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Storia divertente sui compagni 9/10 anni Lettura 16 min. (1)

La nuvola starnutitrice e i fazzoletti volanti nel gabinetto delle curiosità

Quattro amici preparano uno spettacolo per la Nuvola Starnutitrice nel bizzarro Gabinetto delle Curiosità, imparando a coordinarsi e a gestire piccoli imprevisti con astuzia e silenzio.

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Ci sono quattro bambini di 10 anni: Tommaso, capelli castani arruffati, sorride con denti visibili e tiene un piccolo barattolo di vetro davanti alla grande vetrina; Amir, pelle olivastra e capelli neri corti, accovacciato a sinistra mentre sistema dei ganci metallici, concentrato; Nico, capelli biondo chiaro, sorriso malizioso a destra vicino al pubblico, fa una smorfia silenziosa con un fazzoletto stampato alla tasca; Leo, capelli castani, occhiali rotondi e camicia pulita, dietro al gruppo con un quaderno aperto e l'indice alzato per calmarli. Siamo nell'interno di un antico cabinet of curiosities con pareti di legno caldo e scaffali pieni di oggetti strani; al centro una grande vetrina trasparente contiene un piccolo barattolo con una nuvoletta bianca sospesa, luce dorata del tardo pomeriggio illumina la scena. I quattro presentano la "Nuvola Starnutitrice" durante la visita di una classe: atmosfera divertente e controllata, gesti precisi, sorrisi trattenuti, fazzoletti sospesi in lento movimento, composizione centrata sulla vetrina e sulle espressioni dei bambini. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il gabinetto che faceva “Aciù!”

Nel Gabinetto delle Curiosità di via delle Campanelle c'era di tutto: una conchiglia grande come una pentola, una piuma che sembrava un pennello, un sasso lucido che rifletteva il naso di chi lo guardava… e, appesa al soffitto, una campanella che suonava da sola quando entrava qualcuno.

Quel pomeriggio, quattro amici di dieci anni erano lì dentro come se fosse il loro quartier generale segreto.

Tommaso, il più volenteroso e il più pasticcione, entrò per primo… e inciampò subito nello zerbino.

“Ecco, anche lo zerbino mi saluta,” borbottò, rialzandosi con dignità un po' storta.

Dietro di lui arrivò Amir, veloce di mente e di piedi, che notava sempre i dettagli.

“Tommi, lo zerbino non saluta. Attacca i piedi. È diverso.”

Poi toccò a Nico, che aveva sempre una battuta pronta e un sorriso da monello gentile.

“Secondo me lo zerbino è innamorato di Tommaso. Non lo lascia andare.”

Infine entrò Leo, tranquillo e ordinato, con un quaderno sotto braccio. Era quello che cercava di mettere un po' di logica dove gli altri mettevano entusiasmo.

“Regola numero uno: non correre. Regola numero due: non toccare senza chiedere,” disse, guardando già Tommaso che allungava la mano.

Il signor Bizzarri, il proprietario del gabinetto, era un uomo con baffi a forma di parentesi e una voce che sembrava una risata pronta a partire.

“Ragazzi! Oggi compito speciale,” annunciò. “Domani arriva la visita della scuola. E dobbiamo preparare la nuova attrazione!”

“Una tigre?” propose Nico.

“Un robot?” sparò Amir.

“Un cartello con scritto ‘Attenti a Tommaso'?” suggerì Leo.

Tommaso fece finta di non sentire. “Io posso fare l'attrazione! Sono già una curiosità.”

Il signor Bizzarri aprì un cassetto e tirò fuori un barattolo con dentro… una nuvola piccolissima, bianca e soffice, che sembrava respirare.

“Ecco: la Nuvola Starnutitrice. Ogni volta che si emoziona fa ‘Aciù!' e… sposta gli oggetti.”

“Aciù che?” chiese Nico.

“Aciù che vola,” rispose Tommaso, convinto di aver detto una cosa molto intelligente.

