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Storia sulle vacanze estive 7/8 anni Lettura 11 min.

Beni e l'isola dei salici

Beni, un giovane coniglio timido, impara a andare in bicicletta e scopre il valore dell'amicizia e dell'accoglienza durante una gita sull'Isola dei Salici, dove incontra nuovi amici e aiuta un gattino smarrito.

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Beni, un giovane coniglio antropomorfo dal pelo nocciola, orecchie lunghe e occhi rotondi, dall'espressione coraggiosa ma timida, è accovacciato vicino a una piccola bici blu con cestino; Milo, un amico topo umanoide in maglietta a righe, sta in piedi sorridendo e indica il percorso per aiutare; il gattino Lino, grigio tigrato con grandi occhi preoccupati, è su un ramo basso di un salice mentre Beni gli tende la mano per rassicurarlo; il sentiero è ombreggiato da salici dalle foglie pendenti, con muschio, piccole fioriture bianche, alcune pietre lisce e una spiaggia di ciottoli in lontananza; scena calda e estiva di aiuto reciproco con luce dorata serale e bicicletta inclinata. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1

Era mattina d'estate. Il sole scivolava tra le foglie e disegnava macchie dorate sul sentiero. Beni, un giovane coniglio dal pelo color nocciola, si stiracchiò nella sua casetta sotto il grande olmo. Sentì il profumo del pane appena sfornato e il cinguettio allegro degli uccellini. Oggi era il giorno in cui avrebbe provato a fare una cosa nuova: andare in bicicletta da solo.

La sua bicicletta era piccola, azzurra, con due rotelline ancora attaccate. Gli piaceva guardare il cestino davanti, dove metteva sempre una mela e una copertina. Beni aveva un po' di paura. Le orecchie gli tremavano quando pensava a cadere. Ma aveva anche tanta curiosità. Voleva sentire il vento sulle orecchie, vedere il mondo scorrere piano intorno a lui.

"Mamma, mi tieni la bici?" chiese Beni.

"Certo, tesoro," rispose la Mamma Coniglia, con un sorriso caldo. "Camminiamo insieme fino al sentiero. Poi proverai un pochino, e se vuoi io sto qui."

Camminarono mano nella mano. Il sentiero era tranquillo, con margherite sui bordi e farfalle che volavano leggere. Beni guardava ogni pietra, ogni insetto, come se fosse una piccola avventura. Arrivati alla radura, la mamma lo aiutò a salire in sella. Il cuore di Beni batteva come un tamburo.

"Quando sei pronto, spingi con i piedi," disse la mamma. "Io sono dietro di te. Se ti senti stanco o impaurito, basta dirmelo."

Beni annuì. Respirò profondamente, come faceva quando si tuffava nel ruscello. Spinse e la bicicletta si mosse un pochino. Poi un altro colpetto e fu come volare per un secondo. L'aria gli accarezzava il naso. Sentì un ridolino dentro di sé. Forse non era così difficile.

Capitolo 2

Nei giorni seguenti, Beni andò al sentiero ogni mattina. La mamma lo accompagnava sempre, ma non teneva più le maniglie della bici. Stava a distanza, come se fosse un faro che lo guardava. Beni cadde una volta, si sbucciò un ginocchio. Ma una signora tartaruga, che passava col carretto delle limonate, si fermò a offrirgli una garza fresca.

"Non ti preoccupare," disse la tartaruga con voce lenta. "Capita a tutti. Alzati piano e prova di nuovo."

Beni sentì il calore di quelle parole. Si rialzò, pulì il ginocchio e rimosse la paura come si toglieva una foglia dal sentiero. Continuò a pedalare. Ogni giorno la strada sembrava un po' più lunga, ma le sue gambe diventavano più solide. Le rotelline cominciarono a sembrare meno importanti. Un pomeriggio, la mamma gli disse: "Domani andiamo in gita sull'isola. Prenderemo il battello-bus. Vuoi venire?"

Gli occhi di Beni si illuminarono come due piccole lune. Un'isola! Pensava a sabbia calda, a conchiglie e a un piccolo faro. Quella notte sognò onde color latte e cieli turchini.

