Caricamento in corso...
Storia di cavaliere 11/12 anni Lettura 18 min.

Il dono di pace e il serpente della Catena Grigia

Un cavaliere e la sua scudiera affrontano predoni, trappole e diffidenze mentre portano un dono di pace a un signore rivale, cercando di dimostrare la verità e instaurare fiducia tra due terre ostili.

Scarica questa storia in PDF

Ideale per condividere o stampare questa storia!

Scarica l'e-book (.epub)

Legga questa storia sul suo e-reader.

Personaggio principale: cavaliere ragazzo, Sir Aldren, volto determinato e calmo, armatura opaca con striature di fango, corta mantella blu-grigio, tiene una fronda di quercia intrecciata in una mano e posa un'ampolla d'acqua limpida su un tavolo di legno con l'altra, postura eretta e sguardo risoluto. Personaggio secondario 1: giovane scudiera, Mira, ~16 anni, espressione vivace e maliziosa, capelli scuri a treccia, tunica bruna e maglia di ferro leggera, accanto ad Aldren, stringe una sacca al petto pronta a proteggere. Personaggio secondario 2: Lord Rovan, uomo ~40 anni con cicatrice al mento, pesante mantello scuro, volto sospettoso che si ammorbidirà, davanti ad Aldren prende la fronda con mano rugosa. Luogo: grande sala di castello in pietra nera, travi larghe, arazzo semplice, grande tavolo con mappe e attrezzi metallici, camino scoppiettante che proietta luce arancione calda e ombre lunghe. Situazione: momento di patto dopo un incendio — Aldren offre la fronda di quercia e l'ampolla d'acqua come simboli di pace, Rovan esita poi accetta, Mira vigila sulla sacca; atmosfera tesa ma speranzosa, colori morbidi e contrasti caldi tra fuoco e pietra fredda. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo I — Il dono che pesa più dell'acciaio

Nel castello di Roccaquieta, le bandiere frusciavano come onde verdi e argento sopra le torri. Sotto, nel cortile, i cavalli scalpitavano e l'aria sapeva di ferro, fieno e pioggia lontana.

Sir Aldren, cavaliere intrépido ma più pratico di molti poeti in armatura, controllò per la terza volta la sacca legata alla sella. Dentro non c'era oro, né gemme, né trofei: c'era un'offerta di pace. Un'ampolla di vetro spesso con acqua della Sorgente Chiara, una pergamena con il sigillo del suo re, e un ramo di quercia intrecciato con filo di lana bianca.

Il consigliere del re, Maestro Vello, gli si avvicinò con un'espressione da chi conta i problemi come monete.

«Sir Aldren, ricordati: gli uomini di Fosca Valle non amano le parole lunghe.»

Aldren annuì. «Neppure io. Le parole lunghe inciampano.»

«E non amano neppure le sorprese.»

Aldren indicò la sacca. «Per questo ho portato una sorpresa… che non esplode.»

Accanto a lui, la giovane scudiera Mira gli porse il suo elmo. Aveva trecce scure, occhi svegli e una lingua pronta.

«Se qualcuno prova a rubarti la pace, io gli rubo i denti.»

Aldren infilò l'elmo. «Preferisco che rubi solo tempo, Mira. Oggi la responsabilità è non lasciare che la rabbia guidi le mani.»

Lei sospirò. «Uffa. Responsabilità: la parola più lunga del regno.»

Il re li salutò dalla scalinata, la voce rimbombante come un tamburo. «Portate il dono a Lord Rovan di Fosca Valle. Tra i nostri confini cresce il rancore come erbaccia. Strappatelo, ma senza incendiare il campo.»

Aldren montò in sella. «Lo strappo con pazienza. E, se serve, con coraggio.»

Le porte si aprirono. Davanti a loro la strada si allungava tra boschi e colline, verso la valle dove le nubi sembravano aver messo radici.

Capitolo II — Il ponte delle catene e le risate storte

Il primo ostacolo arrivò presto: un ponte sospeso su un fiume gonfio, tenuto da catene che gemevano a ogni raffica. Le assi erano bagnate e scivolose come anguille.

Sulla riva opposta, tre soldati di confine—non di Roccaquieta e non di Fosca Valle—li osservavano. Indossavano mantelli grigi, e le loro lance erano più appuntite dei loro sorrisi.

«Alt! Chi passa paga pedaggio.» Il più alto batté la lancia a terra. «E chi non paga… torna indietro.»

