C'era una volta un bimbo di tre anni che si chiamava Leo. Leo aveva i capelli morbidi come la lana e gli occhi grandi come due mirtilli. Un mattino, nel giardino, trovò una piccola mappa piegata dentro una scatolina di legno. La mappa aveva disegni colorati: un albero, un sasso azzurro, una fontana e una X rossa.
“Una caccia al tesoro!” esclamò Leo, battendo le mani. Il sole profumava di fiori e l'aria era calda. Leo mise la mappa nella tasca e iniziò a camminare. Ogni passo faceva un piccolo suono: cric, cric, come quando si schiacciano le foglie.
Arrivò sotto l'albero disegnato. L'albero aveva foglie verdi e lucide. Sentiva il vento che sussurrava: frus, frus. Leo guardò intorno. C'era un sasso tondo, un sasso liscio, ma non era quello azzurro. “Forza, Leo,” disse piano, come se parlasse a un amico. Scavò un pochino con le mani piccole. Trovò un sasso che brillava un po'. Dentro c'era un pezzetto di carta con un disegno: una fontana e una freccia.
“Una fontana!” gridò Leo contento. Corse saltellando. L'erba sotto i piedi era morbida e fresca. Arrivato alla fontana, l'acqua faceva plic, ploc e brillava come specchi piccoli. Leo si chinò e bagnò le dita: l'acqua era fresca e odorava di pietra bagnata. Sulla sponda della fontana c'era un barattolino di vetro chiuso. Dentro il vetro, la carta sembrava tutta arricciata.
Leo provò ad aprire il barattolo, ma era troppo stretto per le mani piccole. “Non posso,” disse con un sospiro. Ma Leo era coraggioso e non si arrendeva. Cercò una pietra piatta. La trovò, la posò sulla sponda e con attenzione e pazienza appoggiò il barattolino sopra. Poi soffiò forte, forte, come quando spegne le candeline, ma il vetro restava chiuso.
Allora pensò a raffreddare il barattolo, così la carta dentro si sarebbe distesa e avrebbe mostrato il prossimo indizio. Prese un po' d'acqua fresca con le mani e la versò lentamente sul barattolo. L'acqua faceva uno scroscio dolce. “Fresco, fresco,” mormorò Leo. Sentì il vetro diventare più freddo, come quando si tiene una mela in frigo. Dopo un momento, il tappo si allentò un pochino.
Leo sorrise. Con calma spinse e il barattolo si aprì. Dentro c'era una carta lucida con un disegno: un fiore grande e il segno di una X vicino a un cespuglio di lavanda. Sentì subito un profumo dolce, come caramelle alla vaniglia e miele. Seguì il profumo e il disegno, sempre più vicino.
Vicino al cespuglio di lavanda vide qualcosa luccicare. Era una scatolina piccola, colorata di viola e oro. Il cuore di Leo batteva piano-piano, felice. Aprì la scatolina. Dentro c'erano tre piccoli oggetti: una conchiglia che cantava come il mare, una piuma morbida come una nuvola e una polvere speciale che brillava come stelle.
“È il mio tesoro,” disse Leo. Prese la conchiglia e la appoggiò all'orecchio. Sentì un suono calmo, come onde tranquille. La piuma gli solleticò la guancia. La polvere brillò e mise una luce dolce sul suo viso. Leo rise, un riso leggero come il vento.
Tornò a casa con la scatolina nella tasca. La mamma lo abbracciò e sentì il profumo della lavanda e il calore della gioia. “Hai trovato il tesoro?” chiese lei. “Sì!” rispose Leo. “Ho cercato, ho provato e non mi sono arreso.” Si sdraiò sul divano, chiuse gli occhi e pensò alle piccole avventure di quel giorno. Era stanco ma felice. La casa profumava di cena e di pace. Leo sognò onde, piume e stelle, e il suo cuore era dolce e coraggioso.