Capitolo 1
Tommaso aveva otto anni e un'energia che sembrava una bibita frizzante appena aperta. Quell'estate era arrivata finalmente. La valigia era già in corridoio da due giorni, anche se mancavano ancora poche ore alla partenza. Tommaso le girava intorno come un gattino curioso, controllando per la decima volta se dentro c'erano i pantaloncini, il cappellino e la maschera per guardare i pesci.
In macchina, mentre il sole del mattino scaldava il parabrezza, Tommaso tamburellava le dita sul sedile. Guardava fuori e contava i cartelli, poi smetteva perché si dimenticava a metà. Voleva arrivare subito, adesso, senza aspettare. Ogni semaforo sembrava lento apposta per lui.
La mamma guidava tranquilla. Il papà, accanto, teneva una mappa piegata e ripiegata, che sembrava un grande tovagliolo spiegazzato. Tommaso stava dietro con lo zainetto e un sacchetto di biscotti.
Quando la macchina arrivò vicino a un passaggio pedonale, Tommaso vide una signora con un cappello di paglia che stava per attraversare. La mamma rallentò e si fermò.
Tommaso sbuffò. Era uno sbuffo piccolo, ma vero.
La mamma lo guardò dallo specchietto. “In vacanza si va piano. Anche la strada ha le sue regole.”
Tommaso fece una faccia come per dire: lo so… ma vorrei essere già al mare. La signora attraversò con calma, come se contasse i passi. E poi, proprio mentre Tommaso pensava che fosse finita, arrivò anche un bambino con un gelato che gocciolava. La mamma aspettò ancora.
Tommaso si sporse un po' in avanti. “Ma… se aspettiamo sempre, non arriviamo mai!”
Il papà sorrise senza girarsi. “Arriviamo. E arriviamo bene. Le regole ci aiutano a non farci male e a rispettare gli altri. In vacanza si incontrano tante persone. È bello essere gentili.”
Tommaso rimase zitto. Gentili… gli piaceva quella parola. Era come una carezza. Però la sua impazienza era ancora lì, come un palloncino che tira verso l'alto.
Quando finalmente ripartirono, il vento entrò dal finestrino e portò l'odore dei pini e della strada calda. Tommaso immaginò il mare: blu, grande, con le onde che fanno shhh. Cercò di respirare piano, come faceva a scuola quando doveva aspettare il suo turno per parlare.
Arrivarono nel primo pomeriggio, con il sole che sembrava una lampada enorme. La casa delle vacanze era in un paese vicino alla spiaggia. Non era un albergo, ma un appartamento di una signora che lo affittava d'estate.
La signora si chiamava Teresa. Aveva capelli argentati e occhi allegri. Sulla porta c'era un vaso con dei fiori rosa, e sul pianerottolo profumava di limone.
Teresa aprì con un grande sorriso. “Benvenuti! Dev'essere Tommaso, vero? Ho messo in frigo una caraffa d'acqua fresca e un po' di anguria. Con questo caldo, ci vuole.”
Tommaso si illuminò. Anguria! Era una parola che sapeva d'estate. Entrò e sentì subito una casa diversa: fresca, con tende leggere che si muovevano piano. Sul tavolo c'era anche un piattino con tre biscotti.
Teresa parlò con la mamma e il papà, spiegando dove trovare le stoviglie, come usare il ventilatore e dov'era il bidone per la raccolta differenziata. Tommaso ascoltava a metà, perché intanto guardava dal balcone: in fondo, tra due palazzi, si vedeva un pezzetto di mare.
Teresa si chinò verso di lui. “Se ti serve qualcosa, bussa pure. Io abito al piano di sotto. Qui gli ospiti sono come vicini di casa.”
Tommaso annuì. Gli piaceva quella idea: non essere solo un cliente, ma una persona che viene accolta.
Appena Teresa se ne andò, Tommaso chiese di andare subito in spiaggia. La mamma disse di sì, ma prima bisognava bere un po' e mettere la crema solare.
Tommaso sentì di nuovo il palloncino dell'impazienza. Ma l'anguria era così fresca che lo aiutò a calmarsi. Il succo gli scivolò sul mento e lui rise. Il papà gli passò un tovagliolo.
Scendendo in strada, Tommaso si accorse che lì tutto sembrava più lento e più caldo. Le cicale cantavano forte. La luce faceva brillare i motorini parcheggiati.
Arrivati all'incrocio, Tommaso fece per correre. La mamma gli prese la mano.
“Si attraversa sulle strisce,” disse.
Tommaso guardò: le strisce bianche erano un po' consumate dal sole. C'era un semaforo pedonale con un omino rosso.
“Ma non passa nessuno!” protestò Tommaso.
Il papà indicò un'auto che stava arrivando da lontano. “Vedi? Anche se sembra lontana, meglio aspettare. Il codice della strada vale anche in vacanza.”
Tommaso sospirò, ma restò fermo. L'omino diventò verde. Attraversarono. E, proprio mentre arrivavano dall'altra parte, l'auto passò. Non andava veloce, però Tommaso pensò: se avessi corso, magari l'autista si sarebbe spaventato.
