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Storia stravagante e assurda 5/6 anni Lettura 12 min. (1)

Stella e il panino che ride nella Classe Verde

Stella scopre una misteriosa Classe Verde dove il suo panino ride e i suoni degli schiocchi di dita si nascondono, così parte in una dolce caccia per ritrovarli con l’aiuto di amici molto particolari.

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Bambina di 6 anni felice e concentrata, capelli castano chiaro in codini disordinati, occhi grandi e ridanciani, vestita con un vestito verde a pois bianchi, si allunga agilmente per prendere un piccolo annaffiatoio su ruote tenendo nell'altra mano un grande panino sorridente; nel suo cestino un panino antropomorfo, rotondo e dorato con fette di pomodoro e formaggio visibili, occhi vivaci e bocca ridente, osserva ridendo la scena. La maestra Rina, circa 35 anni, occhiali tondi e maglione senape, sorride dalla porta con un taccuino in mano. A sinistra su una scrivania c'è una pianta tromba verde e carnosa con una foglia a forma di bocca che soffia piccole note musicali come bolle. L'annaffiatoio metallico verde menta su ruote si muove verso la bambina mentre una minuta fogliolina vola dal suo pollice verso l'annaffiatoio. Interno della Classe Verde: pareti verde tenue, tende verde vivace, banchi in legno chiaro, una sedia imbottita al centro e un grande barattolo di vetro etichettato "SUONI SMARRITI" con piccole bolle-sonoro colorate su uno scaffale. Situazione giocosa e surreale: la bambina recupera con aria determinata tre piccoli "schiocchi" personificati, rappresentati da tre lucciole luminose o bolle sonore, sparsi nella classe; atmosfera gioiosa, colori tenui e texture acquerello con luce calda e riflessi scintillanti. segnalare un problema con questa immagine

Inizio: la risata nel panino

Stella aveva cinque anni e una cosa speciale: era morbidissima, come una striscia di gomma gentile. Quando si sedeva, faceva “plop” come un budino felice. Quando si allungava, sembrava una sciarpa che saluta.

Quel mattino portò a scuola un panino enorme con formaggio, pomodoro e… una cosa strana che nessuno aveva messo.

Appena aprì il suo cestino, dal panino uscì un suono: “IH IH IH!”

Stella si bloccò, poi guardò il panino come si guarda un gatto che parla.

“Chi ride?” sussurrò.

Il panino ridacchiò ancora: “IH IH IH! Mi solletica la lattuga!”

Stella scoppiò a ridere anche lei. “Non sapevo che la lattuga potesse solleticare.”

La maestra Rina, che aveva occhiali rotondi e un sorriso che sembrava un biscotto caldo, si avvicinò. “Stella, che succede?”

“Maestra… il mio panino ride.”

La maestra non si spaventò. In quella scuola succedevano cose buffe: una volta il gesso aveva cantato una ninna nanna e nessuno si era lamentato.

Rina annuì seria-seria. “Capisco. Allora oggi ti serve la Classe Verde.”

“La… Classe Verde?” ripeté Stella.

“È un'aula speciale. Molto verde. E un po'… ehm… vivace.” La maestra aprì una porta che Stella non aveva mai notato. Sulla porta c'era un adesivo con scritto: “ENTRA PURE, MA NON TROPPO DRITTO”.

Stella, con il panino ridacchiante in mano, entrò.

Dentro era davvero verde. Verde le pareti, verde le tende, verde i banchi. Persino l'aria sembrava al gusto di menta, ma senza dentifricio.

E poi c'erano le cose strane: una pianta faceva l'appello con voce da trombetta: “Pruu! Pruu! Stella presente!”

Un annaffiatoio camminava piano piano su due ruotine e bisbigliava: “Acqua? Acqua? Acqua?”

Sulla lavagna, una grande foglia disegnava da sola cerchi e stelline.

Stella si strinse nelle spalle, senza paura. “Va bene. È verde. È… un po' pazza. Mi piace.”

Al centro dell'aula c'era una sedia fatta di muschio. Sopra, un cartello: “SEDERSI QUI E PROVARE A SCHIOCCARE LE DITA TRE VOLTE”.

Stella si sedette. Il muschio fece “fuf” come un cuscino.

“Tre volte,” lesse Stella ad alta voce. “Facile!”

Sollevò la mano e provò.

“Snap!” fece il primo schiocco… o quasi. In realtà uscì un suono piccolo: “snp”. Come una formica che starnutisce.

Stella arrossì. “Scusa, dito. Riprovamo.”

Fece il secondo tentativo. “Sna… p?” uscì un “plip”, come una goccia.

Il panino ridacchiò forte. “IH IH IH! Che dita timide!”

Stella lo guardò. “Non ridere! Mi concentro.”

Provò la terza volta.

Invece dello schiocco, dalla sua mano uscì una fogliolina verde che le si attaccò al pollice come un cappellino.

Stella spalancò gli occhi. “Ehi! Io volevo uno schiocco, non un pollice-vegetale!”

