Capitolo 1 — La missione dei dolci
Il 31 ottobre arrivò con un'aria frizzante che pizzicava il naso e faceva frusciare i platani lungo il viale. Le foglie gialle e rosse giravano in tondo come se stessero provando un ballo segreto.
Tommaso stava davanti allo specchio del corridoio con una mantellina nera un po' troppo lunga. Ogni volta che si muoveva, la stoffa gli accarezzava le caviglie e lui inciampava come un vampiro con i lacci slacciati.
«Sei sicuro di voler essere un vampiro?» chiese Nico, seduto sullo scalino con una maschera da lupo mannaro appoggiata sulla testa come un cappello buffo. «Con quella mantella sembri più una tenda da campeggio in fuga.»
Tommaso gli fece una smorfia e provò a sistemare i finti canini. «Almeno io non rischio di ululare quando mi emoziono.»
Nico si mise la maschera e fece una voce cavernosa: «Uuuuh! Io ululo solo per i dolci!»
Risero entrambi, ma appena Tommaso prese lo zainetto per le caramelle, il sorriso gli si addolcì. In cucina, sua madre gli porse una bustina di carta con su scritto “Per Samu”.
«Ricordati: questi sono per lui,» disse. «Samu oggi non può uscire. Se gli porti un po' di Halloween, gli fai un regalo grande.»
Tommaso annuì. Samu era il loro compagno di classe: aveva la gamba ingessata e stava a casa, annoiato e un po' triste, a guardare gli altri che si organizzavano.
Nico, dietro la maschera, fece una faccia seria che gli uscì storta perché il muso di lupo aveva il sorriso stampato. «Missione speciale: bottino per Samu. Promesso.»
Tommaso infilò la bustina nello zaino come fosse un tesoro fragile. «Non ci serve un sacco enorme. Basta che siano i suoi preferiti.»
«Allora niente liquirizia!» decretò Nico. «La liquirizia la lascio ai fantasmi.»
Fuori, il cielo era viola scuro, e le prime lanterne di zucca brillavano dietro le finestre come occhi gentili. I due amici si avviarono lungo la strada, con le scarpe che schiacciavano le foglie secche facendo “crac-crac”, il suono più autunnale del mondo.
Capitolo 2 — Il quartiere travestito
Il quartiere sembrava essersi travestito anche lui. Le siepi avevano ragnatele finte che luccicavano sotto i lampioni, e sui cancelli pendevano pipistrelli di cartone che ondeggiavano al vento come piccoli ombrelli rovesciati.
«Guarda quella casa!» disse Nico indicando la villetta dei signori Bardi. Sul prato c'era uno scheletro seduto su una sedia a dondolo, con un giornale in mano. Qualcuno aveva scritto sul giornale: “Notizie dall'aldilà”.
Tommaso si avvicinò, curioso. «Se si mette a dondolare da solo, io cambio strada.»
Come a sentirlo, la sedia fece un “creek” lento e inquietante. Tommaso fece un saltino indietro.
Nico si chinò e scoprì un filo trasparente che arrivava fino alla veranda. «Trappola per vampiri impacciati!» sussurrò ridendo.
Tommaso gli diede una spallata. «Non è impacciato, è… teatrale.»
Suonarono il primo campanello. La porta si aprì e comparve una bambina vestita da astronauta, con il casco sotto braccio. Dietro di lei, il papà aveva un cappello da strega e un grembiule da cucina.
«Dolcetto o scherzetto?» dissero in coro Tommaso e Nico.
«Scherzetto!» rispose l'uomo con finta serietà. «Dovete dirmi la parola segreta.»
Nico incrociò le braccia. «La parola segreta è… “cioccolato” perché funziona sempre.»
L'uomo finse di pensarci. «Mmm. Accetto. Ecco qui.» E rovesciò nelle loro borse manciate di caramelle che tintinnarono come monetine.
Tommaso separò subito due cioccolatini e li infilò nella bustina “Per Samu”. «Uno al latte, uno alla nocciola. Perfetto.»
Camminarono ancora, salutando una mummia che inciampava nelle bende, un pirata con la spada di gomma e una strega che distribuiva biscotti a forma di gatto.
A un certo punto, in fondo alla via, videro una casa che non ricordavano bene. Non perché fosse nuova, ma perché sembrava sempre un po' più scura delle altre. Il cancello era socchiuso e sopra, una targhetta arrugginita diceva: “Villa Corvino”.
Nico fischiò piano. «Quella non era… disabitata?»
Tommaso guardò la bustina nello zaino, come se potesse dargli coraggio. «Se danno dolci buoni, Samu sarà felice. E poi… Halloween è fatto per avere un po' di brividi.»
«Brividi sì,» disse Nico, «ma non voglio che il mio lupo mannaro diventi un lupo “mannaro e spaventato”.»
