Caricamento in corso...
Storia di cow-boy 11/12 anni Lettura 27 min.

La pista della promessa e il coraggio di ascoltare

Alma Ríos guida una mandria attraverso la prateria e accoglie la giovane Nell, inseguita per una busta di soldi, affrontando pericoli con calma, astuzia e l'arte di ascoltare per proteggere la sua gente.

Scarica questa storia in PDF

Ideale per condividere o stampare questa storia!

Scarica l'e-book (.epub)

Legga questa storia sul suo e-reader.

Alma Ríos, cow‑girl dal volto determinato e benevolo, occhi concentrati, su un ronzino bruno che tiene con delicatezza le redini mentre guida con gesto calmo la mandria attraverso un guado fangoso; Nell Harper, circa 16 anni, capelli scomposti, espressione sollevata ma timorosa, stringe una piccola borsa di stoffa al petto camminando accanto ad Alma nell'acqua; Jace, ragazzo di ~12 anni, sguardo meravigliato e coraggioso, camicia semplice, tiene la mano di un vitellino bagnato posizionato leggermente dietro Alma a destra; Tom, uomo di ~35 anni, robusto e attento, su un cavallo nero a chiudere il fianco sinistro della mandria a pochi metri da Alma; sfondo: guado largo e fangoso con acqua bruna e rive erbose, alte erbe, colline dorate e cielo aranciato al tramonto; tensione visibile senza violenza: cavalieri minacciosi in silhouette sulla riva opposta, atmosfera di coraggio tranquillo, acqua che spruzza, movimenti chiari, colori caldi e contrastati. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — La polvere e la promessa

La pista finiva dove il fiume si allargava come una striscia d'argento, e oltre c'erano colline color miele e un cielo così grande da far venire voglia di fischiare. Alma Ríos tirò le redini con un gesto dolce. La sua giumenta, Sombra, rallentò, sbuffando polvere e stanchezza.

Dietro di lei, la mandria si muoveva come un mare bruno: corna, schiene, code che frustavano l'aria. Davanti, invece, c'era il piccolo gruppo: Tom con il cappello sempre inclinato come se stesse ascoltando il vento, la signora Peabody che non mollava mai la pentola, e Jace, dodici anni, più alto del coraggio che aveva… ma con gli occhi accesi.

Alma guardò il sole che si abbassava. Ancora un giorno. Un altro e sarebbero arrivati al pascolo promesso, quello dove l'erba era alta e l'acqua non mancava. E lei, più di ogni cosa, voleva che la fine della pista fosse… gentile. Nessun ultimo spavento, nessun litigio, nessun rimorso appeso come una corda.

Jace le si avvicinò al trotto. «Alma… oggi hai cantato piano mentre attraversavamo le rocce. Lo fai sempre quando hai paura?»

Alma sorrise senza ridere. «Quando ho paura, mi ricordo che posso ascoltare. Il vento, i passi, le persone. Cantare mi tiene il cuore al ritmo giusto.»

Tom si schiarì la gola. «Parlando di ascoltare…» si voltò verso l'orizzonte, dove una linea scura tremava nell'aria calda. «Sento odore di tempesta. E non mi piace.»

Alma inspirò. L'aria sapeva davvero di ferro e terra bagnata, anche se era tutto secco. «Allora stanotte niente fretta. Montiamo il campo presto. E teniamo le orecchie aperte.»

La signora Peabody alzò il mestolo come fosse un'arma. «E chi viene vicino alle mie scorte, si becca una cucchiaiata in fronte.»

Jace ridacchiò. Alma gli toccò una spalla. «Ridi pure. Finché ridi, non ti lasci mangiare dalla paura.»

Mentre il cielo cambiava colore, Alma sentì qualcosa: non il tuono, non il muggito. Un suono sottile, quasi un graffio. Come ruote lontane su pietra. Si immobilizzò un attimo, e Sombra fece lo stesso.