Proprio in quel momento la nuvoletta tremò. Fece un “Aciù!” minuscolo ma deciso… e una pila di bigliettini volò via come uccellini.

“Ah!” gridò Amir, inseguendoli.

“Ecco perché abbiamo bisogno di voi,” disse il signor Bizzarri. “Serve una dimostrazione sicura, divertente e… senza disastri.”

Tommaso sorrise, ottimista come sempre. “Niente paura! Se arriva un disastro, lo accompagno alla porta.”

Capitolo 2: Il piano geniale (e un po' appiccicoso)

I quattro si misero attorno a un tavolo pieno di oggetti strani: un cucchiaio che suonava come un flauto, una lente che ingrandiva solo le orecchie, e una scatola con scritto: “NON APRIRE SE SEI CURIOSO”.

Nico la fissò. “Io sono curiosissimo.”

Leo lo fermò con un dito. “E io sono responsabile. Non aprire.”

Nico fece spallucce. “Va bene. La fisso e basta.”

Amir prese il comando come un capitano allegro. “Allora: dobbiamo mostrare la Nuvola Starnutitrice senza farle spostare metà gabinetto. Ci servono ruoli.”

Leo aprì il quaderno. “Io scrivo il programma: ingresso, spiegazione, dimostrazione, applausi, uscita. In quest'ordine. È un ordine bellissimo.”

Nico alzò la mano. “Io faccio l'applauso?”

“No, tu fai l'intrattenitore,” decise Amir. “Parli, fai ridere, distrai la nuvola se serve.”

“Distrarre una nuvola,” ripeté Nico. “È la frase più bella della mia vita.”

“Amir, tu controlli la sicurezza,” disse Leo.

Amir annuì, già a cercare corde e ganci. “Una barriera trasparente, tipo una vetrina. Così la nuvola starnutisce ma gli oggetti restano fermi.”

Tommaso, che fino a quel momento aveva osservato una penna che si muoveva da sola (forse era il tavolo un po' storto), si gonfiò il petto. “Io cosa faccio?”

Tutti si guardarono. Un attimo di silenzio. Perfino la campanella smise di suonare, come se aspettasse.

Leo parlò con delicatezza. “Tu sei… il responsabile del barattolo. Lo tieni fermo.”

Tommaso fece un sorriso enorme. “Fermo è il mio secondo nome.”

Nico tossì. “Il tuo secondo nome è ‘Ops'.”

“E il terzo è ‘Scusate',” aggiunse Amir, senza cattiveria.

Tommaso rise. “Perfetto! Allora oggi mi alleno: fermo, fermissimo, fermissimissimo.”

Cominciarono a costruire la “Vetrina Anti-Aciù” con pannelli leggeri e ganci. Amir misurava, Leo segnava, Nico provava battute.

“Signore e signori, ecco a voi la nuvola che non ha mai preso un fazzoletto!”

“Troppo,” disse Leo.

“Ecco la nuvola che… ehm… starnutisce con educazione?”

“Troppo poco,” disse Amir.

Tommaso, intanto, teneva il barattolo con due mani e la faccia seria da statua.

Ma la nuvoletta dentro si agitava, come se avesse solletico.

“Aciù?” fece, piccolissimo.

Tommaso sussurrò: “No, no, calma. Pensa a… a un prato.”

La nuvola parve ascoltare. Si calmò.

“Visto?” disse Tommaso. “Io sono un sussurratore di nuvole.”

Nico spalancò gli occhi. “Allora sei anche un ‘nuvolologo'!”

“Si dice meteorologo,” corregse Leo.

“E io dico nuvolologo,” ribatté Nico. “Suona più soffice.”

Quando la vetrina fu quasi pronta, Nico si accorse che mancava l'ultima parte: una tendina rossa per l'effetto sorpresa.

“Ce l'ho io!” gridò Tommaso, felice di essere utile. Prese un rotolo di stoffa da uno scaffale… ma lo scaffale scricchiolò.

