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Fantasy umoristico 11/12 anni Lettura 18 min. Disponibile in audiostoria

Le magiche disavventure di Lora e Ugo

Lora Cincillà, una giovane maghetta di Bizzaroville, affronta una serie di divertenti disavventure magiche insieme al suo migliore amico Ugo, mentre tentano di gestire incantesimi imprevisti e oggetti magici bizzarri nella loro scuola. Tra risate e pasticci, imparano che anche gli errori possono portare a momenti indimenticabili.

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Ci sono 2 personaggi principali: Lora Cincillà, una ragazza di 11 anni con capelli ricci e ribelli, che indossa una tunica blu leggermente consumata e tiene una vecchia matita come bacchetta magica, e Ugo Spicciapaglia, un ragazzo di 11 anni, magro, con occhiali storti e un sorriso malizioso, che indossa una camicia a righe e pantaloni troppo larghi. La scena si svolge nella cucina di Lora, colorata, con muri giallo chiaro e scaffali pieni di barattoli di marmellata e oggetti magici. Lora mescola ingredienti per il suo Incantesimo Frizzantino mentre Ugo cerca di evitare le bolle che scoppiano intorno a loro, creando un'atmosfera gioiosa e magica. segnalare un problema con questa immagine

La versione audio è disponibile gratuitamente per questa storia:

Durata dell'audiostoria: 19:13

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Capitolo 1: Un Incantesimo Troppo Frizzante

Nella cittadina di Bizzaroville, ogni mattina profumava di pane tostato e magia. Era un posto dove le scope volanti si parcheggiavano davanti alle panetterie e le rane parlanti litigavano con le paperelle magiche per il posto migliore alla fontana. In questa città, nessuno si stupiva più di tanto se una nuvola decideva di piovere solo caramelle o se i gatti indossavano cappelli a cilindro per andare a scuola.

Tra le vie tortuose di Bizzaroville abitava la giovane apprendista maghetta Lora Cincillà, una ragazzina dai capelli ribelli e dagli occhi sempre curiosi. Lora aveva undici anni e mezzo, ma si ostinava a dire di averne dodici “perché fa più magico”. Frequentava la Scuola di Magia Casareccia, dove imparare incantesimi era quasi più difficile che scoprire chi aveva mangiato l'ultima fetta di torta nella mensa degli stregoni.

Accanto a lei, come ombra e come sole, c'era il suo migliore amico Ugo Spicciapaglia: magro, con gli occhiali sempre di traverso e una pigrizia proverbiale, compensata da una fantasia esplosiva. E soprattutto, Ugo era l'unico che riusciva a interpretare i disastri magici di Lora come opere d'arte impreviste.

Era proprio una mattina come tante, quando Lora si era svegliata con una nuova idea: “Oggi preparerò il famoso Incantesimo Frizzantino!”.

“Sei sicura?” chiese Ugo, con la voce ancora un po' impastata dal sonno. “Ricordi cos'è successo l'ultima volta che hai provato a incantare qualcosa?”

Lora si guardò intorno. Sul comodino, un calzino stava ancora applaudendo silenziosamente ogni volta che qualcuno entrava in camera. “È solo un dettaglio”, rispose lei con un sorriso malizioso. “Questa volta andrà tutto bene. Forse.”

Si infilò la tunica blu sbiadita, raccolse la bacchetta (che era in realtà una vecchia matita, ma lei sosteneva che “funzionava meglio così”) e scese le scale saltellando, inciampando sul tappeto magico che, per dispetto, aveva deciso di allungarsi proprio in quel momento.

Scese in cucina e trovò la madre che discuteva animatamente con una teiera che borbottava canzoncine di protesta. “Lora, non fare esperimenti sopra il tavolo, per favore. E ricordati di dare da mangiare al drago da comodino!”

“Sì, mamma!” gridò Lora, già pronta con il taccuino degli incantesimi e il barattolo delle Essenze Frizzanti appena rubato dalla dispensa.

