Caricamento in corso...
Storia di cow-boy 11/12 anni Lettura 15 min.

Mara e le due vacche smarrite nella prateria sotto il temporale

Mara, giovane cow-girl del ranch Delgado, affronta tempesta, fango e un misterioso cavaliere per ritrovare e mettere in salvo due vacche fuggite. Tra astuzia, coraggio e Luna, la sua cavalla, lotta contro la natura e i pericoli del tramonto.

Scarica questa storia in PDF

Ideale per condividere o stampare questa storia!

Scarica l'e-book (.epub)

Legga questa storia sul suo e-reader.

Giovane cowgirl (femmina) dal viso rotondo e occhi grandi e luminosi, espressione determinata ma dolce, capelli castani sotto un ampio cappello, giacca corta di pelle e foulard rosso, tiene la corda di una grande mucca pezzata e cammina nell'acqua fino al ginocchio; la cavalla Luna (femmina) dal mantello grigio chiaro e criniera bagnata è di lato a proteggere, zoccoli che alzano schizzi; grande mucca adulta (femmina) robusta e maculata, occhi spaventati ma fiduciosi, attraversa il guado vicino alla cowgirl; giovane manza (femmina) più piccola, pezzata chiara e timida, segue sulla sponda; il guado mostra acqua mossa e torbida su sassi scivolosi, riflessi arancioni del tramonto, sponde erbose lucide di pioggia, piccole onde e spruzzi; atmosfera al crepuscolo con cielo arancio-viola, nuvole residue e gocce in volo, senso di movimento e urgenza ma tono rassicurante; composizione semi-figurativa in primo piano, centrata sulla cowgirl che guida gli animali, Luna come barriera protettiva, dettagli umidi (stivali fangosi, criniere bagnate) e palette calda pastello in stile chibi kawaii. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1

La prateria si stendeva come un mare color miele, increspato dal vento. L'aria sapeva di polvere calda e salvia selvatica, e il sole scivolava lentamente verso le colline viola dell'orizzonte.

Mara stringeva le redini con mani ferme. Era una cow-girl giovane ma già conosciuta al ranch Delgado per due cose: non si perdeva d'animo e non lasciava un lavoro a metà. Sotto il cappello a tesa larga, i suoi occhi scuri misuravano il terreno e, soprattutto, contavano le vacche.

«Ne mancano due,» mormorò.

Accanto a lei, il vecchio Zeke tossì e si grattò la barba grigia. «Due? Speravo dicessi zero.»

«Zeke, se sperare bastasse, avremmo anche il caffè che si prepara da solo.» Mara lo punzecchiò con un sorriso rapido. Poi indicò una macchia di arbusti lontani. «Ho visto muoversi qualcosa laggiù.»

Il mandriano più giovane, Tom, arrivò al trotto. «Il cielo sta cambiando. Se la notte ci sorprende in campo aperto, le vacche si spaventano e…»

«E noi corriamo fino a consumare gli stivali,» concluse Mara. «Quindi ci muoviamo adesso. Missione: mettere al sicuro il bestiame prima che cali il buio.»

Zeke annuì, serio. «Quello è senso del dovere, ragazza.»

Mara pungolò la sua cavalla, Luna, e si staccò dal gruppo. Il suono del branco—muggiti, zoccoli, campanacci—si attenuò alle sue spalle, come una porta che si chiudeva. Davanti, l'erba alta frusciava. E da qualche parte, due capi di bestiame avevano deciso che la libertà era più interessante del recinto.

Capitolo 2

Tra gli arbusti, la luce diventava spezzata, a macchie. Luna avanzava con cautela, le orecchie dritte come frecce. Mara ascoltava: il vento, un corvo lontano, e poi—sì—un muggito corto e nervoso.

«Vi ho sentite,» sussurrò, come se le vacche capissero i segreti.

Le trovò in una piccola conca, vicino a un tronco caduto. Una delle due, una manza pezzata, stava leccando ostinata un cespuglio spinoso. L'altra, più grande, aveva lo sguardo agitato: occhi bianchi ai bordi, fiato veloce.

Mara si avvicinò piano, senza fare ombra improvvisa. «Ehi, belle. Niente corse, niente drammi. Ho già abbastanza drammi nella vita, grazie.»

La manza la fissò e fece un passo indietro… proprio verso una striscia di terreno scuro, umido: un avvallamento fangoso, insidioso come una trappola.

«No, no, no!» Mara scese di sella in un attimo. Affondò lo stivale: il fango la risucchiò quasi fino alla caviglia. «Perfetto. Una palude tascabile.»

Luna sbuffò, come se ridesse.

Mara prese il lazo e lo fece ruotare lento, senza spaventare gli animali. Mirò al collo della mucca più grande: il cappio si posò pulito. «Brava. Ora facciamo le persone… ehm, le mucche responsabili.»