La mattina della gita era profumata di salsedine. La piazzetta vicino al molo era piena di animali con cappelli, ceste e sorrisi. Il battello-bus arrivò con un lieve suono di clacson. Era una barca grande e bassa, con pannelli bianchi e panche di legno. Sul fianco c'era scritto: "Isola dei Salici."

Salì prima una famiglia di ricci con valigie ricamate. Poi un gruppo di paperelle che parlottava felice. Beni e la sua mamma si sedettero vicino al finestrino. La barca partì. L'acqua luccicava a pezzi, come un mosaico fatto di luce. Il vento portava il profumo di alghe e pane al burro.

"Guarda, mamma!" esclamò Beni. "Vedrai che imparerò a andare in bicicletta sull'isola!"

"Sì, caro," rispose la mamma. "E se hai bisogno, troveremo qualcuno che ti aiuta."

Mentre la barca avanzava, Beni osservò i volti degli altri animali. C'era una signora volpe che leggeva un giornale, un gatto con un piccolo telescopio e due oche che cantavano una canzone stonata. Tutti sembravano sereni. Beni sentì che l'isola avrebbe potuto essere un posto dove accogliere nuove cose.

Capitolo 3

L'isola era piccola e dolce. C'erano case color pastello, un molo di legno e un sentiero che correva tra gli alberi di salice. Il terreno del sentiero era liscio, pieno di muschio morbido e odore di pineta. La spiaggia aveva sassolini come perle. Appena sceso dal battello, Beni incontrò un bambino topo che stava giocando con una palla. Si chiamava Milo.

"Ciao, sei arrivato con il battello?" chiese Milo.

"Sì!" rispose Beni. "Vieni a giocare? E guarda, ho la bicicletta."

Milo sorrise. "Anch'io ho una bici. Possiamo provare insieme sul sentiero dei salici. È tranquillo e largo."

Era bello trovare un amico subito. Camminarono insieme, le biciclette appoggiate sui fianchi. L'isola sembrava tutta fatta per i giochi: aiuole fiorite, panchine sotto gli alberi, una piccola fontana con pesciolini rossi. Il tempo scorreva lento e felice.

Sul sentiero dei salici, Beni sentì il cuore che batteva più forte. Milo gli prese la mano. "Ti accompagno," disse. "Quando hai paura, guarda davanti, respira e pensa a qualcosa di bello."

Beni pensò alla fetta di anguria che avrebbe mangiato dopo. Spinse i piedi e la bici prese velocità. Questa volta non c'era solo la mamma dietro; c'era anche Milo che lo incoraggiava. Quando arrivarono vicino a un albero storto, Beni vide un piccolo gattino arrampicato, che sembrava perso. Si fermarono subito.

"Ciao, mi chiamo Lino," miagolò il gattino. "Mi sono allontanato dalla mia casetta e non so tornare."

Beni sentì una tenerezza calda nel petto. Senza esitare, abbandonò la bici e decise di aiutare Lino. Milo consigliò di chiedere agli anziani dell'isola, perché conoscevano ogni sentiero. Insieme trovarono la casetta del gattino: una porta azzurra con un fiocco rosa. La mamma del gattino lo abbracciò piangendo di gioia.

"Grazie, grazie," disse la signora gatta. "Che cuore grande avete."

Beni arrossì, felice. Capì che imparare a fare la cosa giusta era bello quanto imparare a tenere l'equilibrio. Sentì un senso di accoglienza profondo: sull'isola, tutti si aiutavano.

Capitolo 4

Dopo aver riportato Lino a casa, Beni e Milo ripresero a pedalare. Il pomeriggio si faceva lento e dorato. Provarono una piccola salita, e Beni si spense i pensieri: respirava, guardava il cielo e pedalava. Cadde una sola volta, ma questa volta si rialzò subito senza paura. Milo e altri amici lo applaudirono. La mamma di Beni lo abbracciò forte.

"Sei bravo," disse lei. "Hai aiutato un amico e hai provato tante cose nuove."

Il sole cominciava a scendere. Le ombre degli alberi si allungavano come coperte. La spiaggia era silenziosa. Si sedettero su una piccola collina di sabbia e mangiarono l'anguria che Beni aveva immaginato: dolce, fresca, con semi neri che sembravano stelle. Ridevano, parlavano dei loro sogni e della ciambella gigante che avrebbero costruito un giorno.