«Tom,» disse piano, «tu l'hai sentito?»

Tom strinse gli occhi. «Carro?»

Alma annuì, ma non era quello a farle stringere lo stomaco. Era il modo in cui il suono andava e veniva, come se qualcuno cercasse di non farsi notare.

«Stanotte,» mormorò, «dormiamo leggeri.»

Capitolo 2 — Il carro rotto e la voce nel buio

Il campo venne su rapido: un cerchio di carri e selle, il fuoco basso per non attirare curiosi. La mandria si accucciò più in là, un oceano di fiati caldi. Alma fece il giro, controllando nodi e cinghie, salutando ogni cowboy con una parola tranquilla. Non era solo un'abitudine: era il suo modo di tenere insieme la squadra.

Quando la notte si chiuse, arrivò la tempesta. Non con pioggia, ma con vento: uno sciacallo invisibile che si infilava dappertutto. Il fuoco tremolò, i teloni sbatterono, e Sombra mosse le orecchie come antenne.

Alma era sveglia. Lo era sempre, all'ultima tappa. Perché l'ultima tappa è quella che tradisce: quando pensi di aver già vinto, e invece devi ancora attraversare l'ultimo guado.

Un rumore secco: legno che si spezza.

Alma scivolò fuori dalla coperta, prese il fucile ma lo tenne basso. Camminò nel buio seguendo il suono, e trovò—oltre il cerchio—un carro mezzo inclinato, una ruota spezzata come un osso.

Una figura stava china, e borbottava.

Alma non si avvicinò troppo. «Ehi. Chi sei?»

La figura sobbalzò. Una voce giovane, roca per la polvere: «Non… non sparare. Per favore.»

Alma si accovacciò, lasciando che la luna le mostrasse un viso sporco e un cappello troppo grande. Era una ragazza, poco più grande di Jace, con le mani graffiate e gli occhi pieni di notte.

«Come ti chiami?» chiese Alma.

«Nell,» rispose lei. «Nell Harper.»

Tom comparve alle sue spalle, silenzioso come un gatto. «Da dove sbuchi, piccola?»

Nell abbassò lo sguardo. «Da un guaio.»

Alma ascoltò. Non solo le parole: il modo in cui Nell respirava, a scatti, come se avesse corso troppo. Il modo in cui guardava a sinistra ogni due secondi, come se qualcuno stesse ancora arrivando.

«Chi ti segue?» domandò Alma.

Nell strinse le labbra. «Uomini. Due. Forse tre. Dicono che ho rubato. Ma io… io ho solo preso indietro ciò che era nostro.»

Tom fece un passo avanti. «Qui non vogliamo grane.»

Alma alzò una mano. «Tom. Aspetta.» Poi, a Nell: «Parla piano. E dimmi tutto. Senza correre. Se corri con le parole, inciampi.»

Nell deglutì. «Mio padre lavorava alla stazione telegrafica di Dry Creek. Aveva messo via soldi per comprare un pezzo di terra. Il caposquadra… li ha presi. Mio padre ha protestato e l'hanno mandato via. Io ho trovato la busta, l'ho presa e sono scappata. Ma loro… loro hanno cavalli freschi.»

Alma chiuse gli occhi un secondo. Una busta di soldi poteva far nascere un incendio in mezzo alla prateria.

Jace arrivò correndo, con la camicia infilata a metà. «Che succede?»

Tom sbuffò. «Succede che abbiamo un ospite e forse anche dei guai in arrivo.»

Nell guardò Jace e poi Alma, come se cercasse un posto dove appoggiarsi. «Non volevo…» la voce le tremò. «Volevo solo che finisse.»

Alma sentì una fitta. Anche lei voleva che finisse, e bene.

«Ascoltami, Nell,» disse, e la sua voce era calma come acqua ferma. «Qui nessuno ti mangia. Ma se davvero ti inseguono, dobbiamo essere intelligenti. E coraggiosi. Non basta uno dei due.»

