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Storia di sfida impossibile 11/12 anni Lettura 13 min.

La palude puzzolente e la sfida dell’impossibile appena fatto

Tommaso e Sara sfidano un cartello “Impossibile” trasformando un terreno vaglio in un’avventura, inventando una teleferica di fortuna per attraversare una palude senza sporcarsi, tra risate, imprevisti e piccoli ingegni.

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Un ragazzo di 12 anni dal volto rotondo e lentigginoso, capelli castani spettinati, espressione concentrata e coraggiosa, è disteso su una vecchia tenda da doccia a fiori sospesa come una tirolesa sopra una grande pozza di fango; tiene una corda consumata e avanza millimetro dopo millimetro. Una ragazza vicina di circa 12 anni, capelli castani raccolti in coda, sorriso malizioso e occhi vivaci, sta a terra accanto alla corda, tira leggermente per stabilizzare la tirolesa e lo osserva, indossando un gilet colorato e stivali di gomma. Un grande cane curioso, Bruno, pelo beige e orecchie cadenti, tira una corda ai margini della scena, creando un piccolo disordine comico accanto a un uomo adulto sorpreso che tiene il collare e guarda divertito. Lo sfondo è un terreno incolto dietro edifici con erba irregolare, cumuli di terra, assi di legno, una vecchia gomma e un cartello storto su cui è scritto IMPOSSIBILE in rosso; tutto intorno fango leggero. La scena principale mostra la tirolesa improvvisata con la tensione della corda visibile e schizzi di fango sospesi, luce mattutina soffusa, palette calda e terrosa, texture granulose ad acquerello e una composizione dinamica in lieve controplongée che valorizza il ragazzo eroico e lo scontro umoristico sopra la palude. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Il cartello “Impossibile”

Tommaso aveva dodici anni, ginocchia sbucciate di professione e un'energia che sembrava alimentata a biscotti e vento. Il suo regno era un terreno vaglio dietro i palazzi: erba alta a chiazze, montagnole di terra, assi di legno, un vecchio pneumatico e, come ciliegina, un cartello storto piantato nel suolo.

Sul cartello c'era scritto, con vernice rossa e un tono decisamente antipatico: “VIETATO. SFIDE IMPOSSIBILI.”

Tommaso lesse ad alta voce, mettendo una voce da narratore drammatico:

— Sfide… im-po-ssi-bi-li!

Alle sue spalle comparve Sara, la sua vicina e compagna di guai. Aveva un elastico in mano e lo tirava come un arco.

“Impossibili” è una parola che non sa stare da sola. Ha sempre bisogno di qualcuno che la contraddica.

— Esatto! — Tommaso indicò il terreno vaglio come se fosse una mappa del tesoro. — Oggi facciamo una cosa semplice: la “Grande Prova Impossibile”.

— Quale? — chiese Sara, sospettosa.

Tommaso puntò il dito verso il centro del campo. Lì, tra due montagnole, c'era un'enorme pozza di fango dopo la pioggia della notte: lucida, profonda e di un marrone che non prometteva niente di buono.

— Attraversare la Palude Puzzolente senza sporcarsi. Neanche una macchia.

Sara scoppiò a ridere.

— Senza sporcarsi? È come mangiare spaghetti al sugo con la maglietta bianca e sperare in un miracolo.

Tommaso si mise una mano sul cuore.

— Io sono un esperto di miracoli… piccoli. Uno alla volta.

In quel momento, un colpo di vento fece oscillare il cartello “Impossibile” che emise un cigolio come una risata cattiva. Tommaso gli fece una smorfia.

— Vediamo chi ride alla fine.

Capitolo 2: Il Consiglio degli Oggetti Inutili

Prima regola di Tommaso: non affrontare mai un problema enorme con un'idea enorme. Meglio molte idee minuscole, come briciole che diventano pane.

Raccolsero “attrezzatura” in giro per il terreno vaglio: una corda un po' sfilacciata, due cassette di plastica, tre assi di legno, una vecchia tendina di doccia a fiori (mistero assoluto), e un ombrello rotto che aveva visto giorni migliori.