Mira fece un passo avanti. «Ma il ponte è del re!»

«Il ponte è delle catene,» rispose l'uomo. «E le catene… oggi sono nostre.»

Aldren alzò una mano, calmo. «Non siamo qui per litigare. Portiamo un dono di pace. Se ci fermate, il danno non sarà solo nostro.»

Il soldato rise, una risata corta. «Pace? Qui si mangia meglio con la guerra.»

Aldren guardò le catene: una era stata serrata con un lucchetto nuovo. Capì subito. Non erano soldati: erano predoni con un'uniforme presa chissà dove.

«Mira,» disse a bassa voce, «ricordi cosa ti ho insegnato? Prima osserva, poi agisci.»

«Osservo che mi stanno antipatici,» sussurrò lei.

Aldren scese da cavallo e si avvicinò al bordo. Il fiume ruggiva. L'acqua portava tronchi e schiuma. Il predone fece per afferrargli la briglia, ma Aldren si spostò di lato con un movimento rapido e pulito.

«Avete due scelte,» disse Aldren. «Ci lasciate passare e vi dimentichiamo. Oppure insistete e vi ricordiamo.»

«Oh, che paura!» Il predone fece cenno agli altri.

Aldren non estrasse subito la spada. Invece prese una piccola fiasca d'olio dalla sella e la lanciò ai piedi del predone più vicino. La fiasca si ruppe, l'olio si sparse sulle assi bagnate.

«Attento,» disse Aldren, «qui si scivola.»

Il predone, impaziente, avanzò… e scivolò davvero, sbattendo il sedere con un tonfo ridicolo. Mira, contro la sua stessa volontà, scoppiò a ridere.

«Ops,» fece lei, «la guerra ti fa perdere l'equilibrio.»

Nel momento di confusione, Aldren afferrò il lucchetto della catena e lo colpì con il pomo della spada: non per tagliare, ma per spezzare il gancio già arrugginito sotto la vernice nuova. Il ponte si allentò quanto bastava per far capire ai predoni che non avevano più il controllo.

Gli altri due esitarono. Aldren, finalmente, sguainò l'acciaio. La lama brillò come una promessa.

«Non voglio sangue,» disse. «Voglio strada.»

I predoni si guardarono, poi trascinarono via il compagno dolorante. «Torneremo!» gridò uno.

Mira agitò la mano. «Portate un cuscino!»

Attraversarono il ponte uno alla volta, con passo lento e sicuro. Aldren sentiva le assi vibrare sotto i piedi del cavallo. Ogni metro era una scelta: panico o controllo.

Quando arrivarono dall'altra parte, Mira inspirò forte. «Ecco. Coraggio.»

Aldren annuì. «E responsabilità: non usare più forza di quella necessaria.»

Capitolo III — La foresta che sussurra bugie

La strada entrò nel Bosco delle Voci, dove gli alberi erano così fitti che la luce sembrava filtrata da un vecchio vetro verde. Là, il vento non era solo vento: trascinava parole spezzate, come se qualcuno raccontasse segreti dietro le foglie.

Mira strinse le redini. «Giuro che ho sentito dire “torna indietro”

Aldren guardò i cespugli. «Qui le persone si perdono perché ascoltano ciò che vogliono sentire.»

«Io voglio sentire “torta”

«Allora stai attenta. Potresti inseguire un forno immaginario fino a un burrone.»

Poco dopo, trovarono un sentiero secondario segnato da pietre bianche. Sembrava comodo, più breve. Troppo comodo.

Aldren scese e si inginocchiò, toccando il terreno. La terra era smossa, fresca: qualcuno aveva spostato le pietre di recente.

Un fruscio. Dall'ombra uscì un vecchio con un cappuccio. «Cavalieri! La via principale è infestata da lupi. Prendete questa, è sicura.»

Mira sussurrò: «Sicura come una scala senza gradini?»

Aldren parlò con rispetto, ma gli occhi erano affilati. «Padre, grazie. Dove conduce questo sentiero?»

«Alla radura… e poi alla valle.»

«Quale radura?»

Il vecchio esitò, un battito troppo lungo.

Aldren fece un passo e sollevò il ramo di quercia dalla sacca, mostrandolo. «Porto pace. Non ho tempo per gli inganni.»

