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Fantasy umoristico 11/12 anni Lettura 21 min.

Il patto del salto gentile: le pulci giganti e la marmellata ribelle

Tommaso scopre delle pulci giganti nel cortile e, con l’aiuto della nonna, del postino e della vicina Viola, cerca di domarle inventando un parco salti e negoziando un patto.

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Un ragazzino di 12 anni, viso rotondo con lentiggini, capelli castani arruffati, concentrato e meravigliato, accovacciato vicino a un piccolo parco fatto di scatole di cartone e una stuoia unta di marmellata, traccia una freccia con un gessetto; a sinistra, la nonna di circa 70 anni con capelli grigi raccolti in uno chignon e grembiule a fiori, sorride maliziosa sullo stipite della cucina tenendo un mestolo di legno; a destra una ragazza di circa 12 anni con casco da bici ancora in testa, sorriso birichino e ginocchiere, accovacciata con una mano verso una pulce caduta sul suo cappello; sullo sfondo un postino di circa 50 anni con borsa a tracolla e bicicletta leggermente sollevata agita una busta beige timbrata; ambientazione in un piccolo cortile di periferia con vasi di basilico, un secchio metallico, una stuoia ammaccata, scatole impilate, una rete arancione usata come cancello e un ripostiglio semiaperto; scena umoristico-fantastica: minuscole pulci giganti a misura di nocciola dalle corazze lucenti saltellano in fila verso il "parco salti" segnato a terra, una goccia di marmellata spruzza attirandole mentre bambini e nonna organizzano un tranquillo "Festival del Salto", colori pastello con tocchi dorati sulla marmellata e riflessi bianchi sugli schizzi. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il quaderno delle cose che saltano

Tommaso aveva undici anni e l'aria di uno che osserva tutto, anche quando sembra che stia solo ascoltando il frigo borbottare. In realtà, stava studiando un problema enorme.

Un problema che saltava.

Nel cortile dietro casa, tra i vasi di basilico di nonna Ada e la vecchia stuoia per stendere i panni, comparivano da qualche giorno delle pulci. Fin qui, niente di epico.

Il dettaglio epico era che erano grandi come nocciole. E saltavano come molle impazzite.

Tommaso le aveva viste la prima volta al tramonto. Una zampetta lucida, uno “pof!” nell'aria, e poi una pulce-nocciola atterrata sul secchio con un suono da tappo di bottiglia.

—Questa… non è una pulce normale— aveva sussurrato.

La nonna, dal balcone, aveva risposto tranquilla:

—Se è nel cortile, è normale. Qui anche le formiche sanno fare la fila.

Tommaso aveva aperto il suo quaderno verde, quello dove annotava “cose importanti e/o strane”. Sopra, aveva scritto:

OBIETTIVO DEL GIORNO: DOMARE I SALTI DI PULCE GIGANTI.

Non “catturare”. Non “eliminare”. “Domare”. Perché Tommaso non era un conquistatore. Era un tipo paziente. E poi, in fondo, quelle pulci sembravano più confuse che cattive. Saltavano, sbattevano contro i vasi, rimbalzavano sulle ciabatte. Una volta, una aveva cercato di bere da una pozzanghera e ci era finita dentro con tutta la faccia. Era uscita sputacchiando, offesa.

Il cortile, quel pomeriggio, profumava di bucato e menta. Tommaso si accovacciò vicino alla siepe. Tirò fuori tre cose dalla tasca:

1) una caramella alla menta (per l'eventuale amicizia),

2) un tappo di sughero (per l'eventuale addestramento),

3) una lente di ingrandimento (per sentirsi più professionale).

La prima pulce comparve come un'idea sbagliata: di colpo, senza permesso.

Si fermò sul bordo del vaso di basilico. Aveva zampette sottili e un dorso lucido, come se qualcuno l'avesse lucidato con la cera delle scarpe.

Tommaso fece un respiro lento.

—Ciao— disse, perché a volte la magia del quotidiano comincia con un saluto.