Il cancello, con un colpetto di vento, si aprì di più. Come un invito.
Capitolo 3 — La casa dei sussurri
Entrarono nel vialetto. Le foglie si ammassavano ai lati come piccole dune. La casa aveva finestre alte e tende che sembravano muoversi, anche se non c'era nessuno dietro.
«Magari è solo una scenografia,» sussurrò Nico. «Sai, tipo attrazione del quartiere.»
Tommaso annuì, ma il suo cuore faceva un tamburello. Arrivarono davanti alla porta. Sopra il battente c'era una corona di rami secchi intrecciati e una campanella che non era una campanella: era un piccolo corvo di metallo con il becco aperto.
Nico deglutì. «Suona tu.»
Tommaso alzò una mano. «No. Io ho la mantella che si impiglia. Tu hai le zampe… ehm, i guanti.»
Nico, borbottando, tirò il corvo. Un “clang” rimbombò dentro la casa, e per un attimo sembrò che qualcuno rispondesse con un passo lento.
La porta si aprì. Non scattò, non cigolò: si aprì piano, come se fosse educata.
Apparve una signora anziana, piccola e dritta come una matita, con un maglione arancione e un cappello a punta… ma sembrava un cappello vero, non un costume. Aveva occhi chiarissimi e un sorriso sottile.
«Ah,» disse con voce morbida, «un vampiro e un lupetto. Entrate? O preferite che vi dia i dolci sulla soglia come a due gatti diffidenti?»
Tommaso e Nico si guardarono. Entrare in casa di uno sconosciuto non era nelle regole non scritte dell'Halloween dei bambini. Ma la signora non faceva paura: profumava di cannella e sembrava più una nonna che una strega.
«Sulla soglia va benissimo, grazie,» rispose Tommaso con gentilezza.
La signora annuì, come se lo aspettasse. «Molto sensato. La notte è piena di storie e non tutte vogliono un pubblico.»
Si chinò e prese una ciotola che non avevano visto: era piena di dolci incartati in carta nera con stelline argentate. Sembravano caramelle cadute dal cielo.
Nico allungò la borsa. «Dolcetto o—»
«O scherzetto, lo so,» disse lei, e gli occhi le brillarono. «Io scelgo il dolcetto, ma in cambio vi do un piccolo enigma. Non per spaventarvi. Per allenare il coraggio.»
Tommaso si ritrovò a chiedere: «Che enigma?»
La signora mise tre caramelle nella loro borsa e poi una quarta, più grande, in una bustina separata. «Questa è speciale. Ma non va a voi.»
Tommaso pensò subito a Samu. «È per un amico,» disse senza sapere perché lo stava spiegando.
«Lo so,» rispose la signora. «Ecco l'enigma: se volete che questa caramella speciale faccia davvero effetto, dovete consegnarla con una parola gentile che non avete mai detto a quell'amico.»
Nico fece un mezzo ringhio da lupo finto. «Una parola gentile? Tipo… “ciao”?»
La signora rise, un suono come cucchiaini in tazza. «“Ciao” è un inizio. Ma voi siete grandi abbastanza per qualcosa di più. Ora andate. E ricordate: la gentilezza, a volte, è più coraggiosa di un ululato.»
Poi la porta si richiuse con la stessa calma con cui si era aperta.
I due rimasero nel vialetto, immobili.
«Ha detto che lo sapeva,» sussurrò Nico. «Come fa?»
Tommaso strinse lo zaino. «Magari… è solo brava a indovinare. O magari Halloween fa girare in giro i segreti come foglie.»
Un colpo di vento sollevò una spirale di foglie che li circondò un attimo. Tommaso sentì un brividino, ma non era freddo: era come un pensiero che corre veloce.
«Allora dobbiamo pensare a una parola gentile nuova per Samu,» disse Nico, tornando pratico. «Tipo: “Sei… meno noioso quando non puoi camminare”?»
Tommaso scoppiò a ridere. «Quella è una catastrofe gentile.»
Si incamminarono di nuovo, con la notte che sembrava meno scura. E la caramella speciale nello zaino pesava come una promessa.
Capitolo 4 — Il mistero della caramella speciale
Continuarono il giro. Raccolsero gommose a forma di ragno, lecca-lecca arancioni, biscotti che sapevano di zenzero. A ogni casa, Tommaso mette da parte con cura i dolci “da Samu”: quelli senza liquirizia, quelli con la nocciola, quelli che non si sciolgono subito.
Eppure la caramella speciale attirava il loro pensiero come una calamita.
Si fermarono vicino al parchetto. La fontanella, di giorno rumorosa, ora faceva solo un gorgoglio discreto. Un lampione tremolava, e le ombre degli alberi sembravano dita che indicavano un punto preciso: il loro zaino.
