Parte 1 – Il cielo pieno di astronavi
Nel futuro la Terra era calma e felice.
Nel cielo non volavano solo gli uccelli.
Volavano anche tante astronavi lucide.
Le città erano morbide e silenziose.
Le case avevano tetti di vetro.
Di notte tutti potevano vedere le stelle dal letto.
Le macchine non facevano rumore.
Andavano con la luce del Sole.
C'erano giardini sui tetti.
Gli alberi crescevano in alto, vicino alle nuvole.
I bambini parlavano con amici che vivevano su Marte.
Usavano piccoli schermi chiari come l'acqua.
Le astronavi uscivano nello spazio ogni giorno.
Alcune portavano cibo e piante a altre colonie.
Altre studiavano le stelle con grandi occhi di vetro.
Gli scienziati ascoltavano i suoni del cosmo.
Ogni stella faceva una piccola musica.
In questo mondo viveva una donna.
Si chiamava Livia.
Aveva capelli scuri raccolti in una treccia.
Aveva occhi calmi, come un lago di sera.
Livia era capitana di una piccola astronave blu.
La nave si chiamava Nuvola Serena.
Dentro c'era aria profumata di arancia.
C'erano luci morbide e pulsanti grandi e colorati.
Livia non viaggiava mai da sola.
Con lei c'era un robot tondo, argentato.
Si chiamava Punto.
Aveva due luci azzurre al posto degli occhi.
Quando era contento faceva “plin plin”.
Quella mattina il Sole era rosa.
Livia guardò il cielo dal porto spaziale.
Disse piano:
«Oggi andiamo a vedere una piccola cosa strana nello spazio, Punto.»
«Plin! Mi piace. Una cosa strana piccola è perfetta» disse Punto.
Parte 2 – L'anomalia gentile
La Nuvola Serena uscì lenta dall'atmosfera.
Sotto c'era la Terra, azzurra e bianca.
Sopra c'era il buio pieno di stelle.
Livia parlò alla nave:
«Computer, rotta verso il Settore Tranquillo 7.»
La voce dolce del computer rispose:
«Rotta impostata. Velocità morbida.»
La nave partì.
Le stelle fuori sembravano fili di luce.
Punto fece un piccolo ballo.
«Plin, plin! Siamo veloci e tranquilli.»
Nel Settore Tranquillo 7 c'era l'anomalia.
Una cosa un po' diversa dal solito.
Non era pericolosa.
Solo… curiosa.
Quando arrivarono, Livia rallentò.
«Osserviamo con calma» disse.
Davanti alla nave apparve una palla di luce.
Non era grande, solo un po' più grande di Punto.
Cambava colore piano piano.
A volte era gialla come il limone.
A volte rosa come il tramonto.
«Che cos'è?» chiese Punto.
«Non lo sappiamo ancora» disse Livia.
«Per questo siamo qui. Per ascoltare.»
Livia spense tutti i rumori della nave.
Il motore diventò un sussurro.
Le luci si fecero più basse.
«Ora stiamo zitti» disse Livia.
«Quando non capiamo qualcosa, prima ascoltiamo.»
Punto chiuse le sue luci per concentrarsi.
La nave non fece più beep.
Fuori, la palla di luce galleggiava lenta.
All'inizio si sentiva solo il silenzio.
Poi, piano piano, arrivò un suono.
Un “ti-lin… ti-lan… ti-lun…” molto dolce.
Come un carillon addormentato.
«Senti?» sussurrò Livia.
«Plin… sì, sento» rispose Punto piano.
«Non è arrabbiata. Sembra… timida.»
Livia sorrise.
«Forse non è una cosa cattiva.
Forse è qualcosa che vuole parlare.»
Parte 3 – Ascoltare le stelle
Livia accese il traduttore di suoni stellari.
Era una piccola scatola con un'antenna a orecchie di gatto.
La mise vicino al vetro.
«Traduttore, ascolta questa musica di luce» disse.
«Sto ascoltando» rispose la scatola.
Fece qualche fruscio.
Poi si udì una vocina chiara:
«C'è qualcuno? Io brillo e aspetto.»
Punto fece “plin!” sorpreso.
«Parla!» disse.
Livia annuì.
«Sì. Adesso proviamo a rispondere.»
Parlò piano, con voce dolce.
«Ciao, piccola luce. Io sono Livia.
Siamo sulla nave Nuvola Serena.
Ti ascoltiamo.»
La luce cambiò colore.
Diventò verde tenero.
La vocina disse:
«Io sono un seme di stella.
Mi sono svegliata fuori dal mio nido.
E non so dove andare.»
Punto guardò Livia.
«Un seme… di stella?»
«Sì» disse Livia.
«Una stella piccola piccola che deve ancora crescere.»
La vocina riprese:
«Nessuno rispondeva.
Facevo musica, ma il cosmo era grande.
Pensavo di essere sola.»
Livia sentì il cuore caldo.
«Non sei sola» disse.
«Ti stiamo ascoltando.
Raccontaci cosa senti.»
Il seme di stella raccontò.
Disse che a volte era un po' impaurito dal buio grande.
Disse che non sapeva dove fosse il suo nido di gas e polvere.
Ma la sua voce non faceva paura.
Era dolce e un po' curiosa.
Livia non la interruppe.
Aspettò ogni pausa.
Poi rispose calma:
«Quando il cielo è grande, ascoltare aiuta.
Noi ti aiutiamo a trovare un posto caldo.
Vicino a una nube di stelle.
Lì potrai crescere piano piano.»
Punto aggiunse:
«Plin! Possiamo accompagnarti.
La Nuvola Serena è brava a fare strade morbide.»
Il seme di stella diventò arancione contento.
«Grazie. Voi avete ascoltato la mia musica.
Ora il cosmo è meno grande.»
Livia guardò la mappa stellare.
Trovò una nube vicina e soffice, piena di polvere di luce.
«Lì» disse indicando.
«Casa tua può essere lì.»
Guidò la nave con gesti sicuri.
Il seme di stella seguì la Nuvola Serena come un piccolo palloncino luminoso.
Cantava piano: «ti-lin… ti-lan…»
Quando arrivarono alla nube, tutto era gentile.
La polvere di stelle brillava come neve d'oro.
Il seme di stella danzò felice.
«Qui mi sento bene» disse la vocina.
«Qui posso brillare e crescere.»
Livia parlò ancora piano:
«Ricorda: quando ti senti piccolo, canta.
Qualcuno, da qualche parte, ti ascolterà.»
La luce girò intorno alla nave in un ultimo saluto.
«Grazie, amici del cielo.
Avete avuto orecchie grandi e cuore calmo.»
Punto fece il suo suono più allegro.
«Plin plin plin!»
La Nuvola Serena prese la rotta verso casa.
Le stelle fuori sembravano sorridere.
Dentro, tutto era quieto.
Mentre la nave scivolava nel buio dolce,
una voce calma riempì la cabina.
Era la voce del computer di bordo, morbida come una coperta:
«Tutto è a posto.
La rotta è sicura.
Non siete soli nello spazio.
Il cielo vi ascolta, e io sono qui con voi.»
Livia chiuse un momento gli occhi.
Respirò a fondo.
Fuori, il cosmo cantava piano.
Dentro, la voce restava vicina e rassicurante.