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Storia di Halloween 11/12 anni Lettura 13 min.

La zucca dei sorrisi condivisi

Sofia e Giulia scoprono una zucca magica e decidono di crearne una originale per il concorso del quartiere, imparando l'importanza della condivisione e del sorriso lungo il cammino.

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Ci sono due personaggi principali: Sofia, una ragazza di 11 anni con lunghi capelli castani e occhiali rotondi, che indossa un maglione arancione con motivi di zucche e tiene una piccola lanterna di carta; e Giulia, una ragazza di 11 anni con capelli biondi corti e ricci, che indossa una sciarpa nera e una gonna con motivi di pipistrelli, mentre disegna volti sulle zucche con un pennarello. Le due amiche si trovano in una cucina incantevole decorata per Halloween, con ghirlande di foglie autunnali e lanterne di carta appese alle pareti. Sul tavolo ci sono zucche di diverse dimensioni, foglie colorate e piatti di caramelle. La situazione principale mostra Sofia e Giulia mentre preparano la loro zucca magica per il concorso di Halloween, con la zucca al centro del tavolo, decorata con una crepa a forma di sorriso e una dolce luce arancione che illumina i volti delle ragazze che ridono e scambiano idee creative. segnalare un problema con questa immagine

La zucca urlante (ma non troppo)

Sofia e Giulia avevano quasi dodici anni e un piano ben preciso: vincere il concorso delle zucche del quartiere. Ogni anno la piazza si trasformava in una sala da mostra per creazioni lucenti, puzzolenti e, a volte, un po' inquietanti. Ma per loro non bastava essere inquietanti. Doveva essere la zucca più originale. E loro avevano un piccolo segreto.

La sera in cui tutto cominciò, il cielo era tagliato da rondini tardive e un vento di foglie. L'odore di cannella usciva dalle case. Le due amiche tornavano a casa con le mani fredde e la testa piena di idee.

— Ho pensato a una zucca che ridacchia — disse Sofia, mentre accarezzava il bordo della sua sciarpa. — Tipo una zucca che racconta barzellette.

— Ridacchia? — fece Giulia con un sopracciglio alzato. — Più che ridacchiare, la gente vuole essere colpita. Magari una zucca che cambia faccia quando la guardi.

Sofia strizzò gli occhi. — E se diventasse sia una che ridacchia, sia una che cambia faccia?

Fu allora che, nel giardino dietro il vecchio garage di Sofia, una luce arancione fece capolino tra le foglie secche. Non era una lampadina. Era una piccola zucca, quasi più grande di un pallone da calcio, con una crepa che sembrava un sorriso.

— Guarda! — sussurrò Giulia. — È la nostra zucca!

Sofia annusò. Non puzzava di muffa, ma di mela e zenzero, come quelle torte della nonna. Giulia toccò la sua buccia: era calda, come se contenesse un piccolo sole.

— Se la portiamo al concorso, vinciamo sicuro — disse Sofia, già proiettata sul podio. — Ma... sembra quasi magica.

Giulia la guardò con gli occhi che dicevano: meglio magica che no. Così, con la zucca in mezzo a loro come un tesoro, tornarono a casa a passo di marcia.

La ricetta segreta

In cucina la zucca taceva, ma ogni tanto una lucina passava sotto la crepa. Le ragazze si misero a lavoro. Macinavano coriandoli di carta, dipingevano con smalti arancioni e disegnavano facce su fogli grandi come tovaglie.

— Dobbiamo trovare l'idea giusta — disse Giulia, con una matita dietro l'orecchio. — Non voglio una zucca solo bella. Voglio che racconti qualcosa.

Sofia prese una cucchiaiata di polpa e la fece sbattere in una ciotola. Il suono era bizzarro: un piccolo tamburo morbido. Era come se la zucca avesse già un battito.

— Forse il segreto è darle una storia — propose Sofia. — Una storia che faccia sorridere.

Mentre parlavano, la zucca fece un piccolo rumore. Non un rumore qualsiasi: un "pssst" sottile, come una frase sussurrata. Le ragazze si immobilizzarono.

— Hai sentito? — sussurrò Giulia.

La zucca fece un altro suono, più chiaro. Poi, come per mostrare, un petalo di foglia cadde e si trasformò in una piccola lanterna di carta, illuminandosi di dentro.

— Ok, è ufficiale — disse Sofia, con gli occhi grandi. — È magica.