“Tommi… piano,” avvisò Amir.

“Piano è il mio quarto nome,” disse Tommaso.

Lo scaffale tossì. Poi starnutì? No, quello era la nuvola.

“A—CIÙ!” fece lei, fortissima.

La tendina volò come una bandiera, un cappello di piume si mise in testa a una statua, e la lente ingrandisci-orecchie finì davanti alla faccia di Nico, che si ritrovò con orecchie enormi.

“Ragazzi,” disse Nico con le orecchie giganti, “io vi sento anche i pensieri.”

Risero tutti. Anche Leo, che di solito rideva con il permesso.

Poi si fermarono, guardandosi attorno: il gabinetto sembrava un circo appena passato.

Tommaso si grattò la testa. “Ok. Forse… fermissimissimo non mi è venuto perfetto.”

Capitolo 3: L'invasione dei fazzoletti volanti

Il signor Bizzarri tornò proprio mentre un biglietto “NON TOCCARE” stava toccando tutto da solo.

“Ah,” disse, guardando la confusione come se fosse un quadro moderno. “Vedo che la nuvola è… felice.”

“È troppo felice,” sospirò Leo, raddrizzando il quaderno che era finito sotto una conchiglia.

Amir raccolse i pezzi della vetrina. “Dobbiamo calmarla. Se domani fa un ACIÙ così, la classe vola via.”

Nico si sventolò con un foglio. “Io ho un'idea. Le nuvole starnutiscono perché… hanno il naso?”

Leo lo fissò. “Le nuvole non hanno—”

Tommaso intervenne. “E se le diamo un fazzoletto? Magari si sente capita.”

Il signor Bizzarri schioccò le dita. “Un'idea dolcissima. Nel cassetto ci sono fazzoletti di carta… ma attenzione: questi sono fazzoletti curiosi.”

Amir aprì il cassetto. Dentro c'erano fazzoletti bianchi con piccoli disegni: alcuni avevano facce sorridenti, altri baffi, altri ancora un naso enorme.

Nico ne prese uno con un baffone. “Questo è perfetto. È un fazzoletto travestito da signore.”

Tommaso avvicinò il fazzoletto al barattolo. “Ehi, nuvoletta. Se ti viene da starnutire, usa questo.”

La nuvola si gonfiò, commossa. Fece un “Aciù!” piccolo piccolo… e il fazzoletto venne risucchiato dentro il barattolo come una medusa morbida.

“Se l'è mangiato!” gridò Nico.

“Non l'ha mangiato,” disse Amir. “L'ha… usato.”

Leo scrisse: “Fazzoletto: efficace ma scompare.”

La nuvola sembrava più calma, ma solo per un momento. Poi si mise a tremare di nuovo, come se qualcuno le facesse il solletico dietro le orecchie (che non aveva).

“Aciù—aciù—ACIÙ!”

I fazzoletti nel cassetto si sollevarono tutti insieme e cominciarono a volare in cerchio, come gabbiani impazziti.

“Fazzoletti volanti!” urlò Amir.

“È la moda dell'estate!” gridò Nico, afferrandone uno che gli si era appiccicato al naso.

Tommaso, sempre vedendo il lato buono, rise. “Almeno sono puliti!”

“Tommaso!” disse Leo, mentre un fazzoletto con il disegno di un naso gli copriva gli occhi. “Questo non è… organizzato!”

Amir provò a chiudere il cassetto, ma un fazzoletto gli fece una pernacchia disegnata in faccia.

Nico parlava ai fazzoletti come se fossero amici. “Calmi! Uno alla volta! Nessuna spinta! C'è fazzoletto per tutti!”

Tommaso si fermò al centro della stanza e alzò le mani. “Ragazzi, ruoli! Ruoli! Io tengo il barattolo. Amir spegne il tornado di fazzoletti. Nico intrattiene… i fazzoletti. Leo… fa Leo.”

