Capitolo 1: Il mistero della coperta a pois
Tommaso aveva dieci anni e un talento speciale: riusciva a fare domande anche ai calzini. Quella sera, nel suo letto, la coperta a pois sembrava un'enorme torta di mirtilli.
“Ok,” sussurrò Tommaso al buio, “prima di dormire mi racconto un enigma. Uno semplice. Uno… che non mi faccia venire fame.”
Il suo cuscino, un rettangolo morbido di nome Pippo (sì, Tommaso dava nomi a tutto), rimase in silenzio. Ma era un silenzio curioso, come se stesse ascoltando con le orecchie… anche se i cuscini non hanno orecchie. O forse sì. Boh.
Tommaso si schiarì la voce come un presentatore importante.
“Enigma: cosa ha una bocca ma non mangia, e parla senza dire parole?”
“Hmm,” fece Tommaso imitando il pensiero profondo, con la faccia seria da scienziato in pigiama. “La risposta… non la so ancora. Ma la troverò. E se non la trovo, la invento. Che è quasi la stessa cosa, no?”
La stanza profumava di sapone e di sonno in arrivo. Dal corridoio arrivava un “Buonanotte!” lontano.
“Buonanotte anche a te, corridoio,” rispose Tommaso. Poi guardò il cuscino.
“Pippo, mi aiuti?”
Il cuscino non disse niente. Però… sembrò diventare un po' più soffice, come se stesse facendo: “Dai, prova.”
Capitolo 2: La bocca che parla senza parole
Tommaso chiuse gli occhi e si immaginò in un posto assurdo: la Cucina delle Cose Che Non Cucina. C'era un tostapane che faceva “CIAO” saltando fuori da solo. C'era un cucchiaio che raccontava barzellette a una tazza molto seria.
E poi, proprio lì, sul tavolo, c'era una grande bocca tutta sola. Una bocca senza faccia, senza naso, senza nulla. Solo bocca.
“Ehi!” disse Tommaso, senza neanche stupirsi troppo. “Tu sei… come dire… un po' strana.”
La bocca si aprì e si chiuse: “Mmmm-mmmm.” Ma non uscì nessuna parola.
“Ah! Parli senza dire parole!” esclamò Tommaso. “Sei tu la risposta?”
La bocca fece: “Mmm!” come se dicesse “forse”.
Poi dal lato del tavolo spuntò una scarpa con i lacci sciolti.
“Scusa,” disse la scarpa, “quella non è una bocca. È una… lettera!”
“Una lettera?” Tommaso si grattò la testa. “Ma le lettere non hanno i denti.”
La scarpa sospirò. “In questa cucina sì. È la lettera… A.”
La bocca-lettera A sorrise, mostrando due dentini minuscoli.
Tommaso scoppiò a ridere. “Quindi la risposta è… una lettera?”
La scarpa annuì. “Ha una bocca (la forma), ma non mangia. E parla senza parole, perché fa parte delle parole.”
Tommaso si fermò. “Però il mio enigma dice ‘cosa ha una bocca…'. La lettera A ha una bocca… e anche la O! E la P, se la guardi bene!”
La scarpa si illuminò. “Allora forse non è una lettera. Forse è… una busta!”
La busta apparve dal nulla e fece “flap flap” come un uccellino stanco.
Tommaso rise ancora. “La busta ha una bocca, ma non mangia. E parla senza dire parole, perché porta un messaggio!”
La busta fece un piccolo inchino. Anche i sogni, quando sono educati, fanno inchini.
Capitolo 3: L'indagine del detective in pigiama
Tommaso si ritrovò nel suo letto, ma con una sensazione da detective. Si tirò su la coperta come fosse un mantello.
“Detective Tommaso in servizio,” sussurrò.
Guardò intorno: la lampada era spenta, ma pareva una giraffa addormentata. La sedia aveva sopra i vestiti e sembrava un mostro buono che aveva mangiato una maglietta e si era pentito.
Tommaso avvicinò il naso al cuscino. “Pippo, tu sai la risposta, vero?”
Il cuscino non parlò. Però scricchiolò un pochino, come fa la neve quando ci cammini sopra. O come fa un cuscino che vuole dire: “Sei vicino, vicino.”
Tommaso ripeté l'enigma, piano piano, come una ninna nanna investigativa:
“Cosa ha una bocca ma non mangia… e parla senza dire parole…”
“Una busta!” disse lui.
Poi si mise a immaginare una busta gigante che entrava dalla finestra come un dirigibile, con un francobollo grande come una pizza.
“Con permesso,” direbbe la busta. “Porto notizie importantissime.”
“Che notizie?” chiederebbe Tommaso.
“La notizia è che è ora di dormire,” risponderebbe la busta. “Firmato: il Sonno.”
Tommaso trattenne una risata sotto le coperte, perché ridere troppo forte di notte è come accendere una sveglia per sbaglio.
“Però,” continuò lui parlando al buio, “la busta parla senza parole… perché fa parlare chi legge. Ecco! È come se dicesse: ‘Aprimi e scopri'.”
Il cuscino sembrò farsi ancora più morbido, come se approvasse con un abbraccio.
Capitolo 4: La parata delle cose che sussurrano
Ormai Tommaso era quasi al confine tra sveglia e sogno, quel posto dove le idee camminano in calzini di lana.
Nella sua testa passò una piccola parata: una busta con i baffi, una lettera A con un cappello, la scarpa saggia con i lacci finalmente annodati.
“Tommaso,” disse la busta coi baffi, “hai risolto l'enigma.”
“Davvero?” chiese Tommaso, con la voce già più lenta.
“Certo,” rispose la busta. “Ma adesso un altro enigma: cosa ha due lati ma non è una moneta, e ti abbraccia senza braccia?”
Tommaso aprì un occhio. “Questa la so! È il cuscino!”
Il cuscino, offeso ma dignitoso, rimase muto. Tommaso lo accarezzò con la guancia.
“Scusa, Pippo. Ti ho scoperto.”
E allora, nella sua immaginazione, il cuscino diventò un re tranquillo con una corona di piume.
“Silenzio a corte,” avrebbe detto il re-cuscino senza muovere le labbra.
La parata cominciò a sfilare più piano. I passi diventavano fruscii. I fruscii diventavano aria.
Capitolo 5: Buonanotte, enigma
Tommaso respirò profondamente. La coperta era calda, come una nuvola che ha deciso di fare la brava e non piovere.
“Quindi la risposta è la busta,” mormorò, “perché ha una bocca e non mangia, e parla senza dire parole…”
Le parole gli uscivano sempre più morbide, come se scivolassero su un pavimento di panna montata.
“E la cosa più bella,” aggiunse, “è che posso inventare enigmi quando voglio. Posso riempire la testa di cose buffe… e poi spegnerle piano, piano.”
Si sistemò meglio, con il naso quasi dentro il cuscino.
“Pippo,” sussurrò, “adesso basta parlare. Anche se tu non parli mai.”
Il cuscino, finalmente, fece la cosa più importante del mondo: tacque. Tacque per bene. Tacque come un lago fermo. Tacque come una pagina bianca che aspetta la prossima storia.
E Tommaso, con un sorriso piccolo e leggero, si addormentò.