichiamo.”

Rina incrociò le braccia.

“E come?”

Marta indicò il graffio sul coperchio.

“Questo sembra fatto da qualcosa di metallico. Nel capanno, c'è un gancio rotto sulla mensola. Se la scatola è stata infilata di fretta nel cassetto, può essersi graffiata lì. Ma non basta.”

Poi Marta guardò il foglietto che aveva in tasca, quello con scritto “PROVE”.

“Serve capire chi ha scritto questo.”

Nico si illuminò.

“La calligrafia! La prof di italiano ci fa sempre fare le schede di grafia. Possiamo confrontare!”

Marta annuì.

“Geniale. Ma senza frugare negli zaini. Chiediamo un modo pulito.”

Capitolo 5: Il gioco delle firme

Marta ebbe un'idea semplice, che sembrava un gioco. Nel cortile, la signora Rina appese un foglio grande vicino alla panchina.

“Siccome oggi ci sarà la gara di disegno,” annunciò, “ognuno scrive il proprio nome qui sotto, per la lista dei partecipanti.”

Gli studenti si misero in fila. Qualcuno protestò (“Che noia!”), qualcuno si pavoneggiò (“Io vinco!”). Marta osservava le mani, le penne, la fretta.

Lia scrisse il suo nome con lettere tonde e un puntino sul cuore della i. Nico fece un N gigantesco come un ponte.

Poi arrivò Tommaso. Scrisse veloce: TOMMASO. Le lettere erano appuntite, la O schiacciata, e soprattutto… la M sembrava una piccola montagna a tre punte.

Marta ricordò la parola “PROVE” sul foglietto: anche lì la P era alta e la R aveva una gamba lunga. Somigliava.

Samir firmò dopo, con una scrittura ordinata e lenta, quasi da stampatello pulito.

Quando tutti finirono, Marta si avvicinò al foglio e fece finta di controllare i nomi.

Nico le sussurrò:

“Tommaso scrive come il foglietto. Quasi uguale.”

“Quasi non basta,” mormorò Marta. “Serve un dettaglio che lo colleghi al capanno.”

Marta si avvicinò a Tommaso durante la ricreazione, mentre lui faceva girare una moneta tra le dita.

“Ciao, Tommaso. Posso chiederti una cosa?”

Tommaso la guardò con aria finta annoiata.

“Se è per i gessetti, non li ho mangiati.”

“Peccato, sarebbe stato un caso storico,” disse Marta, con un sorriso. “No. È per una cosa più semplice: stamattina sei andato dietro la siepe a cercare una palla, vero?”

Tommaso fece spallucce.

“Sì. E allora?”

“Lì c'è fango scuro. Nel cassetto del capanno c'era fango scuro. E nel capanno c'era anche l'astuccio di Lia. Tu sai qualcosa?”

Tommaso si irrigidì un attimo. La moneta smise di girare.

“Non so niente. Magari l'ha messo Samir.”

Samir, che passava proprio in quel momento, si fermò.

“Che c'entro io?”

Marta alzò le mani.

“Nessuno accusa nessuno. Sto ricostruendo i fatti. Samir, tu sei andato dietro la siepe?”

Samir annuì.

“Sì, per aiutare Tommaso. La palla era finita vicino al cancello del giardino.”

Marta lo guardò negli occhi.

“Hai visto Tommaso entrare nel capanno?”

Samir esitò, poi disse:

“L'ho visto vicino al capanno. Ma pensavo che cercasse la palla anche lì.”

Tommaso sbottò:

“Non fare il santo, Samir! Anche tu sei entrato una volta per prendere una corda!”

“Con la signora Rina presente,” ribatté Samir.

Marta intervenne, calma.

“Tommaso, possiamo risolvere questa cosa senza litigare. Ti faccio una domanda facile: perché hai scritto ‘PROVE' su un foglio e l'hai buttato vicino alla panchina?”

Tommaso diventò rosso. Troppo rosso per uno che “non sa niente”.

“Io… era per… provare una firma. Mi annoiavo.”

“Provare una firma?” ripeté Nico. “Stai diventando un artista misterioso?”

Tommaso strinse i pugni.

“Va bene! Ho preso l'astuccio di Lia ieri. L'ho trovato sotto un banco e… volevo farle uno scherzo. Metterlo nel capanno e poi ‘ta-da'. Solo che stamattina Lia mi ha visto vicino al tavolo e mi ha guardato come se fossi un ladro. Mi sono arrabbiato. Allora ho pensato: se spariscono anche i gessetti, nessuno parlerà del suo astuccio. E la gara salta.”

Lia spalancò la bocca.

“Tu… hai fatto tutto questo per uno scherzo e per rovinare la gara?”

Tommaso abbassò lo sguardo.

“Non volevo… rovinare. Volevo solo… non lo so. Che qualcuno mi notasse. E poi la gara mi mette ansia. Tutti guardano il tuo disegno e sembra che valga più di te.”

Marta respirò piano. Ecco il motivo. Non cattiveria pura. Insicurezza.

“Tommaso,” disse Marta, “hai fatto una scelta sbagliata. Ma puoi sistemare.”

Rina arrivò, attirata dalle voci. Marta riassunse tutto in modo chiaro: caduta della scatola, spostamento nel capanno, astuccio nascosto, foglietto “PROVE”, ammissione di Tommaso.

La signora Rina guardò Tommaso, severa ma non urlante.