La pulce inclinò la testa. O almeno, fece un movimento che somigliava a “inclinare la testa”. Poi saltò. Non via: su. Un salto così alto che Tommaso perse il senso del cortile per un attimo. Sembrò che il cielo avesse una scala.

—Ok— mormorò lui. —Partiamo da qui. Niente panico. Domiamo i salti.

Dal balcone arrivò la voce di nonna Ada:

—Tommaso! Se una pulce ti ruba la merenda, contratta. Non farti mettere i piedi in testa. O le zampe.

Tommaso segnò sul quaderno: “Le pulci non sembrano interessate alle caramelle. Interessate all'aria.”

E, mentre scriveva, un'altra pulce atterrò vicino al suo quaderno, curiosa come una bambina al mercato.

Tommaso sorrise. I guai, quando arrivano in gruppo, spesso vogliono solo essere ascoltati.

Capitolo 2: La prima lezione di salto (e di umiliazione)

Per domare qualcosa, pensò Tommaso, bisogna capirla. E per capirla, bisogna… guardarla mentre fa la cosa che fa.

Quindi trascinò la stuoia dei panni e la stese in mezzo al cortile, come un campo di addestramento. Poi posò il tappo di sughero al centro.

—Questo è il bersaglio— annunciò, anche se nessuno gli aveva chiesto un discorso.

Le pulci erano almeno sei. Sei nocciole con idee proprie. Saltavano a turni, come se avessero un calendario segreto.

Tommaso provò con la diplomazia.

—Se saltate sul tappo, vi do una caramella— disse, tenendone una tra le dita.

La pulce più vicina lo guardò. Poi saltò. Con precisione.

Atterrò… sul suo naso.

Tommaso incrociò gli occhi. Sentì un solletico e un peso minuscolo, ma deciso.

—Ehi! Non era quello il tappo— protestò.

La pulce fece un micro saltello, come a dire: “Questo è più divertente.”

Tommaso rimase fermo. Era un osservatore calmo, ma anche un essere umano con un naso.

—Va bene— disse, piano. —Non ti soffio via. Però… scendi.

La pulce scese con un salto elegante e atterrò sul quaderno. Le altre, incoraggiate, provarono a fare lo stesso. In pochi secondi, Tommaso sembrò indossare un cappello invisibile fatto di pulci.

Dal balcone, nonna Ada rise.

—Hai un'acconciatura moderna! Si chiama “salta e vai”.

Tommaso, con una mano, cercò di non agitarsi. Con l'altra, offrì la caramella.

Una pulce la annusò e fece una smorfia. Sì: una smorfia. Tommaso era quasi sicuro.

Poi la pulce saltò sulla caramella, ma invece di prenderla… la usò come trampolino.

La caramella volò e finì nel secchio dell'acqua per lavare i pavimenti.

—Perfetto— disse Tommaso, con la voce di chi si parla da solo per non urlare. —Avete appena inventato il “salto assistito”.

Allora cambiò strategia. Se le pulci volevano saltare, lui avrebbe usato il salto come lingua comune.

Prese un gessetto (non si sa mai: i cortili sono pieni di gessetti misteriosi) e disegnò sul pavimento una serie di cerchi: piccolo, medio, grande, grandissimo.

—Ok. Livelli— disse. —Facciamo un gioco: chi atterra nel cerchio giusto, vince.

Le pulci lo guardarono. Poi saltarono tutte insieme.

Atterrarono nei cerchi… ma in ordine sbagliato. E si misero a rimbalzare da un cerchio all'altro come palline da flipper.

Tommaso provò a seguire il ritmo e si ritrovò a ridere. Una risata vera, non quella “educata” che si fa quando un adulto racconta una battuta vecchia.

—Siete tremende— ammise. —E anche… geniali.

Fu allora che sentì un suono strano, come un “tac” leggero, ripetuto. Proveniva dalla siepe.

Qualcosa stava arrivando.

