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Storia di Halloween 11/12 anni Lettura 20 min.

La lista di Leo e il mistero del ticchettio gentile

Leo e la sua amica Mia, travestiti per Halloween, affrontano il mistero del ticchettio nella casa del signor Neri, scoprendo che il vero coraggio è affrontare le paure insieme.

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Un ragazzo di 12 anni, Leo, volto rotondo, capelli castani spettinati, occhi allegri e maliziosi, sorriso un po' imbarazzato, indossa un costume da vampiro nero con cravatta arancione a pois, tiene una ghirlanda luminosa e recupera un dente finto caduto in un sacchetto di dolci; accanto a lui Mia, circa 12 anni, capelli lunghi neri, cappello da strega troppo grande e cappotto viola, ride e si china per prendere il sacchetto; sullo zerbino il signor Neri, circa 70 anni, capelli grigi arruffati, maglione verde consumato, volto dolce e sorpreso, appoggiato al telaio della porta con aria riconoscente; il gatto rosso Zenzero, piccolo e morbido, si aggira sulla ringhiera con un nastro a una zampa; scena su un portico di legno leggermente inclinato dietro un cancello arrugginito, decorazioni di Halloween con zucche scolpite sui gradini, foglie morte arancioni e brune, ghirlande colorate sulla ringhiera, cielo viola scuro e luna piena; momento luminoso e divertente: le luci si accendono dolcemente, Leo ritrova il dente finto nel sacchetto e tutti ridono insieme; composizione centrata, colori caldi (arancione, viola, verde), forti contrasti, forme semplici, stile poster per bambini, atmosfera calda e leggermente fiabesca. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — La lista di Leo

Leo aveva dodici anni e un coraggio che gli faceva scintillare gli occhi, soprattutto quando arrivava Halloween. Quell'anno non voleva solo travestirsi e chiedere dolcetti: voleva “spuntare la lista”. Era una lista vera, scritta con un pennarello arancione su un foglio piegato in quattro, che teneva in tasca come una mappa segreta.

La rilesse seduto sul letto, mentre fuori il vento faceva frusciare le foglie come pagine sfogliate di corsa:

1) Indossare un travestimento “da paura ma simpatico”.

2) Dire “Dolcetto o scherzetto” senza balbettare nemmeno una volta.

3) Entrare nella casa più misteriosa del quartiere (quella con il cancello storto).

4) Risolvere un piccolo mistero.

5) Tornare a casa ridendo.

«Facile,» dichiarò ad alta voce. Poi, per sicurezza, aggiunse: «Ok, quasi facile.»

Sua madre bussò e sporse la testa. «Allora, Conte Leo, pronto per la notte dei brividi gentili?»

Leo sollevò il mantello. Sì: era vestito da vampiro, ma con una cravatta a pois e un sorriso stampato sul colletto. Aveva anche due canini finti che gli facevano parlare un po' strano.

«Prontiffimo,» disse, e un canino gli scivolò. Lo riprese al volo. «Prontissimo.»

In cucina, la nonna stava preparando biscotti a forma di pipistrello. «Ricorda,» gli disse, «il coraggio non è non avere paura. È andare avanti anche con le ginocchia che fanno “toc toc”

Leo annuì. Le sue ginocchia, in effetti, facevano già un rumorino di prova.

All'uscita lo aspettava Mia, la sua migliore amica, travestita da strega con un cappello così grande che sembrava avere una finestra panoramica.

«Allora?» chiese Mia. «Siamo pronti a conquistare dolciumi e leggende?»

Leo sventolò il foglietto. «Ho una lista. E stasera la spunto tutta.»

Mia lesse e fischiò. «La casa col cancello storto? Quella del signor Neri?»

«Proprio quella.»

Mia si strinse nel mantello. «Dicono che di notte si senta… il ticchettio.»

Leo sorrise. «Perfetto. Un mistero con effetto sonoro.»

Partirono. Il quartiere era pieno di zucche intagliate che ridevano di traverso, e le luci alle finestre tremolavano come lucciole impazienti. Il cielo era viola scuro, e la luna pareva una moneta dimenticata.

Leo guardò la lista e con il pennarello segnò una piccola spunta accanto al punto 1. «Travestimento: fatto.»

«E i canini?» fece Mia.

Leo sollevò il mento. «Stabili. Per ora.»

Capitolo 2 — Dolcetto o scherzetto (senza balbettii)

La prima casa aveva una porta decorata con una ragnatela di cotone così grande che un ragno vero avrebbe chiesto il biglietto. Una signora con una maschera da gatto aprì sorridendo.

