Parte 1: Il tendone che ride
Tommaso aveva cinque anni e una cosa molto seria da fare: entrare nel circo come “aiutante super speciale”. Lo diceva anche il suo cappellino rosso, un po' storto, che sembrava sempre salutare.
Il Circo Stellallegra era arrivato in paese con carri colorati, bandierine che facevano “flap flap” e un profumo di zucchero filato che si infilava nel naso e faceva venire voglia di sorridere.
Dietro al tendone, tutto era un gran “pum, pam, puf”: corde, cerchi, scatole, piume, e un elefante finto di cartone che nessuno sapeva dove mettere.
Tommaso camminava piano, con gli occhi grandi. “Wow… è come entrare in una torta piena di sorprese!”
“Ehi, piccolo esploratore!” disse una voce squillante.
Davanti a lui comparve un clown con un naso rosso grande come una ciliegia. Aveva i pantaloni a pois e le scarpe lunghissime, che facevano “ciac ciac” sul pavimento.
“Mi chiamo Pasticcio!” annunciò il clown, facendo un inchino così profondo che la parrucca gialla gli scivolò sugli occhi. “Ops! Questa parrucca vuole giocare a nascondino.”
Tommaso rise. “Io sono Tommaso. Posso aiutare?”
“Certo!” Pasticcio tirò fuori da una tasca… una trombetta. Poi un cucchiaio. Poi una carota. Poi una calza. “Ah, ecco! Ho trovato… niente. Avevo perso la mia lista.”
“Che lista?”
“La lista delle cose importanti di oggi!” Pasticcio sospirò in modo esagerato. “Numero uno: far ridere. Numero due: non inciampare. Numero tre:… non inciampare di nuovo.”
Tommaso annuì serio-serio. “Posso aiutarti a non inciampare?”
Pasticcio si mise una mano sulla fronte. “Che idea geniale! Ma prima… tu hai un sogno da circo?”
Tommaso ci pensò. “Io vorrei… una capa… no, una cappa! Una cappa paillettata. Come un mago!”
“Una cappa paillettata!” Pasticcio fece finta di svenire, poi si rialzò subito. “Serve subito un laboratorio segreto. Seguimi, ma attento: qui le scope ballano.”
Infatti, una scopa appoggiata al muro cadde piano piano, come se si inchinasse. Tommaso la rimise su. “Ciao, scopa.”
La scopa rimase ferma. Però sembrava soddisfatta.
Arrivarono in una piccola stanza dietro le quinte. C'erano stoffe appese, nastri, bottoni e una macchina da cucire che faceva “trrr trrr”, anche se nessuno la toccava.
“Ecco il nostro angolo magico!” disse Pasticcio. “Qui si inventano sogni… e a volte anche calzini spaiati.”
Tommaso toccò una stoffa blu scura. “Questa sembra un pezzetto di cielo.”
“Perfetta per una cappa!” Pasticcio prese un sacchetto di paillettes argentate. “Queste sono stelline piatte. Non volano, ma luccicano.”
Tommaso spalancò la bocca. “Posso attaccarle io?”
“Ma certo!” Il clown gli diede una ciotolina di colla. “Con calma, eh. La colla è appiccicosa come una battuta che non vuole andare via.”
Tommaso iniziò a spalmare la colla e a posare le paillettes. Una a una, come se stesse seminando scintille.
Fuori, dal tendone, arrivò un suono di tamburo. “BUM BUM!”
“Si prova lo spettacolo!” disse Pasticcio. “Oggi ci sarà un momento speciale. Il Direttore vuole una sorpresa finale.”
Tommaso continuò a lavorare, con la lingua un po' fuori per concentrarsi. “La mia cappa sarà una sorpresa?”
“Se luccica abbastanza da abbagliare una torta, sì.” Pasticcio fece l'occhiolino.
Tommaso si sentì caldo nel petto, come una piccola lampadina accesa. “Allora la faccio luccicare tantissimo!”
Parte 2: Paillettes in fuga e nasi che starnutiscono
Dopo un po', Tommaso aveva attaccato tante paillettes. La stoffa brillava come una pozzanghera di stelle.
“Bravo!” disse Pasticcio. “Ora serve il bordo. Un nastro, magari rosso. Il rosso fa sempre effetto ‘ta-daa'.”
Tommaso guardò il tavolo. “Dov'è il nastro rosso?”
Pasticcio frugò in una scatola. Ne uscì un coniglietto di peluche con un cappello. “Questo non è un nastro… anche se fa il mago.”
Tommaso rise. “Guarda, ha la faccia seria!”
“Serissima!” Pasticcio parlò al peluche. “Signor Coniglio, ci presta il nastro?”