Qualcosa che non saltava per gioco.

Capitolo 3: Il postino incantato e il Regolamento Non Ufficiale

Dalla siepe emerse il signor Ermete, il postino. Era una persona normale, con una bici normale… tranne per il fatto che la sua bici, quel giorno, sembrava aver letto troppi libri di magia.

Le ruote giravano senza toccare terra, come se la bici galleggiasse su una strada invisibile. E ogni volta che il signor Ermete suonava il campanello, usciva una piccola nuvola di coriandoli.

—Buon pomeriggio— disse il postino, con la serietà di chi consegna bollette come fossero pergamene antiche. —C'è posta. E… vedo che c'è… salto.

Tommaso indicò le pulci che rimbalzavano sulla stuoia.

—Sto cercando di domarle.

—Ah— fece il postino. —Allora serve questo.

Dalla borsa tirò fuori una busta beige con un timbro che non era della posta. Era un timbro a forma di cucchiaio.

Tommaso la aprì. Dentro c'era un foglio con scritto, in una calligrafia elegante:

REGOLAMENTO NON UFFICIALE PER LA GESTIONE DI ANOMALIE DOMESTICHE.

Punto 1: Non urlare. Le anomalie si nutrono di confusione.

Punto 2: Non inseguire. Le anomalie credono di essere in un gioco e vincono sempre.

Punto 3: Offrire un patto. Anche le stranezze rispettano i patti, se sono chiari.

In fondo, una nota: “Se il problema salta, non saltare più forte. Salta meglio.”

Tommaso alzò lo sguardo.

—Chi me l'ha mandato?

Il signor Ermete si strinse nelle spalle.

—Io consegno. Non domando. Però… — abbassò la voce — …dicono che la vostra nonna, da ragazza, abbia cucinato una minestra capace di far parlare i cucchiai.

Dal balcone, nonna Ada tossì. Una tosse che significava: “Non credere a tutto.”

Tommaso guardò le pulci. Una si era fermata sul cerchio “grandissimo” come se stesse aspettando istruzioni.

—Un patto— mormorò lui, leggendo il regolamento.

Il postino si rimise in sella. La bici fluttuò di qualche centimetro.

—In bocca al… salto— disse. Poi suonò il campanello: coriandoli. E via, tra le vie del quartiere, come se fosse la cosa più normale del mondo.

Tommaso tornò al cortile. Si sedette a gambe incrociate, calmo. Guardò le pulci come si guarda una squadra di compagni un po' caotici.

—Sentite— disse. —Io non voglio farvi male. Ma non potete saltare ovunque. Soprattutto non sul naso delle persone.

Una pulce saltò sul quaderno, proprio sulla parola “naso”, come se volesse firmare.

—Vi propongo questo— continuò Tommaso. —Io vi costruisco un posto dove saltare quanto vi pare. E voi… niente salti addosso, niente caramelle-trampolino, niente secchi d'acqua.

Le pulci si guardarono tra loro. O fecero qualcosa che poteva sembrare “guardarsi”. Poi iniziarono a saltare in cerchio, come un piccolo balletto.

—Lo prendo come un sì— concluse Tommaso.

E già gli veniva un'idea: un “parco salti” per pulci giganti. Un luogo con regole e risate.

Ma per costruirlo gli servivano materiali.

E forse… un pizzico di magia da cucina.

Capitolo 4: Il parco salti e la marmellata che non sta ferma

Nonna Ada aveva una credenza piena di cose che sembravano normali solo se non le guardavi troppo a lungo. Barattoli, spaghi, vecchi bottoni, un colino che luccicava come una luna.

Tommaso entrò in cucina con il quaderno sotto braccio.

—Nonna, mi presti delle scatole?

—Dipende— disse lei, mescolando qualcosa in un pentolino. —Scatole per cosa?

—Per un parco… per pulci.

Nonna Ada annuì come se le avesse chiesto “per un progetto di scienze”.

