Parte 1: Il supereroe della risata
In Città Scintilla i palazzi brillavano come cucchiai puliti. Le auto facevano “BIP BIP”, i monopattini “ZIIIIP”, e le persone camminavano svelte con il gelato in mano.
Proprio lì viveva Leo. Era un ragazzo giovane, con capelli un po' spettinati e scarpe sempre pronte a correre. Di giorno aiutava al chiosco dei panini. Di sera… TA-DA! Era SuperSghignazzo.
Il suo potere era stranissimo: quando raccontava una battuta di soccorso, le cose si sistemavano. Non con magie spaventose. No no. Con risate che mettevano tutto a posto, come una carezza.
Leo aveva anche un mantello giallo con una grande “S” di “Scherzo”. E un fischietto che faceva “PUI-PUI!” quando serviva.
Quella mattina, mentre spalmava la maionese, sentì un gran “GNAM!” e poi… “OH NO!”
Il signor Piero, il panettiere, correva fuori dal suo negozio.
“Leo! Aiuto! Le mie ciambelle stanno scappando!”
“Scappando?”
“Sì! Rotolano! Rotolano via!”
E infatti: dieci ciambelle zuccherate rotolavano sul marciapiede come piccole ruote golose. “TUM-TUM-TUM!”
Leo saltò dietro il chiosco, infilò il mantello e sussurrò: “Modalità SuperSghignazzo: ON!”
“Fermi tutti, ci penso io!” disse, facendo un inchino.
Una bimba indicò le ciambelle e gridò: “Prendileee!”
Leo corse. Le ciambelle accelerarono. “VROOOM!”
“Ehi, ma avete il motorino?” scherzò Leo, ansimando.
Provò a prenderne una. Gli scivolò dalle mani. “PLOP!”
Ne provò un'altra. “PLOP!”
“Ok, ok. Perseveranza!” si disse. “Non mollare mai, nemmeno con lo zucchero!”
Si mise davanti alla più grande, la Ciambella Capo. Alzò un dito da supereroe.
“Ho una battuta di soccorso!” annunciò.
Tutti si fermarono a guardare. Persino le ciambelle, per un secondo, rallentarono. “Sssss…”
Leo disse: “Perché la ciambella non può nascondersi?”
Silenzio. Occhi curiosi.
“Perché… ha un buco che la tradisce!”
“AH-HA-HA!” rise la gente.
Le ciambelle fecero “HIHIHI!” e, ridendo, persero un po' di spinta. Rotolarono più piano. “Tum… tum…”
Il signor Piero applaudì. “Funziona!”
Ma proprio in quel momento, dal cielo arrivò un altro guaio. “VRUUUM!”
Un enorme drone pubblicitario passò sopra la piazza con un cartello luminoso: “SUPER SALDI!”
Solo che il cartello lampeggiava troppo. “FLASH! FLASH!” e le frecce indicavano a caso.
Le persone giravano in tondo.
“Dove è l'uscita della metro?”
“Di qua?”
“No, di là!”
“Sto andando al parco e sono finito davanti al bar!”
Leo guardò le ciambelle, poi il drone.
“Uno alla volta,” disse. “Non mi arrendo.”
Parte 2: Pasticci in piazza e battuta di riserva
Leo corse in mezzo alla piazza. “SCATTA-SCATTA!” fece il suo mantello al vento.
Il drone continuava: “FLASH! FLASH!” e il cartello faceva frecce tutte storte.
Una signora con un cappello a fiori disse: “Ragazzo, mi gira la testa!”
Leo sorrise. “Tranquilla. Respiro profondo. Uno… due… e…”
Poi alzò il fischietto. “PUI-PUI!”
Il drone si fermò un pochino, come se ascoltasse. “BZZ…?”
Leo provò a parlargli come a un cagnolino.
“Drone, bravo drone. Siediti. E smetti di lampeggiare, per favore.”
Il drone rispose con un “BZZZ!” e ripartì più veloce.
“Ok,” disse Leo. “Secondo tentativo. Perseveranza!”
Saltò su una panchina. “BOING!”
Provò a prendere la cordicella del cartello. Niente. Troppo alto.
Saltò su una fontanella. “SPLASH!”
Troppo scivolosa.
Saltò su una cassetta di frutta. “CRUNCH!”
Le mele rotolarono. “POM POM POM!”
Un bambino gridò: “Mela supereroica!”
Leo scese, un po' appiccicoso di succo. “Non è il mio giorno più elegante. Ma non mollo.”
Allora ebbe un'idea: se non poteva fermare il drone con le mani, lo avrebbe fermato con una risata più forte. Quella speciale. La battuta di riserva.
Si mise al centro della piazza, aprì le braccia e disse: “Attenzione! Battuta di soccorso numero due! TA-DA!”
Tutti si avvicinarono. Anche il drone, curioso, fece un giro più basso. “BZZ… bzz…”
Leo disse: “Sapete cosa dice un semaforo quando vede un drone confuso?”
Pausa.
“Dice: ‘Non ti preoccupare… io resto VERDE dalla calma!'”
“AH AH AH!” scoppiò la piazza.
“HIHIHI!” risero i bambini.
Persino il signor Piero fece: “OHOHO!”
Il drone tremò dal ridere. “BZZ-HAHA!” e… smise di lampeggiare. Le frecce tornarono dritte. Il cartello disse, educato: “USCITA METRO: DI QUA.”
“Evviva!” gridò la gente.
Le ciambelle, ormai calme, si fermarono vicino al panettiere come cuccioli stanchi. “Puff… puff…”
Parte 3: Una città che ride e riposa
Il signor Piero raccolse le ciambelle e ne porse una a Leo.
“Te la sei meritata.”
Leo la guardò. Lo zucchero brillava come neve.
“Grazie! Ma solo un morso da supereroe.” “GNAM!”
Una bimba gli chiese: “SuperSghignazzo, come hai fatto?”
Leo si sedette sul bordo della fontana, senza più scivolare. “Ho provato e riprovato. Anche quando era difficile. La perseveranza è come… una ciambella.”
“Una ciambella?” chiese un bimbo.
“Sì,” disse Leo. “Se ti cade, rotola via. Ma tu la insegui con pazienza. E poi… la riprendi.”
Tutti risero piano. “Hehe.”
Il drone, ora educatissimo, fece un saluto: “BZZ!” e volò via tranquillo, senza flash.
Il sole scese un po'. La piazza tornò calma. Le persone trovarono la metro. Le mele tornarono nella cassetta. Le ciambelle tornarono in vetrina.
Leo si tolse il mantello e tornò al chiosco.
“Città Scintilla,” sussurrò, “se hai un altro pasticcio, io ho sempre una battuta pronta.”
E la città, come se capisse, fece “BIP BIP” e “ZIIIIP” in modo allegro, mentre Leo finiva la sua ciambella con un ultimo, piccolo, felice: “GNAM!”