Il peluche non rispose, ma sembrò più serio.
Tommaso cercò in un'altra scatola. Trovò un rotolo rosso… ma appena lo tirò, il rotolo scappò via!
“Ehi!” Tommaso lo inseguì.
Il nastro rosso rotolava per il corridoio come una salsiccia impazzita. “Vrrr!”
Pasticcio corse dietro, con le scarpe lunghe che facevano “ciac-ciac-ciac!” “Fermo lì, nastro birichino!”
Il nastro girò l'angolo e finì… in mezzo alla pista, proprio mentre provavano i numeri!
Un giocoliere stava lanciando tre clave. Una clava vide il nastro, fece “oh!” (quasi) e cambiò traiettoria. Tommaso si bloccò.
“Ops!” sussurrò.
Una clava atterrò su un tappeto morbido. “Plof.” Nessuno si fece male, ma il giocoliere si fermò e guardò.
“Chi ha portato un serpente rosso in pista?” chiese, sorridendo.
“È il mio nastro!” disse Tommaso, arrossendo. “Scusate, è scappato.”
Il Direttore del circo, con una giacca brillante e un cilindro alto, si avvicinò. Aveva baffi arricciati e occhi gentili.
“Nel mio circo,” disse, “anche i nastri hanno voglia di fare spettacolo. Ma bisogna guidarli, come si guida un sogno.”
Tommaso abbassò un po' la testa. “Io volevo solo fare una cappa.”
Pasticcio si inginocchiò accanto a lui. “E lui la sta facendo benissimo. Solo che il nastro vuole correre la maratona.”
Il Direttore rise piano. “Allora facciamo così. Tommaso, vieni con me dietro le quinte. Ti mostro dove dormono i nastri quando sono stanchi.”
Tommaso seguì il Direttore. Dietro un grande baule, c'era un gancio pieno di nastri arrotolati, come lumache colorate.
“Ecco,” disse il Direttore. “Questo è il loro albergo. Il tuo nastro è un po' agitato, ma possiamo calmarlo.”
Tommaso prese il nastro rosso e lo tenne fermo con le mani. “Shhh. Va tutto bene. Torniamo a casa.”
Pasticcio annusò l'aria. “Sento odore di… starnuto!”
“Ehm… achoo!” fece Pasticcio di colpo, e il suo naso rosso vibrò come una campanella. “Achoo! Scusate… le paillettes mi fanno il solletico.”
Con quello starnuto, una pioggia di paillettes volò in aria, perché Pasticcio aveva ancora un sacchettino aperto in tasca. “Frshhhh!”
Le paillettes scesero lente, come neve brillante, e si appiccicarono dappertutto: sul cappello del Direttore, sulle sopracciglia del giocoliere, perfino sul cartello “USCITA”, che diventò “USCITA LUCCICANTE”.
Tommaso scoppiò a ridere. “Sembra che il circo si sia vestito da festa!”
Il Direttore guardò la sua giacca, ora più scintillante di prima. “Non mi dispiace affatto. Anzi, sembra un segnale: oggi sarà una serata speciale.”
Pasticcio fece un altro starnuto piccolo, ma trattenuto. “A… a… a…” si tappò il naso. “No, no, niente. Ho promesso di non sparare paillettes.”
Tommaso tornò al laboratorio con il nastro rosso, sentendosi un po' più coraggioso. “Non è grave se succedono cose buffe.”
“Nel circo,” disse Pasticcio, “le cose buffe sono il pane. E tu hai appena sfornato una pagnotta gigante.”
Tommaso sorrise e cucì il nastro con l'aiuto del clown, che faceva finta di parlare con la macchina da cucire.
“Cara macchina, cuciamo dritto, eh.”
La macchina rispose con un “trrr” molto serio.
Quando la cappa fu finita, Tommaso la sollevò. Era blu come il cielo della sera, piena di paillettes argento e con un bordo rosso che sembrava dire “guardami!”
“È bellissima,” sussurrò Tommaso.
Pasticcio applaudì piano. “È la cappa più ‘ta-daa' che abbia visto oggi. E oggi ho visto anche un cane equilibrista.”
Parte 3: La pista, la rima e il soffio di fierezza
Arrivò la sera. Il tendone era pieno di bambini e grandi. Le luci erano gialle e calde. La banda suonava “pam-pam-pam”, e l'aria sapeva di popcorn e risate.
Tommaso era dietro le quinte, con la cappa addosso. Gli arrivava quasi alle caviglie. Quando si muoveva, faceva “fru-fru” e scintillava come un pesciolino nel sole.
“Sei pronto, piccolo mago?” chiese il Direttore.