Sara sollevò l'ombrello.

— Questo ha più buchi di un formaggio svizzero.

— Perfetto! — disse Tommaso. — Così il fango non si annoia: può entrare e uscire.

— Non credo funzioni così.

Tommaso sistemò gli oggetti in fila, come un esercito disorganizzato.

— Allora: primo passo. Mettiamo le assi come ponte.

Posò la prima asse sul bordo della pozza. Affondò di due centimetri e fece “gluup”.

Tommaso la guardò, offeso.

— Hai sentito? Mi ha fatto “gluup” in faccia.

Sara indicò la pozza.

— È un “no” molto educato.

Provarono con due assi sovrapposte. “Gluup gluup”. La palude sembrava degustarle.

Tommaso si grattò la testa.

— Ok. Piano B: le cassette di plastica. Se galleggiano, possiamo… navigare.

Mise una cassetta in acqua. Galleggiò per mezzo secondo, poi si inclinò come una barca ubriaca e si riempì di fango.

— Ha deciso di diventare un acquario. — commentò Sara.

Tommaso sospirò, ma con gli occhi che già cercavano un'altra soluzione.

— Bene. Non è un fallimento. È un'indicazione molto chiara: la palude preferisce mangiare.

Sara si sedette su uno pneumatico.

— Come facciamo a non sporcarci, se tutto si sporca?

Tommaso guardò la tendina di doccia a fiori, appesa a un ramo.

— Aspetta… quella cosa nasce per non far uscire l'acqua. E se… la facessimo diventare una… pista scivolosa?

Sara lo fissò.

— Una pista sopra il fango?

— Una pista che non tocca il fango. — Tommaso prese la corda. — Un piccolo passo: prima tendiamo la corda tra i due lati. Poi appendiamo la tendina come un'amaca piatta. Poi… scivoliamo!

Sara alzò un sopracciglio.

— Scivolare sopra la palude. Sembra una di quelle idee che finiscono con un genitore che urla il tuo nome completo.

— Allora facciamola bene. E senza urlare.

Capitolo 3: La Teleferica del Bucato Eroico

Trovarono due pali robusti: uno era un vecchio cartello arrugginito, l'altro un albero che si atteggiava a colonna portante. Legarono la corda tra i due, tirandola con tutta la forza che avevano.

Tommaso tirava e grugniva.

— Se questa corda regge… giuro che le scrivo una poesia.

Sara annodò e controllò.

— Niente poesie. Prima attraversiamo.

Stesero la tendina di doccia e la agganciarono alla corda con delle mollette trovate in un sacchetto di plastica. Nessuno sapeva da dove fossero spuntate, ma sul terreno vaglio gli oggetti comparivano come per magia quando nessuno guardava.

— Sembra una teleferica da bucato. — disse Sara.

— È perfetta! — Tommaso si mise in posizione. — Io mi sdraio sopra, mi tengo alla corda e mi trascino come una foca elegante.

— Una foca con le ginocchia sbucciate.

Tommaso fece un inchino immaginario.

— Grazie. È uno stile.

Si sdraiò sulla tendina. Questa fece un rumore tipo “fru fru” e scivolò un po'. Sotto, il fango borbottò come se stesse commentando.

— Mmm… visitatori…

Tommaso iniziò a trascinarsi. Andava piano, millimetro dopo millimetro, con una concentrazione che faceva quasi ridere: la faccia seria, la lingua appena fuori, come se stesse disinnescando una bomba fatta di budino.

Sara camminava a lato, pronta a intervenire.

— Non guardare in basso.

— Non lo faccio! — Tommaso mentì subito, perché stava guardando in basso.

A metà, uno dei ganci (una molletta) si staccò con un “tac!” secco. La tendina si inclinò. Tommaso emise un suono tra il fischio e il miagolio.

— Ehi! La mia foca elegante sta diventando una foca… cadente!

Sara afferrò l'ombrello bucato e lo infilò sotto la tendina come sostegno.

— Tieni! Bastone di emergenza!

L'ombrello tremò, ma reggeva, nonostante i suoi buchi.

