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Storia di sfida impossibile 11/12 anni Lettura 13 min.

Radio Meteora e il barattolo dei biscotti sul tetto

Due ragazzi di Radio Meteora affrontano con ingegno, giochi e tanta curiosità la sfida di recuperare un barattolo di biscotti finito sul tetto del cortile.

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Ci sono tre personaggi: Tommaso, ragazzo di circa 11 anni con capelli castani arruffati, giacca di jeans troppo grande e ginocchia sbucciate, a sinistra in primo piano che tiene la corda dell'aquilone guardando il tetto con concentrazione; Samuele, ragazzo di circa 11 anni con capelli biondi corti e maglietta a righe colorate, sorriso malizioso, leggermente a destra davanti a Tommaso che guida la fune di un aquilone fatto di sacchetti di plastica e bastoncini; la signora Bruna, donna di circa 60 anni con capelli grigi raccolti, gilet a fiori e occhiali tondi, braccia incrociate ma volto sorpreso, sullo sfondo a destra vicino al muro del giardino. Ambientazione: un piccolo giardino di cortile soleggiato con pavimentazione in ciottoli, una casetta di legno rossa con tetto di lamiera arrugginita, piante in vaso e una coperta a motivi stesa sull’erba; sullo sfondo a sinistra la porta di un garage-studio con una lampada "ON AIR" gialla e un piccolo trasmettitore artigianale su un tavolino. Situazione principale: aquilone colorato vola sopra il tetto e la corda ha agganciato una piccola cintura di carta attorno a un barattolo di vetro di biscotti disposto sul bordo del tetto; il barattolo è quasi sospeso sul bordo, brillante al sole con alcuni biscotti visibili; i bambini mostrano tensione e speranza, posture prudenti ma entusiaste, la signora Bruna osserva ansiosa e divertita; atmosfera calda di tardo pomeriggio, colori saturi, stile cartoon 3D dettagliato con proporzioni realistiche e tono ottimista. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — La radio più storta del quartiere

Nel garage di Tommaso l'aria sapeva di cartone, colla e patatine. Sulla porta c'era un cartello scritto con un pennarello: “RADIO METEORA — si sente quasi bene”.

Tommaso, undici anni e mezzo (ma “quasi dodici”, come ripeteva a chiunque respirasse), stava regolando una manopola presa da un vecchio tostapane. Accanto a lui, Samuele, pure lui quasi dodici, controllava il microfono: un cucchiaio di legno fissato a un rotolo di carta igienica con il nastro isolante.

— Prova, prova… uno, due, tre… — disse Samuele, con la voce da conduttore serio.

Il “microfono” rispose con un suono tipo “PLOF” seguito da un fischio che sembrava un gabbiano con il mal di pancia.

Tommaso si mise le mani sulle orecchie. — Perfetto! Se qualcuno ci ascolta, almeno non si addormenta.

La loro radio era un capolavoro di bricolage: una lampada da scrivania come faro “ON AIR”, una scatola di scarpe come mixer, e una vecchia sveglia che, quando faceva “TRRRR”, serviva da jingle.

Stavano per iniziare la puntata “Sfide Impossibili (o quasi)” quando il telefono di Tommaso vibrò. Messaggio vocale della zia Rachele, la vicina di casa che parlava sempre come se stesse presentando un telegiornale.

“Attenzione, ragazzi. Nel cortile condominiale si è verificato… un evento. Il barattolo dei biscotti della signora Bruna è finito sul tetto del capanno degli attrezzi. È irraggiungibile. Ripeto: irraggiungibile. Fine comunicazione.”

Samuele spalancò gli occhi. — Un barattolo di biscotti. Sul tetto. Questo è destino.

Tommaso si girò verso la lampada “ON AIR” e la accese con solennità. — Benvenuti a Radio Meteora. Oggi: “La Sfida del Barattolo Volante”. Pare impossibile. Quindi è perfetta.

