Sotto le onde
Bibo era un piccolo coniglio curioso. Aveva orecchie lunghe e morbide. Viveva vicino al mare, tra dune leggere e caprette di sale. Ogni mattina ascoltava le onde. Plin, plan, plon. Il mare cantava piano.
Un giorno il mare cantò diverso. Cantò un po' triste. Le alghe erano stanche. I pesci facevano cerchi lenti. La sabbia non stava ferma. Sembrava tutto in disordine.
Bibo si fermò e respirò piano. Sentì responsabilità nel suo cuore. Il mare era amico. Andava aiutato con dolcezza.
Aveva sentito parlare di una grotta speciale. Una grotta che rimetteva tutto in equilibrio. Una grotta che faceva respirare il mare. Si chiamava la Grotta dell'Equilibrio. Bisognava trovarla.
Bibo prese una conchiglia lucida. La conchiglia era gentile. Soffiò una bolla grande e rotonda. La bolla avvolse Bibo. Era fresca e sicura. Poteva andare sotto le onde. Poteva parlare piano con le pinne e con le code.
Un cavalluccio marino giallo apparve tra le alghe.
"Ciao, amico," disse Bibo. "Cerco la Grotta dell'Equilibrio."
"Segui le bolle che ridono," disse il cavalluccio. "Plin plin, a sinistra e poi giù."
Bibo ringraziò. Fece un cenno con le orecchie. Entrò nell'acqua. La bolla lo teneva asciutto e caldo. Gli occhi si aprirono grandi. Tutto era blu, verde, argento. Piccole luci danzavano.
Il sentiero delle bolle
Sotto il mare il suono era morbido. Tic tic delle conchiglie. Gloo gloo delle bolle. Le bolle che ridevano andavano in fila. Plin plin, a sinistra, e poi giù. Bibo le seguì.
Una medusa rosa passò piano. Sembrava una nuvola. Accarezzò la bolla con un dito di luce.
"È sicuro qui?" chiese Bibo.
"La luce è gentile," disse la medusa. "Vai piano e guarda i segni delle stelle marine."
Bibo vide stelle marine rosse sul fondale. Erano come frecce. Una freccia indicava una grotta. Un'altra freccia indicava un prato d'alga alta.
Una corrente arrivò. Spinse un po' Bibo indietro. Non era forte. Non faceva paura. Era solo un gioco d'acqua. Bibo provò di nuovo. Braccia corte, passi calmi. Orecchie dritte. Non si arrese. Riprovò piano piano. La bolla gli fece coraggio con un plop gentile.
Un polpo a pois lo guardò con occhi tondi.
"Dove vai con quelle orecchie?" disse il polpo, curioso.
"Vado alla grotta," disse Bibo. "Il mare ha bisogno di pace."
"Bravo coniglio," disse il polpo. "Se la sabbia gira, gira anche il cuore del mare. Serve ordine. Usa la testa e il cuore."
Il polpo indicò un passaggio tra rocce rotonde. C'era un labirinto corto, pieno di lucine. Bibo pensò. Le lucine più chiare formavano una linea. La seguì. Era una piccola prova. Usò attenzione. Non toccò i coralli. Disse scusa alle cozze quando passò vicino. Sentiva la responsabilità in ogni gesto.
Arrivò un granchio buffo con chele come cucchiai.
"Ho smarrito la mia foglia!" disse il granchio.
Bibo vide una foglia che girava piano. La prese con due zampine. La diede al granchio.
"Grazie!" disse il granchio. "La gentilezza apre porte nascoste."
Le rocce fecero clic. Si aprì uno spiraglio. Uscì una luce soffice.
Bibo capì. Quando aiuti, il mare aiuta te. Continuò. La bolla faceva piccole rime: plin, plan, plon. Bibo sorrideva.
La grotta dell'Equilibrio
La grotta era davanti a lui. L'ingresso era tondo, come una bocca che canta. Dentro c'era buio morbido. C'era una luce che pulsava piano. Non era spaventosa. Era come il battito di una conchiglia.
Bibo entrò. La bolla brillò come una luna. In fondo vide una pietra chiara. La pietra era coperta di alghe e sabbia. Sospirava piano. Sembrava stanca.
Bibo si avvicinò. Posò le zampine sulla pietra. Le zampine erano delicate. Pulì un po' di sabbia. Spazzò piano piano. Fece cerchi piccoli. Respirò calmo. Non aveva fretta. Aveva cura.
La pietra rispose con un suono dolce. Hummm. La grotta si illuminò di blu e verde. Le bolle fecero festa. Le alghe si alzarono come capelli pettinati. Le stelle marine applaudirono con le punte.
Un piccolo pesce argento apparve.
"Grazie," disse il pesce. "La pietra ora può cantare. Il mare si ricorda il suo ritmo."
"Non ho fatto da solo," disse Bibo. "Mi avete guidato tutti."
La corrente si fece calma. Andava dove doveva. Né troppo veloce, né troppo lenta. I coralli si stiracchiarono. I cavallucci fecero giri gentili. Le meduse danzarono come ombrelli leggeri.
Bibo guardò la pietra. C'era una scritta semplice, fatta di luce. Diceva: Cura e ascolto. Bibo annuì. Capì che l'equilibrio era anche in piccoli gesti. Non buttare sabbia sul muso dei granchi. Non rompere le case delle conchiglie. Pulire con dolcezza. Chiedere permesso. Dire grazie.
Bibo mise un sassolino accanto alla pietra. Un sassolino chiaro, liscio. Era il suo piccolo voto. Un segno di responsabilità.
La grotta cantò ancora. Hummm, hummm. Era un canto di pace. Bibo si sentì leggero. Salutò la pietra con una carezza.
"Riposa e canta," sussurrò.
Fuori la luce era più chiara. Il mare rideva di nuovo. Plin plin. I amici lo aspettavano.
"Ce l'hai fatta!" disse il cavalluccio giallo.
"Ce l'abbiamo fatta," disse Bibo. "Insieme è meglio."
"Torniamo a casa, piano piano," disse la medusa. "Il mare ora respira."
Bibo risalì verso la riva. La bolla si posò come un fiore. Scoppiò in mille minuscole stelle d'acqua. L'aria profumava di sale dolce. Le onde accarezzarono la sabbia. Il cielo era morbido.
Bibo si sedette. Chiuse gli occhi un momento. Sentì il mare calmo, contento. Promesse semplici gli nacquero nel cuore. Avrebbe ascoltato ogni giorno. Avrebbe fatto attenzione con le sue zampine. Avrebbe aiutato gli amici piccoli e grandi.
La sera arrivò lenta. Un grillo marino cantò piano. Bibo sbadigliò. Era stanco e felice. Si raggomitolò vicino a una conchiglia. La conchiglia cantò una ninna nanna. Plin, plan, plon. Il mare sorrise. L'equilibrio era tornato, dolce e sicuro. E tutto il mondo, sopra e sotto le onde, riposò sereno.