Mia si schiarì la voce. «Dolcetto o scherzetto!»

Leo la imitò: «Dolcetto o…» Uno dei canini finti gli fece l'occhiolino dall'interno della bocca. «…scherzetto!»

La signora rise e riempì le loro borse. «Che vampiro educato!»

Camminando, Leo si toccò le guance per assicurarsi che non stesse arrossendo. «Non ho balbettato.»

Mia lo guardò di lato. «Hai pronunciato “scherzetto” come “scherzef…to”, ma direi che vale.»

«Vale!» Leo tracciò la spunta sul punto 2. «Due su cinque.»

Continuarono di casa in casa. C'erano bambini travestiti da astronauti, mummie che lasciavano cadere pezzi di carta igienica come briciole, e una ragazza vestita da fantasma che portava gli occhiali sopra il lenzuolo, perché “anche i fantasmi devono leggere”.

Ogni porta era un piccolo teatro. A una, un papà travestito da lupo ululò così forte che un cane vero rispose dall'altra parte della strada. A un'altra, una signora distribuì caramelle e consigli di vita: «Mangia piano, così dura di più!»

Poi, dietro l'angolo, apparve il cancello storto.

Era davvero storto: piegato come se stesse ascoltando un segreto. Il giardino dietro era pieno di foglie ammassate a montagnole e, in mezzo, una vecchia altalena dondolava da sola.

«Eccoci,» sussurrò Mia.

Leo inspirò. L'aria sapeva di zucca e di legna. «Punto 3. La casa misteriosa.»

La casa del signor Neri era alta e un po' scura, ma non cattiva. Sembrava solo… distratta. Una finestra aveva le tende tirate, un'altra no. La porta aveva un batacchio a forma di mano.

Mia indicò una piccola luce che si muoveva dentro. «Hai visto?»

Leo deglutì. Sentì le ginocchia fare davvero “toc toc”. Però tirò fuori la lista e la rilesse. «Se voglio spuntarla, devo entrare.»

«Io ci sono,» disse Mia, anche se il suo cappello tremava leggermente.

Leo afferrò il batacchio e bussò. La mano di metallo era gelida come una cucchiaiata di gelato.

Toc. Toc. Toc.

Per un attimo non successe niente. Poi arrivò quel suono: un ticchettio, come di un orologio nascosto.

Mia spalancò gli occhi. «Te l'avevo detto…»

La porta si aprì con un cigolio che sembrava una risata stanca.

E sulla soglia comparve un uomo anziano con un maglione verde e una maschera da… niente. Nessuna maschera, solo due sopracciglia enormi e un'espressione sorpresa.

«Oh!» disse. «Finalmente!»

Leo e Mia si guardarono. Finalmente?

Capitolo 3 — Il signor Neri e il ticchettio

«Scusate,» disse l'uomo, «pensavo fossero… lasciamo perdere. Entrate, se vi va. Ho dei dolci. E un problema.»

Leo non si aspettava l'invito. Si aspettava una risata inquietante, magari un corvo. Invece c'era odore di tè e una lampada accesa che faceva una luce calda.

«Lei è il signor Neri?» chiese Mia, cauta.

«In carne, ossa e ginocchia che scricchiolano,» rispose lui. «E voi siete… un vampiro con la cravatta allegra e una strega con un cappello che potrebbe ospitare una famiglia di piccioni.»

Mia sorrise, un po' sollevata. «Io sono Mia. Lui è Leo.»

«Piacere. Ecco i dolci.» Il signor Neri porse una ciotola di caramelle, poi si grattò la testa. «Ma, ehm… potrei chiedervi un favore?»

Leo sentì la lista in tasca, come se scottasse. Punto 4: risolvere un piccolo mistero. Era il momento.

«Dipende,» disse Leo, cercando di sembrare un vampiro coraggioso e non un vampiro con i canini che scivolano. «Che favore?»

Il signor Neri indicò il corridoio. «Quel ticchettio. Lo sentite?»

In effetti, si sentiva. Tic-tic-tic, regolare, ma a tratti sembrava accelerare, come un cuore che corre. Veniva da qualche parte dentro casa.

«È iniziato ieri sera,» continuò il signor Neri. «Ho controllato gli orologi. Ho controllato le tubature. Ho controllato persino il vecchio… ehm… “armadio delle cose che non voglio buttare ma non so dove mettere”. Niente. E mi fa un po' impazzire.»

