Capitolo 1
C'era una volta, in una valle tutta bianca, un piccolo scoiattolo di nome Nocciolino. Era allegro come una campanella, ma… disordinato come un cassetto pieno di foglie! Nella sua tana sotto il grande abete, c'erano ghiande qui, pigne là, una sciarpa intrecciata con l'edera e persino una candela spenta che non si ricordava più da dove fosse arrivata.
Fuori, la neve cadeva lenta, lenta, come zucchero a velo: “Neve, neve, piano piano…”
E le campane del bosco, appese ai rami più alti per la festa, facevano: “Din don, din don…”
L'abete, con le sue punte verdi, sembrava una mano gentile che salutava il cielo.
Le candele nelle finestre delle tane scintillavano come stelle cadute: piccole, calde, coraggiose.
Quella sera, Nocciolino sentì un singhiozzo vicino alla siepe. Era una leprotta, Bianca, con le orecchie abbassate.
“Cosa succede?” chiese Nocciolino, saltellando.
“Ho paura dei rumori di Natale,” confessò Bianca. “Le campane… e i botti finali… mi fanno tremare come una foglia.”
Dal ramo sopra di loro, una civetta anziana, Signora Bruna, aggiunse con voce morbida: “Anche alcuni passerotti si spaventano quando sentono cose nuove. Serve pazienza, come la neve che si posa senza fretta.”
Nocciolino si mise una zampetta sul petto, serio come un piccolo capitano.
“Voglio aiutare,” disse. “Voglio calmare le paure. Natale deve essere caldo come una candela, non pungente come il gelo!”
Capitolo 2
Nocciolino corse nella sua tana per preparare qualcosa. Ma inciampò in una pigna, rotolò su una ghianda, e finì… dentro una sciarpa.
“Uff! Sono un disastro!” borbottò, sputacchiando un pezzetto di muschio.
Dal buio spuntò un topolino, Pip, con gli occhi lucidi.
“Che combini?” chiese Pip.
“Voglio fare un ‘Angolo della Calma' per chi ha paura,” spiegò Nocciolino. “Un posto dove ascoltare la neve e non i rumori forti. Ma… non trovo niente. Qui è tutto… tutto…”
“Uno stufato di cose!” rise Pip, gentile. “Guarda: la tua tana è come un cielo pieno di nuvole. Se le metti in fila, diventa una bella strada.”
Nocciolino sospirò. “Ho fretta. La festa è domani.”
La Signora Bruna, appollaiata all'ingresso, disse: “La fretta è un vento che confonde le impronte. La pazienza è una candela che illumina.”
“Va bene,” rispose Nocciolino, e provò a ripetere come un piccolo ritornello per non dimenticare:
“Neve, neve, piano piano… campane, campane, din don… abete, abete, sempre verde… candele, candele, luce che crede.”
Iniziň a riordinare. Una ghianda alla volta, una pigna alla volta. Pip faceva il capo-corda:
“Qui le candele!”
“Ma io ho solo una candela spenta,” disse Nocciolino.
“Allora le faremo amiche,” rispose Pip. “Una candela spenta può diventare una lanterna di carta, se la proteggi dal vento.”
Trovarono una vecchia scatolina di corteccia e ci misero dentro la candela, con intorno petali secchi profumati. La luce non era vera, ma l'idea era calda. Poi stesero muschio morbido come un cuscino, e appesero piccole conchiglie che facevano un suono dolce, “tin tin”, come un sorriso.
“E per le campane?” chiese Bianca, che era tornata a curiosare.
Nocciolino si grattò la testa. “Le campane non vogliono spaventare. Forse… possiamo farle suonare piano, per provare.”
“Una prova!” esclamò Bianca, un po' meno pallida.
Capitolo 3
Il giorno dopo, tutto il bosco profumava di resina e biscotti di ghianda. L'abete grande era il re della festa, con fili di bacche rosse come collane. Le candele nelle tane tremolavano e parevano sussurrare: “Qui sei al sicuro.”
Nocciolino guidò gli amici verso l'Angolo della Calma, vicino a un cespuglio coperto di neve.
“Benvenuti,” disse, e fece un inchino esagerato. “Attenzione: qui si entra con passi leggeri e pensieri soffici!”
Pip rispose: “E con orecchie curiose!”
Bianca rise. Una risata piccola, ma vera.
Poi arrivarono due ricci, Rotolino e Spillo, un po' preoccupati.
“Abbiamo sentito che alla fine ci saranno botti,” disse Rotolino, arrotolandosi a metà.
“E se il cielo si arrabbia?” chiese Spillo.
La Signora Bruna scese vicino a loro. “Il cielo non si arrabbia. È un gioco di luce, come quando una lucciola fa l'occhiolino.”
Nocciolino aggiunse: “E noi possiamo prepararci con pazienza. Prima ascoltiamo la neve.”
Tutti tacquero. Si sentì solo: “Neve, neve, piano piano…”
“Adesso proviamo le campane,” propose Nocciolino. Andò dal ramo dove pendeva una campanella d'argilla. La toccò appena: “din…”
Bianca strinse gli occhi, poi li riaprì. “Non fa male,” disse sorpresa.
Nocciolino fece un altro suono: “din don…”
Rotolino sussurrò: “È come un saluto.”
“Esatto,” disse Nocciolino. “Le campane salutano il Natale. Possiamo salutarle indietro.”
E così inventarono un gioco: ogni volta che sentivano “din don”, rispondevano piano:
“Neve, neve, piano piano…”
Era un abbraccio fatto di parole.
Capitolo 4
Quando arrivò la sera, la festa iniziò con una danza lenta intorno all'abete. Le ombre non erano spaventose: erano mantelli morbidi che proteggevano la luce. Le candele brillavano come occhi buoni. Il bosco sembrava una casa gigante.
“Ho ancora un pizzico di paura,” confessò Bianca.
Nocciolino le prese la zampa. “Un pizzico va bene,” disse. “È come il sale nella zuppa: se è poco, ti ricorda di stare attenta, ma non ti rovina la cena.”
Aspettarono il momento finale. Nocciolino sentì il suo cuore fare “toc toc”, come una nocciola che bussa.
“Pazienza,” mormorò Pip. “Pazienza come la neve.”
“Pazienza come la candela,” aggiunse la Signora Bruna.
Infine, nel cielo scuro comparve un piccolo fuoco d'artificio, modestissimo: una sola scia d'oro, poi tre stelline verdi e una rossa, come bacche sull'abete. Fece un “puf” gentile, più simile a un sospiro che a un botto.
Bianca sussultò, ma Nocciolino iniziò subito il ritornello, e tutti con lui:
“Neve, neve, piano piano… campane, campane, din don… abete, abete, sempre verde… candele, candele, luce che crede…”
Le stelline si spensero con educazione, come se dicessero “buonanotte”. Rotolino si srotolò del tutto. “È stato… bello!”
Spillo rise: “Il cielo ha fatto l'occhiolino davvero!”
Nocciolino guardò la sua piccola lanterna di corteccia. Non era perfetta, ma sembrava più luminosa di prima.
Tornando alle tane, il bosco era quieto. La neve continuava: “piano piano…”
Le campane, lontane, facevano un ultimo “din don” leggero.
Sotto l'abete, Nocciolino disse: “Ho imparato che per calmare le paure bisogna avere pazienza. E anche un po' di ordine… uno alla volta.”
Pip rispose: “Domani riordiniamo ancora?”
Nocciolino sbadigliò. “Sì… ma piano piano.”
E tutti si addormentarono con una sensazione di pace, come una candela che resta accesa nel cuore.