La pianta che faceva l'appello suonò: “Pruu! Pruu! Tentativo interessante!”

La foglia sulla lavagna disegnò una freccia verso un angolo dell'aula, dove c'era un grande barattolo di vetro con scritto: “SUONI SMARRITI”.

Stella si alzò. La fogliolina sul pollice salutava tutti. “Ciao ciao,” sembrava dire.

“Secondo me,” disse Stella al panino, “i miei schiocchi sono finiti nel barattolo.”

“Oppure si sono nascosti,” rispose il panino, serio come se parlasse di una missione segreta, “perché hanno paura di essere troppo rumorosi.”

Stella fece una faccia decisa, ma dolce. “Allora li cerchiamo. Con calma. E con risate.”

Mezzo: la caccia agli schiocchi scappati

Stella si avvicinò al barattolo “SUONI SMARRITI”. Dentro si vedevano bollicine di suoni: un “ciao” blu, un “puf” rosa, un “din don” giallo. Sembravano caramelle, ma non si potevano leccare. Forse.

Sul coperchio c'era una fessura e un'etichetta: “INSERIRE UNA DOMANDA EDUCATA”.

Stella si schiarì la voce. “Ehm… Buongiorno, barattolo. Per favore, hai visto tre schiocchi di dita? Uno era un po' timido.”

Dal barattolo uscì un soffio e una vocina: “Forse. Ma qui i suoni entrano e poi fanno festa. Se vuoi i tuoi schiocchi, devi trovarli e convincerli a tornare.”

“Convincerli?” ripeté Stella.

“Con un gioco,” aggiunse la vocina. “Gli schiocchi amano i giochi.”

Il panino ridacchiò. “IH IH IH! Io amo i giochi! Anche se sono un panino.”

Stella guardò l'aula. Tutto sembrava pronto a giocare. L'annaffiatoio su ruotine faceva zig-zag come un cane felice. La pianta-trombetta faceva “pruu-pruu” come una marcia.

“Ok,” disse Stella. “Giochiamo a ‘Trova lo schiocco'!”

La foglia sulla lavagna disegnò tre puntini verdi: “• • •” e poi un disegno di una mano.

“Tre schiocchi,” contò Stella. “Uno, due, tre. Devono essere in tre posti diversi.”

Stella si chinò. Essendo molto flessibile, si piegò come una cannuccia e guardò sotto il banco. Lì c'era un suono piccolino che tremava: “snp… snp…”

“Eccoti!” sussurrò Stella. “Sei il primo. Ti nascondevi?”

Il suono fece: “Sì… sotto il banco è comodo. Non voglio disturbare.”

Stella sorrise. “Non disturbi. Sei solo… uno schiocco. È un suono allegro. E a me servi.”

Il suono fece una piccola capriola. “Davvero?”

“Davverissimo.”

Lo schiocco timido entrò nel palmo della mano di Stella come una lucciola e rimase lì, calmo.

“Uno!” disse Stella.

Poi guardò vicino alla finestra verde. La tenda si muoveva anche se non c'era vento, come se facesse ginnastica.

Stella saltellò fino alla finestra. “C'è qualcuno qui?”

Dalla tenda uscì un “plip-plip” che cercava di diventare “snap” ma non ci riusciva.

Il panino sospirò drammatico: “Oh no! Lo schiocco si è travestito da gocciolina!”

Stella parlò piano, come si parla a un cucciolo. “Caro schiocco, non devi essere perfetto. Puoi fare anche ‘plip'. Va bene lo stesso.”

La tenda si fermò e il suono disse: “Ma gli schiocchi devono fare ‘snap'!”

“Gli schiocchi,” rispose Stella, “devono fare felici le mani. Le mie mani sono felici anche con un ‘plip' che prova.”

Il “plip” diventò un mezzo “snap”: “sna…p!” e poi rise, come se avesse fatto un salto.

“Due!” disse Stella.

Ne mancava uno.

La pianta-trombetta suonò più forte: “Pruu! Ultimo schiocco in fuga!”

Stella si grattò la testa. “Dove sei, terzo schiocco?”

In quel momento, la fogliolina sul suo pollice si staccò e planò come un piccolo paracadute. Andò a posarsi sull'annaffiatoio con ruotine.

L'annaffiatoio partì velocissimo: “Acqua! Acqua! Acqua!”

“Ehi!” gridò Stella ridendo. “Aspetta!”

Stella, flessibile com'era, si allungò in avanti come una molla gentile e riuscì ad afferrare il manico dell'annaffiatoio senza cadere. Sembrava una bambina-spaghetti che fa una capriola.

L'annaffiatoio si fermò di colpo. Dal beccuccio uscì un suono fortissimo: “SNAP!”

Stella si tappò le orecchie e poi scoppiò a ridere. “Ah! Sei tu! Il terzo schiocco!”

Lo schiocco ruggì ancora: “SNAP! SNAP! Io sono il più forte! Io faccio tremare i banchi!”

Il panino fece: “IH IH IH! Troppo forte! Mi cade il pomodoro!”