Mia si sporse verso Leo e sussurrò: «Magari è un fantasma con l'agenda: “ticchettare alle 19:00, ticchettare alle 19:05…”»

Leo soffocò una risata. «Tranquilla, lo scopriremo.»

Il signor Neri aprì le braccia. «Se lo trovate, vi do un premio: due manciate extra di caramelle e…» fece una pausa drammatica, «una scatola di biscotti fatti da me. Non sono a forma di pipistrello, ma ci sto lavorando.»

Leo annuì. «Affare fatto.»

Camminarono nel corridoio. Le pareti erano piene di quadri: paesaggi, una barca, e un gatto con l'aria di giudicare tutti. Il ticchettio diventava più forte vicino alla scala.

«Su o giù?» chiese Mia.

Leo alzò un dito, come un detective. «Se è un fantasma, di solito sta… ovunque.» Poi si schiarì la voce. «Facciamo un piano. Tu controlli giù, io su.»

Mia lo afferrò per il mantello. «No, no. Le squadre si fanno quando hai una torcia e un walkie-talkie. Noi abbiamo una strega e un vampiro con un canino instabile. Andiamo insieme.»

Leo, in fondo, era contento. «Insieme.»

Salirono le scale. Ogni gradino scricchiolava come se volesse partecipare alla conversazione: “Sì, anch'io ho paura… ma anche io sono curioso!”

Al piano di sopra c'era un corridoio con due porte chiuse e una socchiusa. Da quella socchiusa veniva il ticchettio più forte, e anche una luce che tremolava.

Mia sollevò il cappello, come se fosse uno scudo. «Pronto?»

Leo mise la mano sulla maniglia. Le ginocchia: toc toc. Il coraggio: avanti.

Aprì.

Capitolo 4 — La stanza delle luci e la “creatura”

La stanza era piena di scatole. Scatole grandi, scatole piccole, scatole con scritte tipo “NATALE 2019 (forse)” e “CAVI CHE SERVONO SICURO”.

In mezzo, su un tavolo, c'era una fila di lucine colorate attorcigliate come spaghetti. E lì, tra le luci, si muoveva qualcosa.

«Ehm,» fece Mia, con un filo di voce. «Quella… cosa… si sta mangiando le lampadine?»

Leo strinse gli occhi. La “creatura” era piccola, pelosa, e aveva una coda. Si sentiva anche un rumorino: tic-tic-tic, proprio vicino alle luci.

La cosa si girò di scatto, e due occhi lucidi li fissarono.

Leo trattenne il respiro. Poi la creatura fece: «Miao.»

Mia sbuffò così forte che il suo cappello quasi decollò. «È un gatto!»

Il gatto saltò giù dal tavolo e, nel farlo, tirò un filo. Le lucine lampeggiarono, poi si spensero, poi ripresero a lampeggiare in modo irregolare. Tic-tic-tic.

«Ah!» esclamò Leo, capendo. «Il ticchettio è…»

«Il relè,» completò Mia, che aveva un papà appassionato di fai-da-te e un vocabolario sorprendente. «O qualche pezzo che fa contatto male.»

Il gatto li guardò come se fosse stato colto in flagrante mentre studiava fisica. Poi si strofinò contro una scatola e fece cadere una etichetta: “LUCI HALLOWEEN”.

Leo si avvicinò lentamente, come si fa con gli animali e con i misteri. «E tu chi sei?»

Il gatto rispose con un miagolio che suonava tipo: “Io? Io sono il padrone di casa, ovvio.”

Mia indicò la sua zampetta. «Guarda! C'è un pezzetto di nastro adesivo attaccato. Forse si è impigliato nei fili.»

Leo si chinò e, con attenzione, staccò il nastro. Il gatto lo lasciò fare con dignità, come un re che permette a un suddito di aggiustargli la corona.

Il ticchettio diminuì. Le lucine rimasero accese, più stabili.

«Mistero risolto?» chiese Mia.

Leo controllò: il filo era mezzo schiacciato sotto la gamba del tavolo. Lo sollevò appena e lo sistemò meglio. Il ticchettio sparì del tutto. Le luci si accesero in modo costante.

Leo si sentì crescere dentro una soddisfazione calda, come una tazza di cioccolata. «Sì. Mistero risolto.»

In quel momento il signor Neri apparve sulla porta, ansimando un po'. «Avete trovato—» Si bloccò vedendo il gatto. «Oh. Di nuovo tu.»