La mucca tirò. Mara piantò i talloni nel fango e sentì la corda vibrare come una corda di violino. Non poteva lasciarla scappare: se una mucca finiva nel pantano, tirarla fuori prima di notte sarebbe stato un incubo.

«Luna, dietro! Spingi piano.» Mara guidò la cavalla a fare pressione di lato, come un muro caldo e paziente. Poi, con un colpo di ingegno, Mara avvolse la corda attorno al tronco caduto, usando il legno come freno. La mucca si stancò di tirare contro qualcosa che non cedeva.

«Ecco. La forza è utile, ma l'astuzia risparmia fiato,» disse Mara, tra sé e sé.

La manza, intanto, stava per infilarsi nel fango. Mara fischiò secco e lanciò un sassolino dall'altra parte. La manza girò la testa, distratta, e si spostò verso il suono.

«Grazie. Anche tu ami i rumori inutili, vedo.»

In pochi minuti, con pazienza e piccoli gesti, Mara riuscì a farle uscire dalla conca. Le legò in fila e le guidò verso l'aperto. Ma il vento cambiò di colpo, portando un odore metallico. Lontano, un rombo.

Temporale.

Capitolo 3

Il cielo si fece grigio come una padella sporca. Una linea scura avanzava all'orizzonte, e le nuvole sembravano cavalli imbizzarriti che galoppavano senza sella.

Mara rimontò. «Andiamo, ragazze. Se vi viene voglia di correre, ricordatevi che io corro più veloce… ma solo quando mi arrabbio.»

La battuta non impressionò le mucche. Una scartò di lato, l'altra rispose con un muggito che suonò come un allarme.

Poi arrivò il primo tuono. Secco, vicino.

Le due vacche sobbalzarono e tirarono. Mara serrò le redini e usò la voce, bassa e ferma. «Shh… shh…»

Ma il temporale aveva un altro piano. Una raffica di vento sollevò polvere e semi, e la prateria diventò un vortice. Luna scalciò, ma Mara la calmò con una carezza rapida sul collo. «Brava. Ti prometto una mela quando torniamo. Una mela intera, non quelle mezze che mi danno al ranch.»

Le mucche provarono a fuggire. Mara capì che doveva scegliere: inseguirle una a una, rischiando di perderle entrambe, o trovare un posto dove contenerle.

Guardò intorno. A ovest, una formazione rocciosa: tre massi grandi come case, con una rientranza sotto, una specie di riparo naturale. A est, terreno aperto—troppo aperto.

«Riparo di pietra,» decise.

Con un'azione rapida, sganciò le vacche dalla fila e le guidò con ampi cerchi, come facevano i mandriani esperti: non spingere, ma indirizzare. Usò Luna come barriera mobile, tagliando la strada alle fughe e offrendo un'unica via: verso le rocce.

Il temporale esplose davvero. Pioggia grossa, come pugni d'acqua. La terra si scurì, l'odore di polvere bagnata riempì tutto.

Quando finalmente arrivarono sotto la rientranza, Mara sentì il cuore batterle fino alle orecchie. Le vacche tremavano ma erano ferme, schiacciate l'una contro l'altra, più spaventate che ribelli.

Mara respirò. «Ok. Siamo vive. E siete vive. Adesso non fate le eroine: rimanete qui.»

Un lampo illuminò la prateria come fosse giorno. Per un attimo Mara vide, in lontananza, una sagoma a cavallo sul crinale. Non Zeke, non Tom: troppo lontano, troppo immobile.

Quando il buio tornò, la sagoma non c'era più.

Mara strinse gli occhi. «Benissimo. Anche gli spettatori. Come se non bastasse.»

Capitolo 4

La pioggia durò meno del previsto, ma lasciò il mondo scivoloso e profumato. Le nuvole si spezzarono e il sole, ormai basso, uscì come un'occhiata sospettosa.

Mara guidò le vacche fuori dal riparo. Il ranch era a nord, oltre un tratto di prateria ondulata e un guado sul fiumiciattolo Willow. Di giorno era facile. Al tramonto, con il terreno bagnato e le ombre lunghe, era un'altra storia.

Luna avanzava attenta, gli zoccoli che facevano “ciac” nel fango. Mara tenne le vacche davanti a sé, controllando ogni deviazione.

Arrivarono al Willow e Mara sentì subito il problema: l'acqua era più alta, gonfia per la pioggia. Il guado, di solito tranquillo, adesso correva veloce e schiumava attorno ai sassi.

La mucca più grande si fermò, testarda. La manza fece un mezzo giro, pronta a scappare.

«No, amiche mie. Non torniamo indietro. Non c'è tempo.» Mara studiò la corrente: in mezzo c'era una zona più calma, dove l'acqua si allargava. Vide anche un tronco semi-sommerso che poteva fare da punto di riferimento.

