Marta, Leo e Sami avevano quasi quattro anni. Dopo l'asilo, giocavano sul tappeto del salotto. Fuori era tardo pomeriggio e la luce era morbida.
Marta teneva sempre con sé una piccola conchiglia bianca. Era liscia e lucida. Gliel'aveva data la nonna al mare. Marta la chiamava “Conchiglia del grazie”, perché la nonna diceva: “Quando la guardi, pensa a una cosa bella e di' grazie”.
Quel giorno, Marta volle far vedere la conchiglia agli amici. La mise nella tasca del vestitino e disse piano: “Guardate, è la mia preferita”.
Leo sorrise. “È come una luna piccola.”
Sami annuì. “Posso toccarla un secondo?”
Giocarono con i cubi, poi con le macchinine, poi con un libro di figure. Marta si alzò per prendere i pennarelli. E, all'improvviso, la mano andò alla tasca.
La tasca era vuota.
Marta si fermò. Gli occhi diventaron grandi. Il respiro fece “uff… uff…”. “La mia conchiglia… non c'è,” sussurrò. Le venne un nodo in pancia. “E se è persa per sempre?”
Leo si avvicinò piano. “Non sei sola,” disse. “La cerchiamo insieme.”
Sami prese la mano di Marta. “Piano piano. Uno, due, tre respiri.”
Marta provò. Inspirò dal naso. Uno. Due. Tre. Il nodo si fece un po' più piccolo.
Arrivò la mamma dalla cucina. “Che succede, tesoro?”
Marta disse: “Ho paura. Ho perso la conchiglia della nonna.”
La mamma si abbassò alla sua altezza. “Capisco. Quando perdiamo una cosa importante, il cuore si spaventa. Ma possiamo fare un gioco: il gioco dei passi calmi. Cerchiamo con gli occhi, con le mani e con il sorriso.”
“Dove l'hai vista l'ultima volta?” chiese Leo.
Marta pensò. “Qui, sul tappeto… poi nella tasca.”
I tre bambini guardarono sotto il cuscino. Niente. Guardarono vicino ai cubi. Niente. Sami disse: “Controlliamo la tasca del grembiule dell'asilo!” Marta corse piano al suo zainetto. La mamma lo aprì con calma.
Dentro, tra un fazzoletto e un disegno, c'era la conchiglia. Biancaaaa.
Marta la prese forte. Il nodo sparì. “È qui!” disse, e gli occhi si addolcirono. “Grazie, grazie, grazie.”
Leo batté le mani piano. “Ecco, non era lontana.”
Sami sorrise. “Hai fatto i respiri. Brava.”
Prima della nanna, Marta mise la conchiglia in una piccola scatola vicino al letto. Disse: “Sono grata. Ho la nonna nel cuore, ho gli amici vicini, e ho imparato che posso cercare con calma.”
Spense la luce. Fece un ultimo respiro lento. E si addormentò serena.