Il gatto fece un passo elegante e uscì dalla stanza, come se avesse appena finito un turno di lavoro.

Mia incrociò le braccia. «È suo?»

Il signor Neri sospirò. «No. È… come dire… un inquilino abusivo con molta personalità. Lo chiamo Zenzero, perché una volta mi ha rubato un biscotto allo zenzero. Non ho mai avuto il coraggio di mandarlo via.»

Leo si sentì un po' fiero. «Allora il ticchettio veniva dalle luci. Zenzero si è impigliato nel filo e il contatto faceva clic.»

Il signor Neri li guardò come se fossero due investigatori in miniatura. Poi sorrise, e il suo viso sembrò illuminarsi più delle lampadine. «Siete stati bravissimi. E coraggiosi. Entrare qui da soli, con quel cancello che spaventa tutti…»

Leo si grattò la nuca. «A dire il vero, le mie ginocchia hanno bussato più del batacchio.»

Mia rise. «Le ginocchia di Leo fanno “dolcetto o scherzetto” da sole.»

Il signor Neri si mise a ridere, un riso basso e gentile. «Venite giù. Vi devo il premio.»

Capitolo 5 — Il premio e la promessa

In cucina, il signor Neri aprì un barattolo enorme di caramelle. «Due manciate extra, come promesso. E…» tirò fuori una scatola di latta con dei biscotti un po' storti ma profumati. «Questi. Non ridete: i pipistrelli mi vengono sempre con l'aria da piccione.»

Mia ne prese uno e lo osservò. «Sembra un pipistrello che ha visto qualcosa di incredibile.»

Leo addentò. Era buonissimo. «Signor Neri, perché la casa sembra così… misteriosa?»

L'uomo si appoggiò al tavolo. «Perché sono distratto, e perché le persone riempiono i vuoti con le storie. Il cancello è storto perché una volta una macchina l'ha urtato. L'altalena dondola perché il vento è un gran giocherellone. E io… beh, io sono solo uno che vive qui e che non ama le scale.»

Mia guardò la finestra. Fuori passavano bambini ridendo, le loro risate erano come campanelli. «Allora non ci sono fantasmi?»

Il signor Neri strinse gli occhi, finto serio. «Dipende. A volte, quando dimentico dove ho messo gli occhiali, mi sembra che un fantasma me li abbia rubati. Ma poi li trovo sulla testa.»

Leo scoppiò a ridere. «Quello è il fantasma dell'Oblio!»

«Un fantasma potentissimo,» concordò il signor Neri. Poi abbassò la voce, come se confidasse un segreto importante. «Però una cosa misteriosa c'è davvero.»

Leo e Mia si irrigidirono. «Cosa?» chiesero in coro.

Il signor Neri indicò la scatola di luci che avevano sistemato. «Quelle luci sono speciali. Le metto fuori ogni Halloween. Non fanno paura, fanno… compagnia. Ma quest'anno non volevo accenderle finché non fossi sicuro che funzionassero bene. Non sopporto le luci che impazziscono: mi fanno venire l'ansia.»

Mia annuì. «Ora funzionano.»

«Sì,» disse il signor Neri, guardando verso l'ingresso. «E sapete una cosa? Se volete, potreste aiutarmi a metterle. Non sono veloce come una volta.»

Leo sentì il punto 5 della sua lista: tornare a casa ridendo. E, anche se non era scritto, sentì un altro desiderio: lasciare un posto un po' più luminoso di come l'aveva trovato.

«Certo,» disse. «Aiutiamo noi.»

Mia alzò un dito. «Però Zenzero non deve fare il direttore dei lavori.»

Come se avesse sentito il nome, il gatto passò in cucina con aria innocente, portandosi dietro un filo di nastro adesivo come una sciarpa.

«Zenzero è… un esperto di decorazioni creative,» disse il signor Neri, solenne.

Leo ridacchiò. «Creative come “catastrofiche”

Presero la scatola e uscirono. Il giardino era fresco e profumava di terra. Le foglie scricchiolavano sotto le scarpe come patatine di bosco. Il cancello storto sembrava meno minaccioso, più come un vecchio signore che si inchina.

Mentre srotolavano le luci lungo la ringhiera e intorno al portico, Leo si accorse che non stava più pensando alla paura. Stava pensando a dove mettere il prossimo gancetto.

«Ehi,» disse Mia, «hai spuntato il mistero?»

Leo tirò fuori il foglietto e fece una bella spunta sul punto 4. «Fatto.»