«Luna, entriamo noi per prime,» disse Mara. «Se io non affogo, neanche loro. Preferirei comunque che nessuno affogasse, chiaro.»

Scese e tirò su i pantaloni fino a metà polpaccio. L'acqua le morse le gambe, fredda e rapida. Afferrò la cavezza della mucca più grande e parlò con calma, come si parla a qualcuno che ha paura ma non vuole ammetterlo.

«Uno, due… piano. Io sono qui.»

Fece un passo, poi un altro, sentendo i sassi scivolare sotto gli stivali. La mucca seguì, esitante. Mara usò il corpo come scudo contro la corrente, spostandosi leggermente a monte per ridurre la spinta sull'animale.

La manza, vedendo l'altra avanzare, imitò. A metà del guado, un sasso rotolò sotto il piede di Mara e lei scivolò. L'acqua le arrivò al ginocchio e tirò forte.

Per un attimo il panico cercò di prenderla alla gola.

Poi Mara piantò il palmo contro un sasso grande e si rialzò, respirando a scatti. «No. Non adesso.»

Luna, fedele, entrò e si posizionò di lato, stabilizzando il gruppo. Insieme, passo dopo passo, raggiunsero l'altra riva.

Mara uscì fradicia, con il cuore che batteva come un tamburo da parata. Guardò il sole: stava già mordendo l'orizzonte. Restava poco tempo.

«Avanti,» disse, e questa volta la voce suonò come un ordine gentile ma impossibile da ignorare.

Capitolo 5

Il terreno dopo il fiume si alzava in una serie di piccoli dossi. L'erba bagnata brillava e, tra i ciuffi, si nascondevano buche di coniglio pronte a far inciampare chiunque.

Mara stava concentrata quando sentì un fischio—non il suo. Lungo, acuto.

Luna si irrigidì. Le vacche si spostarono di lato.

Mara vide un cavallo comparire tra le ombre. Sopra, un uomo con un cappello nero e un fazzoletto sul volto. Non aveva l'aria di uno che porta buone notizie.

«Serata impegnativa, eh?» disse l'uomo, con voce impastata.

Mara non rispose subito. Gli occhi le andarono al cinturone dell'uomo, alla mano che restava troppo vicina alla fondina. Poi alle vacche. Poi al cielo: si stava scurendo in fretta.

«Chi sei?» chiese, ferma.

«Uno che ha fame. E due vacche farebbero comodo.» Il cavallo dell'uomo fece un passo avanti.

Mara sollevò il mento. «Sono del ranch Delgado. Queste vacche non sono in vendita e nemmeno in regalo.»

L'uomo rise piano. «Nessuno ha parlato di regalo.»

Mara sentì la tensione arrampicarsi su per la schiena, ma non lasciò che le arrivasse alle mani. Doveva proteggere il bestiame. Doveva tornare prima di notte. Doveva usare cervello e sangue freddo.

«Sai cosa?» disse, come se avesse un'idea improvvisa. «Prendile pure. Ma attento: quella grande calcia. E l'altra morde. Sì, le vacche mordono. Soprattutto quando piove.»

L'uomo esitò. «Le vacche non mordono.»

«Queste sì. Hanno letto un libro sull'indipendenza.» Mara sorrise appena. Poi indicò dietro di lui, verso una macchia di cespugli. «E poi non sei solo.»

Era una bugia. Ma detta con sicurezza suonava vera.

L'uomo si girò d'istinto. In quell'istante Mara fischiò a Luna e scattò di lato, spingendo le vacche avanti con un colpo di redini e voce: «Hup! Muovetevi!»

Luna, come una saetta, tagliò la strada al cavallo dell'uomo, costringendolo a fermarsi per non scontrarsi. L'uomo imprecò, tirò le redini, ma la manovra gli fece perdere quei pochi secondi preziosi.

Mara guidò le vacche verso un corridoio naturale tra due dossi. Lì il terreno era più stretto e l'uomo non poteva affiancarsi facilmente.

«Fermati!» urlò lui, ma la sua voce venne inghiottita dal vento.

Mara sentiva solo il respiro di Luna, il rumore degli zoccoli, e il muggito spaventato delle vacche che però, sorprendentemente, correvano nella direzione giusta.

Dietro, l'uomo provò a inseguire, ma il suo cavallo scivolò su un tratto fangoso e dovette rallentare. Mara non si voltò più. Nel West, voltarsi nel momento sbagliato significava perdere ciò che stavi proteggendo.

Quando finalmente il rumore degli zoccoli alle sue spalle svanì, Mara lasciò uscire l'aria. «Ecco. Le vacche non mordono, ma le bugie ben piazzate sì.»