Nell annuì, mordendosi un'unghia.

Alma guardò la ruota spezzata. «Il carro non va da nessuna parte stanotte. E nemmeno tu. Ti portiamo nel campo. Ma una cosa: la verità deve stare seduta al fuoco con noi. Se mi menti, non posso proteggerti.»

Nell inspirò, e finalmente disse: «La busta è qui.» Si toccò la cintura, sotto la giacca. «Non l'ho aperta.»

Tom fischiò sottovoce.

Alma sollevò lo sguardo verso il buio. Il vento portava odori, e tra quelli… cuoio, sudore di cavallo. Fresco.

«Tom,» sussurrò, «non siamo soli.»

Capitolo 3 — Il guado della paura

All'alba, il cielo era una coperta grigia. Il vento aveva spazzato via la luna e lasciato un silenzio teso. Alma riunì tutti vicino al fuoco spento.

«Ascoltate,» disse. «Abbiamo una scelta: fingere niente e sperare. Oppure muoverci con testa e cuore.»

La signora Peabody incrociò le braccia. «Io scelgo la pancia piena e la testa attaccata al collo.»

«Anch'io,» rispose Alma. «Per questo faremo così: attraversiamo il guado prima di mezzogiorno. La mandria davanti, in fila. Il carro di Nell… lo lasciamo. È rotto. Ma i soldi non restano qui.»

Tom alzò un sopracciglio. «E li porti tu?»

Alma guardò Nell. «Li portiamo insieme. E poi decidiamo cosa è giusto fare, quando saremo al sicuro.»

Jace agitò una mano. «E se quelli arrivano mentre siamo nel fiume?»

Alma si chinò fino a essere alla sua altezza. «Allora non ci facciamo prendere dal panico. Il panico fa più danni dell'acqua. Tu ascolti la mia voce e fai una cosa alla volta. Una. E basta.»

Jace annuì, ingoiando il nodo in gola.

Il fiume, visto da vicino, non era amico. L'acqua era torbida e correva veloce, piena di rami. La riva era fangosa, e la mandria cominciò a muggire nervosa. Una vacca scartò, urtando un vitello, e il vitello strillò.

Alma montò Sombra e entrò per prima, lentamente. Sentì l'acqua salire contro gli stivali, gelida. «Avanti, ragazze,» parlò alla mandria come si parla a una folla testarda. «Piano. Piano. L'acqua non morde.»

Dietro, Tom e gli altri spingevano. Nell camminava vicino ad Alma, con l'acqua fino alle ginocchia, stringendo la giacca come se dentro ci fosse il suo futuro. Jace chiudeva la fila, gli occhi grandi.

A metà guado, un tuono lontano. Non dal cielo: da zoccoli.

Alma si voltò di scatto. Sulla riva da cui venivano, tre cavalieri comparvero come macchie scure nel vento. Uno alzò un braccio.

«EHI!» urlò. «FERMI! Quella ragazza è una ladra!»

La mandria sentì l'urlo e si agitò. Un'onda di corna spinse di lato. L'acqua schizzò. Il vitello strillò di nuovo.

Alma gridò, più forte dell'uomo: «NON FATE MOVIMENTI BRUSCHI! Tom, a sinistra! Jace, resta dietro al vitello!»

Jace fece per correre, poi si ricordò. Una cosa alla volta. Si avvicinò al vitello, parlando piano: «Ehi, piccoletto… guarda me. Guarda me.» Gli mise una mano sul fianco bagnato. Il vitello tremava ma seguì quel contatto caldo.

Tom, sull'altro lato, fischiò e si mosse come un cane da pastore, chiudendo un buco nella mandria.

I cavalieri avanzarono lungo la riva, cercando un punto per entrare. Alma li studiò. Non erano sceriffi. Vestiti troppo puliti per essere uomini che lavorano, ma troppo arruffati per essere signori. E avevano quella fretta negli occhi che non appartiene alla giustizia.