Il vecchio si irrigidì. Poi, come se il cappuccio fosse diventato troppo pesante, lo gettò indietro. Non era un vecchio: era un uomo magro, con occhi rapidi e un sorriso da faina.

«Pace o guerra, a me interessa il contenuto della sacca,» disse.

Dal sottobosco sbucarono altri due, con reti e coltelli. Mira si mise davanti alla sacca come una gallina davanti alle uova.

Aldren non si arrabbiò. Calcolò. Tre contro due, in un bosco stretto. Troppa confusione avrebbe potuto rompere l'ampolla.

«Mira,» disse piano, «al mio segnale, getta a terra il sacchetto del sale.»

Lei sgranò gli occhi. «Il sale? Per condire i ladri?»

«Per vedere.»

Aldren fece un passo indietro, come se fosse incerto. I banditi avanzarono, sicuri.

«Adesso.»

Mira lanciò il sale. Una nuvola bianca si alzò e si appiccicò all'aria umida. Non era magia, era semplice: il sale si posò su fili sottili tesi tra i tronchi—trappole quasi invisibili.

«Ecco la vostra “via sicura” disse Aldren. Con un colpo di spada tagliò i fili, che scattarono come fruste. Una rete cadde addosso al bandito più vicino, che si arrotolò come un salame impaziente.

«Non è giusto!» gridò quello da terra.

Mira alzò le spalle. «Nemmeno rubare la pace.»

Gli altri due provarono ad attaccare, ma Aldren li costrinse a retrocedere senza ferirli: un colpo sul polso, un calcio al coltello, un passo laterale. La sua lama non cercava carne, cercava spazio.

Quando i banditi fuggirono, Mira raccolse la sacca e la strinse al petto. «È intera.»

Aldren si concesse un mezzo sorriso. «La pace è fragile. Per questo va protetta con intelligenza, non solo con forza.»

Capitolo IV — Il castello di Fosca Valle e l'orgoglio ferito

La valle apparve infine, cupa e splendida. Le colline sembravano spalle di giganti addormentati, e al centro, il castello di Fosca Valle si arrampicava su uno sperone di roccia nera. Le mura erano alte, ma non invincibili. Le finestre, strette come occhi sospettosi.

All'ingresso, le guardie incrociarono le alabarde. «Nome e scopo.»

«Sir Aldren di Roccaquieta. Porto un'offerta di pace per Lord Rovan.»

Una guardia sputò a terra. «La pace non si porta. Si conquista.»

Mira fece per rispondere, ma Aldren le toccò il braccio. Responsabilità: anche saper tacere quando le parole accendono la miccia.

Furono condotti nella grande sala. Lì, il fuoco nel camino crepitava come se litigasse con la legna. Lord Rovan sedeva su una sedia massiccia, non un trono: lui non voleva sembrare re. Voleva sembrare una roccia.

Aveva una cicatrice sul mento e lo sguardo duro. Ai suoi lati, cavalieri dal mantello scuro.

«Roccaquieta manda un uomo solo e una ragazza,» disse Rovan. «È un insulto o una barzelletta?»

Mira aprì la bocca, pronta a difendere la propria dignità con una frase appuntita. Aldren la precedette.

«È una scelta prudente,» disse. «Una pace vera non ha bisogno di una scorta che sembri un'invasione.»

Rovan strinse le dita sul bracciolo. «Prudenza… o paura?»

Aldren avanzò di tre passi, abbastanza da essere visto, abbastanza da non sembrare una minaccia. Posò la sacca sul pavimento con delicatezza, come si posa un bambino addormentato.

«Non ho paura della guerra,» disse. «Ho paura degli errori che la guerra rende permanenti.»

Aprì la sacca e mostrò l'ampolla. L'acqua dentro sembrò catturare il fuoco del camino. Poi srotolò la pergamena col sigillo. Infine sollevò il ramo di quercia.

«Acqua per ricordare che beviamo dallo stesso cielo. Parole per chiarire i confini. Quercia per promettere durata.»

Un mormorio attraversò la sala. Qualcuno rise piano, non con cattiveria ma per nervosismo.

Rovan scese dalla sedia. Si fermò davanti all'ampolla. «Belle cose,» disse. «Ma i miei campi sono stati bruciati la scorsa luna. I vostri cavalieri hanno detto che era un incidente.»

Aldren scosse il capo. «Non erano i nostri. Predoni. Gli stessi che cercano di farci litigare per rubare da entrambi.»