Ugo arrivò poco dopo, trascinando la sua cartella magica che sputava fuori libri e barrette di cioccolato ogni volta che si apriva. “Allora, come funziona questo Incantesimo Frizzantino?”

Lora si schiarì la voce con fare importante: “È semplicissimo! Si mescolano tre gocce di essenza di limone magico, una piuma di pappagallo arcobaleno, e si recita la formula: ‘Scoppiettina, Frizzantina, regalami una mattina scintillina!'”.

Ugo guardò dubbioso la piuma che cambiava colore da sola e la bottiglietta che sembrava già voler esplodere. “Cosa dovrebbe succedere?”

“In teoria, ci farà diventare pieni di energia per tutta la giornata! In pratica… beh, lo scopriremo insieme!”

Capitolo 2: Tutto si Gonfia

Lora sistemò con attenzione gli ingredienti sul tavolo e Ugo si nascose prudentemente dietro una sedia (per sicurezza, disse lui, “non si sa mai”). Cominciò a mescolare gli ingredienti mentre la teiera di casa canticchiava “Oh, che bella magia”.

La piuma di pappagallo fece un saltino, l'essenza di limone sfrigolò e la formula pronunciata da Lora rimbombò nella cucina come un tuono in miniatura. Per un attimo, tutto fu silenzio.

Poi, dal barattolo iniziò a uscire una nuvola di bolle colorate che si misero a svolazzare ovunque. Una bolla colpì la lampada, che iniziò a fluttuare come una medusa. Un'altra bolla colpì Ugo, che per cinque secondi rimase con il naso a forma di trombetta, emettendo un suono ridicolo ogni volta che respirava.

“Lora… Penso che… hiiiip! Qualcosa non sia andato come pensavi!” disse Ugo tra una risata e un singhiozzo.

La cucina si riempì in fretta di bolle impazzite che, toccando gli oggetti, li facevano gonfiare all'improvviso: le sedie si gonfiarono come palloni, la tovaglia diventò una vela, il drago da comodino si gonfiò come un pallone da calcio, rotolando felice sotto il tavolo.

La madre di Lora entrò proprio in quel momento, guardando la scena con lo sguardo di chi ormai non si stupisce più di nulla. “Lora, ti avevo detto di non fare esperimenti sopra il tavolo. E ora chi sgonfia la credenza?”

“Mamma, giuro che avevo controllato la formula… forse ho confuso ‘scintillina' con ‘scoppiettina'.”

Ugo, che aveva ormai la voce di Paperino, ridacchiò: “Almeno ora abbiamo una casa super imbottita!”

Fu allora che la porta della cucina si spalancò di botto. Fuori, la strada era invasa da bolle giganti che galleggiavano sopra le case e facevano a gara a chi si gonfiava di più. Il sindaco passava su una sedia a rotelle magica che adesso sembrava una mongolfiera.

“Eh, forse è meglio se andiamo a scuola a piedi oggi…” sussurrò Lora.

Capitolo 3: Il Guanto dell'Invisibilità (quasi)

Lungo il tragitto per la Scuola di Magia Casareccia, Lora e Ugo schivavano bolle giganti e bambini che cavalcavano cucchiai volanti. La scuola si trovava ai margini della città, tra una foresta di alberi che puzzavano di cioccolato e un lago in cui i pesci sapevano giocare a dama.

Appena arrivati, Lora scoprì che la sua gaffe mattutina aveva già fatto il giro di tutta la scuola. “Ehi, Lora Bolle!” la salutò con gentile derisione Ulisse, il ragazzo più popolare della classe, mentre la sua banda scoppiava a ridere.

Ugo si chinò all'orecchio dell'amica: “Non ti preoccupare, oggi nessuno se la prenderà con te. Sono troppo occupati a rincorrere le sedie gonfiate.”

Tuttavia, Lora non era il tipo da lasciarsi scoraggiare. “Vieni, Ugo. Ho un'idea per la lezione di oggetti magici: userò il Guanto dell'Invisibilità!”