“Che significa ‘fa Leo'?” chiese Nico, inciampando in un fazzoletto.

“Significa che io penso,” rispose Leo, serio. Poi aggiunse: “E che mi viene il mal di testa in silenzio.”

Fu allora che Leo notò una cosa: la nuvola starnutiva più forte quando tutti gridavano.

Leo alzò un dito. “Silenzio.”

Nessuno lo ascoltò subito, perché un fazzoletto stava facendo il cappello a Nico.

Leo ripeté, più forte. “SILENZIO!”

E, miracolo: si fermarono. Anche i fazzoletti, come se avessero orecchie disegnate.

Leo parlò piano. “La nuvola si emoziona. Se noi abbassiamo la voce, lei si calma. Facciamo una cosa: Amir costruisce la barriera, Tommaso respira e tiene il barattolo fermo, Nico parla sottovoce e fa ridere senza urlare. Io… conto i passi.”

Nico sussurrò: “Io posso fare la risata silenziosa: ‘Ah ah' senza suono.”

Tommaso sussurrò: “Io posso fare fermissimissimo, ma in modo umile.”

Amir sussurrò: “Io posso fissare tutto con lo scotch più forte del mondo.”

Il signor Bizzarri sussurrò anche lui, felice: “Ragazzi… siete fantastici. Mi fate venire un Aciù di gioia.”

La nuvola fece un “Aciù” piccolo, come un bacino. I fazzoletti atterrarono piano, uno sopra l'altro, come una coperta di neve ordinata.

Leo si asciugò la fronte. “Finalmente. Ordine.”

Nico gli mise un fazzoletto con baffi sul quaderno. “Un po' di stile, però.”

Capitolo 4: La prova generale (con sorpresa finale)

Il giorno dopo, il Gabinetto delle Curiosità profumava di legno e di pulito. La Vetrina Anti-Aciù era pronta: trasparente, con una tendina rossa che Tommaso aveva promesso di non far volare “nemmeno se mi solleticano i piedi”.

I ragazzi si schierarono come una squadra.

Amir controllò i ganci. “Stabile.”

Leo consultò il quaderno. “Programma pronto.”

Nico si schiarì la voce… senza schiarirla troppo. “Pronto a intrattenere con classe.”

Tommaso abbracciò il barattolo con rispetto. “Pronto a essere fermo. Fermo come un sasso. Un sasso educato.”

Arrivò la classe, con occhi curiosi e passi rumorosi. La campanella del soffitto suonò allegra.

Il signor Bizzarri presentò: “Benvenuti! Oggi vedrete la Nuvola Starnutitrice. Ma niente paura: abbiamo… i nostri esperti.”

Nico fece un inchino esagerato. “Sono Nico, professionista di risate a bassa voce.”

Amir salutò con la mano. “Io sono Amir, guardiano della sicurezza.”

Leo annuì. “Leo. Responsabile del programma e dei ‘non toccare'.”

Tommaso sorrise grande. “E io sono Tommaso. Tengo il barattolo. E vedo sempre il lato buono, anche quando il lato buono scappa via.”

Risatine tra i compagni.

Tommaso posò il barattolo dentro la vetrina, lentamente, con movimenti da tartaruga prudente.

Amir chiuse la vetrina.

Leo fece un cenno: “Fase uno: osservazione.”

Nico sussurrò: “Signore e signori… e nuvole… e fazzoletti che ci ascoltano… ecco a voi la più soffice campionessa di Aciù!”

La nuvola si gonfiò, un po' vanitosa. Tremò.

“Aciù!” fece. Ma la vetrina tenne. Solo un bigliettino dentro si mosse e fece una capriola.

La classe applaudì.

Nico sussurrò: “Applausi morbidi, mi raccomando. Così non la facciamo emozionare troppo, che poi ci pettina con il vento.”

Gli applausi divennero “clap clap” delicati. Sembrava di battere le mani a un gattino addormentato.

