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Storia del Ramadan 11/12 anni Lettura 16 min.

Il giro dei grazie durante il Ramadan

Una famiglia prepara insieme l'iftar durante il Ramadan, scoprendo attraverso profumi, sapori e piccoli ringraziamenti la magia silenziosa che rende la casa più calda e unita.

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Ragazza di 12 anni, volto rotondo, pelle oliva, capelli castani raccolti in coda, occhi brillanti e sorriso meravigliato, mescola con un cucchiaio di legno una grande pentola fumante al centro; ragazzo di 9 anni (Sami), capelli corti e sguardo malizioso, con un grembiule troppo grande tiene delle piccole piatti a destra; mamma ~35 anni, capelli scuri raccolti, sistema fagottini su una teglia in fondo a sinistra; papà ~38 anni, occhiali e barba corta, asciuga bicchieri al lavello dietro il tavolo; nonna ~70 anni, capelli grigi in chignon, tiene un piatto di datteri e sorride appoggiata a una sedia a sinistra; cucina familiare calda con pareti crema, piano in legno, scaffali con vasetti di spezie, finestra con tenda e luce dorata del tramonto; sulla tavola pane, datteri, piatti e un dolcetto dorato, delicato vapore a ricciolo sopra la pentola; atmosfera conviviale, colori caldi e contrasti netti in stile fumetto animato per l'iftar. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — Il giro delle buone notizie

«Facciamo un giro di tavolo: buone notizie del giorno!» propose Lina, dodici anni appena compiuti, appoggiando i gomiti sul tavolo della cucina come una conduttrice di un programma segreto.

La cucina profumava di tè alla menta e di pane caldo. Fuori, il cielo era di un azzurro tranquillo, ma dentro la casa c'era quel tipo di energia che sembra una coperta: ti avvolge e ti fa sorridere senza motivo.

La mamma alzò un sopracciglio. «Ah sì? E chi comincia?»

«Io!» Lina si schiarì la voce, teatrale. «Buona notizia: oggi ho detto “grazie” a tre persone diverse e… nessuna mi ha guardata come se fossi un alieno.»

Il fratellino Sami, nove anni, scoppiò a ridere. «Perché di solito lo fai anche alle sedie.»

«Le sedie lavorano duramente,» ribatté Lina. «Sostengono. Meritano rispetto.»

La nonna Amina, seduta vicino alla finestra, batté le mani piano. «Allora, la mia buona notizia è che il sole è tornato, e le mie ginocchia se ne sono accorte.»

Il papà si aggiustò gli occhiali. «La mia: ho finito un lavoro prima del previsto, quindi stasera posso aiutare di più. E poi… è Ramadan. La casa sembra più… raccolta.»

Lina ascoltò quella parola, Ramadan, come si ascolta una campanella lontana. Lei lo conosceva, certo: le sere con la famiglia, le luci, i piatti che arrivavano in tavola come una parata. Ma ogni anno aveva la sensazione che ci fosse sempre qualcosa di nuovo da scoprire, come in un libro che cambia qualche frase quando lo rileggi.

Sami alzò la mano con entusiasmo. «Buona notizia: ho trovato una moneta nel divano!»

«E l'hai già ringraziato?» chiese Lina, seria.

«Il divano?» Sami guardò il cuscino sospettoso. «Grazie, divano.»

«Ecco,» disse Lina soddisfatta.

La mamma posò una ciotola sul tavolo. «Allora, buonissima notizia per tutti: oggi cuciniamo insieme per l'iftar.»

«Insieme insieme?» chiese Lina, e dentro di lei qualcosa fece un saltello.

«Insieme insieme,» confermò la mamma. «E tu, signorina Grazie, sarai la nostra capo-assaggiatrice… quando sarà il momento giusto.»

Lina si mise una mano sul cuore. «Grazie. Grazie mille. Grazie anche alla cucina per ospitarci.»

La nonna le strizzò l'occhio. «Quando ringrazi così, sembra che le cose si sveglino.»

Lina rise, ma sentì un brivido leggero, come se davvero i mestoli e le pentole avessero drizzato le orecchie.

Capitolo 2 — Il mercato e il profumo delle spezie

Nel pomeriggio andarono al mercato. L'aria era piena di voci, di sacchetti che frusciavano e di colori che facevano a gara: pomodori lucidi come biglie, limoni gialli come sorrisi, foglie di menta che sembravano piccole bandiere verdi.