Quella piccola idea gli rimase in testa come un sassolino: non dava fastidio, ma si sentiva.
Capitolo 2
La spiaggia aveva un rumore speciale. Non era solo il mare. Erano anche i secchielli che sbattevano, le risate, le palette che scavavano, le ciabatte che facevano flap flap sulla sabbia.
Tommaso si tolse le scarpe e sentì i granelli caldi sotto i piedi. All'inizio scottavano un po', poi diventavano familiari. Corse verso l'acqua e si fermò quando le onde gli toccarono le caviglie. Era fredda e poi, dopo due secondi, piacevole.
La mamma stese l'asciugamano. Il papà aprì l'ombrellone, che fece un suono secco come un grande fiore che sboccia.
Tommaso voleva fare tutto. Un castello, un tuffo, cercare conchiglie, comprare un ghiacciolo. La sua testa era un girotondo.
Cominciò con il castello. Scavò un fosso e poi fece una torre. Il castello venne un po' storto, ma lui lo amava lo stesso. Poi vide un bambino poco più piccolo di lui che cercava di riempire un secchio. Ogni volta l'acqua scappava via dalla sabbia.
Tommaso si avvicinò e senza pensarci offrì la sua paletta. “Puoi usare questa. Scava così, più in fondo. La sabbia bagnata sta meglio.”
Il bambino lo guardò stupito, poi sorrise. “Grazie.”
La mamma osservò e disse piano: “Questo è essere ospitali. Anche in spiaggia.”
Tommaso si sentì caldo dentro, come se avesse bevuto una cioccolata… ma senza caldo vero, perché c'era il mare. Capì che ospitalità non era solo offrire da mangiare. Era anche fare spazio, condividere, far sentire bene qualcuno.
Dopo un po' arrivò un venditore con una borsa piena di braccialetti colorati. Tommaso ne avrebbe voluto uno blu. Ma la mamma gli ricordò che avevano già portato i soldi contati e che potevano scegliere un piccolo regalo solo un giorno.
Tommaso si morse il labbro. Un altro “aspetta”. L'impazienza tornò, come una zanzara insistente.
Per distrarsi, si mise a cercare conchiglie. Ne trovò una bianca con una striscia rosa. La tenne in mano e sentì che era fresca. Si immaginò che fosse una piccola casa del mare. La mise in una scatolina di plastica.
Al momento del bagno, la mamma gli mise i braccioli. Tommaso li trovava un po' fastidiosi, perché voleva sentirsi grande. Però la mamma gli spiegò che era più sicuro, e che da grandi si può essere prudenti, non solo coraggiosi.
Tommaso fece qualche passo nell'acqua. Si ricordò di guardare dove metteva i piedi, perché sotto la sabbia c'erano a volte sassi. Il mare era calmo e gentile, come se anche lui fosse in vacanza.
Più tardi, quando il sole cominciò a scendere, la pelle di Tommaso profumava di crema solare e di sale. Aveva i capelli un po' duri, come se fossero stati spolverati con la farina.
La mamma disse che era ora di tornare a casa a fare la doccia, così la sabbia non finiva nel letto e sul divano. Tommaso avrebbe voluto restare ancora. “Solo cinque minuti!”
“Cinque minuti diventano dieci, e poi ti stanchi troppo,” rispose la mamma. “Domani torniamo. L'estate non scappa.”
Tommaso guardò il mare un'ultima volta. Provò a immaginare l'estate come un grande libro con tante pagine. Non doveva leggere tutto in un giorno.
Sulla strada del ritorno passarono davanti a una gelateria. Il profumo di cono e vaniglia usciva fino al marciapiede. Tommaso guardò la vetrina, con i gusti in fila come colori di una scatola di pastelli.
Il papà gli disse che potevano prendere un gelato, ma dovevano attraversare bene. C'era una pista ciclabile e una strada dove passavano anche scooter.
Tommaso, con il gelato già nella testa, fece per avanzare. Poi si fermò. Guardò a destra, poi a sinistra, come aveva imparato. Vide una bicicletta che arrivava veloce sulla pista, con un ragazzo che portava un casco verde.
Tommaso aspettò. Il ragazzo passò e lo ringraziò con un cenno. Tommaso si sentì importante, come se avesse fatto una scelta da grande.
“Bravo,” disse la mamma. “Hai rispettato la pista. Così tutti stanno bene.”
In gelateria, il signore dietro il bancone aveva le mani fredde e un grembiule pulito. Tommaso scelse il gusto limone, perché voleva un sapore che facesse “estate” subito. Quando uscì, il gelato era un piccolo sole giallo.
Camminarono piano verso casa. Tommaso leccava il gelato e cercava di non farlo colare. Ogni tanto una goccia scappava e lui la rincorreva con la lingua, facendo ridere il papà.
Capitolo 3
La casa era fresca. Le tende si muovevano come vele. Appena entrato, Tommaso sentì la sabbia nelle ciabatte. Era ovunque: tra le dita, nei bordi dell'asciugamano, perfino dietro le orecchie.
