Parte 1: Il bottone che non doveva essere un bottone
Ada aveva sei anni e un coraggio grande come una pizza gigante. Quel pomeriggio camminava nel bosco vicino a casa con il suo zainetto leggero e una merenda che faceva “cric crac” solo a guardarla.
Il bosco era strano, ma in modo allegro. Gli alberi avevano foglie a forma di cucchiaini, i funghi portavano cappelli troppo grandi e ogni tanto un ruscello rideva: “Glu glu… ahah!”
Ada non si spaventava. Anzi, fischiettava.
A un certo punto vide una pietra piatta, mezza nascosta sotto le foglie. Sembrava una tartaruga che si era addormentata. Ada la toccò con un dito.
“Ehi, pietra,” disse, “sei una pietra o fai finta?”
La pietra non rispose, però… sotto la pietra c'era un cosino rotondo. Era un bottone. Un bottone vero, lucido, rosso come una caramella.
Ada strizzò gli occhi. “Un bottone nel bosco? Qui qualcuno si è vestito male.”
Sopra il bottone c'era una scritta piccola piccola, incisa nel legno vicino: “PREMI SOLO SE SEI PRONTA A RIDERE.”
Ada si mise le mani sui fianchi. “Io rido sempre. Anche quando non devo. Quindi… sono pronta!”
Si guardò attorno. Il bosco sembrava trattenere il fiato, come quando stai per soffiare sulle candeline.
Ada premette il bottone.
“Click!”
Subito, da sotto terra, arrivò un rumore di ingranaggi: “Grrr… clac… puf!” E davanti a lei si aprì una porticina tra due radici. Una porticina minuscola con un campanello.
“Dlin dlon!”
Ada rise. “Ma questa è una porta da formiche eleganti!”
La porticina si aprì da sola. Dentro non c'era buio. C'era una luce morbida, come una lampada fatta con la luna.
E una vocina disse: “Benvenuta, Ada. Hai attivato il Meccanismo Segreto del Bosco. Per favore, non starnutire sulle leve.”
Parte 2: Il Meccanismo Segreto e la Marmellata di Risate
Ada entrò. La porta si allargò un pochino, giusto per far passare una bambina e la sua curiosità.
Sotto le radici c'era una stanza rotonda piena di ruote, corde e leve. Ma non sembrava una fabbrica. Sembrava un gioco gigantesco. Le leve avevano manici a forma di banana. Le ruote avevano occhi disegnati e sembravano sbattere le palpebre.
In mezzo alla stanza c'era un signore molto serio… cioè, provava a essere serio. Era un gufo con un papillon verde e un monocolo che gli scivolava sul becco.
“Mi presento,” disse il gufo. “Sono il Direttore delle Cose Assurde ma Utili. Mi chiamano Gufaldo.”
Ada fece un inchino esagerato. “Io sono Ada, Direttrice delle Merende.”
Gufaldo annuì come se fosse un titolo importantissimo. “Benissimo. Allora, Direttrice, oggi abbiamo un problema.”
“Un problema?” Ada mise le dita sulle guance. “Tipo… i biscotti finiscono?”
“Peggio,” disse Gufaldo, e il monocolo cadde. “Nel Bosco della Buona Sorpresa la Marmellata di Risate è quasi finita.”
Ada sgranò gli occhi. “La marmellata… ride?”
“Certo!” rispose Gufaldo. “La spalmi su una foglia e la foglia fa ‘ih ih ih'. Ma quando finisce, il bosco diventa… troppo normale.”
Ada guardò una leva con scritto: “RISATA PICCOLA.” Un'altra diceva: “RISATA MEDIA.” E una grande grande: “RISATA A SINGHIOZZO.”
“E come si fa la Marmellata di Risate?” chiese Ada.
Gufaldo indicò un grande barattolo trasparente collegato a un tubo. Il barattolo era quasi vuoto. Sul fondo c'erano solo due bollicine che facevano “hehe”.
“Serve una cosa,” spiegò il gufo. “Un Rimbalzo Comico. È come una sorpresa che non fa paura, ma fa dire: ‘Ma dai!'”
Ada annuì. “Io posso fare ‘Ma dai!'”
“Lo so,” disse Gufaldo. “Il bottone ti ha scelta.”
Ada si avvicinò alle leve. “Che succede se tiro questa?”
“Tiro… non si dice. Si dice: ‘Aziono con grazia',” corresse Gufaldo. “È un meccanismo educato.”
Ada “azionò con grazia” la leva della Risata Piccola.
Dal soffitto caddero… piume di sapone. Facevano bolle, e le bolle facevano “pop!” e poi “pof!” e poi “pip!” come un uccellino con il singhiozzo.
Ada scoppiò a ridere. “Piume che diventano bolle! Ma dai!”
Nel barattolo apparvero tre cucchiaiate di marmellata gialla, luccicante.
“Funziona!” gridò Gufaldo. “Ancora! Serve un altro Rimbalzo Comico.”
Ada guardò la leva della Risata Media. La azionò con grazia.
Subito, una ruota con gli occhi iniziò a girare cantando: “Gira gira, gira gira, chi non ride si ritira!” E dal tubo uscì un profumo di… calzini puliti.