Il signor Neri li osservava, emozionato e un po' imbarazzato. «Non sono abituato ad avere… compagnia. Di solito, a Halloween, nessuno bussa. Tutti passano oltre.»

Leo sentì una puntura al cuore, come quando ti accorgi di aver dimenticato qualcuno in un gioco.

«Allora l'anno prossimo,» disse Leo, «lei prepari i biscotti-pipistrello-piccione, e noi bussiamo per primi.»

Mia annuì. «E magari aggiungiamo un cartello: “Qui brividi gentili e caramelle oneste”

Il signor Neri si mise una mano sul petto. «Mi piacerebbe molto.»

Capitolo 6 — Spunte finali e luci che sorridono

Quando ebbero finito, Leo fece un passo indietro. Le luci avvolgevano il portico come una collana di stelle colorate. Il signor Neri collegò la spina con attenzione, come se stesse svegliando un animale addormentato.

Le lucine si accesero. Per un secondo, Leo trattenne il fiato: e se ricominciava il ticchettio? E se si spegnevano? Invece no. Cominciarono a lampeggiare in modo dolce, lento, come palpebre che fanno l'occhiolino. Un arancione caldo, un viola soffice, un verde tenero. Niente impazzimenti, niente scatti. Solo un ritmo tranquillo.

Il signor Neri sorrise. «Modalità… come la chiamate voi?»

Mia inclinò il cappello. «Modalità coccola.»

Leo annuì. «Modalità brivido gentile.»

Zenzero uscì sul portico e si sedette proprio sotto le luci, come se fosse il guardiano ufficiale. Poi sbadigliò, mostrando una fila di dentini molto meno drammatici dei canini finti di Leo.

«Sembra soddisfatto,» disse Mia.

«Sì,» rispose Leo. «Anche io.»

Tirò fuori la lista. Mancava solo il punto 5: tornare a casa ridendo. Guardò Mia, guardò il signor Neri, guardò il gatto che sembrava un peluche con un passato da pirata.

«Allora,» disse Mia, «torniamo? Prima che il tuo canino decida di chiedere asilo politico in una caramella.»

Leo fece una faccia seria. «Il canino è un cittadino modello.»

Proprio in quel momento, il canino gli scivolò e cadde nel sacchetto delle caramelle. Leo lo fissò, scandalizzato. Mia scoppiò a ridere così forte che quasi le cadde il cappello.

Il signor Neri rise anche lui, e la sua risata si mescolò al fruscio delle foglie e al lampeggiare morbido delle luci.

Leo recuperò il canino e lo rimise a posto, borbottando: «Traditore.»

Mia gli diede una pacca sulla spalla. «Coraggioso anche senza denti.»

Leo, ridendo ancora, tracciò l'ultima spunta. «Cinque su cinque.»

Salutarono il signor Neri, che rimase sulla soglia con le luci che gli disegnavano un'aureola colorata. «Buona notte, ragazzi. E… grazie.»

«Buon Halloween!» risposero loro.

Camminarono verso casa sotto la luna, con i sacchetti pieni e il cuore leggero. Leo pensò alla frase della nonna: il coraggio è andare avanti anche con le ginocchia che fanno toc toc. Quella sera le sue ginocchia avevano bussato, sì. Ma lui aveva aperto la porta lo stesso.

E alle loro spalle, le ghirlande del portico continuavano a lampeggiare in modalità dolce, come un arrivederci luminoso che non faceva paura: faceva compagnia.

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Travestimento
Abito o costume che si indossa per sembrare un altro personaggio o animale.
Pennarello
Strumento per scrivere o colorare con inchiostro liquido e punta.
Frusciare
Fare un suono leggero e continuo, come le foglie mosse dal vento.
Cancello storto
Porta di ingresso di metallo piegata o non dritta, che sembra inclinata.
Ticchettio
Suono breve e regolare, come quello di un orologio che segna il tempo.
Ciotola
Recipiente rotondo usato per mettere cibo o dolci.
Relè
Parte elettrica che apre o chiude un circuito quando riceve corrente.
Batacchio
Pezzo di metallo sulla porta usato per bussare e fare rumore.
Socchiusa
Aperta solo per poco, non completamente.
Scricchiolava
Faceva piccoli rumori secchi e ripetuti, come vecchi gradini o legno.
Dignità
Comportarsi con rispetto e calma, anche in situazioni difficili.
Altalena
Oggetto per dondolare, formato da una seduta sospesa con corde o catene.

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