Tommaso si sentì un eroe. Si avvicinò e, senza pensare, disse a voce normale:

“Visto? Nessun disastro!”

La nuvola, sentendo la parola “disastro”, si agitò come se fosse una parolaccia.

“A… ACIÙÙÙ!”

La vetrina tremò. La tendina rossa si gonfiò. Un fazzoletto, dimenticato in tasca a Nico, cercò di decollare.

Amir strinse i denti. “Tommaso… piano!”

Leo sibilò: “Voce bassa!”

Nico, con un sorriso, improvvisò sottovoce: “Cara nuvola, non è un disastro. È… una danza. Una danza del fazzoletto!”

La classe scoppiò a ridere, ma cercò di ridere piano. Era difficilissimo: ridevano con le spalle, con le pance, con gli occhi.

Tommaso si mise le mani sulla bocca. “Scusate! Ho parlato forte. Però… che risata bella!”

Amir fece un gesto rapido: mise davanti alla vetrina un cartoncino con disegnato un prato e un sole. “Guarda qui,” sussurrò alla nuvola. “Prato. Calma.”

Leo aggiunse, con voce lenta: “Respira. Uno… due… tre…”

Nico fece la sua risata silenziosa: “Ah ah” senza suono, ma con una faccia buffissima.

La nuvola guardò il prato disegnato. Si sgonfiò piano. Fece un ultimo “aciù” piccolo, come un palloncino che si sfiata.

E tutto si fermò.

La classe applaudì davvero, ma ancora con delicatezza. Il signor Bizzarri si commosse.

“Avete visto?” disse. “Quando ognuno fa la sua parte, anche una nuvola starnutitrice può fare spettacolo senza fare tempesta.”

Tommaso si voltò verso i suoi amici. “Grazie. Da solo avrei fatto volare pure le sedie.”

Nico gli diede una pacca sulla spalla. “E invece oggi hai fatto volare… solo la nostra allegria.”

Amir annuì. “Ruoli chiari. E fiducia.”

Leo chiuse il quaderno con soddisfazione. “E ordine. Quasi.”

Più tardi, quando la classe se ne andò, i quattro restarono nel gabinetto che tornava tranquillo, con la luce del pomeriggio che si allungava come miele.

La nuvola riposava nel barattolo, quieta, con un fazzoletto-baffi appoggiato sopra come una coperta.

Tommaso parlò piano, come se non volesse svegliare neppure un granello di polvere. “Abbiamo superato la prova.”

“Abbiamo condiviso i ruoli,” disse Leo.

“Abbiamo riso un sacco,” aggiunse Nico.

“E abbiamo imparato a non urlare ‘disastro' davanti a una nuvola,” concluse Amir.

Rimasero un momento in silenzio, quello bello, pieno di amicizia.

Poi Nico sussurrò: “Secondo voi, lo zerbino mi saluta?”

Tommaso sussurrò: “Se inciampi, sì.”

E risero piano, piano, mentre il Gabinetto delle Curiosità sembrava fare, da lontano, un piccolo “aciù” di soddisfazione.

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Curiosità
Oggetti strani o interessanti che fanno venire voglia di guardare e conoscere.
Quartier generale
Luogo segreto dove un gruppo si riunisce e organizza avventure o giochi.
Pasticcione
Persona che combina disastri piccoli perché è distratta o goffa.
Borbottò
Parlare a bassa voce e in modo scontroso, come un piccolo lamento.
Starnutitrice
Nome dato alla nuvola che starnutisce; indica qualcosa che fa ‘achù’.
Dimostrazione
Mostrare come funziona qualcosa davanti ad altre persone.
Barriera trasparente
Una specie di muro di vetro o plastica che si vede attraverso, protegge.
Vetrina
Spazio davanti a un oggetto dove si mette in mostra per il pubblico.
Scricchiolò
Suono leggero e secco che fa il legno o uno scaffale quando si muove.
Risucchiato
Essere tirato dentro con forza, come quando qualcosa viene aspirato via.

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