Alma alzò il braccio. «Fermi dove siete! Se entrate qui, spaventate la mandria e vi travolge. E allora nessuno avrà i suoi soldi, capito?»

L'uomo davanti rise. «Sicuro che siano “i suoi”

Alma strinse i denti. «Io so ascoltare le persone. E so ascoltare le bugie. E la tua risata mi dice che non ti importa di Nell. Ti importa della busta.»

Nell sussultò. «Alma…»

Alma la guardò di lato. «Non parlare ora. Respira. Segui il passo.»

I cavalieri si fermarono un attimo, indecisi. Il fiume correva troppo. La mandria era un muro vivo.

Alma ne approfittò. «Avanti!» ordinò al suo gruppo. «Verso l'altra riva. Adesso!»

La mandria, finalmente, sentì la direzione e cominciò a uscire dall'acqua, uno dopo l'altro, sputando fango e fiato. Alma arrivò tra le prime, tirò Sombra su terreno più solido e si voltò per controllare.

Jace uscì con il vitello. Era fradicio, ma in piedi. E sorrise, incredulo, come se non capisse di essere stato coraggioso.

Tom fu l'ultimo. Quando anche lui fu su, Alma fece cenno di muoversi. Non di corsa—la corsa avrebbe acceso la paura. Ma a passo deciso, come gente che sa dove va.

Sulla riva opposta, i cavalieri urlarono insulti. Uno sparò in aria. Il colpo rimbalzò sulle colline come un sasso nel vuoto.

La mandria sobbalzò, ma Alma fischiò e parlò forte. «È solo rumore! Solo rumore!» E il rumore, piano piano, perse i denti.

Capitolo 4 — Il canyon delle decisioni

Nel pomeriggio, si infilarono in un canyon stretto, dove le pareti rosse sembravano due mani giganti pronte a chiudersi. Lì il vento cambiava voce: non era più un ululato, ma un sussurro lungo.

Tom cavalcava accanto ad Alma. «Non possiamo trascinarci dietro quei tre per giorni.»

Alma annuì. «Non lo faremo.»

Jace, poco dietro, origliava senza nasconderlo. Alma lo notò e gli fece un cenno. «Vieni più vicino. Se una cosa ti riguarda, è meglio ascoltarla bene invece di immaginarla.»

Jace arrossì e si avvicinò. «Scusa.»

«Non scusarti per voler capire,» disse Alma. «Scusati solo se fai finta di non sentire.»

Nell camminava con le spalle rigide. «È colpa mia.»

«È colpa di chi insegue con cattive intenzioni,» rispose Alma. «Ma adesso dobbiamo scegliere la strada migliore.»

Arrivarono a una gola dove il canyon si apriva in una specie di anfiteatro naturale. Ciottoli sotto i piedi, cespugli di salvia, e in alto un nido di falco. Alma scese da cavallo e si accovacciò sulla terra. C'erano tracce: ferri recenti, tre cavalli. Erano vicini.

Tom fischiò piano. «Ci hanno trovato il passaggio.»

La signora Peabody si mise le mani sui fianchi. «Io lo dico: cucchiaio o fucile, decido in base all'umore.»

Alma si alzò. «Nessuno spara se non serve. Ma non ci faremo nemmeno mettere in un angolo.»

Guardò la mandria: stanca, assetata. Non poteva farla correre in pieno sole. Doveva usare l'intelligenza, non solo i muscoli.

Il canyon offriva una cosa: eco. Ogni suono rimbalzava e diventava più grande. Alma ebbe un'idea che la fece quasi sorridere.

«Tom, quante campane abbiamo?» chiese.

Tom sbatté le palpebre. «Campane?»

«Quelle per i capi della mandria. E i barattoli della signora Peabody.» Alma indicò i carri. «E qualsiasi cosa che faccia rumore.»