Giulia uscì sul balcone e tornò con due cucchiaini di miele e una manciata di semi di zucca. Li posero davanti alla crepa. La luce dentro si fece più forte. La crepa si allargò come se la zucca stesse sorridendo.

"Grazie" — sentì Sofia nella testa come un ticchettio lieve. — O forse no. Eravamo le prime a sentirla.

Con una decisione che sapeva di gioco e di coraggio, le ragazze decisero di non incidere la zucca quella notte. Avrebbero ascoltato. Avrebbero condiviso le loro idee e, soprattutto, l'avrebbero ascoltata. Condivisione. Una parola che suonava meglio di qualsiasi premio.

La prova della paura

La notte prima del concorso, il quartiere si trasformò. Le lanterne si appesero ai balconi come occhi luminosi. C'era una nebbia sottile che faceva brillare le strisce delle strade. Le due amiche portarono la zucca nella stanza di Giulia, dove una pila di libri era diventata un castello improvvisato.

— Faremo una faccia che cambia — annunciò Giulia. — Ma deve essere volenterosa. Tipo, dare sorrisi a chi passa.

Mentre lavoravano, si sentì un colpetto alla finestra. Era il vecchio signor Romano, che abitava di fronte. Black capello spettinato e occhiali grandi come due lune. Portava due tazze di cioccolata calda.

— L'ho sentita anche io — disse il signor Romano abbassando la voce come per una confidenza. — È dolce, sa? Le zucche buone non sono comuni.

— Ci sta dando idee — rispose Sofia. — Vuole far ridere la gente.

Il signor Romano rise piano. — Allora non fate un mostro spaventoso. Fate qualcosa che faccia compagnia.

Più tardi, nella penombra, la zucca iniziò a emettere piccoli versi: come campanelli, come fischi di tè che bolle. Ogni suono sembrava raccontare una battuta, una storia breve che finiva con una risata.

— Potrebbe essere perfetta per il concorso — mormorò Giulia.

La stanza era piena di semi, carta strappata e qualche fil di ragnatela artistica per l'effetto. Ma proprio mentre Sofia stava per attaccare un occhio con una cucitura di carta, la zucca fece un suono diverso, quasi triste.

— Non la facciamo ridere per noi — disse Sofia, tenendo la mano sulla zucca. — Forse vuole ridere per qualcuno che ha bisogno.

Giulia capì subito. — Condivideremo il sorriso, allora. Lo regaleremo.

La piazza e le facce di carta

Il giorno del concorso la piazza era un mosaico di risate, di bambini con mantelli svolazzanti e di stand fumosi che vendevano mele caramellate. Le zucche erano allineate come piccole regine arancioni. C'erano creazioni gigantesche, zucche che parevano robot e altre che brillavano di glitter.

Sofia e Giulia posero la loro zucca su un tavolo con un cartellino disegnato con una faccina. Sulla faccia della zucca, dove una volta c'era la crepa, avevano attaccato due occhi di carta che si muovevano leggermente quando il vento passava. Avevano anche infilato dentro una piccola lampada che non bruciava, ma tremolava come una candela gentile.

— Sembra che respiri — disse una bambina vicino a loro.

Lì vicino, un gruppo di ragazzi più grandi cercava di intimidire la folla con una zucca gigantesca e una risata troppo forte. Uno di loro prese la parola:

— La nostra è la più spaventosa, la vostra... è carina — disse con voce provocatoria.

Sofia sentì la punta di rabbia montare, ma Giulia prese la sua mano sotto il tavolo e strinse. Era un segnale. Condivisione, ricorderai? Il sorriso per gli altri.

Quando venne il momento delle presentazioni, le due ragazze dissero poche parole. — Questa è la nostra zucca. Non vuole spaventare, vuole raccontare storie e fare ridere la gente. Per questo l'abbiamo preparata con chiacchiere, con biscotti e con una tazza di cioccolata. Per questo la condividiamo.

Poi la zucca fece qualcosa di stupendo: cominciò a raccontare barzellette. Non parole, ma piccoli lampi e suoni che scivolavano nell'aria. Ogni lampo disegnava una storia: un fantasma che aveva paura dei gatti, una strega che perdeva sempre il cappello. Le persone si misero a ridere, e in mezzo al gruppo c'era una signora con gli occhi lucidi, seduta su una sedia a rotelle. Nessuno se ne era accorto prima, ma la zucca si avvicinò a lei con la luce. La signora sorrise come se avesse ricevuto un regalo.

