Capitolo 1: Ruote, risate e “Chi vuole cominciare?”
Il laboratorio itinerante scricchiolava felice sulla strada, tirato da un furgoncino color arancio che sembrava sempre pronto a cantare. Dentro, tra cassetti che facevano “toc-toc” e barattoli che facevano “cling-cling”, c'era Spillo: una graffetta lucida, piegata con eleganza e con due occhietti svegli che brillavano di idee… e di dispetti gentili.
Spillo adorava stuzzicare gli amici, ma senza ferire. Solo per farli ridere. Sul banco saltellava e annunciava, come se fosse il presentatore di uno show:
“Signore e signori… chi vuole cominciare?”
Accanto a lui c'erano i compagni di avventure:
- Rita, un rotolo di nastro adesivo che parlava veloce e appiccicava entusiasmo ovunque.
- Bruno, un pennello con setole arruffate, sempre un po' drammatico: “Oh no, mi sporcherò!” (si sporcava comunque).
- Lollo, una piccola livella verde che vedeva il mondo… perfettamente dritto. Anche quando non lo era.
Quel giorno avevano una missione: preparare un progetto per la “Giornata dei Piccoli Inventori” in piazza. Il maestro del doposcuola, il signor Piroli, aveva promesso un voto vero, scritto su un cartellone enorme.
Spillo si schiarì la voce, cioè fece “cling” con un barattolo.
“Allora: dobbiamo costruire qualcosa che faccia sorridere e che funzioni. Facile, no?”
“Facile!” disse Rita. “Basta attaccare tutto!”
“Non attaccare me!” gridò Bruno. “Sono sensibile!”
Lollo oscillò la sua bolla con serietà. “Prima pensiamo. Poi facciamo. In linea.”
Spillo fece una piccola inchino. “Chi vuole cominciare?”
Rita alzò un lembo di nastro come una mano. “Io! Io! Io!”
Capitolo 2: Il Ventaglio delle Idee… e delle Gaffe
Rita svolse un pezzetto di sé con energia. “Costruiamo un ‘Ventaglio delle Risate'! Una macchina che soffia piume, coriandoli e battute!”
Bruno sbiancò. “Piume? Io poi starnutisco vernice!”
Spillo rideva. “Bruno che starnutisce arcobaleni… già mi piace.”
“Non è divertente!” disse Bruno, ma si stava già divertendo, solo che non voleva ammetterlo.
Lollo controllò il tavolo. “Abbiamo cartone, elastici, una piccola ventola, e…”
Spillo lo interruppe: “E un genio, cioè io.”
“E una graffetta che si crede un genio,” corresse Lollo.
Cominciarono a montare la ventola su una scatola. Rita attaccava, attaccava, attaccava. Attaccava così tanto che, a un certo punto, attaccò anche il coperchio… chiuso.
“Ehm,” fece Spillo, incastrato fuori. “Rita?”
Rita si bloccò. “Ops.”
Bruno, teatrale: “Siamo prigionieri del nostro stesso progetto!”
Lollo sospirò. “Calma. Niente panico. Si taglia una striscia, si riapre.”
Spillo dondolò. “Chi vuole cominciare a salvarci?”
Bruno alzò il pennello come una spada. “Io! Con la mia… setola coraggiosa!”
“Con la tua setola incollata,” mormorò Rita. Infatti Bruno si era appiccicato al nastro e sembrava un riccio confuso.
Risero tutti. Risero così tanto che il laboratorio itinerante tremò leggermente, come se ridacchiasse anche lui.
Quando finalmente riaprirono la scatola, la ventola partì per sbaglio: “Vuuuu!”
Soffiò dritto nel barattolo dei coriandoli. I coriandoli esplosero in aria come una nevicata multicolore.
Spillo, con la faccia piena di pezzettini rossi e blu, dichiarò solenne:
“Ecco il nostro primo effetto speciale. Non previsto. Perfetto.”
Capitolo 3: Il Problema del Bottone che Scappa
Doveva esserci un bottone per accendere e spegnere la ventola. Un bottone grande, facile, che i bambini in piazza potessero premere.
Spillo lo guardava con aria furba. “Ok, operazione bottone. Chi vuole cominciare?”
Lollo disse: “Io tengo la scatola ferma.”
Bruno disse: “Io dipingo una freccia che dice ‘PREMI QUI'.”
Rita disse: “Io… attacco qualcosa.”
Spillo disse: “Io supervisiono, cioè faccio commenti.”
Bruno dipinse la freccia, ma la fece così lunga che sembrava indicare il nulla.
“Dove porta?” chiese Rita.
“Verso il destino,” rispose Bruno serio.
“Verso il tuo pennello,” ribatté Spillo.
Intanto Rita attaccò il bottone con un pezzetto di nastro. Solo che lo attaccò… al contrario. Quando qualcuno lo premeva, invece di restare, scattava via come una pulce.
“Click!” e via!
Il bottone rotolò sul pavimento del laboratorio itinerante, fece zig-zag tra le ruote della cassetta degli attrezzi e finì sotto una scatola di viti.
Silenzio.
Poi Spillo disse pianissimo: “Bellissimo. Abbiamo inventato il Bottone Fuggitivo.”
Bruno si portò le setole al cuore. “È una tragedia.”
Lollo, calmo: “È un problema. Si risolve.”
Rita si morse il bordo. “Scusate. Io… attacco troppo.”