La signora Peabody strinse gli occhi. «Stai per chiedermi di sacrificare i miei barattoli?»

Alma le posò una mano sul braccio. «Solo qualche coperchio. Te li ripagherò con i primi soldi che guadagno. E se mento, puoi inseguirmi col mestolo fino al Messico.»

La donna sbuffò, poi annuì. «Affare fatto.»

In pochi minuti, prepararono un piccolo “concerto”: campane legate a una corda tra due rocce, coperchi appesi, e persino un pezzo di catena. Jace guardava Alma come si guarda un trucco di magia.

«E questo cosa fa?» chiese.

«Fa parlare il canyon,» rispose lei. «E quando il canyon parla, la gente ascolta… e spesso si spaventa.»

Nell strinse la giacca. «E se non funziona?»

Alma la fissò con calma. «Allora improvvisiamo. La resilienza è questo: cadere in avanti, non indietro.»

Si appostarono dietro un masso. Alma sentiva il battito del suo cuore, ma non lo lasciò guidare. Guidò lei.

I tre cavalieri entrarono nell'anfiteatro. L'uomo davanti guardò in giro. «Li sento. Sono qui.»

Alma fece un cenno a Jace, che aveva una fionda fatta con un laccio e un ramo. Non per colpire un uomo—Alma non glielo avrebbe permesso—ma per colpire una pietra sopra la corda.

Jace respirò, ascoltò il vento, e scoccò.

La pietra colpì. La corda si mosse. Le campane e i coperchi esplosero in un frastuono metallico, amplificato dal canyon. Sembrò un'intera mandria di ferraglia che correva verso di loro.

I cavalli dei tre impazzirono. Uno si impennò. Un altro scartò e quasi buttò giù il cavaliere.

«Che diavolo—?» urlò uno.

Tom, nascosto più in alto, fece rotolare un sasso grosso che rimbalzò giù, senza colpire nessuno ma facendo un boato che sembrò una frana.

I cavalieri non aspettarono di capire. Tirarono le redini, pallidi. «Indietro! Indietro!»

Quando furono fuori dal canyon, Alma uscì lentamente, senza trionfo. Solo con un respiro più libero.

Jace scoppiò a ridere, un riso che gli tremava addosso. «Hai spaventato tre uomini con dei coperchi!»

La signora Peabody alzò il mento. «I miei coperchi fanno miracoli. Ricordatelo.»

Nell guardò Alma come se avesse visto una porta aprirsi. «Perché… perché ci aiuti davvero?»

Alma rimase un attimo in silenzio, poi rispose: «Perché qualcuno mi ha aiutata quando ero io quella che scappava. E perché ascoltare una persona spaventata è più importante che giudicarla in fretta.»

Capitolo 5 — Il telegrafo e la verità in tasca

Due giorni dopo, la prateria si addolcì. L'erba divenne più alta e verde, e l'aria smise di graffiare la gola. In lontananza, apparve una linea di pali: il telegrafo. E, vicino, una piccola stazione con il tetto di lamiera che luccicava.

Dry Creek.

Alma fermò la mandria a distanza. «Tom, tu resti con gli altri. Io vado con Nell. E Jace.»

Jace spalancò gli occhi. «Io?»

«Tu sai ascoltare meglio di molti adulti,» disse Alma. «E ho bisogno di qualcuno che mi dica se sente odore di guai prima che io lo veda.»

Jace gonfiò il petto, poi si ricompose. «Va bene. Una cosa alla volta,» mormorò, come un talismano.

Entrarono nel paese. Dry Creek era più polvere che case: un emporio, una stalla, un saloon da cui usciva musica stonata. Qualcuno li guardò senza troppo interesse, poi vide Nell e sussurrò.

Nell abbassò il cappello.

Alma non accelerò. Non voleva dare alla paura il comando.