“Quello con le istruzioni che hai trovato disegnate su una tovaglietta da bar?” domandò Ugo, dubitando che ne potesse uscire qualcosa di buono.

“Sì, ma stavolta sono sicura che funzionerà.”

Entrarono nell'aula della professoressa Griccia, una donna così magra e allampanata che sembrava potesse volare via con una folata di vento, e così severa che persino i fantasmi tremavano al suo passaggio.

“Oggi, ragazzi, vi insegnerò a utilizzare gli oggetti magici senza farsi notare. Gli oggetti magici sono strumenti utili, ma ricordate: nessun oggetto è perfetto, specialmente se lo usa qualcuno che ha la tendenza a… come dire… sbagliare leggermente le formule.”

Tutti guardarono Lora.

Lora infilò il Guanto dell'Invisibilità, una specie di guanto da forno con ricamate sopra delle faccine buffe. Pronunciò la formula, ma sentì solo una strana sensazione di solletico.

“Vedi qualcosa?” chiese Ugo.

“Beh…” rispose Lora, guardandosi la mano. Era sparita… ma solo quella!

La classe scoppiò a ridere. “Wow, ora sei la Mano Fantasma!” urlò Ulisse.

Lora non si diede per vinta. Provò a sventolare la mano invisibile. Ma il guanto cominciò a fare il solletico a chiunque toccasse, scatenando epidemie di risate incontrollabili tra i compagni.

Persino la professoressa Griccia, dopo aver cercato inutilmente di mantenere un'espressione severa, alla fine dovette sedersi per non scoppiare a ridere di fronte alla scena di venti ragazzini che si contorcevano dalle risate.

Quando la lezione finì, Lora e Ugo si ritrovarono seduti sotto un albero di caramelle, ancora con il guanto che di tanto in tanto emetteva una pernacchia.

“Non era proprio l'effetto che speravo,” sospirò Lora.

“Ma almeno hai dato una lezione di buon umore a tutta la scuola,” la rassicurò Ugo.

Capitolo 4: La Missione della Marmellata Volante

Nel pomeriggio, la scuola fu improvvisamente invasa da un odore irresistibile di marmellata. La professoressa Griccia chiamò Lora e Ugo nel suo ufficio.

“Mi dispiace disturbarvi, ma abbiamo un'emergenza. Qualcuno ha liberato il Barattolo di Marmellata Volante nella dispensa della scuola. Ora gira per i corridoi, ricoprendo tutto di marmellata e lasciando enigmi appiccicosi sul suo cammino. E… indovinate un po'? Solo chi possiede la Mano Fantasma può catturarlo!”

Lora sussultò. “Io… beh, in teoria… potrei farcela.”

“E io ti aiuterò!” disse Ugo con entusiasmo, anche se sapeva che ogni impresa con Lora finiva sempre in modo imprevedibile.

Armati di guanto, taccuino e molta (forse troppa) fiducia in sé stessi, i due amici si lanciarono alla ricerca del barattolo impazzito.

Seguendo una scia di marmellata che si arrampicava sui muri e persino sul soffitto, arrivarono nel corridoio delle pozioni. Il barattolo galleggiava, ronzando felice, e ogni tanto lanciava cucchiaiate di marmellata addosso a chiunque si avvicinasse troppo.

Lora si avvicinò silenziosamente con la Mano Fantasma, ma il barattolo, percependo il pericolo, iniziò a volare in tondo emettendo strani enigmi:

“Per catturarmi, devi rispondere:

Qual è la cosa che più appiccica ma non si vede?”

Ugo sussurrò: “La simpatia?”

Lora rispose con sicurezza: “L'amicizia!”

Il barattolo si fermò, esitante, e invece di scappare, si avvicinò curioso. Lora con un colpo fulmineo (e qualche risata) lo afferrò con la mano invisibile. Il barattolo si arrese, spruzzando un ultimo sbuffo di marmellata ai piedi di Ulisse, che passava di lì per caso (finendo capovolto in una macchia appiccicosa e rossa).