Nico si sedette sulla panchina e aprì la borsa. «Fammi vedere quella caramella.»
Tommaso tirò fuori la bustina separata. Dentro c'era un incarto nero, ma al tatto era tiepido, come se avesse preso un po' di calore dalle mani.
«Non è che è… magica davvero?» sussurrò Nico. Poi si affrettò ad aggiungere: «Cioè, nel senso di Halloween-magica, non tipo matematica-magica.»
Tommaso osservò l'incarto. Tra le stelline argentate, c'era un disegno minuscolo: una foglia che ballava.
«Strano,» mormorò. «Samu oggi ci ha mandato un messaggio: diceva che gli mancava l'autunno, che dalla finestra vede solo un pezzo di cielo.»
Nico grattò il muso di gomma del suo lupo. «Quindi questa caramella potrebbe… portargli un po' di autunno?»
«O potrebbe essere solo una caramella con un disegno carino,» disse Tommaso, ma la sua voce non era convinta.
Restarono in silenzio un momento. Dal parco arrivò una risata lontana, e poi passi di altri bambini. L'Halloween continuava, allegro e pieno di luci.
Nico si tolse la maschera per respirare meglio. Aveva i capelli tutti schiacciati e un sorriso storto. «Sai cosa? La parola gentile nuova è la parte più difficile. Perché con Samu… scherziamo sempre. Quando qualcuno è tuo amico, ti viene facile prenderlo in giro. A volte ti dimentichi di dirgli le cose belle.»
Tommaso annuì. Sentì un nodo in gola, piccolo ma vero. «È vero. E lui oggi sarà lì, da solo, a sentirci passare forse sotto casa.»
Nico lo guardò serio. «Allora facciamola semplice. Una parola gentile nuova, ma vera. Non una frase da cartolina.»
Tommaso ripose la caramella speciale nella bustina. «Ok. Troviamola. E poi… andiamo da lui prima che sia troppo tardi.»
Si rialzarono. Prima di andarsene, Nico guardò le foglie sul vialetto del parco. «Comunque, se stanotte sogno una foglia che balla, io la invito a un duello.»
Tommaso rise. «Con le tue unghie da lupo di plastica?»
«Sono affilatissime,» disse Nico, facendo “clac” con le dita. «Affilatissime per aprire i pacchetti.»
Capitolo 5 — Il ritorno da Samu
Quando arrivarono sotto il palazzo di Samu, il portone sembrò più alto del solito. Forse perché adesso la missione pesava davvero. Tommaso sentiva nello zaino il fruscio dei dolci e, in mezzo, la caramella speciale come un piccolo cuore che batte.
Salendo le scale, incontrarono la signora del terzo piano con un cappello da zucca e un gatto nero… che in realtà era bianco, ma aveva un mantellino nero appiccicato addosso.
«Oh, che bel vampiro!» disse la signora. «E che bel… ehm… lupo-qualcosa.»
Nico fece un inchino esagerato. «Lupo mannaro certificato.»
Il gatto li fissò con aria offesa, poi miagolò come per dire: “Halloween o no, io resto me stesso”.
Davanti alla porta di Samu, Tommaso esitò. Nico gli diede una gomitata leggera. «Suona, Conte Tenda-da-Campeggio.»
Tommaso tirò fuori tutta la sua dignità di vampiro e suonò.
Aprì la mamma di Samu, con un sorriso stanco ma caldo. «Oh! Guardate chi c'è. Entrate, ragazzi.»
Dentro, la casa profumava di minestra e di libri. In soggiorno, Samu era sul divano con la gamba ingessata appoggiata su un cuscino. Aveva una coperta sulle ginocchia e un cappello da mago troppo grande, che gli scivolava sugli occhi.
«Ehi!» disse Samu. «Siete venuti a prendermi in giro dal vivo? Finalmente!»
Nico si avvicinò e fece un ululato minuscolo, quasi un fischio. «Uuuuh, il grande Mago Ingessato!»
Samu ridacchiò, poi il sorriso gli tremò un po'. «Com'è fuori?»
Tommaso posò lo zaino sul tavolino e tirò fuori la bustina “Per Samu”, gonfia e colorata. «Fuori è pieno di foglie e di luci. E di dolci. Questi sono per te.»
Samu spalancò gli occhi. «Tutti per me? Ma siete matti?»
«Sì, ma in modo organizzato,» disse Nico. «Abbiamo scartato la liquirizia per rispetto della specie umana.»
Samu rise, ma Tommaso notò che gli occhi gli si erano inumiditi appena, come quando trattieni una cosa che non vuoi far vedere.
Tommaso tirò fuori la caramella speciale, ancora incartata. La mise sul palmo della mano.
Nico gli sussurrò: «La parola gentile nuova. Vai.»