Arrivarono alla stazione telegrafica. Un uomo magro, con maniche arrotolate e inchiostro sulle dita, alzò lo sguardo. «Posso aiutarvi?»

Nell si bloccò, come se il pavimento le avesse afferrato gli stivali.

Alma parlò per lei. «Cerchiamo il signor Harper.»

L'uomo esitò. «Harper non lavora più qui.»

«Lo sappiamo,» disse Alma. «Ma dove sta?»

L'uomo guardò Nell, e la sua faccia si ammorbidì. «Dietro. Nel retro. Sta sistemando… quello che può.»

Nell fece un passo, poi un altro. Jace le camminava accanto, senza dire niente. Solo presente.

Nel retro, un uomo sedeva su una cassa. Aveva mani grandi e spalle curve, come se il mondo ci si fosse appoggiato sopra. Quando alzò gli occhi e vide Nell, gli si ruppe qualcosa in faccia—e si ricompose subito dopo, come chi non vuole far vedere la crepa.

«Nell?» la voce gli tremò. «Dove sei stata?»

Nell gli corse addosso e lo abbracciò. «Papà… io…»

Alma rimase a distanza, rispettosa. Anche ascoltare significa sapere quando stare zitti.

Dopo un minuto, Nell tirò fuori la busta. «Ho preso questo. È nostro. L'hanno rubato.»

Il signor Harper fissò la busta come fosse una brace. «Non dovevi. Ti avrebbero—»

«Lo so,» disse Nell, e la voce le uscì più dura. «Ma non sopportavo di vederti così. E loro ridevano.»

Alma intervenne, calma. «Signor Harper, tre uomini la inseguono. Non sembrano avere intenzioni pulite. Se questi soldi sono suoi, dobbiamo metterli al sicuro e fare le cose nel modo giusto.»

L'uomo strinse la busta senza aprirla. «Il modo giusto…» rise senza allegria. «Qui il modo giusto dipende da chi ha più amici.»

Jace alzò la testa. «Allora bisogna trovare amici migliori.»

Il signor Harper lo guardò, sorpreso. «E tu chi sei, ragazzino?»

«Uno che ascolta,» rispose Jace, arrossendo subito dopo.

Alma annuì. «Possiamo mandare un messaggio. Al giudice della contea. O allo sceriffo di Red Bluff. Qualcuno che non sia impastato con Dry Creek.»

L'uomo del telegrafo, che aveva seguito in silenzio, disse piano: «Posso inviare un telegramma a Red Bluff. Lo sceriffo là… non prende mazzette. Non che io sappia, almeno.»

Il signor Harper si passò una mano sul viso. «E se quei tre arrivano prima?»

Alma guardò fuori, verso la strada principale. «Allora li teniamo occupati con parole e calma. E con l'attenzione. Le persone violente odiano essere viste per quello che sono.»

Nell tremava. Alma le toccò la spalla. «Respira. Dimmi cosa senti.»

Nell chiuse gli occhi. «Sento…» inspirò. «Sento che non voglio più scappare.»

Alma sorrise. «Quello è coraggio.»

Il telegramma partì con ticchettii rapidi, come pioggia su vetro. Poi non restò che aspettare.

Fu allora che, dal saloon, arrivò un rumore di zoccoli. Tre cavalli. Freschi.

Jace sussurrò: «Odore di guai.»

Alma rispose: «Sì. Ma li ascoltiamo. E non gli regaliamo la nostra paura.»

Capitolo 6 — La fine della pista, in silenzio

I tre uomini entrarono nel retro come se fosse casa loro. L'uomo davanti—quello della risata—si tolse il cappello con un inchino finto. «Eccoci. Che riunione di famiglia commovente.»

Il signor Harper si alzò. Le gambe gli tremavano, ma restò in piedi.

Alma fece un passo avanti, mettendosi tra Nell e gli uomini. Non come un muro. Come una porta chiusa con gentilezza.

«Non c'è niente da prendere qui,» disse.