Capitolo 6

Le prime stelle spuntavano timide quando Mara vide il recinto del ranch. Le assi di legno erano scure, umide di pioggia, e una lanterna oscillava vicino al portone come un occhio giallo.

Zeke e Tom erano lì, tesi come corde. Appena la videro arrivare con le due vacche, le loro spalle si abbassarono, come se qualcuno avesse tolto un peso.

Tom corse incontro. «Mara! Credevamo… cioè… il temporale…»

«Sono ancora qui,» disse lei, e non suonò come una sfida, ma come un fatto. «E anche loro.»

Zeke aprì il cancello. «Portale dentro. Piano.»

Mara guidò le vacche nel recinto. Il suono del legno che si chiudeva dietro di loro fu la cosa più bella della giornata: un “clac” definitivo, rassicurante. Le vacche si calmarono subito, annusando il fieno come se nulla fosse successo.

Tom guardò Mara, gli occhi grandi. «Come hai fatto a riportarle con tutta quella pioggia?»

Mara si tolse il cappello e si passò una mano tra i capelli umidi. «Un passo alla volta. E senza mollare quando il terreno scivola.»

Zeke le porse una coperta ruvida. «Il dovere non è sempre comodo. Ma quando lo fai, il ranch dorme tranquillo.»

Mara avvolse la coperta sulle spalle e guardò Luna, che scuoteva l'acqua dalla criniera. Le accarezzò il muso. «Hai guadagnato la mela. Intera.»

Tom rise. «Una mela per un cavallo. E per te?»

Mara ci pensò, osservando il cielo ormai scuro e le finestre illuminate della casa del ranch. Dentro, si sentiva un profumo di fagioli e pane caldo.

«Per me basta sapere che le vacche sono al sicuro prima della notte,» disse.

Zeke si avvicinò e, come se le parole non dovessero disturbare il silenzio del West, le sussurrò appena, con una voce che aveva dentro polvere e orgoglio: «bravo»

Senza pubblicità 3€ al mese

Desidera una lettura senza interruzioni? Sostenga Oh My Tales, rimuova tutte le pubblicità e usufruisca di altri vantaggi inclusi a partire da 3€ al mese.

Vedi i piani e le tariffe
Condividere

segnalare un problema con questa storia

Cosa ne pensi di questa storia?

Esprimi la tua opinione assegnando un voto a questa storia in base a ciò che tu e/o tuo figlio hanno pensato. Grazie in anticipo!

Grazie! Il tuo voto è stato preso in considerazione!

Il quiz: hai capito bene la storia?

Prateria
Grande distesa di erba dove pascolano animali come le mucche.
Increspato
Con piccole ondine sulla superficie, come il vento sull'erba.
Salvia selvatica
Pianta profumata che cresce spontanea nei campi e ha foglie grigie.
Redini
Corde o cinghie che servono per guidare un cavallo.
Cow-girl
Ragazza che lavora con il bestiame, come i cowboy al femminile.
Mandriano
Persona che lavora guidando e curando il bestiame.
Manza
Giovane mucca femmina che non ha ancora fatto vitelli.
Muggito
Suono profondo che fa una mucca quando chiama o è spaventata.
Tronco caduto
Albero caduto a terra, spesso usato come ostacolo o appoggio.
Palude tascabile
Piccola zona molto fangosa e piena d'acqua che intrappola facilmente.
Fango
Terra bagnata che diventa molle e scivolosa.
Lazo
Corda usata per catturare o guidare animali, fatta con un cappio.
Cavezza
Cinghia che si mette alla testa di un animale per guidarlo.
Rientranza
Parte scavata o riparata tra le rocce che può fare da riparo.
Guado
Punto dove si può attraversare un corso d'acqua a piedi o a cavallo.
Zoccoli
Piedi duri delle mucche e dei cavalli, simili a scudi sotto gli arti.
Campanacci
Piccole campane che si appendono al collo degli animali per trovarli.
Astuzia
Capacità di trovare soluzioni intelligenti, usando l'ingegno.

Crea una storia magica e unica per suo figlio!

Create un'avventura personalizzata in pochi minuti dove vostro figlio diventa l'eroe. Con il nostro strumento esclusivo, è facile, gratuito e divertente!

Creare una storia

Scaricate questa storia:

Scarica questa storia in PDF Scarica l'e-book (.epub)

Ricevi nuove storie ogni domenica sera!

Ricevete 7 storie emozionanti e coinvolgenti, adatte all'età e ai gusti di vostro figlio, ogni domenica alle 17:00*. È gratuito e garantito senza spam!
*Email inviato alle 17:00, ora dell'Europa Centrale (CET).
Non amiamo neanche lo spam. Pertanto, ti invieremo solo storie. Potrai disiscriverti quando lo desideri.