—Nel ripostiglio. E attento: c'è una marmellata che non sta ferma.

—Una marmellata… come fa a non stare ferma?

—Con carattere.

Tommaso trovò nel ripostiglio due scatole di cartone, una rete da arance e un vecchio tappetino di gomma. Perfetto. Tornò in cortile e costruì una specie di percorso: scatola piccola, scatola grande, rete elastica, tappetino come area di atterraggio. Disegnò anche un cartello su carta: “PARCO SALTI – INGRESSO SOLO CON BUONE MANIERE”.

Le pulci si avvicinarono, curiose. Una provò la rete da arance: “boing”. Saltò ancora: “boing boing”. Sembrava contenta.

—Bene— disse Tommaso. —Questo è il vostro posto.

Poi, come se il mondo volesse aggiungere una complicazione per rendere la storia più interessante, dal ripostiglio uscì un barattolo.

Camminava.

Non con gambe. Con piccoli sobbalzi, come se avesse i piedi invisibili. Era la marmellata che non stava ferma. Il barattolo si avvicinò al parco salti e tremò, come se volesse partecipare.

Tommaso lo fissò.

—Tu… sei un problema diverso.

Il barattolo fece “toc toc” sul pavimento, poi saltò. Un salto sorprendente. Atterrò sul tappetino, rimbalzò e quasi centrò la scatola grande.

Le pulci, vedendo un nuovo campione, impazzirono di gioia. Iniziňrono a saltare tutte insieme, seguendo il barattolo come se fosse un allenatore.

—No, no, no— disse Tommaso. —Io volevo ordine. Un patto. Non una… Olimpiade della confusione.

La marmellata fece un altro salto e il coperchio si svitò di mezzo giro. Un profumo dolce invase il cortile.

Le pulci si fermarono di colpo, come congelate da quell'odore. Poi si avvicinarono, lente.

—Ah— capì Tommaso. —Ecco perché saltate. Cercate qualcosa.

Nonna Ada apparve sulla porta con un mestolo in mano.

—Hai incontrato la marmellata ribelle— disse. —È di prugne. Un po' troppo felice.

Tommaso indicò le pulci, che ora giravano attorno al barattolo come se fosse un falò.

—Secondo me sono attirate dal dolce. Forse… hanno fame.

Nonna Ada sollevò un sopracciglio.

—E tu vuoi dare da mangiare a pulci giganti?

—Non voglio— precisò Tommaso. —Voglio fare un patto. Se hanno un motivo per restare nel parco salti… magari smettono di saltare addosso alla gente.

Nonna Ada sorrise, quella specie di sorriso che dice: “Ecco, ci siamo.”

—Allora facciamo una cosa semplice. Niente incantesimi grossi. Solo cucina. La magia più affidabile.

Rientrò e tornò con un piattino: una goccia di marmellata, minuscola.

—Una dose— disse. —Per vedere se vi comportate.

Tommaso posò il piattino nel parco salti, come un premio.

Le pulci lo annusarono. Poi, con una delicatezza quasi comica per delle creature che sembravano molle, si sedettero attorno. Una leccò. Poi un'altra. Nessuna saltò.

Il cortile, per la prima volta, fu… tranquillo.

Tommaso sentì una gioia leggera, come quando finalmente capisci un esercizio difficile.

—Funziona— disse.

E proprio in quel momento, dal cancello arrivò una voce:

—Ma che succede qui? Ho sentito “boing” fino in strada!

Capitolo 5: L'arrivo di Viola e il disastro del “salto più epico”

Era Viola, la vicina di casa. Aveva dodici anni, un casco da bici enorme e l'energia di tre temporali.

—Stai facendo un parco giochi per… — si sporse e vide le pulci — …PULCI?!

Tommaso alzò una mano.

—Non urlare. Regola numero uno.

—Scusa— disse Viola, ma lo disse forte. —Sono… incredibili!

Le pulci, disturbate, fecero un paio di saltelli nervosi.

Tommaso sospirò.