Tommaso riprese a scivolare. Ogni movimento era un piccolo passo: afferra la corda, tira, respira, controlla. E soprattutto: non pensare al fango che aspettava sotto come una torta al cioccolato vendicativa.

Arrivò quasi dall'altra parte. Mancavano pochi centimetri quando la corda scricchiolò. Un suono che non prometteva bene.

Sara sgranò gli occhi.

— Tommaso… la corda sta facendo la voce da nonna quando si alza dal divano.

Tommaso strinse i denti.

— Un ultimo piccolo passo.

Tirò con tutte le forze. La tendina scivolò e… “plop!” Tommaso atterrò sull'erba dall'altra parte, rotolando come un panino.

Si fermò, immobile. Poi alzò un braccio.

— Sono… vivo.

Sara applaudì piano, teatrale.

— Miracolo numero uno. Pulito?

Tommaso si guardò. Maglietta pulita. Pantaloncini puliti. Solo un filo d'erba incollato al gomito, ma quello era decorativo.

— Neanche una macchia!

Il cartello “Impossibile”, in lontananza, sembrò inclinarsi ancora di più, come se fosse infastidito.

Sara si mise le mani sui fianchi.

— Ok, eroe. Adesso tocca a me.

Capitolo 4: Il Quiproquo del Fango Educato

Sara si sdraiò sulla tendina con l'aria di chi vuole farlo meglio e più veloce. Tommaso, dall'altra parte, teneva la corda come un tecnico serio.

— Piano. Un passo alla volta. La palude è gelosa.

— La palude non è gelosa, è fangosa. — disse Sara, e iniziò a scivolare.

All'inizio tutto filò liscio. Poi, dal lato opposto, arrivò un signore con un cane. Il cane, un cagnone curioso, vide l'ombrello piantato a metà e la tendina a fiori e decise che quella era, ovviamente, la cosa più interessante del mondo.

— Zitto, Bruno! — disse il signore, ma Bruno non era tipo da rispettare l'arte contemporanea senza annusarla prima.

Bruno tirò la tendina con i denti.

Sara urlò:

— Ehi! Quello è il mio tapis roulant sospeso!

Tommaso gridò:

— Bruno! Lascia stare! Non è un salame!

Il signore, confuso, guardò la scena: una ragazzina che scivolava su una tendina, un ragazzo che faceva da centralinista della corda, un ombrello infilato nel fango come una bandiera.

— Ragazzi… che state facendo?

Tommaso rispose con la massima serietà:

— Stiamo smentendo l'impossibile. In modo igienico.

Bruno fece un altro strattone. Una molletta saltò via come un pop-corn. La tendina oscillò. Sara si aggrappò alla corda.

— Ok, adesso il fango mi sta facendo l'occhiolino!

Tommaso, rapido, afferrò una delle cassette di plastica rimaste e la usò come “cuscino” sotto la tendina, spingendola in su con un bastone improvvisato (un'asse).

— Piccolo passo: sostegno extra!

Il signore, ormai coinvolto contro la sua volontà, afferrò Bruno per il collare.

— Bruno, basta. Non è un parco giochi per cani… credo.

— È un parco giochi per preadolescenti. — precisò Sara, mentre avanzava di un altro metro.

Finalmente arrivò dall'altra parte e atterrò sull'erba con un salto, alzando le braccia come se avesse vinto le Olimpiadi della lavanderia.

— Pulita!

Tommaso e Sara si guardarono, fierissimi, e poi scoppiarono a ridere. Il signore scosse la testa, ma aveva un mezzo sorriso.

— Siete… creativi. Però quel cartello dice “vietato”.

Tommaso indicò la scritta.

— Dice “sfide impossibili”. Noi abbiamo fatto una sfida possibile. Quindi siamo in regola.

Il signore rimase un attimo in silenzio, come se stesse decidendo se arrabbiarsi o ridere. Vinse la risata.

— Va bene, va bene. Ma adesso smontate tutto, prima che qualcun altro finisca… non pulito.

Bruno abbaiò, come se fosse d'accordo ma con condizioni.