Il verdetto e la scelta

I giudici si avvicinarono. Camminavano con passi lenti e occhi curiosi. Esaminarono ogni zucca: le incisioni, i dettagli, l'originalità. Quando raggiunsero la loro, la luce della zucca tremolò come se stesse battendo le mani in segno di gioia.

— È originale — mormorò una giudice. — Non è spaventosa, ma ha un cuore.

Annunciarono i vincitori. Il primo posto andò alla zucca gigantesca del gruppo di ragazzi. Un applauso forte come un temporale. Le ragazze fecero un passo indietro, accettando la sconfitta. Ma la sorpresa arrivò dopo: la giuria aveva anche un premio speciale, un riconoscimento per "il miglior gesto di cuore".

— Questo premio va alla zucca che ha portato un sorriso a chi ne aveva bisogno — disse il presidente del concorso. — E quest'anno il premio speciale va a... la zucca di Sofia e Giulia!

La folla applaudì, e le due amiche si guardarono incredule. Raccogliere il premio era dolce, ma di più era la sensazione di vedere la signora in carrozzina stringere la mano di Giulia mentre le occhi brillavano.

— Condividere ha avuto effetto — sussurrò Sofia, la voce un po' rotta dall'emozione.

I ragazzi prepotenti rimasero in silenzio. Uno di loro si avvicinò, la faccia meno dura. — Ehi — disse piano. — Era davvero bella. Scusate.

Giulia sorrise. — Condividere è più divertente — rispose. — Vuoi un pezzetto di torta?

Il ragazzo fece un passo indietro, sorpreso, e poi annuì. La torta di zucca fu divisa in fette, e fu passata di mano in mano.

Lanterni per tutti

La sera, la piazza si trasformò ulteriormente. Le zucche vincitrici erano illuminate e la musica suonava bassa. Sofia e Giulia decisero di fare qualcosa con il premio: non lo avrebbero tenuto tutto per sé.

— Dovremmo condividere anche il premio — propose Giulia. — Che ne dici di usare la nostra luce per fare lanterne per la piazza?

Sofia si illuminò di entusiasmo. In pochi minuti, con l'aiuto del signor Romano e dei bambini della scuola, cominciarono a creare piccole lanterne di carta, a mettere dentro semi luccicanti e a infilarci una fiammella sicura. Ogni lanterna era un piccolo sorriso da appendere a una finestra.

La zucca magica sembrava felice. Ogni volta che una lanterna veniva accesa, la sua luce tremolava come un applauso. Le persone si scambiavano le mani, si scambiavano storie, si scambiavano pezzi di torta. Anche i ragazzi che avevano vinto il primo premio portarono una cassa di caramelle e cominciarono a distribuirle.

La piazza si riempì di luci e di chiacchiere. Qualcuno raccontò di antiche leggende, altri improvvisarono battute. La paura, che all'inizio dell'evento sembrava pronta a dominare, si era sciolta come neve al sole. Era rimasta la meraviglia.

Quando tutto sembrava finito, la signora in carrozzina si alzò un attimo. Con la voce tremolante, disse: — Grazie. Avete reso questa notte leggera.

Sofia e Giulia si guardarono. Avevano vinto, ma avevano ricevuto molto di più di una coppa. Avevano capito che la vera magia di Halloween non sta solo nei brividi o nelle zucche spaventose, ma nella capacità di portare luce agli altri.

Camminando verso casa, con il sacchetto del premio tra le mani, sentirono la zucca che faceva un ultimo suono, come un piccolo risolino.

Giulia trovò la frase giusta per concludere la notte. — Hai visto? Abbiamo fatto sorridere tante persone. Forse questo è vincere davvero.

Sofia annuì. Le due amiche si scambiarono uno sguardo che diceva più di mille parole. Il cielo era pulito e la luna, tonda come una moneta, sorrideva anch'essa.

E poi, tutte insieme — loro, la zucca, la signora, il signor Romano, i ragazzi, i bambini e la piazza — si scambiarono un ultimo sorriso.

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Incidere
Praticare un taglio su qualcosa, come una zucca o un pezzo di legno.
Mosaico
Un'immagine o un disegno creato unendo insieme piccoli pezzi di materiali diversi.
Sussurrare
Parlare in modo molto soft, quasi come un segreto.
Incertezza
Una situazione in cui non si è sicuri di qualcosa o non si conosce la risposta.
Trasformare
Cambiare la forma o l'aspetto di qualcosa.

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