Trionfanti, Lora e Ugo portarono il barattolo nell'ufficio della Griccia, che per ringraziarli assegnò un'intera settimana senza compiti (promessa che avrebbe ovviamente dimenticato il giorno dopo).

Capitolo 5: Il Circo delle Scope Stonate

Il giorno seguente, Bizzaroville ospitava il grande Circo delle Scope Stonate, una compagnia di scope acrobatiche che si esibivano in numeri impossibili, spesso finendo per spazzare il pubblico invece che il palco.

Lora e Ugo erano stati scelti per partecipare come aiutanti apprendisti. Il compito era semplice: assicurarsi che le scope non inseguano i cani magici che stavano nel parco. Ma con Lora, anche il compito più banale si trasformava in uno spettacolo.

Appena iniziato il numero, Ugo venne immediatamente travolto da una scopa che invece di volare dritta, fece una capriola e lo sollevò per la cintura. Lora provò a fermarla con un incantesimo, ma pronunciò male la parola “frullare” trasformandola in “frollare”. All'improvviso, tutte le scope del circo si misero a ballare la rumba, lasciando il pubblico a bocca aperta e le scope stesse a ridere (avete mai sentito una scopa ridere? Assomiglia molto a un battito d'ali di gufo sotto la doccia).

Il direttore del circo si avvicinò a Lora: “Ragazzina, la tua magia è... ehm… imprevedibile. Sei un'artista nata! Vuoi unirti a noi?”

Lora arrossì. “No, grazie. Forse meglio di no, almeno finché non imparo a distinguere una scopa da una bacchetta.”

Ugo, ancora sospeso a mezz'aria, gridò: “Lora, mi aiuti a scendere? Mi sento un lampadario da salotto!”

La folla applaudì, convinta che fosse tutto parte dello spettacolo. Le scope fecero un inchino e Lora, finalmente, riuscì a liberare Ugo con una nuova magia: questa volta, però, diventò temporaneamente tutto a pois blu. “Meglio pois che piume,” sospirò lui, abbracciando l'amica.

Capitolo 6: Il Segreto del Mago Dimenticone

Pochi giorni dopo, nella scuola arrivò un nuovo insegnante: il Mago Dimenticone, famoso in tutta la regione perché non si ricordava mai dov'era finito il suo cappello. Il suo primo insegnamento fu una lezione di memoria magica, molto utile in una scuola dove anche i libri si dimenticavano ogni tanto di cosa raccontare.

“Ragazzi, oggi impareremo il Sortilegio Ricordino… se solo mi ricordassi dove ho messo la bacchetta… ah, eccola dentro la scarpa!”

Lora ascoltava affascinata. Il Mago Dimenticone mostrò come, con la giusta formula, si potesse ricordare qualsiasi cosa: dalla lista della spesa alle formule complicate di trasfigurazione.

Lora provò l'incantesimo, ma invece di ricordare, iniziò a sentire nella testa la voce di Ugo che le raccontava tutte le barzellette che si erano mai detti. Risultato: scoppiò a ridere nel bel mezzo della lezione, contagiando tutta la classe.

Il mago sorrise. “A volte, ricordare ciò che ci fa ridere è più importante che ricordare una formula perfetta.”

Ugo annuì. “Forse la memoria magica funziona meglio con le cose felici.”

Capitolo 7: L'Invasione degli Strofinacci Parolai

Una sera, mentre i due amici facevano i compiti a casa di Lora, un misterioso pacco bussò (sì, proprio bussò da solo) alla porta. Dentro c'erano venti strofinacci magici, regalo della bisnonna di Lora, famosa per spedire oggetti incantati senza istruzioni.

“Sono solo strofinacci, cosa potranno mai fare?” disse Ugo con eccessivo ottimismo.