Stella abbassò la voce. “Ascolta, schiocco forte. Sei bravissimo, ma qui dentro non serve urlare. Possiamo fare uno schiocco deciso, ma gentile. Come un applauso piccolo.”

Lo schiocco sembrò pensarci. “Uno schiocco… gentile?”

“Sì,” disse Stella. “Un ‘snap' che fa sorridere, non spaventare.”

Lo schiocco fece una prova: “S…nap.” Più basso. Poi ancora: “Snap.” Ancora meglio.

“Perfetto,” disse Stella. “Ora vieni con me.”

Il “Snap” entrò anche lui nel palmo di Stella. La sua mano ora sembrava piena di tre lucciole-suonine: una timida, una che prova, una forte ma educata.

Stella tornò alla sedia di muschio. Il barattolo “SUONI SMARRITI” fece: “Ohhh,” come se fosse contento.

La foglia sulla lavagna disegnò una faccina sorridente e tre linee: “|||”.

Stella respirò. “Ok. Ora riprovo a schioccare le dita tre volte. Ma con calma. E con gentilezza.”

Fine: tre schiocchi e una classe che si addormenta felice

Stella alzò la mano. Il panino, per rispetto, smise di ridere per un secondo. Solo un secondo.

“Pronta?” chiese Stella alla sua mano.

La sua mano sembrò rispondere con un pizzicotto d'aria.

Stella fece il primo schiocco: “snap.” Un suono piccolo, pulito, come una stellina che si accende.

La Classe Verde cambiò leggermente: le tende si misero dritte e ordinate, come se dicessero “brave!”.

Secondo schiocco: “snap.” Un po' più sicuro. La pianta-trombetta fece “pruu” piano, come un applauso.

Terzo schiocco: “snap.” Caldo e allegro.

E successe una cosa buffa e bellissima: dai banchi spuntarono minuscoli germogli con cappellini colorati. Un germoglio disse “Buongiorno!” con voce di campanello. Un altro fece “Ciao!” con voce di sapone. Non era confusione: era una piccola festa ordinata.

La maestra Rina entrò proprio allora e guardò la scena. “Ah, perfetto. La Classe Verde si è calmata e ha fatto nascere le idee.”

Stella si gonfiò un pochino d'orgoglio, ma non troppo. “Ho ritrovato gli schiocchi. Uno era timido, uno si allenava, uno urlava.”

La maestra annuì. “E tu li hai ascoltati. Brava. Ascoltare è una magia.”

Il panino riprese a ridere: “IH IH IH! Io ascolto con il formaggio!”

Stella scoppiò a ridere così tanto che quasi si piegò a nodo, ma poi si rimise dritta. “Maestra, posso tenere il panino? È… divertente.”

“Certo,” disse Rina. “Ma ricordati: se ride troppo, daggli una foglia di lattuga da abbracciare.”

Stella guardò la sedia di muschio e accarezzò il bordo. “Grazie, Classe Verde.”

L'aula rispose con un coro morbido: la pianta-trombetta fece “pruu” come un saluto, l'annaffiatoio sussurrò “acqua… acqua…” più piano, e la foglia sulla lavagna disegnò una luna piccola.

Stella uscì dalla porta “ENTRA PURE, MA NON TROPPO DRITTO” e tornò nella classe normale. I suoi compagni la guardarono curiosi.

“Dov'eri?” chiese Leo.

“In una classe tutta verde,” disse Stella, “dove gli schiocchi scappano e i panini ridono.”

“Il tuo panino ride?” chiese Mina.

Il panino fece un “IH!” minuscolo, come un singhiozzo di risata, poi si calmò.

Stella lo mise nel cestino e sussurrò: “Piano piano.”

Durante il disegno, Stella provò ancora una volta a schioccare. Solo una. “snap.” Perfetto.

Si sentì grande e piccola insieme, come quando si impara a chiudere una cerniera da soli.

La giornata finì con un cielo arancione fuori dalla finestra. Stella camminò verso casa tenendo la mano pronta, con tre schiocchi ben educati al suo posto.

E mentre il mondo diventava più quieto, Stella pensò una cosa semplice: anche le cose buffe, se le ascolti, diventano amiche.

Il panino, nel cestino, fece l'ultimo sussurro: “IH… buonanotte.”

Stella sorrise. “Buonanotte, panino.” E il suo sorriso, piano piano, diventò calmo come una foglia che riposa.

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Sciarpa
Pezzetto di stoffa che si mette al collo per scaldarsi.
Ridacchiò
Ha riso piano, con una risatina timida e divertita.
Solletica
Dà una sensazione che fa ridere o muovere pianissimo.
Annaffiatoio
Oggetto con beccuccio che si usa per versare acqua alle piante.
Muschio
Pelo verde e morbido che cresce sulle pietre o nel bosco.
Fessura
Piccola apertura o spazio stretto dove qualcosa può entrare.
Palmo
Parte della mano aperta, tra le dita e il polso.
Capriola
Salto dove il corpo si gira in aria, come una piccola acrobazia.
Germogli
Piccole piante appena nate che spuntano dal terreno.

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