Capitolo 5: Il Livello Finale (e la Risata del Cartello)

Mentre smontavano la teleferica del bucato eroico, Tommaso vide qualcosa vicino al cartello: una scatola di cartone, bagnata ai bordi. Sopra c'era scritto “PER CHI CI PROVA”.

La aprì. Dentro c'era un timbro di gomma e un blocchetto di foglietti. Il timbro diceva: “IMPOSSIBILE—APPENA FATTO”.

Sara scoppiò a ridere così forte che quasi cadde sulla sua stessa ombra.

— Quindi… qualcuno ci stava aspettando!

Tommaso guardò intorno, come se da un momento all'altro dovesse uscire un maestro ninja del terreno vaglio.

— Forse questo posto è un… corso segreto.

Presero un foglietto e timbrarono. “IMPOSSIBILE—APPENA FATTO.” L'inchiostro era blu e profumava vagamente di menta.

Tommaso fissò il cartello “Impossibile”, poi tirò fuori un pennarello dalla tasca (perché Tommaso aveva sempre un pennarello, come altri hanno sempre fazzoletti).

Aggiunse sotto, con grafia grande:

“SOLO SE TI ARRENDI.”

Sara annuì, soddisfatta.

— Questo sì che è un aggiornamento.

Prima di andare via, Tommaso rimise la scatola al suo posto, sotto un'asse, come un segreto lasciato a metà per chi sarebbe arrivato dopo.

Il terreno vaglio, con i suoi rottami e le sue sorprese, sembrava meno disordinato e più… complice.

Capitolo 6: La Lezione che Non Puzza

Sulla strada di casa, Tommaso e Sara camminavano con passo leggero. Le scarpe erano un po' impolverate, ma non fangose: una vittoria sottile e meravigliosa.

Sara lo spinse con la spalla.

— Alla fine l'impossibile era solo… una parola grossa.

Tommaso annuì.

— E una parola grossa si mangia a pezzetti. Piccoli passi. Una molletta alla volta.

— E con un cane che tenta di sabotarti.

— Quello rende tutto più interessante. — Tommaso sorrise. — Sai qual è la parte migliore?

— Che siamo rimasti puliti?

— Anche. Ma soprattutto che abbiamo riso tutto il tempo. — Tommaso fece una pausa e guardò il cielo, che sembrava appena lavato. — Quando ti diverti, anche il fango sembra meno… nemico.

Sara fece finta di prendere appunti su un quaderno invisibile.

— Lezione ufficiale: la gioia è un superpotere.

Tommaso accelerò, come se avesse ancora la corda tra le mani e una tendina a fiori sotto di sé.

— Domani torniamo. Ho visto una montagnola che sembra una piramide. Probabilmente è impossibile scalarla senza fare una faccia buffa.

Sara rise.

— Quella sì che è una sfida che posso vincere subito.

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Terreno vaglio
Un pezzo di terra dove crescono erbe e ci sono montagne piccole e detriti.
Ginocchia sbucciate
Abrasioni sulla pelle delle ginocchia, come quando ci si cade e si graffia.
Ciliegina
Qualcosa di piccolo e speciale che rende migliore una situazione già bella.
Im-po-ssi-bi-li
Modo giocoso per dire la parola 'impossibili', spezzandola in parti.
Mistero assoluto
Qualcosa che non si capisce proprio per niente, completamente sconosciuto.
Galleggiò
Passato di 'galleggiare': restare sulla superficie dell'acqua senza affondare.
Teleferica
Un sistema che porta qualcosa o qualcuno sospeso sopra il terreno con una fune.
Centralinista
Persona che coordina chiamate o controlla una linea; qui controlla la corda.
Arrugginito
Coperto di ruggine, come il metallo vecchio che prende un colore arancione.
Scricchiolò
Suono secco e leggero che fanno legno o corde quando si muovono o stressano.
Tapis roulant sospeso
Descrizione scherzosa di una superficie che scivola in aria sopra il fango.
Fru fru
Suono che descrive qualcosa che sfrega o scivola leggermente, onomatopea.
Ombrello bucato
Ombrello con dei buchi, quindi che non protegge completamente dalla pioggia.

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