Verso sera, il battello-bus sarebbe ripartito. Sul molo, gli animali si salutarono con calore. La signora tartaruga offrì una fetta di torta a Beni. La signora volpe scambiò una parola gentile con Milo. Tutti sembravano felici di essersi incontrati.

"È stato bello accoglierti sull'isola," disse la signora gatta a Beni, porgendogli un piccolo sacchetto di semi di girasole. "Così potrai piantare un fiore per ricordarti di noi."

Beni prese il sacchetto con le zampe tremanti. Sentì una gioia dolce come il miele. Capì che l'accoglienza non era solo un gesto; era una sensazione che restava dentro, come una coperta calda.

La barca ritornò verso casa. Il cielo era una tavolozza di rosa e arancio. Le luci delle case sull'isola scintillavano come piccole lanterne. Beni si appoggiò al finestrino e guardò le onde. Aveva imparato a pedalare su un sentiero, aveva fatto amici, aveva aiutato Lino e aveva ricevuto un dono. Il suo cuore era pieno di piccole stelle.

Capitolo 5

Tornati a casa, la mamma di Beni lo portò nella sua cameretta. La casetta sotto l'olmo sembrava più accogliente che mai. Mamma Coniglia mise la sua copertina preferita sul letto e aprì il sacchetto con i semi di girasole. "Domani li pianteremo insieme," disse sorridendo.

Beni si sentiva stanco e felice. Si infilò nel sacco a pelo che la mamma aveva steso vicino al suo letto per le notti d'estate. Era morbido, profumato di lavanda. Le orecchie di Beni si abbassarono piacevolmente. Ripensò alle ruote che giravano, al vento, al gattino che aveva aiutato, al sapore dell'anguria e alle nuove risate.

"Ti va di raccontarmi la parte che ti è piaciuta di più?" chiese la mamma.

"Aiutare Lino," rispose Beni dopo un attimo. "E poi pedalare, quando non avevo più paura."

La mamma lo baciò sulla fronte. "Sei stato molto coraggioso. E ricorda: accogliere gli altri, anche con un piccolo gesto, rende il mondo più caldo."

La luce della luna filtrava dalla finestra. I grilli cantavano una ninna nanna lontana. Beni chiuse gli occhi e lasciò che i ricordi del giorno si trasformassero in sogni. Sentì ancora il vento sulle orecchie, la barca che ondeggiava, le mani di Milo che lo aiutavano a mantenere l'equilibrio. Sentì la promessa di nuovi giorni d'estate, di nuove scoperte e di nuovi amici.

Prima di addormentarsi, sussurrò: "Grazie." Non era una parola grande; era una parola semplice e vera. La mamma rispose con un sorriso nel buio: "Grazie a te, piccolo. Dormi."

Beni si addormentò avvolto nel suo sacco a pelo, con il cuore caldo e leggero. Sognò l'isola, i girasoli e la bici che correva su un sentiero di luce. Sognò che ogni volta che avrebbe avuto paura, sarebbe bastato un amico, o una parola gentile, per sentirsi accolto. E fu così che l'estate gli insegnò che crescere significa anche aprire il cuore agli altri, un piccolo gesto alla volta.

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Casetta
Una piccola casa, spesso accogliente e domestica, dove vive un animale o una famiglia.
Olmo
Un tipo di albero con foglie verdi e una chioma larga, spesso vicino ai sentieri.
Cinguettio
Il suono allegro che fanno gli uccellini quando cantano tra gli alberi.
Rotelline
Le piccole ruote attaccate alla bici per aiutare a mantenere l'equilibrio.
Radura
Uno spazio aperto e piano in mezzo al bosco dove c'è erba e luce.
Carretto
Un piccolo veicolo a due ruote usato per trasportare cose, spesso spinto o tirato.
Garza
Un pezzetto di stoffa leggera usato per pulire o coprire una ferita.
Salsedine
L'odore e il sapore del mare che si sente nell'aria vicino alla costa.
Battello-bus
Una barca usata come un autobus per portare persone da una riva all'altra.
Muschio
Una pianta morbida e verde che cresce su rocce, tronchi o terreni umidi.

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