Lina camminava accanto alla nonna, che conosceva tutti: il fruttivendolo, il panettiere, persino un signore che vendeva solo datteri e li trattava come gioielli.

«Questi sono morbidi come cuscini,» disse il venditore, porgendo un dattero a Lina.

Lina lo annusò. Profumava di caramello e di sole. «Grazie,» disse lei, e aggiunse, senza pensarci: «Grazie anche per averli fatti crescere… chiunque tu sia.»

Il venditore rise. «Le palme ringraziano in silenzio. Ma tu lo fai per loro, quindi va bene.»

Sami si era attaccato a un banco di spezie. «Mamma, posso annusare tutto?»

«Solo con il naso, non con le dita,» rispose la mamma.

Sami avvicinò il volto ai barattoli come un detective. «Questo odora di… avventura.»

Il papà indicò una polvere rossastra. «Paprika. E quella è cannella. E questo… cumino.»

Lina inspirò: era come entrare in una storia. Ogni profumo sembrava una porta.

Al banco del pane, il panettiere allungò una pagnotta calda. Lina sentì il calore attraversare il sacchetto. «Grazie,» disse, poi sorrise. «Grazie anche alle mani che impastano. Devono essere forti.»

Il panettiere alzò le mani, coperte di farina, e le scosse come se fossero ali. «Forti e felici, quando qualcuno apprezza.»

Sulla via di casa, la mamma distribuì i compiti: «Stasera faremo una zuppa di lenticchie, dei piccoli fagottini ripieni e un dolce semplice. Lina, tu con me. Sami con papà apparecchia e lava. Nonna supervisiona.»

«Supervisiono e assaggio,» precisò la nonna, seria come una regina.

«Giusto,» disse Lina. «E io ringrazio tutti.»

«Anche i piatti?» chiese Sami.

«Soprattutto i piatti,» rispose Lina.

Camminando, Lina notò una cosa: tra le mani di tutti c'erano ingredienti, come se il mercato avesse consegnato pezzi di un puzzle. E lei non vedeva l'ora di metterli insieme.

Capitolo 3 — La cucina che sussurrava

Quando rientrarono, la cucina si trasformò in un laboratorio allegro. Il tagliere era un palco, il coltello un direttore d'orchestra (con la regola ferrea: solo la mamma lo maneggiava), le ciotole erano piccole piscine pronte a riempirsi.

Lina si legò un grembiule che aveva una macchia di pomodoro antica, come una medaglia di guerra. «Sono pronta.»

La mamma le diede una cipolla. «Tagliala a pezzetti piccoli. E attenta alle dita.»

Lina annuì, concentrata. Appena iniziò, le lacrime le salirono agli occhi.

«Non sto piangendo!» dichiarò, con dignità. «È la cipolla che mi fa un discorso commovente.»

Sami si affacciò dalla porta. «Dice: ‘Non dimenticarti di meee'!» e fece una faccia drammatica.

La nonna rise. «Cipolla poetica. Rara.»

Lina continuò. Ogni tanto diceva «grazie» anche alle cose strane: «Grazie, acqua, per sciacquare. Grazie, menta, per profumare. Grazie, lenticchie, per essere pazienti e cuocere senza lamentarvi.»

«Le lenticchie si lamentano solo in segreto,» commentò il papà dal lavello, con le maniche rimboccate.

Poi accadde una cosa piccola, ma Lina la notò. Quando disse «grazie» e posò la cipolla nella pentola, il vapore che si alzò sembrò fare un ricciolo, come un saluto. Lina sbatté le palpebre.

«Hai visto?» sussurrò alla nonna.

«Visto cosa?»

«Il vapore… mi ha… come dire… fatto ciao.»

La nonna appoggiò un dito sul naso di Lina. «Durante Ramadan, certe cose diventano più delicate. Magari hai gli occhi più attenti. O magari la cucina è contenta.»

Lina si sentì attraversare da un calore gentile. Non era magia da fuochi d'artificio. Era una magia da casa: silenziosa, quasi timida.

La mamma aggiunse le spezie e la zuppa cambiò colore, diventando di un arancio profondo. «Annusa,» disse.

Lina annusò. Le sembrò di sentire insieme terra bagnata e pane caldo, come se l'inverno e l'estate si fossero dati la mano. «Grazie,» disse piano. «È… bellissimo.»