Rovan alzò un sopracciglio. «Parole comode.»

Aldren annuì. «Allora non chiedetemi di credermi. Chiedetemi di dimostrarlo.»

Capitolo V — La prova del ferro e della verità

Lord Rovan batté le mani. Due guardie portarono avanti una tavola con mappe, pezzi di legno e una serie di ferri: punte di freccia, fibbie, anelli.

«Questi sono stati trovati nei campi bruciati,» disse. «Dimmi chi li ha portati.»

Aldren li osservò uno a uno. Le punte di freccia erano comuni. Ma una fibbia aveva un simbolo inciso: un piccolo serpente che si mordeva la coda.

Mira, dietro di lui, sussurrò: «L'ho visto sul ponte, sui mantelli grigi… era cucito male, ma c'era.»

Aldren si voltò appena. «Brava. Gli occhi sono più utili di una spada lucida.»

Aldren prese la fibbia. «Questo segno non appartiene né a Roccaquieta né a Fosca Valle. È dei Catena Grigia: predoni che si travestono da soldati per farci combattere.»

Un cavaliere di Rovan ringhiò: «Calunnie!»

Rovan sollevò una mano. «Come lo sai?»

Aldren raccontò del ponte, dell'olio, del lucchetto, senza vantarsi. Poi del Bosco delle Voci, del sale e delle trappole.

«Non ho ucciso nessuno,» concluse. «Perché se porto pace e lascio dietro morti, la mia offerta diventa una bugia.»

La sala tacque. Si sentiva solo il fuoco e, lontano, il vento che spingeva contro i vetri.

Rovan fissò l'ampolla. «E se questa è una trappola? Se beviamo dalla tua acqua e ci avveleni?»

Mira fece un passo avanti, offesa. «Ma che—!»

Aldren la fermò con lo sguardo, poi prese l'ampolla e, con gesto lento, ne bevve un sorso. L'acqua era fredda e pulita.

«Ora è anche la mia,» disse. «Se fosse veleno, sarei il primo a cadere.»

Rovan lo guardò come si guarda un ponte nuovo: con sospetto, ma anche con curiosità.

«Il coraggio non è solo entrare in battaglia,» disse Rovan piano. «È mettere il proprio collo davanti alla paura degli altri.»

Un messaggero entrò di corsa, ansimante. «Mio lord! Fumo a nord! Un granaio… brucia!»

Rovan serrò la mascella. «Ancora.»

Aldren afferrò il ramo di quercia e lo porse a Rovan. «Lasciate che la pace faccia la prima cosa utile: fermare chi la sabota.»

Rovan esitò un istante, poi strinse il ramo. «Cavalcheremo insieme.»

Capitolo VI — Il fuoco, la scelta e l'alleanza

Cavalcarono verso il fumo, una linea scura contro il cielo. Il granaio ardeva come una torcia gigante. Intorno, uomini in mantelli grigi correvano tra i sacchi, cercando di portare via il grano mentre il caos distraeva tutti.

Rovan urlò ordini ai suoi. Mira, senza aspettare, saltò giù da cavallo e trascinò un secchio. «Se mi brucio i capelli, giuro che vi faccio pagare con pettini d'oro!»

Aldren corse verso il lato opposto, dove una trave rischiava di cadere su un contadino intrappolato. Con un colpo deciso tagliò la corda che lo teneva bloccato e lo tirò fuori per la tunica.

«Respira!» gli disse. «Il fumo mente: ti fa credere che non ci sia aria, ma c'è sempre un passo in più.»

Tra le fiamme comparve il capo dei predoni, riconoscibile dalla fibbia col serpente. Vide Rovan e Aldren fianco a fianco e imprecò.

«Vi dovevate mordere tra voi!» gridò. «Non abbracciarvi!»

Estrasse un pugnale e corse verso l'ampolla, che un soldato stava portando al sicuro. Mira lo intercettò con una forca—più lunga, più rozza, ma perfetta.

«Fermo lì, serpentino!»

«Togliti, ragazzina!»

«Sono una scudiera. È diverso. Suona più pericoloso.»

Il predone provò a spingerla via, ma Mira resistette, i piedi piantati nel fango. Aldren arrivò di lato e disarmò l'uomo con un colpo secco. Il pugnale cadde.

Rovan, con un gesto rapido, gli puntò la spada al petto. «Basta.»