Capitolo 2 — Il pubblico più esigente: la signora Bruna

Nel cortile, la signora Bruna camminava avanti e indietro come un generale in pantofole. Il barattolo era davvero lì: in cima al capanno, tra una grondaia storta e un nido di foglie. Luccicava al sole come un trofeo.

— Era pieno di frollini al burro! — lamentava la signora Bruna. — Il mio barattolo è caduto durante… una manovra di pulizia molto energica. E adesso è prigioniero!

Samuele sussurrò a Tommaso: — “Manovra di pulizia molto energica” significa che ha lanciato la scopa come una catapulta.

Tommaso annuì. — Signora Bruna, noi… potremmo tentare una missione di recupero.

La signora Bruna li squadrò. — Voi due? Quelli della radio che una volta hanno fatto scattare l'allarme dell'auto con un kazoo?

— Era un esperimento sonoro — protestò Samuele, indignato.

— E comunque l'auto era già un po' nervosa — aggiunse Tommaso.

La signora Bruna sospirò. — Se riuscite, vi do… due biscotti a testa.

Samuele si mise una mano sul cuore. — Signora, ci offende. Noi puntiamo più in alto.

— Quattro? — azzardò lei.

Tommaso alzò un dito. — Un'intera merenda, quando finisce l'impresa. E soprattutto: curiosità. Vogliamo capire come fare.

La signora Bruna li guardò come se “curiosità” fosse un attrezzo da cucina. — Va bene. Ma niente esplosioni.

Samuele sorrise. — Promesso. Solo suoni strani, massimo.

Capitolo 3 — Il piano A, B e “Boh”

Di nuovo nel garage-studio, i due aprirono il “tavolo strategico”: una scatola di pizza con sopra un foglio a quadretti.

Tommaso disegnò il capanno e il barattolo come un piccolo cilindro triste. — Piano A: scala.

Samuele indicò l'unica scala disponibile: quella del padre di Tommaso, altissima… e chiusa con un lucchetto. — Piano A è morto.

— Piano B: lanciare qualcosa per farlo scendere — disse Tommaso.

Samuele prese una pallina da tennis e la lanciò in aria per prova. Cadde in un secchio con un “TOC” perfetto. — Non male.

Tommaso scosse la testa. — Se colpiamo il barattolo, lo rompiamo. E poi la signora Bruna ci trasforma in soprammobili.

Samuele si grattò la fronte. — Piano C: aspirarlo.

— Come?

Samuele indicò l'aspirapolvere. Era vecchio, con il tubo rattoppato e una faccia disegnata col pennarello. Si chiamava “Sir Risucchio”.

Tommaso lo accese. “VROOOOM” e poi “TAC-TAC-TAC” come se stesse masticando sassolini.

— Sir Risucchio non aspira nemmeno la polvere, figuriamoci un barattolo — disse Tommaso.

Samuele non si arrese. — Allora… Piano D: magnete.

Tommaso osservò il barattolo. — È di vetro. I magneti lo guardano e si offendono.

Samuele fece una smorfia. — Piano E: droni?

Tommaso aprì un cassetto e tirò fuori un minuscolo elicottero giocattolo senza eliche. — Questo è più un “cadoni”.

Rimasero in silenzio. Poi, dal mixer-scatola di scarpe, si accese una lucina. Era il loro vecchio trasmettitore che gracchiava ogni tanto, come se avesse idee proprie.

Samuele strizzò gli occhi. — Aspetta. E se… non lo tiriamo giù? Se lo facciamo venire da noi.

Tommaso piegò la testa. — Come chiami un barattolo? Con un fischietto?

— Con la curiosità — disse Samuele, e sorrise. — Con un gioco.

