C'era una volta una piccola bambina di nome Mina. Mina aveva tre anni e portava sempre con sé il suo orsetto di peluche, che si chiamava Bobo. Mina era appena arrivata in una nuova città con la sua famiglia. Veniva da un paese lontano, dove il sole era caldo e le persone parlavano una lingua diversa.
Il primo giorno di scuola, Mina era un po' emozionata e un po' timida. Teneva forte la mano della sua mamma, mentre guardava gli altri bambini che correvano nel cortile. Alcuni ridevano, altri disegnavano con i gessetti colorati. Tutti parlavano veloce, e Mina ascoltava, ma non capiva tutto. Le parole sembravano farfalle leggere che volavano via.
La maestra, la signora Sara, si avvicinò e le sorrise. “Ciao Mina, benvenuta! Ti piace disegnare?” Mina fece un piccolo sì con la testa. La maestra le diede una matita rossa. “Puoi disegnare quello che vuoi.”
Mina si sedette accanto a due bambini, Leo e Giulia. Leo aveva i capelli ricci come le onde del mare. Giulia portava due codini e aveva un vestito pieno di fiori. Mina cominciò a disegnare una casa con tante finestre colorate. Leo la guardava curioso. “Che bella casa! Dove si trova?” chiese lui.
Mina sorrise timidamente. Provò a dire qualche parola, ma uscivano lente lente, come lumachine. “Casa… lontano… sole… caldo.” Giulia applaudì piano. “Che bello! Anche io voglio disegnare il sole!” Tutti insieme presero i colori e riempirono il foglio di giallo, arancione e blu.
Durante la merenda, Mina aprì la sua scatolina. Dentro c'era un piccolo panino diverso da quello degli altri bambini. Leo annusò l'aria. “Che profumo!” disse. “Posso assaggiare?” Mina fece un sì. Anche Giulia volle provare. “Che buono!” esclamò. “Come si chiama?” Mina cercò la parola giusta. “Si chiama… pane dolce.”
Poi Giulia offrì a Mina una fetta della sua torta di mele. “Vuoi un pezzetto?” chiese. Mina sorrise e prese un morso. Gli occhi le brillavano. “Buono!” disse con voce allegra.
Nel pomeriggio, la maestra lesse una storia. Mina ascoltava attenta. Alcune parole non le conosceva, ma capiva le figure, i gesti, i sorrisi degli altri. Ogni tanto, Leo o Giulia le spiegavano con una parola, un disegno, una risata. Mina imparava parole nuove: “gioco”, “amico”, “insieme”.
Quando fu ora di andare a casa, Mina salutò tutti con la mano. Leo le disse: “A domani, Mina!” Giulia le fece ciao con il fazzoletto. Mina sentì il cuore leggero come una piuma. Aveva amici nuovi, giochi nuovi, sapori nuovi. Aveva imparato che anche se ognuno è diverso, tutti insieme si possono scoprire cose belle, aiutarsi e ridere tanto.
Mentre camminava verso casa, Mina raccontò a Bobo: “Oggi ho parlato, ho giocato, ho mangiato cose buone. Non sono sola. Qui posso essere Mina, proprio come sono, e va bene così.”
Alla fine della giornata, Mina si addormentò serena, con il sorriso sulle labbra e il cuore pieno di gioia.
Oggi Mina ha imparato che essere diversi è bello. Insieme si può imparare, condividere e volersi bene. E domani, chissà, ci saranno altre parole, altre risate, e nuovi amici con cui crescere.