Parte 1
Il piccolo lupo Lino andava alla scuola del Bosco Sereno. Aveva uno zainetto blu e scarpe leggere. Quando arrivava, salutava tutti: “Ciao!”. La maestra Soraya sorrideva sempre.
A ricreazione, Lino correva nel cortile. Il cortile profumava di erba e di sole. C'erano altalene, un tronco per sedersi e un angolo tranquillo con gessetti colorati.
Lino aveva un'amica, Mira. Mira era una lupetta gentile. Mira era autistica e amava la routine. Le piaceva fare le cose nello stesso ordine. Prima guardava l'orologio grande del cortile. Poi contava tre respiri. Uno, due, tre. Poi sceglieva sempre lo stesso gessetto: quello verde.
Lino lo sapeva. E gli piaceva. Era come una canzone che torna.
“Ciao, Mira,” disse Lino piano.
“Ciao, Lino,” rispose Mira. “Prima l'orologio. Poi tre respiri. Poi il verde.”
“Va bene,” disse Lino. “Io ti aspetto qui, sul tronco.”
Lino si sedette sul tronco. Sentiva il legno caldo sotto le zampe. Intanto guardava gli altri. C'era una coniglietta che saltava veloce. C'era un orsetto che rideva forte. C'era una volpina che parlava piano piano.
Lino pensò: “Siamo tutti diversi. Eppure siamo qui insieme.”
Quando Mira finì i suoi tre respiri, prese il gessetto verde. Disegnò un cerchio. Un cerchio perfetto, lento e calmo.
“Che bello,” disse Lino.
Mira fece un piccolo sorriso. “Il cerchio mi fa stare bene.”
Parte 2
Quel giorno la maestra Soraya propose un gioco semplice. “Facciamo una mappa del cortile,” disse. “Ognuno disegna un pezzo. Poi uniamo tutto.”
Lino era felice. “Io posso disegnare l'altalena!”
Mira guardò la scatola dei gessetti. C'erano tanti colori: rosso, giallo, blu. Ma il verde era il suo amico.
Mira disse: “Io posso fare il cerchio… e poi il sentiero.”
“Un sentiero?” chiese Lino.
“Sì,” disse Mira. “Un sentiero che gira sempre uguale. Così so dove andare.”
Lino annuì. “Mi piace. Io posso seguire il tuo sentiero.”
Iniziarono. Lino disegnò un'altalena grande, con due corde e un sedile. La fece arancione, come una zucca. Poi disegnò un sole tondo. Un sole che sembrava una caramella.
Mira disegnò il sentiero verde. Era liscio, come una foglia. Faceva un giro intorno al tronco, poi passava vicino ai gessetti, poi arrivava all'angolo tranquillo.
A un certo punto, un pallone rimbalzò vicino a loro. “Boing!” fece il pallone. Lino fece un salto.
Mira si fermò. Le orecchie si abbassarono un po'. Il rumore era forte.
Lino si avvicinò piano. “Vuoi fare tre respiri con me?” chiese.
Mira annuì. “Sì. Uno, due, tre.”
Fecero i respiri insieme. Lino contò con voce morbida. Il cortile sembrò più calmo.
L'orsetto con il pallone arrivò di corsa. “Scusa!” disse. “Non volevo.”
“Va bene,” disse Lino. “Per favore, gioca un po' più lontano dall'angolo dei gessetti.”
“Ok!” disse l'orsetto. E corse dall'altra parte.
Mira riprese il gessetto verde. “Grazie,” disse piano.
Lino rispose: “Grazie a te. Il tuo sentiero aiuta anche me. Mi fa sapere dove stare.”
Quando la mappa fu pronta, tutti si avvicinarono. C'era l'altalena arancione di Lino. C'era il sentiero verde di Mira. C'era la fontanella blu disegnata dalla volpina. C'erano i fiori rosa della coniglietta.
La maestra Soraya batté le mani piano. “Guardate. È il nostro cortile. Ogni disegno è diverso. E insieme è bellissimo.”
Lino si sentì caldo nel petto, come una tazza di latte tiepido.
Parte 3
Alla fine della ricreazione, la maestra propose una cosa speciale. “Facciamo un cerchio di gratitudine,” disse.
Tutti si sedettero sul prato. Un cerchio vero. Non troppo stretto. Comodo.
Lino guardò Mira. Mira guardò l'orologio. Poi fece tre respiri. Uno, due, tre. Lino sorrise. Era la loro piccola routine nel grande cerchio.
La maestra disse: “A turno, diciamo grazie per una cosa di oggi.”
La coniglietta disse: “Grazie per i fiori che abbiamo disegnato!”
L'orsetto disse: “Grazie perché mi avete detto ‘scusa' e ‘va bene'.”
La volpina disse: “Grazie per l'angolo tranquillo.”
Poi toccò a Lino. Lino disse: “Grazie perché Mira mi ha insegnato un sentiero calmo. E grazie perché tutti abbiamo un posto nella mappa.”
Mira strinse il gessetto verde tra le dita. Poi parlò, con voce piccola ma chiara: “Grazie perché Lino aspetta. E grazie perché, quando c'è un rumore, respiriamo insieme.”
La maestra Soraya concluse: “Oggi abbiamo imparato che le differenze sono ricchezza. C'è chi corre. C'è chi parla piano. C'è chi ama la routine. Possiamo ascoltarci e aiutarci.”
Il sole scese un po'. Il cortile diventò dorato.
Lino e Mira si alzarono. “Domani?” chiese Lino.
“Domani,” disse Mira. “Orologio. Tre respiri. Verde.”
“E io,” disse Lino ridendo piano, “porto un'idea nuova… ma la mettiamo sul tuo sentiero.”
Camminarono verso la classe. Il cuore di Lino era tranquillo. Nel Bosco Serene, essere diversi era come avere tanti colori. E la sera, nel letto, Lino pensò: “Grazie. Oggi siamo stati insieme, proprio bene.”