Capitolo 1: La sveglia parlante e la colazione magica
C'era una volta, in una valle tutta colorata di viola, blu e verde smeraldo, una piccola strega di nome Mimì. Mimì non era una strega come tutte le altre: aveva i capelli arruffati come il muschio, indossava sempre calzini spaiati (uno a pois e uno a righe), e la sua bacchetta magica era fatta con una carota che cambiava colore ogni volta che la usava.
Una mattina, la sveglia di Mimì cominciò a gracchiare: “Trin trin, svegliati, Mimì! Oggi è il gran giorno della Gara delle Magie Buffe!” Ma la sveglia di Mimì era un po' spiritosa, perché invece di suonare, faceva il verso della papera: “Qua qua qua!”
Mimì aprì un occhio, poi l'altro. “Accidenti, oggi è la gara! Devo essere pronta!” Saltò giù dal letto, ma il letto, con una risatina, la fece rimbalzare come su una nuvola di panna. “Oh, che buffo!” rise Mimì.
Di corsa si precipitò in cucina. Voleva una colazione super magica per essere piena di energia. Prese la scatola dei cereali stregati e la versò nella tazza. Ma i cereali iniziarono a cantare una canzoncina: “Siamo i cereali ballerini, balliamo il valzer nei cucchiaini!” Saltavano fuori dalla tazza e si mettevano a ballare sul tavolo, facendo giravolte sotto lo sguardo confuso del gatto di Mimì, Ciuffo, un gatto con le ali di farfalla che miagolava ridacchiando: “Miaooo... che colazione movimentata!”
Mimì ci provò di nuovo, questa volta con una fetta di pane magico. Ma appena spalmò la marmellata, il pane si mise a ridere e a scappare per la cucina: “Non voglio essere mangiato! Ho le briciole troppo delicate!” Mimì lo rincorse, ma scivolò su una buccia di banana che, con uno starnuto, fece crescere una piccola pianta di banane in mezzo alla stanza.
“Cucina, oggi sei davvero birichina!” disse Mimì, sedendosi esausta. Alla fine, decise di bere solo un bicchierone di succo di frutta, che per fortuna non parlava, non cantava e non scappava.
Capitolo 2: I preparativi pasticcioni
Mimì si vestì con la sua tunica viola a pallini arancioni, infilò gli stivaletti blu con i lacci fluorescenti e prese la sua bacchetta di carota. Doveva trovare un incantesimo perfetto per la Gara delle Magie Buffe, ma ogni volta che provava a lanciare un nuovo incantesimo... succedeva qualcosa di strampalato.
“Proviamo l'incantesimo della bolla gigante!” disse Mimì, agitando la sua bacchetta. “Bolla, bolla, vieni qua, diventa grossa come un orca!” Ma invece di una bolla, apparve una balena rosa che iniziò a nuotare nell'aria, cantando “O sole mio!” a squarciagola. Mimì rise così forte che quasi cadde dalla sedia.
“Ci riprovo! Voglio trasformare questa mela in un topolino ballerino!” recitò Mimì, ma invece la mela diventò una scarpa che cominciò a raccontare barzellette: “Sapete perché le scarpe non vanno mai in vacanza? Perché hanno paura di perdere la suola!” Ciuffo miagolò talmente forte dal ridere che quasi gli venne il singhiozzo.
La stanza si riempiva di magie sbagliate: una sedia che saltellava come un canguro, un lampadario che faceva le pernacchie, libri che si rincorrevano facendo la gara di chi leggeva più in fretta. Mimì era circondata dal caos e dalle risate.
“Allora, che incantesimo scelgo per la gara?” sospirò Mimì, mentre il suo cuscino faceva le capriole e le lanciava pernacchie affettuose.
Proprio in quel momento, dalla finestra entrò il suo amico Gelsomino, un piccolo folletto con il cappello a punta e una sciarpa a pois. “Ehi Mimì! Sei pronta per la Gara delle Magie Buffe? Ti serve una mano?”
“Forse mi servono due mani, anzi quattro!” rise Mimì, indicandogli il disordine.
Insieme provarono l'incantesimo del “Torta che cammina”. Gelsomino agitò la sua bacchetta a forma di cucchiaino e Mimì la sua carota. Pronunciarono insieme: “Torta tortina, muovi le gambine!” E la torta cominciò a camminare davvero, ma con una goffa danza: faceva il moonwalk, il tip tap e la break dance, lasciando impronte di panna dappertutto.