La mamma lo mandò in bagno. “Doccia lunga, ma non infinita. Così risparmiamo acqua.”
Tommaso entrò nella stanza del bagno. Era piccola e luminosa. C'era un tappetino azzurro e un gancio con un asciugamano che profumava di sapone. Sul lavandino c'era una conchiglia decorativa, forse lasciata lì da altri ospiti.
Tommaso si guardò allo specchio. Aveva una riga di crema bianca sul naso, perché si era grattato senza accorgersene. Sorrise. Sembrava un clown marino.
Aprì l'acqua della doccia. All'inizio era tiepida, poi diventò più fresca. Il rumore dell'acqua era come una pioggia gentile. Chiuse gli occhi e sentì il sale sciogliersi sulla pelle. La sabbia scivolò via e fece un piccolo mucchietto vicino allo scarico. Tommaso lo guardò e pensò: ecco il mare che torna a casa sua, a pezzettini.
Prese lo shampoo e lo annusò. Profumava di cocco. Si immaginò di essere una noce di cocco che rotola sulla spiaggia e poi si tuffa. Si mise un po' troppo shampoo e fece una schiuma enorme.
“Guarda che nuvola!” disse da solo, ridacchiando. La schiuma gli coprì la testa come un cappello buffo. Per un attimo gli entrò un po' negli occhi e bruciò, ma subito sciacquò e passò. Niente di spaventoso, solo un piccolo fastidio che sparì con l'acqua.
Quando uscì, si sentiva leggero e pulito. Si asciugò bene, perché la mamma diceva che con l'aria della sera si può prendere freddo. Si mise un pigiama corto, con disegnati dei piccoli granchi.
In cucina, la mamma preparava una cena semplice: pasta al pomodoro e un'insalata. Il papà tagliava il pane. Sul tavolo c'era anche una ciotola con pesche profumate.
A un certo punto bussarono alla porta. Era Teresa, la signora del piano di sotto. Aveva in mano un piatto coperto con un tovagliolo.
“Ho fatto una torta di mele,” disse. “Ne ho un po' in più. Magari vi va per domani a colazione.”
La mamma ringraziò molto. Il papà disse che era davvero gentile. Tommaso guardò la torta come se fosse un tesoro. Teresa gli fece l'occhiolino. “In vacanza è bello condividere.”
Tommaso si ricordò della paletta data al bambino in spiaggia. Capì che anche Teresa stava facendo la stessa cosa, ma in modo diverso: offriva un pezzo di casa sua.
La mamma, allora, prese una bottiglia di succo di pesca che avevano comprato e la porse a Teresa. “Questo è per lei. È fresco e buono.”
Teresa sembrò contenta. “Grazie! Allora siamo pari.”
Quando Teresa se ne andò, Tommaso si sentì in un posto dove le persone si aiutavano senza fare troppi discorsi. Era come una rete morbida che ti tiene su.
Dopo cena uscirono un momento sul balcone. L'aria era tiepida. Da lontano si sentiva il mare, più calmo della mattina. Le luci del paese si accendevano una dopo l'altra, come lucciole ordinate.
Tommaso pensò a domani: di nuovo spiaggia, forse un giro al mercato, forse un altro gelato. Il suo cuore faceva piccoli salti di gioia.
Poi gli venne in mente l'incrocio, le strisce, la pista ciclabile. Capì che le regole non erano una cosa che ti ferma e basta. Erano come dei segni sul sentiero, per non perdersi e non farsi male, soprattutto quando sei felice e vai di corsa.
Guardò la mamma e il papà. Erano stanchi, ma sereni. La mamma aveva i capelli ancora un po' umidi. Il papà si grattava la barba, come faceva quando stava bene.
Tommaso sbadigliò. Lo sbadiglio era grande, come se volesse ingoiare tutta l'aria della sera.
La mamma lo notò. “Se vuoi, possiamo andare a letto un po' presto. Domani ci alziamo con calma e andiamo al mare quando il sole è ancora gentile.”
Tommaso di solito provava a resistere alla sera, come se andare a dormire fosse perdere qualcosa. Ma quella volta sentì una cosa nuova: dormire era come preparare la giornata di domani, come mettere in carica un giocattolo.
Annui. “Sì. Voglio svegliarmi presto. Così faccio il castello più grande.”
Il papà rise piano. “E magari rispettiamo anche tutte le strisce.”
Tommaso sorrise. “Sì. Anche in vacanza.”
Si lavò i denti con attenzione, facendo la schiuma giusta, non una nuvola gigante come prima. Poi andò in camera. Le lenzuola erano fresche e profumavano di pulito. Si infilò sotto, con la conchiglia rosa sul comodino.
Prima di chiudere gli occhi, pensò a Teresa e alla torta di mele, al bambino della spiaggia e al ragazzo con il casco verde. Pensò anche all'acqua della doccia che portava via la sabbia, e al mare che lo aspettava paziente.
Si sentì contento. Non perché aveva fatto tutto di corsa, ma perché aveva fatto bene le piccole cose.
E con quella idea morbida in testa, Tommaso si addormentò presto, felice di avere un domani luminoso da vivere.