L'uomo la squadrò. «E tu chi saresti?»

«Una che porta mandrie e mantiene promesse.»

L'uomo ridacchiò. «Allora capisci di soldi. Dacci la busta e nessuno si fa male.»

Alma inclinò la testa. «Ti senti sicuro quando minacci una ragazza e suo padre?»

L'uomo strinse gli occhi. «Mi sento sicuro quando ottengo quello che voglio.»

Jace fece un mezzo passo avanti, poi si fermò. Alma gli posò due dita sul braccio: resta. Ascolta.

Alma parlò forte, perché anche fuori si sentisse. «Tutti qui a Dry Creek sentano bene: questi uomini stanno tentando di prendere con la forza una busta che non è loro. E lo fanno davanti a testimoni.»

Uno dei complici si guardò intorno, nervoso. «Non fare scenate, donna.»

«Le scenate sono rumore,» rispose Alma. «Io sto facendo chiarezza.»

Il telegrafista alzò la voce, tremando ma deciso: «Ho inviato un telegramma allo sceriffo di Red Bluff. Sta arrivando.»

L'uomo della risata fece un passo avanti, rapido. «Allora facciamo in fretta.»

Il signor Harper strinse la busta al petto. Nell lo afferrò per il braccio.

Alma alzò una mano, palmo aperto. «Fermati.» La voce le uscì ferma, e anche lei si stupì di quanto fosse ferma. «Se fai un altro passo, urlerei. E non solo io.»

Da fuori arrivò un mormorio: qualcuno si era avvicinato alla porta. In un paese piccolo, la curiosità è più veloce dei cavalli.

L'uomo esitò. Guardò i suoi compagni. Non voleva testimoni, non voleva una storia che viaggiasse più lontano di lui.

«Maledizione,» sputò. «Va bene. Tenetevi la vostra busta. Ma questa non finisce qui.»

Alma lo fissò negli occhi. «No. Finisce qui. Perché la fine la decidiamo noi, non la tua rabbia.»

Per un attimo sembrò che l'uomo volesse colpirla. Poi udì un rumore in strada: ferri diversi, più pesanti, passo regolare. Una voce: «Spostatevi!»

Lo sceriffo di Red Bluff entrò con due aiutanti. Aveva un distintivo consumato e occhi che non avevano voglia di giochi.

«Chi fa problemi a Dry Creek?» chiese.

L'uomo della risata fece un sorriso che non arrivò agli occhi. «Solo un malinteso, sceriffo.»

Lo sceriffo lo guardò, poi guardò Alma. «E lei chi è?»

«Alma Ríos. Sto finendo una pista. Vorrei finirla in pace.»

Lo sceriffo annuì. «Mi piace come suona.» Poi puntò gli uomini. «Fuori. Tutti e tre. E mi spiegate questa storia con calma. Se mentite, ve ne accorgete.»

Quando li portarono via, Nell lasciò uscire un singhiozzo che sembrava una pietra caduta in acqua. Suo padre la abbracciò forte.

Alma fece un passo indietro. Jace la guardò come si guarda una fiamma che non brucia ma scalda.

«Hai vinto,» sussurrò lui.

Alma scosse la testa. «Abbiamo ascoltato. È diverso.»

Il giorno dopo, Alma e il suo gruppo portarono la mandria al pascolo promesso. L'erba arrivava alle ginocchia, e quando camminavi sentivi il fruscio come una risata segreta. L'acqua del ruscello era chiara e fredda. I cowboy si lasciarono cadere a terra, esausti, e qualcuno pianse senza farsi vedere.

La signora Peabody servì una cena semplice, ma sembrò un banchetto. Jace mangiò come se non avesse mai visto un fagiolo in vita sua. Tom, finalmente, si concesse un sorriso vero.

Nell e suo padre arrivarono nel tardo pomeriggio. Non con un carro nuovo—quello sarebbe venuto dopo—ma con volti più leggeri. Il signor Harper consegnò ad Alma una piccola borsa di monete.