Mentre impastavano per i fagottini, Lina scoprì il piacere della farina sulle dita, morbida come neve. La mamma le insegnò a chiudere i bordi pizzicando, come a fare piccole onde.

«Così non si apre in cottura,» spiegò.

«Sembra un segreto,» disse Lina.

«Cucinare è pieno di segreti gentili,» rispose la mamma. «E quando li condividi, diventano più leggeri.»

Sami arrivò con una pila di piatti quasi più alta di lui. «Posso fare il cameriere elegante?»

Il papà fece un inchino. «Prego, signore.»

Sami si schiarì la voce. «Benvenuti al ristorante “Da Sami e la Sedia Ringraziata”

Lina lo guardò severa. «La sedia non è nel menù.»

«Allora è la proprietaria,» concluse Sami.

Lina rise così forte che le venne di nuovo da lacrimare, e per una volta la cipolla non c'entrava.

Capitolo 4 — Il minuto che sembra lungo

Quando il sole cominciò a scendere, la casa cambiò ritmo. Le luci si accesero più morbide, come se anche le lampadine volessero parlare a bassa voce. Dal balcone arrivavano suoni lontani: una palla che rimbalzava, un cane che abbaiava, qualcuno che salutava.

La tavola era pronta: bicchieri d'acqua, datteri in una ciotola, pane, la zuppa che fumava piano. Il dolce aspettava, coperto, come un regalo.

Lina guardò l'orologio. «Manca ancora un po'.»

Sami fece una smorfia. «Il tempo si è seduto e non vuole più alzarsi.»

«Ringrazialo,» suggerì Lina.

Sami sospirò. «Grazie, tempo. Ora puoi anche correre un pochino, se ti va.»

La nonna Amina appoggiò una mano sulla sua spalla. «Aspettare insieme è parte del bello. Si impara a non essere comandati dalla fretta.»

Lina si sedette e sentì una specie di silenzio pieno, come quando sei sott'acqua e senti il tuo cuore. Guardò la famiglia: la mamma controllava che tutto fosse in ordine senza agitarsi, il papà sistemava i tovaglioli, la nonna osservava con uno sguardo contento, Sami cercava di non fissare i datteri come se fossero un tesoro.

Lina pensò a tutte le volte in cui aveva detto “grazie” durante il giorno. Le sembrò che quei grazie avessero messo piccole luci lungo la strada, e ora quella strada portava qui, a questo momento.

«Posso dire una cosa?» chiese Lina.

«Certo,» rispose la mamma.

Lina si grattò la nuca, improvvisamente timida. «Mi piace quando cuciniamo insieme. È come… come se ognuno fosse un ingrediente. E senza anche uno solo, il piatto non viene uguale.»

Sami strinse gli occhi. «Io sono la paprika. Piccante.»

«Tu sei lo zucchero,» disse Lina. «Ti infili dappertutto.»

«E tu?» chiese Sami.

Lina ci pensò. «Io sono… la menta. Perché mi piace dire grazie e far respirare meglio.»

La nonna annuì. «Bella scelta. La menta rinfresca e unisce. In molti posti, durante Ramadan, il profumo della menta significa casa.»

Poi arrivò quel minuto: il cielo fuori era diventato blu scuro, e una calma speciale si posò sulle spalle di tutti. Non servì che qualcuno dicesse “adesso”: lo sentirono.

Lina prese un dattero e lo tenne un attimo tra le dita, come se fosse una piccola stella marrone. «Grazie,» disse, e non era un “grazie” buttato lì. Era pieno, rotondo.

Il papà sorrise. «Buon appetito.»

Mangiarono. Il primo sorso d'acqua sembrò una carezza che scendeva fino allo stomaco. Lina chiuse gli occhi per un secondo. Non era solo fame che finiva: era una specie di nodo che si scioglieva.

La zuppa scaldò tutto: mani, gola, pensieri. I fagottini vennero croccanti fuori e morbidi dentro, e Sami dichiarò: «Sono così buoni che quasi mi scuso per mangiarli.»

«Non devi scusarti,» disse la mamma. «Puoi ringraziare.»

Sami si schiarì la voce, serissimo: «Grazie, fagottino, per il tuo coraggio.»

La nonna si asciugò una lacrima di risata. «Questa casa non è mai noiosa.»