Tommaso deglutì. Aveva un nodo in gola, come quando si tiene stretto un palloncino e si teme che voli via.
“Ho un po' di paura,” disse piano.
Pasticcio gli mise una mano sulla spalla. “La paura è una farfalla nello stomaco. Se le parli gentile, diventa una farfalla che fa il tifo.”
Tommaso respirò. “Ok… farfalla, stai calma.”
Dal sipario arrivò la voce del Direttore. “Signore e signori, prima del gran finale… una piccola sorpresa!”
Tommaso guardò Pasticcio. “Io cosa devo fare?”
“Cammini fino al centro,” disse Pasticcio. “Fai un giro. Mostri la cappa. E poi… dici la tua rima finale. Quella che inventi tu.”
Tommaso sgranò gli occhi. “Una rima? Ma… io non l'ho ancora inventata!”
“Le rime,” sussurrò Pasticcio, “arrivano quando le chiami. Come i gatti. Pspsps!”
Tommaso ridacchiò, ma il cuore batteva forte: tum tum tum.
Il Direttore aprì un pochino il sipario. “Vai, Tommaso.”
Tommaso fece un passo. La luce lo abbracciò. Il pubblico era un mare di facce. Alcune sorridevano. Alcuni bambini avevano gli occhi tondi come biglie.
Tommaso pensò: “Se sbaglio? Se inciampo? Se la cappa mi fa il solletico?”
E poi vide Pasticcio dietro il sipario, che mimava un inchino e faceva una faccia buffa, con il naso rosso che brillava ancora di paillettes.
Tommaso rise piano. Fece un altro passo. E un altro.
Arrivò al centro della pista. Il tappeto era morbido sotto i piedi. Sentì la musica fermarsi, come se anche lei trattenesse il fiato.
Tommaso aprì le braccia e la cappa si allargò come ali. “Fruuu!”
Un “oooooh!” dolce uscì dal pubblico.
Tommaso fece un giro su se stesso. Le paillettes scintillarono e disegnarono cerchi di luce. Il bordo rosso sembrava una risata.
Poi si fermò. Ora era il momento della rima.
Le parole gli vennero in mente guardando la sua cappa, il clown, le luci e la faccia gentile del Direttore. Pensò a quando il nastro era scappato e lui l'aveva riportato indietro. Pensò a quella farfalla nello stomaco.
Tommaso alzò il mento e disse, chiaro:
“Se ho paura, io non mi nascondo:
respiro forte… e brillo nel mondo!”
Per un secondo ci fu silenzio. Poi esplose un applauso grande, come un temporale di mani: “CLAP CLAP CLAP!”
Tommaso sentì le guance calde. Il nodo in gola si sciolse. E dentro il petto, quella lampadina diventò un sole piccolo ma fortissimo.
Il Direttore entrò in pista e gli fece un inchino. “Bravissimo, Tommaso. Questa è magia vera.”
Pasticcio arrivò correndo e… inciampò. Ma inciampò bene: fece una capriola perfetta e atterrò seduto, proprio davanti a Tommaso.
“Tadaaa!” disse Pasticcio, con aria soddisfatta. “Visto? Numero due e numero tre della mia lista: inciampare… ma con stile!”
Il pubblico rise ancora più forte.
Tommaso aiutò Pasticcio ad alzarsi. “Sei buffissimo.”
“E tu sei coraggiosissimo,” rispose il clown. “E luccichi anche senza paillettes.”
Dopo lo spettacolo, dietro le quinte, Tommaso si guardò in uno specchio un po' macchiato. La cappa brillava, ma brillava anche lui, negli occhi.
Il Direttore gli diede un piccolo distintivo a forma di stella. “Per la fiducia,” disse. “Perché hai creduto in te stesso.”
Tommaso lo strinse nel pugno. Fece un respiro lungo e felice, come un soffio che spinge una barchetta.
“Domani,” disse Tommaso, “posso aiutare ancora?”
“Domani,” disse Pasticcio, “ci serve qualcuno che parli alle scope ballerine. Tu sembri perfetto.”
Tommaso rise. “Va bene! Però… niente nastri che scappano.”
Pasticcio alzò un dito. “Promesso! Se scappano, li facciamo correre in pista… ma con un biglietto.”
Tommaso uscì dal tendone con la sua cappa piegata sulle braccia. La notte era fresca e calma. In cielo c'erano stelle vere, e sembravano fare l'occhiolino alle paillettes.
Camminando, Tommaso sentì ancora quel soffio di fierezza dentro di sé. Non era rumoroso. Era dolce, caldo, e diceva:
“Puoi farcela. E puoi brillare.”