“Chiederai scusa. E aiuterai a preparare la gara. In più, per una settimana mi darai una mano a riordinare il materiale. Così impari dove stanno le cose.”

Tommaso annuì, mortificato.

“Scusa, Lia. E… scusa a tutti.”

Lia inspirò, poi disse:

“Ok. Però oggi disegni anche tu. E se ti viene ansia… chiedi aiuto invece di fare… queste cose.”

Tommaso la guardò, sorpreso.

“Davvero?”

“Davvero,” disse Lia. “Condividere non fa esplodere nessuno.”

Nico bisbigliò a Marta:

“Tranne i piccioni. Quelli esplodono di fame.”

Marta quasi rise.

Capitolo 6: Il cassetto ordinato

Dopo pranzo, la gara di disegno si fece lo stesso. Nel cortile, i gessetti colorati tornarono sul tavolo come se niente fosse, ma Marta sapeva che non era “niente”: era una storia sistemata.

Tommaso disegnò un faro in mezzo al mare. Non era perfetto, ma aveva una luce calda che sembrava vera. Lia disegnò una biblioteca con alberi che crescevano tra gli scaffali. Samir fece un campo da calcio pieno di stelle. Nico tentò un drago: sembrava più un coccodrillo con l'influenza, ma ci mise impegno.

Quando la ricreazione finì, la signora Rina chiamò Tommaso e Marta al capanno.

“Ok, investigatrice,” disse Rina, “mi hai fatto perdere tempo, ma almeno l'hai anche salvato. Ora: sistemiamo.”

Dentro al capanno c'era il mobiletto. Rina aprì tutti i cassetti.

“Questo è il problema: la gente infila cose a caso e poi nessuno trova più nulla.”

Marta si rimboccò le maniche.

“Facciamo categorie,” disse. “Nel primo cassetto: gessetti e gomme. Nel secondo: corde, nastri e spago. Nel terzo: fogli e pennarelli.”

Tommaso lavorava in silenzio, ma con attenzione. Quando trovò tre gessetti rosa spezzati, li mise da parte.

“Questi sono quelli caduti stamattina,” disse.

“Bravo,” rispose Marta. “Li mettiamo in un sacchettino per usarli comunque. Condividere vale anche per i pezzi rotti.”

Tommaso accennò un sorriso.

“Non ci avevo pensato.”

Lia arrivò con una scatolina vuota.

“Posso aiutare? Ho finito il disegno.”

Rina annuì. “Sì. E grazie per aver detto la verità.”

Lia mise i gessetti spezzati nella scatolina e scrisse sopra: “GESSI PICCOLI: PER SFUMATURE”. Poi la appoggiò nel primo cassetto, in un angolo preciso.

Marta controllò l'ultimo dettaglio: il cassetto che prima era rimasto mezzo aperto.

Lo spinse piano. Scivolò dentro senza fatica. Ordinato. Pulito. Completo.

Rina guardò il mobiletto e, per la prima volta in tutta la giornata, si rilassò davvero.

“Ecco. Un cassetto riordinato. Se tutti facessero così, io potrei anche bere il caffè caldo.”

Nico spuntò sulla soglia.

“Signora Rina, posso disegnare un cartello: ‘Qui i piccioni non rubano'?”

Rina lo fissò, poi lasciò uscire una risata corta.

“Disegna quello che vuoi. Ma rimetti a posto il gesso quando finisci.”

Marta chiuse il quaderno. Sul'ultima pagina scrisse:

MISTERO RISOLTO: non era un furto, era paura + scherzo. SOLUZIONE: parlare, riparare, condividere.

Uscirono nel cortile. Il sole aveva asciugato le pozzanghere. La scuola sembrava la stessa di sempre, ma Marta sentiva che era cambiata di un millimetro: quel tanto che basta per far funzionare meglio le giornate.

“Alla prossima indagine,” disse Nico.

“Magari una settimana senza misteri,” rispose Marta.

Lia la urtò con la spalla, piano.

“Se ci sono, però… li risolviamo insieme.”

Marta annuì. “Insieme.”

Senza pubblicità 3€ al mese

Desidera una lettura senza interruzioni? Sostenga Oh My Tales, rimuova tutte le pubblicità e usufruisca di altri vantaggi inclusi a partire da 3€ al mese.

Vedi i piani e le tariffe
Condividere

segnalare un problema con questa storia

Cosa ne pensi di questa storia?

Esprimi la tua opinione assegnando un voto a questa storia in base a ciò che tu e/o tuo figlio hanno pensato. Grazie in anticipo!

Grazie! Il tuo voto è stato preso in considerazione!

Il quiz: hai capito bene la storia?

Crea una storia magica e unica per suo figlio!

Create un'avventura personalizzata in pochi minuti dove vostro figlio diventa l'eroe. Con il nostro strumento esclusivo, è facile, gratuito e divertente!

Creare una storia

Scaricate questa storia:

Scarica questa storia in PDF Scarica l'e-book (.epub)

Ricevi nuove storie ogni domenica sera!

Ricevete 7 storie emozionanti e coinvolgenti, adatte all'età e ai gusti di vostro figlio, ogni domenica alle 17:00*. È gratuito e garantito senza spam!
*Email inviato alle 17:00, ora dell'Europa Centrale (CET).
Non amiamo neanche lo spam. Pertanto, ti invieremo solo storie. Potrai disiscriverti quando lo desideri.