Capitolo 4 — La “Sfida Impossibile” va in onda

Accesero “ON AIR” e iniziarono una diretta speciale, anche se li ascoltavano principalmente: la cugina di Samuele, il gatto del vicino (per sbaglio, quando dormiva sul telefono) e forse un paio di persone curiose che captavano la frequenza come se fosse una stazione spaziale.

Tommaso parlò al “microfono-cucchiaio” con energia: — Attenzione, ascoltatori! Nel cortile condominiale c'è un barattolo di biscotti bloccato in cima al tetto. Dicono sia impossibile recuperarlo.

Samuele aggiunse: — E quando dicono “impossibile”, noi sentiamo “divertente”.

Uscirono con una piccola cassa portatile collegata al trasmettitore. Nel cortile, la signora Bruna li seguiva a distanza, pronta a intervenire con una ramanzina d'emergenza.

Tommaso sistemò la cassa vicino al capanno. — Ora, annuncio ufficiale.

Samuele schiarì la voce. — “Signor Barattolo! Qui Radio Meteora. Se ci senti, sappi che sotto di te c'è…”

Tommaso fece partire un suono registrato: “CRONCH CRONCH CRONCH”, un rumore di biscotti masticati, molto convincente.

Samuele continuò: — …una degustazione gratuita. Biscotti freschi. Croccanti. E soprattutto… nessuno che ti pulisce con manovre energiche.

Dal tetto, niente.

La signora Bruna incrociò le braccia. — State facendo la serenata a un barattolo.

— È un barattolo emotivo — disse Tommaso. — Deve sentirsi capito.

Samuele tirò fuori l'arma segreta: un aquilone piccolo, leggero, fatto con sacchetti di plastica colorati e stecche di gelato. Sulla coda, attaccata con cura, c'era una fascetta morbida tipo “cintura” e un gancio di carta.

— L'aquilone-cameriere — annunciò. — Lo facciamo volare sopra il tetto. Aggancia la “cintura” al barattolo e poi lo guidiamo giù lentamente.

Tommaso abbassò la voce. — E se il vento decide di portarlo in vacanza?

Samuele alzò le spalle. — Allora il barattolo farà turismo. Ma prima proviamo.

Tirarono su la corda. L'aquilone salì, tremando come un foglio che ha visto un compito di matematica. Il vento era capriccioso: un attimo spingeva, un attimo faceva finta di non esistere.

— Forza, vento! — disse Tommaso. — Ti dedichiamo una puntata.

L'aquilone passò sopra il tetto… e poi fece una virata che sembrò un balletto. La fascetta sfiorò il barattolo, lo toccò, e scivolò via.

— Quasi! — gridò Samuele.

Tommaso, senza pensarci, fece partire dalla cassa un altro effetto: “TADAA!”, il suono di trombe un po' stonate.

Il barattolo non si mosse, ma il gatto del vicino si svegliò di colpo e fece un salto degno di un film d'azione.

La signora Bruna strinse gli occhi. — Ho detto niente esplosioni, non niente trombe.

— Le trombe sono esplosioni musicali — mormorò Tommaso.

Samuele provò ancora. L'aquilone oscillò, scese di lato… e il gancio di carta si impigliò nella maniglia del barattolo.

— Preso! — sussurrò, come se stesse pescando un pesce leggendario.

Capitolo 5 — Quando “impossibile” inciampa su una buccia di banana

Adesso veniva la parte delicata: tirare giù il barattolo senza farlo precipitare.

Tommaso e Samuele si guardarono. — Piano “non spaccare niente” — disse Tommaso.

— Piano “respira e non fare rumori strani” — disse Samuele.

Ovviamente, Sir Risucchio decise proprio in quel momento di accendersi da solo, forse perché qualcuno aveva pestato il filo. “VROOOOM!”

La signora Bruna sobbalzò. — Che cos'è?!

— Un… fan club rumoroso — improvvisò Tommaso, spegnendolo al volo.

Ma il barattolo, spaventato dal ruggito, fece un micro-scivolo sul tetto. Un centimetro. Due.