Il capo dei predoni sputò cenere. «Se mi uccidi, ne verranno altri.»

Aldren intervenne, voce ferma. «Se lo uccidi adesso, diventa una leggenda per i suoi. Se lo consegni vivo, diventa una prova.»

Rovan tremò di rabbia, ma poi abbassò lentamente la lama. Quel gesto costava più di una vittoria.

«Legatelo,» ordinò. «E che tutti vedano il suo simbolo.»

Quando il fuoco fu domato e il grano salvato in parte, Rovan si avvicinò ad Aldren. Aveva fuliggine sul volto e negli occhi un pensiero nuovo.

«Hai scelto la strada più difficile,» disse. «E mi hai impedito di scegliere quella più facile.»

Aldren si tolse l'elmo. «È il mio dovere. Un cavaliere non risponde solo al cuore, ma anche alle conseguenze.»

Rovan guardò l'ampolla, ancora intatta, e il ramo di quercia stretto tra le dita. Poi si voltò verso i suoi uomini e verso quelli di Roccaquieta che erano arrivati in aiuto.

«Da oggi,» disse, «le nostre pattuglie cavalcheranno insieme lungo il confine. Condividiamo segnali, sentieri e granai da proteggere. E chi tenterà di incendiare l'odio… troverà due eserciti, non uno.»

Aldren posò la pergamena davanti a Rovan. «Firmiamo. Non per dimenticare il passato, ma per non ripeterlo.»

Rovan prese la penna. «E tu, Sir Aldren… resterai come mio ospite finché la prima ronda congiunta non sarà compiuta.»

Mira alzò una mano. «E la torta? L'alleanza senza torta è sospetta.»

Rovan la fissò, poi—quasi controvoglia—sorrise. «Avrete torta. Di quercia no, però.»

«Peccato,» disse Mira. «Stavo già affilando i denti.»

Quando la notte scese sulla valle, due bandiere sventolarono vicine sullo stesso muro. Il vento le intrecciò come amici finalmente convinti. Aldren guardò le stelle e sentì, sotto l'armatura, un peso diverso: non quello della guerra, ma quello della responsabilità mantenuta. E quel peso, stranamente, lo faceva camminare più leggero.

Senza pubblicità 3€ al mese

Desidera una lettura senza interruzioni? Sostenga Oh My Tales, rimuova tutte le pubblicità e usufruisca di altri vantaggi inclusi a partire da 3€ al mese.

Vedi i piani e le tariffe
Condividere

segnalare un problema con questa storia

Cosa ne pensi di questa storia?

Esprimi la tua opinione assegnando un voto a questa storia in base a ciò che tu e/o tuo figlio hanno pensato. Grazie in anticipo!

Grazie! Il tuo voto è stato preso in considerazione!

Il quiz: hai capito bene la storia?

Intrépido
Che mostra coraggio e audacia, spesso affronta pericoli senza paura.
Pergamena
Foglio antico di pelle o carta usato per scrivere messaggi importanti.
Consigliere
Persona che dà consigli importanti al re o a chi comanda.
Sigillo
Marchio usato per chiudere o autenticare un documento o una lettera.
Scudiera
Ragazza che aiuta un cavaliere, cura le armi e accompagna in viaggio.
Alabarde
Armi antiche, in asta lunga con punta e lama usata dai soldati.
Pomo
Parte terminale dell'elsa di una spada, spesso rotonda e decorata.
Trappole
Dispositivi nascosti per catturare o fermare qualcuno o qualcosa.
Sperone
Parte sporgente di roccia che forma una punta o una cresta ripida.
Crepitava
Suono secco e ripetuto, come il fuoco che scoppietta nel camino.

Crea una storia magica e unica per suo figlio!

Create un'avventura personalizzata in pochi minuti dove vostro figlio diventa l'eroe. Con il nostro strumento esclusivo, è facile, gratuito e divertente!

Creare una storia

Scaricate questa storia:

Scarica questa storia in PDF Scarica l'e-book (.epub)

Ricevi nuove storie ogni domenica sera!

Ricevete 7 storie emozionanti e coinvolgenti, adatte all'età e ai gusti di vostro figlio, ogni domenica alle 17:00*. È gratuito e garantito senza spam!
*Email inviato alle 17:00, ora dell'Europa Centrale (CET).
Non amiamo neanche lo spam. Pertanto, ti invieremo solo storie. Potrai disiscriverti quando lo desideri.