Appena aperto il pacco, gli strofinacci saltarono fuori e iniziarono a parlare tutti insieme: “Puliamo qui! Puliamo là! Ma perché non pulite mai le vostre orecchie? E le unghie? E sotto il letto?”

Si spinsero ovunque, criticando il disordine della casa e raccontando barzellette peggiori di quelle di Ugo.

Lora provò a calmarli con un incantesimo di silenzio, ma sbagliò una sillaba e li fece diventare ancora più chiacchieroni. Ora, ogni strofinaccio raccontava la trama di una telenovela inventata.

Ugo, disperato, suggerì: “Forse se li facciamo ridere smetteranno di parlare!”

Così, i due amici misero su uno spettacolo improvvisato di barzellette, magie fallite e numeri da circo, facendo ridere gli strofinacci fino a farli rotolare per terra. Alla fine, sfiancati dalle risate, gli strofinacci si addormentarono.

“Hai visto?” esclamò Lora. “A volte, per risolvere un problema magico, basta una risata.”

Capitolo 8: Il Gran Ballo delle Piante Danzanti

Era tempo del Gran Ballo di Fine Trimestre. In città, tutte le famiglie addobbavano le case con lanterne volanti e le piante magiche preparavano le loro danze migliori.

Lora, ansiosa di non combinare un nuovo pasticcio, aveva deciso di non portare nessun oggetto magico. Ma la sua piantina da scrivania, una Margherita Danzante, decise che voleva assolutamente partecipare.

Senza preavviso, la margherita saltò nella borsa di Lora e, una volta arrivati al ballo, iniziò a ballare la polka sui tavoli, coinvolgendo tutte le altre piante. In un attimo, il salone fu invaso da vasi a ritmo di samba, cactus che facevano il mambo e rampicanti che lanciavano nastri colorati.

La situazione sembrava fuori controllo, ma Ugo ebbe un'idea: “E se suonassimo la musica più lenta che abbiamo?”

Tirarono fuori una vecchia cassetta magica di canzoni rilassanti. Le piante, piano piano, si calmarono e si sedettero ai bordi della pista… tranne la margherita di Lora, che ballava il valzer con un tulipano.

Alla fine della serata, il ballo fu dichiarato il più divertente della storia della scuola. E Lora, orgogliosa, scoprì che a volte la magia migliore è lasciar andare le cose come vengono, senza preoccuparsi troppo.

Capitolo 9: Riflessi e Confessioni

Dopo mille avventure, Lora e Ugo si sedettero sul tetto della scuola, guardando il tramonto che colorava il cielo di rosa e oro.

“Sei sicura di voler continuare a fare la maghetta?” chiese Ugo, sorridendo.

Lora rifletté. “Sì. Perché anche se sbaglio, ogni errore diventa qualcosa di unico. E poi, senza di me, chi farebbe ridere tutta la scuola?”

Ugo rise. “Nessuno. E io mi annoierei tantissimo.”

“Magari un giorno riuscirò a fare un incantesimo giusto al primo colpo,” sospirò Lora.

“Magari no. Ma comunque sei già una maga speciale, lo sai?”

Lora arrossì, poi diede una spintarella amichevole a Ugo. “Basta con le smancerie. Dai, andiamo a cenare prima che i piatti inizino a ballare pure loro.”

Scesero dal tetto, ridacchiando, pronti per nuove avventure e nuovi, irresistibili disastri magici.

Perché a Bizzaroville, la magia non era mai perfetta… ma era sempre, sempre divertente.

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Incantesimo
Un potere magico che viene usato per ottenere un effetto speciale.
Frizzantino
Un aggettivo che descrive qualcosa di frizzante, vivace e allegro.
Apprendista
Una persona che sta ancora imparando un mestiere o una disciplina.
Maghetta
Una giovane maga, una persona che pratica la magia.
Scopette
Una scopa piccola e leggera, spesso usata per la pulizia, ma qui magica.
Marmellata
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