—Sto cercando di domarle. Patto. Parco salti. Marmellata come premio.

Viola si avvicinò come se stesse per incontrare un drago. Solo che il drago era a forma di nocciola e con le zampe.

—Posso… provare?— chiese. Ma i suoi occhi dicevano già “lo farò”.

—Se rispetti le regole— disse Tommaso. —Movimenti lenti. Voce bassa. Niente gare.

Viola fece un saluto militare.

—Capito. Niente gare.

Dopo esattamente due secondi, aggiunse:

—Solo una piccola gara. Chi fa il salto più epico.

—Viola—

Lei aveva già preso il barattolo di marmellata ribelle, che aveva ricominciato a sobbalzare come un tamburo felice.

—Se il barattolo salta— disse Viola —anche loro possono. Guarda!

Fece rimbalzare il barattolo sul tappetino. “Boing.” Le pulci, entusiaste, copiarono. “Boing boing boing.”

Tommaso vide la scena al rallentatore, come nei film: il coperchio del barattolo che si svita ancora, la marmellata che luccica, una pulce che prende la rincorsa sul bordo della scatola grande.

—No— disse, con calma disperata. —No no no.

La pulce saltò. Un salto enorme. Atterrò sul barattolo. Il barattolo, offeso e felice, fece un salto ancora più grande. E la marmellata schizzò fuori in un arco perfetto.

Un arco perfetto… che finì sulla stuoia del bucato.

La stuoia assorbì la marmellata come una spugna e, per qualche ragione che solo la fisica e la magia conoscevano insieme, divenne elastica.

Le pulci lo capirono subito. Era il trampolino definitivo.

Iniziňrono a saltare sulla stuoia-marmellata e a decollare come piccole catapulte.

Una atterrò sul cappello di Viola.

—Ehi!— urlò lei, ma poi scoppiò a ridere. —È come avere una corona viva!

Tommaso cercò di mantenere la calma.

—Viola, ascolta. Se continuano così, salteranno in strada. E poi… addio patto.

Viola si morse il labbro. Si era divertita, sì. Ma non era cattiva. Era solo… Viola.

—Come si ferma una pulce gigante?— chiese, finalmente più piano.

Tommaso guardò il quaderno. Guardò il regolamento. Guardò le pulci, che saltavano perché la stuoia era troppo bella per non saltarci sopra.

Poi guardò nonna Ada, che li osservava dalla porta con un'espressione che diceva: “Vi lascio imparare, ma non troppo.”

Tommaso ebbe un'idea semplice, quasi ridicola.

—Non si ferma— disse. —Si guida.

Prese il gessetto e disegnò, intorno alla stuoia, una grande freccia che puntava verso il parco salti, come una strada.

—Le pulci seguono i percorsi— spiegò. —Sono testarde, ma… amano i giochi. Se trasformiamo il cortile in un gioco che finisce nel parco, ci andranno.

Viola annuì. Questa era una missione. Le missioni le piacevano.

—Io posso fare la “voce narrante”— sussurrò. —Tipo: “E ora, coraggiosi saltatori, verso la zona premio!”

Tommaso trattenne un sorriso.

—Sì. Ma piano.

Iniziňrono. Tommaso con i segni a terra e il tappo come “obiettivo”. Viola con una voce bassa ma teatrale. Nonna Ada, dietro, pronta con il mestolo come se fosse una bacchetta.

Le pulci, una alla volta, cominciarono a seguire la freccia. Saltavano sulla stuoia, poi sul cerchio, poi sulla scatola, poi… nel parco salti.

Il barattolo di marmellata fece un ultimo sobbalzo e si fermò, come stanco di essere protagonista.

Quando l'ultima pulce entrò nel parco, Tommaso chiuse l'ingresso con la rete da arance come un cancelletto.

Silenzio.

Viola si tolse il casco, sudata e felice.

—Ok— disse. —Questo è stato… pazzesco. E bellissimo.