Samuele impallidì. — Sta scappando!

Tommaso pensò velocissimo e disse: — Cambiamo strategia. Non tirare verso il basso. Tira di lato, come se lo invitassi a passeggiare.

Samuele fece una faccia strana. — Stai suggerendo di accompagnare un barattolo a fare due passi.

— Sì. È un barattolo educato. Se lo trascini, si offende.

Samuele, curioso, provò. Invece di strattonare, guidò la corda con piccoli movimenti, come fosse un joystick. L'aquilone si spostò, e il barattolo scivolò lentamente verso il bordo più vicino alla grondaia, dove il tetto era meno inclinato.

— Funziona! — disse Samuele, con la voce piena di stupore.

Tommaso sorrise. — Piccolo trucco malinconico: quando una cosa sembra bloccata, non spingerla dove non vuole andare. Cercale una strada più gentile.

Il barattolo arrivò vicino al bordo. Ora bastava farlo scendere senza “plof”.

Tommaso corse nel garage e tornò con una coperta spessa, quella con i pinguini. La stesero sotto come un trampolino.

— Se cade, rimbalza — disse Tommaso.

— E se rimbalza troppo? — chiese la signora Bruna, sospettosa.

Samuele indicò la coperta. — I pinguini hanno esperienza sul ghiaccio. Lo tengono.

Con un ultimo movimento lento, guidarono il barattolo oltre il bordo. Scese, oscillando nell'aria appeso al gancio di carta, come un lampadario indeciso.

— Piano “gentilezza” completato — sussurrò Tommaso.

Il barattolo toccò la coperta. “FUM”. Non si ruppe. Fece solo un rimbalzino buffo, come se salutasse.

La signora Bruna spalancò la bocca. — È… intero.

Samuele fece un inchino. — Signora Bruna, il barattolo è stato convinto. Non recuperato.

Tommaso lo prese con attenzione e lo scosse piano. Si sentì un suono glorioso: “scric scric”. — E… contiene ancora biscotti vivi.

La signora Bruna si commosse quasi. Quasi. — Va bene. Lo ammetto. È stato… ingegnoso. E soprattutto… strano.

Capitolo 6 — Merenda meritata e una curiosità che resta

Tornarono nel garage-studio con il barattolo in trionfo. La lampada “ON AIR” brillava come un piccolo sole domestico.

Samuele parlò al microfono-cucchiaio: — Missione compiuta. L'impossibile è scivolato giù con garbo.

Tommaso aggiunse: — Lezione del giorno: la curiosità non serve solo a fare domande. Serve a provare strade nuove, anche quando sembrano ridicole. Soprattutto quando sembrano ridicole.

La signora Bruna arrivò con un vassoio. Sopra: succo d'arancia, fette di pane e marmellata, e una montagna di biscotti al burro come una piccola collina profumata.

— Avevate chiesto una merenda — disse, fingendo di essere severa. — E… va bene. Ve la siete meritata.

Samuele addentò un biscotto e chiuse gli occhi. — Sa di vittoria croccante.

Tommaso ne prese uno e lo tenne davanti al barattolo. — Grazie per la collaborazione, signor Barattolo.

La signora Bruna sbuffò, ma stavolta le scappò un sorriso. — Se vi viene un'altra idea “impossibile”, avvisatemi. Così tolgo i soprammobili fragili.

Tommaso e Samuele si scambiarono uno sguardo pieno di scintille.

— Radio Meteora — disse Tommaso.

— Prossima puntata — disse Samuele.

In quel momento la sveglia-jingle fece “TRRRR” come per applaudire, Sir Risucchio tossì un “prrr”, e fuori, nel cortile, il vento sembrò ridacchiare piano.

E loro, con le dita appiccicose di marmellata e il cuore pieno di idee, continuarono a farsi la domanda più utile del mondo:

“E se provassimo… in un altro modo?”

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