Tommaso sentì la gola secca. Guardò Samu. Non voleva dire qualcosa di esagerato. Solo vero.
«Samu,» disse piano, «mi dispiace che tu sia rimasto a casa. Mi dispiace davvero. E… mi manchi quando non sei con noi. Sei importante per me.»
Samu rimase fermo, come se quella frase gli avesse fatto uno scherzetto al cuore. Poi abbassò lo sguardo e provò a nascondere un sorriso. «Oh no. Il vampiro mi sta emozionando. È contro le regole.»
Nico si schiarì la gola, imbarazzato anche lui. «Ehm. Anche a me manchi, ok? Però non dirlo in giro o il mio lupo perde credibilità.»
Samu si mise una mano sul viso. «Siete due scemi.»
Ma lo disse con una voce morbida, e gli occhi ridevano.
Tommaso gli porse la caramella speciale. «Questa è… una cosa particolare. Te la sei guadagnata.»
Samu la prese. L'incarto nero con le stelline sembrò brillare un po' di più sotto la lampada. «C'è una foglia disegnata.»
«Già,» disse Tommaso. «Magari è solo carina. Però… mangiala quando vuoi sentirti fuori, anche se sei qui.»
Samu annuì, come se stesse accettando una missione a sua volta. «La mangerò stasera. E poi vi racconto se mi trasforma in un albero.»
Nico si alzò. «Se diventi un albero, voglio almeno essere un ramo. Un ramo con i dolci.»
Restarono ancora un po', a raccontare le case buffe, lo scheletro col giornale, e la signora di Villa Corvino. A quel nome, la mamma di Samu sollevò le sopracciglia.
«Villa Corvino?» ripeté. «Da giovane, la chiamavano la Casa dei Sussurri. Ma la signora che ci abita… è gentile. Dicono che faccia dolci buonissimi e che abbia un talento per… capire le persone.»
Tommaso e Nico si scambiarono uno sguardo: un brivido dolce, come una conferma.
Quando uscirono, la notte era ormai piena. Sul marciapiede, le foglie correvano in piccoli vortici, come se facessero il tifo.
Capitolo 6 — Il sogno delle foglie che danzano
A casa, Tommaso si tolse la mantella e la appese con cura, come se anche lei avesse fatto la sua parte. Si lavò i denti con un gusto di menta che cercava di cancellare lo zucchero, ma lo zucchero, quella sera, sembrava più una storia che un sapore.
Nel letto, sentiva il vento fuori dalla finestra. Ogni tanto una foglia colpiva il vetro con un “tic”, come una visita educata.
Pensò a Samu che, in quel momento, magari scartava la caramella speciale. Pensò alle parole che aveva detto: gli erano uscite timide, ma vere. E gli faceva bene sapere che erano arrivate.
Le palpebre gli si fecero pesanti. La stanza si allontanò come una barca lenta. E il sonno lo prese per mano.
Sognò un viale enorme, fatto di luce arancione, e alberi altissimi che avevano rami come braccia. Da ogni ramo cadevano foglie, ma invece di atterrare, si mettevano a danzare.
Danzavano sul vento come su una musica invisibile: giravano, facevano inchini, si scambiavano posto come compagni di classe durante un gioco. Alcune foglie avevano facce buffe disegnate sopra: una faceva la linguaccia, un'altra portava un cappello da strega minuscolo, un'altra ancora aveva due finti canini da vampiro.
In mezzo alla danza, comparve Nico, ma non era più un lupo mannaro: era un lupo elegante con un papillon, che tentava di fare un passo di valzer senza inciampare. «Sto facendo del mio meglio!» protestò, mentre una foglia gli si posava sul naso.
Poi arrivò Samu, con la gamba libera e leggera, che correva tra le foglie senza rumore. Rideva, e la sua risata faceva cambiare colore alle foglie: da rosse a dorate, da dorate a rame.
Tommaso, nel sogno, non aveva più la mantella-tenda. Era semplicemente lui, con le mani in tasca e il cuore tranquillo. Una foglia gli prese il polso con delicatezza e lo invitò a ballare.
«Io non so ballare,» disse.
La foglia frusciò, come se parlasse: “Non serve saperlo. Basta ascoltare.”
Allora Tommaso fece un passo. Poi un altro. Le foglie lo seguirono, allegre, e il vento sembrò ridere insieme a loro.
Prima di svegliarsi, vide in alto, tra i rami, una piccola luce: una caramella con stelline argentate che diventava una stella vera, e cadendo lasciava una scia di foglie danzanti.
Quando aprì gli occhi, era mattina. Sul davanzale c'era una foglia vera, gialla, come arrivata durante la notte. Tommaso la prese piano. Sembrava quasi calda.
E, per un istante, giurò di sentire un fruscio che somigliava a una parola gentile.