Alma la respinse. «No.»

«Devo,» disse Harper. «Per quello che ha fatto.»

Alma lo guardò, poi guardò Nell. «Allora fate una cosa. Quando vedete qualcuno in difficoltà, ascoltatelo prima di giudicarlo. Questo mi paga meglio.»

Nell annuì, seria. «Lo farò. Te lo prometto.»

Quando il sole scese, il pascolo si riempì di suoni buoni: il ruscello, i grilli, il respiro tranquillo della mandria. Alma si sedette un po' lontano dal fuoco, con Sombra legata vicino. Le accarezzò il collo.

Jace si avvicinò e si sedette accanto a lei senza parlare. Dopo un po', disse: «Alla fine… è davvero finita in dolcezza.»

Alma inspirò l'odore dell'erba umida e del fumo leggero. «Sì. E sai qual è la parte migliore?»

«Quale?»

Alma non rispose subito. Guardò la prateria che si scuriva, enorme e quieta, e sentì che dentro di lei—dopo giorni di polvere, vento e paura—c'era spazio.

Jace aspettò, ascoltando.

Alma sorrise appena, e lasciò che la risposta fosse quello che desiderava da quando la pista era cominciata: un silenzio felice.

Senza pubblicità 3€ al mese

Desidera una lettura senza interruzioni? Sostenga Oh My Tales, rimuova tutte le pubblicità e usufruisca di altri vantaggi inclusi a partire da 3€ al mese.

Vedi i piani e le tariffe
Condividere

segnalare un problema con questa storia

Cosa ne pensi di questa storia?

Esprimi la tua opinione assegnando un voto a questa storia in base a ciò che tu e/o tuo figlio hanno pensato. Grazie in anticipo!

Grazie! Il tuo voto è stato preso in considerazione!

Il quiz: hai capito bene la storia?

Giumenta
Una cavalla adulta, usata spesso per cavalcare o lavorare.
Redini
Le corde o le strisce che servono a guidare un cavallo.
Sbuffando
Fare un suono corto e forte con il respiro, per stanchezza o impazienza.
Mandria
Un grande gruppo di animali da allevamento, come mucche o tori.
Si accucciò
Si è messa a terra piegando le gambe, come per riposare o nascondersi.
Stazione telegrafica
Un posto dove si mandavano messaggi scritti con il telegrafo, molto tempo fa.
Guado
Un punto del fiume poco profondo dove è possibile passare a piedi o a cavallo.
Borbottava
Parlare a bassa voce e in modo scontento, come un mormorio.
Torbida
Che non è limpida, piena di fango o sporco, di solito per l'acqua.
Zoccoli
Le parti dure sotto le zampe dei cavalli e delle mucche, come scarpe naturali.
Deglutì
Ha fatto scendere il cibo o la saliva dalla bocca, spesso per nervosismo.
Cinghie
Strisce di pelle o stoffa usate per legare o tenere insieme cose.
Antenne
Qui usato come paragone: piccole parti che ascoltano l'ambiente, come orecchie attente.

Crea una storia magica e unica per suo figlio!

Create un'avventura personalizzata in pochi minuti dove vostro figlio diventa l'eroe. Con il nostro strumento esclusivo, è facile, gratuito e divertente!

Creare una storia

Scaricate questa storia:

Scarica questa storia in PDF Scarica l'e-book (.epub)

Ricevi nuove storie ogni domenica sera!

Ricevete 7 storie emozionanti e coinvolgenti, adatte all'età e ai gusti di vostro figlio, ogni domenica alle 17:00*. È gratuito e garantito senza spam!
*Email inviato alle 17:00, ora dell'Europa Centrale (CET).
Non amiamo neanche lo spam. Pertanto, ti invieremo solo storie. Potrai disiscriverti quando lo desideri.