Tommaso annuì. La gioia era lì, semplice e luminosa, come il sole che fa pace con le nuvole.

Ma le pulci, dietro la rete, cominciarono a saltare tutte insieme. Non per scappare.

Per chiamare.

Come se volessero aggiungere una clausola al patto.

Capitolo 6: La tregua e il patto del “salto gentile”

Tommaso si avvicinò alla rete. Le pulci saltavano in modo regolare, come un codice. Uno-due, pausa, uno.

—Stanno dicendo qualcosa— sussurrò.

Viola spalancò gli occhi.

—Tu capisci il linguaggio delle pulci?

—Non ancora— ammise Tommaso. —Ma posso… ascoltare.

Si sedette davanti al parco salti. Non fece movimenti bruschi. Aspettò.

Una pulce, quella che gli era saltata sul naso il primo giorno, si avvicinò alla rete. Fece un saltino piccolo. Poi un altro. Come a mostrare: “Questo è il salto che vogliamo.”

—Vuole… un salto più basso?— chiese Viola.

Tommaso pensò. Il regolamento diceva: “Se il problema salta, non saltare più forte. Salta meglio.”

—Forse— disse —vogliono che anche noi partecipiamo. Ma senza caos. Un gioco condiviso.

Nonna Ada arrivò con tre piattini: uno con una goccia di marmellata, uno con briciole di biscotto, uno vuoto.

—La cucina propone— disse —tre opzioni: premio, premio croccante, e… niente. Vediamo cosa scelgono.

Tommaso posò il piattino vuoto vicino alla rete, come fosse un palco.

—Ok— disse alle pulci. —Nuovo patto. Voi restate nel parco salti e fate solo “salto gentile” quando siete fuori. Niente assalti al naso. Niente voli in strada.

Fece una pausa.

—E in cambio… una volta al giorno facciamo il “Festival del Salto”, qui. Con noi che guardiamo e applaudiamo. E un premio piccolo, non una piscina di marmellata.

Viola, solenne, aggiunse:

—E io prometto… niente gare epiche. Solo epichezza controllata.

Le pulci si fermarono. Poi la pulce leader saltò sul piattino vuoto. Un salto basso, preciso. Si fermò. Aspettò.

Tommaso sorrise.

—Accettato.

Nonna Ada posò il piattino con la marmellata dentro il parco salti. Una goccia, minuscola, come una stella.

Le pulci non impazzirono. Non saltarono addosso a nessuno. Si avvicinarono, ordinate, e leccarono a turno.

Viola trattenne il fiato.

—Sono… educate— sussurrò.

—Sono contente— disse Tommaso. —E quando qualcuno è contento, di solito smette di fare disastri per farsi notare.

Il barattolo di marmellata ribelle, sul bordo del cortile, fece un “toc” come un applauso. Poi, finalmente, rimase fermo.

Tommaso segnò sul quaderno:

RISULTATO: TREGUA BENEVOLENTE. PULCI DOMATE (QUASI). GIOIA: ALTA. NASO: SALVO.

Viola guardò il parco salti e poi Tommaso.

—Domani… Festival del Salto?

Tommaso annuì.

—Domani. Ma con regole.

—Con regole— ripeté Viola, e già si vedeva che stava pensando a un cartello enorme.

Nonna Ada rientrò in casa e disse, senza voltarsi:

—E ricordate: la magia del quotidiano è come la marmellata. Se la fai girare troppo, schizza. Se la dosi bene… addolcisce tutto.

Tommaso e Viola si sedettero sul gradino del cortile. Le pulci saltavano nel loro parco, tranquille, come piccole note musicali.

Il sole scendeva piano, e il cortile sembrava un posto segreto, ma non pericoloso. Un posto dove anche i guai, se ascoltati, potevano diventare un gioco.

E Tommaso, osservatore calmo, si sentì leggero.

Non perché tutto fosse perfetto.

Ma perché, per oggi, era abbastanza felice. E questo, in fondo, era la magia più potente.

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