Capitolo 5 — Il dolce e la piccola meraviglia

Dopo cena, la mamma scoprì il dolce: piccoli quadrati dorati, con sopra una spolverata di cannella. Il profumo si arrampicò nell'aria come un gatto curioso.

Lina prese il suo e lo osservò. «Sembra un pezzo di tramonto.»

«Assaggialo,» disse il papà.

Lina lo fece. Era morbido e caldo, e la cannella pizzicava appena la punta del naso. Le venne da ridere, perché sembrava che il dolce le stesse facendo il solletico da dentro.

«Buona notizia del giorno bis,» annunciò Sami, la bocca piena. «Esiste la cannella.»

«E la tua buona notizia, Lina?» chiese la nonna.

Lina guardò le mani: avevano ancora un po' di farina sotto le unghie, come un ricordo. «La mia buona notizia è che oggi ho capito una cosa. Dire grazie non è solo educazione. È… come aprire una finestra. Entra aria buona.»

In quel momento, il cucchiaio nella ciotola fece un piccolo tintinnio, come se avesse voluto applaudire. Lina sgranò gli occhi.

Sami lo sentì e si mise subito in guardia. «Chi ha fatto quel rumore? Io no.»

La mamma sorrise, tranquilla. «Forse si è spostato.»

La nonna guardò Lina con dolcezza. «O forse la cucina sta partecipando alla conversazione.»

Lina non disse niente, ma dentro di lei una scintilla si accese. Guardò il cucchiaio e, senza farsi notare troppo, sussurrò: «Grazie.»

Il cucchiaio rimase fermo. Però Lina giurò che il riflesso della luce sulla sua superficie sembrò più luminoso, come un occhiolino.

Dopo, riordinarono insieme. Non fu noioso: Sami faceva scivolare la schiuma del sapone come se fosse neve, il papà cantava una canzone inventata con parole senza senso, la mamma raccontava di quando da piccola imparò a chiudere i fagottini e ne fece uno così storto che sembrava un cappello.

Lina asciugava i piatti e li posava con attenzione. «Grazie,» disse a un bicchiere che brillava. «Sei coraggioso: ti rompi facilmente eppure continui a farti usare.»

Sami la guardò. «Parli davvero con tutto.»

«No,» rispose Lina. «Parlo… con il meglio delle cose. Così lo vedo meglio.»

La nonna le accarezzò i capelli. «Questa è una specie di magia molto utile.»

Capitolo 6 — La notte che chiude piano gli occhi

Più tardi, Lina si lavò i denti e si infilò il pigiama. La casa era diventata silenziosa come una pagina appena girata. Dalla finestra entrava un filo d'aria fresca, e lontano si vedevano luci di altre case, come lucciole educate.

Sami bussò alla sua porta, già mezzo addormentato. «Domani facciamo ancora il giro delle buone notizie?»

Lina sorrise. «Certo. È un buon allenamento per il cuore.»

«Allora… buona notte,» mormorò lui, e se ne andò trascinando le ciabatte come due piccoli animali stanchi.

La mamma entrò e si sedette sul bordo del letto. «Ti sei divertita oggi?»

Lina annuì. «Mi è piaciuto cucinare. Mi è piaciuto aspettare insieme. E… mi è piaciuto dire grazie anche quando nessuno ci faceva caso.»

La mamma le baciò la fronte. «Le cose importanti spesso sono così: non fanno rumore. Ma restano.»

La nonna comparve sulla soglia con un bicchiere d'acqua. «Per la tua notte.»

«Grazie, nonna.»

«E grazie a te,» rispose la nonna, «perché rendi la casa più gentile.»

Lina rimase un attimo sveglia a guardare il soffitto. Ripensò al mercato, alle spezie, alla zuppa che fumava, al cucchiaio che aveva tintinnato. Non era una magia da raccontare in giro come una leggenda. Era una magia che ti fa parlare più piano, ascoltare meglio, ridere senza prendere in giro.

Sussurrò nell'oscurità: «Grazie, giornata. Grazie, cucina. Grazie, Ramadan, per questa calma piena.»

E poi, come se la notte avesse capito, il silenzio diventò morbido. Lina si girò su un fianco, abbracciò il cuscino, e il sonno arrivò piano, con passi leggeri, fino a portarla in un dodo tranquillo.

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