“Mimì, questa magia è davvero buffa! Forse hai già trovato l'incantesimo perfetto!” suggerì Gelsomino, raccogliendo un lampone che la torta aveva perso durante una capriola.
Capitolo 3: La Gara delle Magie Buffe
Mimì e Gelsomino uscirono dalla casa, seguiti da Ciuffo che volava con le sue ali di farfalla. Il bosco era pieno di striscioni colorati: “Benvenuti alla Gara delle Magie Buffe!” e “Risate garantite per tutti!” Tanti altri maghi, streghe e creature magiche arrivavano da ogni angolo del mondo. C'era una strega che lanciava incantesimi di cioccolato, un mago che faceva crescere baffi alle zucche e persino un ranocchio elegante con il cilindro, che diceva di saper parlare con le formiche.
Mimì era emozionata e un po' nervosa. “E se il mio incantesimo fa cilecca?” sussurrò a Gelsomino.
“Non preoccuparti! In questa gara, più è buffo, più è meglio!” rispose lui, rincuorandola.
La giuria era composta da tre personaggi davvero strani: la fata Petronilla, che aveva i capelli pieni di glitter e occhi azzurri come l'acqua frizzante, il mago Pantolone, che portava pantaloni così larghi che ci potevano stare due elefanti, e il professor Sbadiglio, un vecchietto con la barba lunga lunga e le orecchie a punta che sbadigliava ogni cinque minuti.
Uno dopo l'altro, i concorrenti fanno magie sempre più strane: scope che fanno la danza del ventre, zucche che si trasformano in palloncini che parlano in rima, e persino biscotti che si mettono a fare lo sciopero e si rifiutano di essere mangiati.
Poi toccò a Mimì. Salì sul palco, con Ciuffo e Gelsomino che facevano il tifo. “Preparatevi alla torta ballerina!” disse Mimì, e agitò la sua bacchetta-carota.
“Torta tortina, muovi le gambine!” recitò. La torta comparve al centro del palco e iniziò a esibirsi: fece il tip tap, il balletto sullo zucchero filato, il girotondo con i lampioni, e per finale saltò in aria facendo una capriola così alta che cadde sulla testa del mago Pantolone, che si ritrovò coperto di panna montata e ciliegie.
Il pubblico scoppiò a ridere. Il ranocchio elegante si rotolava per terra dalle risate, e la fata Petronilla dovette farsi aria con una foglia di lattuga per non soffocare dalle risate. Persino il professor Sbadiglio smise di sbadigliare per dire: “Questa sì che è una magia buffa!”
Mimì era tutta rossa, ma rideva anche lei. “Scusate!” disse al mago Pantolone, che si tolse la panna dagli occhiali e salutò: “Bravissima! Una magia... squisita!”
Capitolo 4: Il gran finale pasticciato
Dopo la gara, tutti i concorrenti e i loro amici si riunirono nel grande prato dei picnic, dove le tovaglie colorate si srotolavano da sole e le posate facevano la hola.
La giuria si consultò a lungo, tra una fetta di torta e l'altra (quella ballerina adesso era un po' stanca e si riposava sotto un ombrellone di caramelle). Alla fine, la fata Petronilla annunciò al microfono magico: “Il premio per la Magia Più Buffa va a... Mimì e la sua torta ballerina!”
Mimì quasi non ci credeva. Vinse un enorme cappello a cilindro viola pieno di coriandoli che ogni tanto faceva le pernacchie, e una sciarpa che si allungava e accorciava da sola in base all'umore. Ma il premio più bello era vedere tutti sorridere e ridere insieme.
Tornando verso casa, Mimì, Gelsomino e Ciuffo trovarono la porta spalancata e, dentro, tutte le magie buffe si erano messe a giocare insieme: la sedia canguro faceva le gare di salto con il lampadario pernacchione, il pane spiritoso raccontava storie alle tazze danzanti, e i cereali ballerini facevano il trenino con la mela-barzelletta.
Mimì scoprì che, nel suo mondo magico, le magie più divertenti sono quelle che regalano una risata agli amici. “Forse non so fare magie perfette,” disse con un sorriso, “ma so fare magie... perfettamente buffe!”
E da quel giorno, ogni mattina, prima di fare colazione, Mimì lanciava l'incantesimo della allegria, e tutta la casa rideva con lei. Perché nel mondo di Mimì, anche una torta che balla tip tap può cambiare la giornata!
E vissero tutti... ridenti e contenti!