Inizio: Il microfono che faceva “prr!”
Leo aveva 6 anni e un papillon grande quasi quanto il suo sorriso. Quel giorno era al circo “Stella Frizzante”, dove le luci sembravano caramelle e l'odore di popcorn faceva venire voglia di cantare.
Dietro il tendone, il direttore, il Signor Rullo, correva avanti e indietro con un foglio tutto stropicciato.
«Oh no… oh no…» borbottava.
Leo si avvicinò in punta di piedi. «Signor Rullo, è finito lo zucchero filato?»
«Peggio!» disse il direttore, con gli occhi spalancati. «Il presentatore ha perso la voce. Ha parlato troppo con un pappagallo chiacchierone!»
Dal fondo si sentì: «Ciao! Ciao! Ciao!» e poi uno starnuto teatrale.
Il direttore si grattò la testa. «Ci serve un presentatore… subito!»
Leo alzò una mano piccola piccola, come una bandierina. «Io posso provare.»
Il Signor Rullo lo guardò, poi guardò il papillon, poi guardò di nuovo Leo. «Tu sei… minuscolo.»
«Sì, ma sono molto… squillante!» disse Leo, e fece una prova: «Signore e signori!»
Il microfono rispose: «Prr!»
Leo sussultò. «Ops.»
Il direttore sospirò, ma sorrise. «Va bene, Presentatore per un giorno. Ti darò una missione semplice: fai ridere, fai sognare… e non far scappare i clown.»
Leo annuì serio serio. «Promesso. Anche se i clown sono veloci.»
Mezzo: Trucco, cappelli e un piccolo “oh-oh”
Nel camerino, la pittrice di facce stava preparando i colori. Si chiamava Nina Pennello, e aveva guance sempre un po' glitterate.
«Ciao, Leo! Vuoi una faccia da tigre, da stelle, o da patata felice?» chiese.
«Patata felice?» Leo rise. «Magari dopo. Ora devo presentare! Però… mi serve un'idea super.»
Nina gli fece l'occhiolino. «Allora ti regalo un dettaglio magico.» Con un pennello sottile gli disegnò una piccola stellina azzurra vicino all'occhio. «Questa è la Stellina del Coraggio. Non fa magie vere… ma ti ricorda che puoi farcela.»
Leo si guardò nello specchio. «Sembra che io stia per dire una battuta.»
«Esatto!» disse Nina. «E ricordati: se sbagli, fai un inchino. Gli inchini aggiustano tutto.»
Leo corse verso le quinte. La musica iniziò: tum-tum-tà! Le luci giravano come trottole.
Entrò in pista con un microfono più grande della sua mano. «Buonaseraaa! Benvenuti al circo Stella Frizzante!» disse. Il microfono, per fortuna, non fece “prr”. Solo un piccolo “bip” timido, come un pulcino.
Dal pubblico arrivò un “Oooh!”
Leo continuò: «Stasera vedrete cose incredibili: salti, risate… e forse un elefante che pensa di essere una ballerina!»
Dietro le quinte, un elefante con un tutù rosa fece un passo e disse: «Plof.» Era il suo modo di dire “pronto”.
Il primo numero andò liscio: i giocolieri lanciarono palline colorate come frutti volanti. Leo annunciò i clown.
«E ora… i Fratelli Sgambetto!»
I clown entrarono e uno scivolò su una buccia di banana finta. «Ehi! Questa banana è… troppo realistica!» gridò. Il pubblico rise forte.
Poi arrivò il momento del numero speciale: il “lancio di cappello in dolcezza”. Era la tradizione del circo: il presentatore lanciava il suo cappello su un palo, pianissimo, senza farlo cadere a terra. Un gesto semplice, ma pieno di applausi.
Il Signor Rullo spuntò dietro una tenda. «Leo, è il tuo momento!»
Leo deglutì. Il suo cappello era un cilindro nero, lucido, un po' pesante. Il palo, in mezzo alla pista, sembrava altissimo… come una giraffa che non finisce mai.
Nina Pennello gli fece un cenno dal lato. «Stellina del Coraggio!» mimò, toccandosi la guancia.
Leo inspirò. «Signore e signori… adesso farò un lancio di cappello… in dolcezza!»
Fece un passo, poi un altro. Alzò il cappello con due mani, come se fosse una torta delicata. «Piano piano…»
Lanciò. Ma il cappello non volò come un uccello elegante. Fece: flop… e atterrò sulla testa dell'elefante ballerina.
Silenzio.
L'elefante sbatté le ciglia, poi fece un inchino lentissimo, con il cappello in testa e il tutù che tremava.
«Plof!» disse, orgoglioso.
Il pubblico esplose in una risata felice. Un clown sussurrò: «È il nuovo numero! Elefante-cappello!»
Leo arrossì. «Ehm… era… una sorpresa!»
Fine: Un applauso che accende la speranza
Dietro le quinte, Leo si sentiva un po' piccolo. «Ho sbagliato…» disse al direttore.
Il Signor Rullo gli mise una mano sulla spalla. «Hai fatto ridere e nessuno si è fatto male. Qui al circo, a volte gli errori diventano stelle.»
Nina arrivò con un pennello in mano. «E poi, guarda!» Gli mostrò il cappello: dentro c'era rimasta una piuma rosa del tutù. «Ora è un cappello con un segreto buffo.»
Leo tornò in pista per salutare. L'elefante gli restituì il cilindro con un colpetto delicato della proboscide, come se fosse una carezza.
«Plof,» disse, che voleva dire: “Vai, presentatore.”
Leo si mise al centro. «Grazie di essere venuti! Quando le cose non vanno perfette… possiamo comunque sperare e riprovare. Anche con un cappello un po' testardo!»
Il pubblico applaudì. Le luci brillavano come stelle in festa. Leo guardò la sua stellina azzurra nello specchio del microfono.
Fece un inchino, proprio come aveva detto Nina. E sul viso gli spuntò un sorriso timido, piccolo e caldo, che sembrava dire: “Domani ci riprovo.”