Ada fece una faccia strana. “I calzini puliti profumano?”
“Nel nostro bosco, sì,” disse Gufaldo con orgoglio. “È un lusso.”
Poi successe una cosa ancora più strana: un cespuglio vicino alla porta cominciò a starnutire confetti. “Etciù! Plin plin plin!”
Ada saltò per prenderne uno. “Sono confetti! Ma non è una festa!”
“È una festa dell'assurdo,” disse Gufaldo. “E le feste servono.”
Ada rise, e nel barattolo comparvero altre cucchiaiate di marmellata. Ora era a metà.
“Evviva!” disse Ada. “Ci manca poco.”
Gufaldo però si grattò la testa. “L'ultimo passo è delicato. Serve la Risata a Singhiozzo. È potente. Se esageriamo, il bosco potrebbe… diventare troppo buffo.”
Ada inclinò la testa. “Troppo buffo… tipo?”
Gufaldo sussurrò: “Tipo alberi che raccontano barzellette senza fermarsi. E tu vuoi dormire, ma loro: ‘E un pino dice a un faggio…' capisci?”
Ada rise già solo a immaginarlo. “Allora facciamo piano piano.”
Parte 3: La leva grande e la sorpresa più gentile
Ada si avvicinò alla leva grande. Il manico a banana era enorme. Ada lo abbracciò come un peluche.
“Pronta?” chiese Gufaldo.
“Prontissima,” disse Ada. “Ma con calma. Con calma comica.”
Ada azionò con grazia, pianissimo, la leva della Risata a Singhiozzo.
“Clon… clon… cliiic.”
Non ci fu esplosione. Non ci fu boato. Ci fu un suono piccolo, come una pentola che si schiarisce la voce.
Poi dal pavimento spuntò un tappeto arrotolato. Si srotolò da solo e fece “fffff”, come una coperta che si stira.
Sul tappeto apparvero, uno dopo l'altro, tre oggetti: una tazza di tè, un cucchiaio e… una scarpa.
Ada indicò la scarpa. “Perché una scarpa?”
La scarpa tossì. Sì, tossì. “Ehm. Scusate. Io sono la Scarpa Smarrita. Mi ero persa nel bosco e ho sbagliato stanza.”
Gufaldo spalancò le ali. “Oh no. Sei finita nel Meccanismo Segreto!”
La scarpa si guardò intorno, imbarazzata. “Io cercavo il mio piede.”
Ada si chinò e parlò alla scarpa con gentilezza. “Che numero sei?”
“Ventotto e mezzo,” disse la scarpa, triste come un calzino senza compagno.
Ada pensò. Poi si illuminò. “Il Rimbalzo Comico! Eccolo! Una scarpa che parla e cerca il piede… ma dai!”
Lei e Gufaldo risero insieme. Una risata morbida, con un piccolo “hic!” ogni tanto, come una bolla che non vuole scoppiare.
Il barattolo si riempì fino all'orlo. La Marmellata di Risate brillava e faceva “ahah… hehe… ihih” come un coro di coccinelle.
Ma successe anche un mini-problema: dal tubo uscì una gocciolina di marmellata che cadde sul pavimento.
E il pavimento, per un secondo, fece una battuta: “Sapete perché il pavimento non cade mai? Perché sta sempre… giù!”
Ada rise, poi alzò un dito. “Ok, basta così. Non voglio alberi che parlano tutta notte.”
Gufaldo annuì velocemente e girò una rotellina con scritto: “MODALITÀ CALMA.”
La stanza si quietò. Le ruote chiusero gli occhi. Le leve smetterono di dondolare. Il bosco fuori fece un sospiro contento.
Gufaldo prese un barattolino piccolo e lo riempì di marmellata. “Per te, Direttrice delle Merende. Un cucchiaino quando vuoi una giornata più leggera.”
Ada lo mise nello zaino. “Grazie! E la scarpa?”
Ada guardò fuori dalla porticina. Proprio lì, vicino alle radici, c'era un bambino seduto su un sasso, con una calza a pois e un piede un po' triste.
Ada chiamò: “Ehi! Ti manca una scarpa?”
Il bambino alzò la testa. “Sì! È scappata!”
La scarpa saltellò fuori. “Eccomi!”
Il bambino la infilò e il piede sembrò sorridere. “Grazie!”
Ada fece un cenno. “Di niente. Nel bosco succedono cose… ma succedono col sorriso.”
Quando Ada uscì, la porticina si richiuse piano. Il bottone tornò sotto la pietra, come se fosse sempre stato un segreto educato.
Ada camminò verso casa. Il bosco era ancora un po' assurdo: un ruscello fece “glu glu” come se cantasse sottovoce, e un fungo sistemò il cappello con aria importante.
Ada aprì il barattolino e annusò. Profumava di gioia e di calzini puliti, solo un pochino.
“Un cucchiaino domani,” si disse. “O magari dopodomani.”
E mentre il sole scendeva lento, Ada fischiettò più piano. I passi diventavano morbidi. Il bosco, soddisfatto, restò tranquillo. E la risata, come una coperta leggera, accompagnò Ada fino a casa.