Capotreno Sogni
Tommaso e Leo erano amici da quando avevano sbagliato entrambi la porta della scuola. Avevano nove anni e grandi idee. Una sera, mentre la casa si vestiva di buio e la luna infilava il suo berretto tra le nuvole, Tommaso dichiarò: «Stasera prendiamo il treno-lit». Leo rise, curioso. «Un treno dentro il letto?» chiese. Tommaso annuì solennemente. «Sì. Un treno che corre verso la Ninna Nanna. Biglietto: pigiama pulito e sorriso.»
I loro zaini si trasformarono in valigie immaginarie. La camera diventò una stazione: la coperta era la banchina, il cuscino il tabellone, la luce notturna la lampada che annuncia il prossimo arrivo. I due amici salutarono i peluche, ultimi passeggeri in fila. La voce di Tommaso, bassa e buffa, fece il fischio. E il viaggio cominciò.
Carrozze di Cioccolato e Notti Stellate
Il treno-lit partì piano. Scivolava tra le pieghe del tappeto, sbuffava piume di nuvole che uscivano dal cuscino. Ogni carrozza aveva una specialità. La prima era la carrozza dei Sogni Veloci: qui si trovavano sogni che facevano ridere, come un pesce che indossava scarpe da tennis. Leo guardava fuori dalla finestra immaginaria e contava stelle che facevano il solletico.
Nella carrozza successiva c'era un buffet di cioccolato che dormiva: tavolette che ronfavano dolci e mani invisibili che servivano marshmallow. «Prendi solo uno,» sussurrò Tommaso con la voce di chi ha capito il segreto del sonno. Leo prese un marshmallow che si sciolse in un abbraccio caldo. Il treno-lit faceva curve morbide, come un abbraccio lungo tra mamma e cuscino.
Il Ponte dei Sogni Perduti
A un certo punto il convoglio si fermò davanti a un ponte stretto che tremolava: il Ponte dei Sogni Perduti. I due amici dovettero scendere per cercare un biglietto dimenticato. Sul ponte vivevano piccole lucertole luminose che custodivano i sogni smarriti. Una lucertola raccontò una barzelletta sul vento. Tutti risero piano.
Tommaso trovò una valigetta con dentro un sogno timido: una torre di libri che voleva fare il giro del mondo. Leo propose di darle una mappa disegnata con lo scotch. Ripresero il treno-lit con la valigetta in mano. Il ponte li salutò con un sospiro di foglie e le lucertole lampeggianti si misero a ballare un valzer di luce. Era tutto molto strano e molto rassicurante.
Stazione Morbida e Promessa di Domani
La stazione di arrivo era fatta di nuvole soffici e cuscini rosa. Il conduttore, un orsacchiotto con gli occhiali, annunciò: «Avviso: qui si scende per il Paese del Sonno Buono.» I due salirono le scale di stoffa e ritrovarono i loro letti che li aspettavano come amici. Si sdraiarono e il treno-lit si trasformò lentamente nel calore del piumone.
Tommaso guardò Leo e, con voce quasi un soffio, disse: «Domani torneremo. Nuovi vagoni, nuove barzellette.» Leo chiuse gli occhi e, un sorriso ancora sulle labbra, rispose: «E prenderemo il gelato che dorme.» Ridevano senza fare rumore.
Le frasi si fecero più lente. Il respiro di Tommaso diventò un piccolo vento che spegne le candele di una torta. Il respiro di Leo seguì come una ninna nanna che si allunga dolcemente. Le stelle fuori dalla finestra si accucciavano come gattini. I sogni timidi, la torre di libri, le lucertole luminose e persino le tavolette di cioccolato si sistemarono intorno ai piccoli letti come una coperta calda.
Prima di cedere al sonno, Tommaso sussurrò: «Buona notte, treno-lit. Ci vediamo domani.» Leo, già quasi via, rispose con un filo di voce: «Promesso.»
E nel silenzio che seguì, c'era una promessa che brillava più di una stella: domani, un altro viaggio, altre risate, lo stesso dolce atterraggio nel Paese del Sonno Buono.