Spillo saltò vicino a lei. “Ehi, niente facce tristi. Qui si ride e si ripara. Siamo una squadra.”
Poi aggiunse, con la sua voce da presentatore: “Chi vuole cominciare a catturare il bottone?”
Partirono tutti insieme. Bruno fece luce con una piccola torcia, Rita sollevò scatole, Lollo controllò che niente crollasse. Spillo si infilò in una fessura, agile come un pensiero.
“Lo vedo!” gridò.
“Dov'è?” chiese Rita.
“Sotto le viti. È circondato. Si sente importante.”
Bruno tentò di prenderlo con le setole, ma il bottone rotolò via ancora.
“Scappa!” urlò Bruno.
“Lo so!” rispose il bottone, come se fosse davvero un campione di corsa. E nella loro immaginazione, per un momento, fu proprio così: un bottone con le gambe che faceva pernacchie.
Alla fine Lollo ebbe l'idea semplice.
“Usiamo una calamita.”
Spillo si fermò. “Una calamita? Tu sei un genio, Lollo.”
“Non esagerare,” disse Lollo. “Sono solo… in bolla.”
La calamita attirò il bottone “tac!” e tutti applaudirono come se avessero vinto una finale.
Capitolo 4: La Soluzione che Fa Sorridere
Resta il problema: come impedire al bottone di scappare di nuovo?
Rita alzò un pezzetto di nastro, ma lo tenne lontano, come fosse una torta troppo grande. “Io propongo… di attaccare con moderazione.”
Bruno annuì, commosso. “Che frase elegante.”
Spillo fece una risatina. “La scriviamo sul cartellone?”
Lollo pensò e disse: “Serve una sede. Un anello di cartone. Così il bottone entra e resta. E il nastro lo tiene, ma senza soffocarlo.”
“Come un abbraccio!” disse Rita.
“Un abbraccio che non incolla i capelli,” aggiunse Bruno.
“E che non scappa,” concluse Spillo.
Lavorarono insieme. Rita tagliò un cerchio preciso. Lollo controllò che fosse dritto e centrato. Bruno dipinse un sorriso sul bottone: due occhi e una bocca, così chi lo premeva si sentiva salutato.
Spillo, nel frattempo, faceva il presentatore:
“Signore e signori, ecco a voi… il Bottone Felice! Premilo e lui non scappa. Al massimo ride.”
Provarono. “Click.”
La ventola partì. “Vuuuu!”
Coriandoli in aria, ma stavolta in una quantità giusta, come una pioggia gentile. Bruno starnutì comunque, ma solo un micro-starnuto: “Etci-pic!”
Dalla sua punta uscì una macchiolina gialla che atterrò su un cartoncino e sembrò un sole.
Rita scoppiò a ridere. “Guarda! Il sole starnutito!”
Bruno arrossì. “Io non… cioè… sì, è carino.”
Spillo disse: “Ecco! Effetto speciale numero due. Non previsto. Perfetto.”
Lollo, soddisfatto, lasciò la bolla al centro. “Ora funziona. E fa sorridere.”
Per un attimo si fermarono tutti. Il laboratorio itinerante procedeva piano, come se anche lui volesse ascoltare quel silenzio buono dopo le risate.
Capitolo 5: Il Voto sul Cartellone e il Momento Calmo
In piazza c'era il signor Piroli con il suo cartellone enorme e un pennarello serio. Intorno, bambini curiosi, occhi grandi, mani pronte a premere qualunque cosa.
Spillo saltò sul banco del loro stand e, con un mezzo inchino, chiese:
“Chi vuole cominciare?”
Un bambino alzò la mano. “Io!”
“Vai,” disse Rita. “Premi il Bottone Felice.”
“Click.”
“Vuuuu!”
Coriandoli, risate, un “Oh!” collettivo. Poi un altro bambino, e un altro ancora. Ogni volta il bottone sorrideva, la ventola soffiava, e Bruno aggiungeva un mini-starnuto colorato su un foglio, trasformandolo in un disegno improvvisato: soli, stelle, limoni, facce buffe.
Il signor Piroli osservava, prendeva appunti, e infine scrisse sul cartellone, grande grande:
“PROGETTO: 9/10. MOTIVO: COOPERAZIONE, CREATIVITÀ E RISATE BEN DOSATE.”
Rita sussurrò: “Ben dosate! Hai sentito? Io che doso!”
Lollo disse: “Stiamo migliorando.”
Bruno fece un sospiro felice. “Non è una tragedia. È una commedia.”
Spillo li guardò tutti e, per una volta, non fece il furbo subito. Disse solo:
“Siamo stati bravi insieme.”
Quando tornarono nel laboratorio itinerante, la luce del pomeriggio diventava morbida. I barattoli non facevano più “cling-cling” forte, ma un tintinnio tranquillo. Rita si avvolse su se stessa come una coperta. Bruno pulì le setole piano, piano. Lollo rimase immobile, bolla al centro, come a dire: tutto a posto.
Spillo, prima di chiudere il cassetto, chiese ancora, ma con voce più lenta:
“Chi vuole cominciare… a riposarsi?”
“Io,” dissero tutti insieme, ridendo piano.
E mentre il laboratorio itinerante continuava il suo viaggio, sembrava che le loro risate restassero lì, appese nell'aria, leggere, come coriandoli che scendono senza fretta.