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Racconto di Natale 7/8 anni Lettura 12 min.

Il vento dei pini e la campanellina perduta

Tommaso, un bambino curioso e gentile, va nel bosco per ascoltare il vento tra gli abeti e trova una campanellina che lo conduce a incontri e gesti di bontà nel paese.

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Un bambino di 8 anni, Tommaso, volto rotondo e capelli castano chiaro spettinati, indossa una sciarpa rossa, ha occhi brillanti e sorriso stupito; tiene delicatamente una piccola campanellina d'argento nella mano guantata. Un pettirosso dalle piume rossicce e petto rosso vivo è appoggiato su un ramo subito sopra la mano di Tommaso, a destra, con la testa inclinata e lo sguardo vivace. Il vento è reso da linee sottili e traslucide tra i rami, sollevando qualche ago di pino e intrecciato a piccole note musicali e fiocchi di neve. Il luogo è un boschetto di abeti alti con tronchi bruni e un tappeto di neve scintillante sotto un cielo crepuscolare blu profondo punteggiato da stelle e da lontane luci calde. Tommaso ha appena scoperto la campanellina nella neve e la mostra al pettirosso mentre il vento dei pini crea un'atmosfera calma, magica e invernale. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1

C'era una volta, in una valle morbida come una coperta di lana, un bambino di otto anni che si chiamava Tommaso. La neve cadeva piano, piano: fiocchi leggeri come piume di zucchero. Le campane del paese facevano “din-don, din-don”, e quel suono sembrava una carezza nell'aria.

Dentro casa, il camino scoppiettava e le candele tremolavano come piccole lucciole educate. Sul tavolo c'erano biscotti a forma di stella, e l'abete vicino alla finestra profumava di bosco, di resina e di segreti felici.

Tommaso era un bambino accogliente: quando qualcuno entrava, lui sorrideva e diceva sempre: “Prego, entra!” e “Grazie!” anche per le cose piccole, come un bicchiere d'acqua o un bottone ritrovato. Quella sera, però, aveva un desiderio speciale, più grande di un pacco regalo: voleva ascoltare il vento dei pini.

Non il vento qualunque che fischia tra le strade, ma quello che passa tra gli abeti e racconta storie. Lui diceva che gli abeti avevano aghi come mille orecchie verdi, e che il vento sapeva suonarle come un'arpa.

“Papà,” chiese con gli occhi lucidi di curiosità, “posso andare un momento nel boschetto dietro la casa? Voglio sentire cosa dice il vento tra i pini.”

Papà posò il giornale, sorrise e gli mise la sciarpa. “Sì, ma con calma. E ricordati: se incontri qualcuno, saluta. La gentilezza è una lanterna che non si spegne.”

Mamma gli infilò i guanti e aggiunse: “E se il vento è timido, ascolta piano. Le cose più belle parlano sottovoce.”

Tommaso annuì. E prima di uscire, come un piccolo rito, ripeté tra sé e sé il suo refrainsicuro, quello che lo faceva sentire al caldo anche al freddo:

“Neve che scende, campane che suonano,

abete che profuma, candele che brillano.”

Capitolo 2

Fuori, la notte era blu scuro, ma non faceva paura: era un blu di inchiostro buono, quello che scrive favole. La neve scricchiolava sotto gli stivali di Tommaso: “cri-cri”, come se anche lei volesse parlare.

Il sentiero verso il boschetto era corto. Ai lati, piccoli cumuli bianchi sembravano panini appena sfornati. Tommaso salutò il vecchio lampione all'angolo, perché gli pareva un nonno con il cappello luminoso. “Buonasera,” disse educato. Il lampione non rispose, ma la sua luce parve farsi più calda.

Arrivò tra gli abeti. Erano alti, tranquilli, e puntavano il cielo come dita verdi che indicano qualcosa di importante. Tommaso si fermò e respirò. Il profumo di resina gli entrò nel petto come una promessa.

“Allora,” sussurrò, “vento… ci sei?”

Un soffio passò tra i rami: “fff… ffff…”

Non era un fischio forte, ma un mormorio come quello di una nonna che racconta una storia vicino al fuoco.

Tommaso chiuse gli occhi. In quel momento, gli sembrò di sentire parole. Non parole precise come sul quaderno di scuola, ma parole fatte di musica e di immagini.

“Neve che scende… campane che suonano…” pareva dire il vento, come se avesse imparato il suo ritornello.

Tommaso rise piano. “Sai il mio refrain!”

Il vento scivolò tra gli aghi e fece danzare un ramo. Sembrava che l'abete gli facesse un inchino.

Poi Tommaso sentì un altro suono: un “tic-tic” vicino al tronco più grosso. Guardò e vide un pettirosso paffuto, con il petto rosso come una ciliegia di Natale. Zampettava nella neve, curioso.

“Ciao,” disse Tommaso, gentile. “Sei venuto ad ascoltare anche tu?”

Il pettirosso inclinò la testa, come se capisse. “Pip!” fece, e quello parve un “per favore” minuscolo.

Tommaso si sedette su un ceppo coperto di neve, senza fare rumore. “Prego,” disse. “Ascoltiamo insieme.”

Il vento passò di nuovo e stavolta sembrò raccontare di luci alle finestre, di candele che non si stancano, di campane che ridono. Tommaso si sentì come se il bosco fosse una chiesa verde e il vento il suo coro.

Ma a un tratto, il pettirosso fece un saltino e Tommaso vide che, vicino alle radici, c'era una piccola cosa lucida: una campanellina d'argento, quasi tutta coperta di neve.

“Oh!” esclamò Tommaso, e subito abbassò la voce. “Scusa, vento. Non volevo interrompere.”

La campanellina era fredda, ma bellissima. Tommaso la raccolse con delicatezza, come si prende un segreto. “Chissà di chi è,” mormorò.

Il vento parve rispondere con un soffio più dolce: “Ri-por-ta… ri-por-ta…”

Non era un ordine severo, era un invito gentile.

Tommaso capì. “Hai ragione. Se è caduta a qualcuno, è meglio restituirla. Grazie per avermelo detto.”

E, per educazione, aggiunse anche: “Per favore, aiutami a trovare il proprietario.”

Capitolo 3

Tommaso tornò verso il paese con la campanellina in tasca. La neve continuava la sua danza lenta, e le campane in lontananza facevano ancora “din-don, din-don”. Lui ripeteva il suo ritornello, che sembrava un filo caldo tra il bosco e casa:

“Neve che scende, campane che suonano,

abete che profuma, candele che brillano.”

Sulla via incontrò la signora Lina, la vicina, che portava un cesto di pane. Aveva il naso rosso per il freddo e un sorriso morbido.

“Buonasera, Tommaso,” disse. “Dove vai con tanta fretta?”

“Buonasera, signora Lina,” rispose lui. “Ho trovato una campanellina nel bosco. Vorrei riportarla a chi l'ha persa.”

La signora Lina spalancò gli occhi. “Oh! Una campanellina? Aspetta… mio nipotino ne aveva una legata al cappellino. È caduta oggi mentre giocava. Povero Carlo, ha pianto un pochino.”

Tommaso tirò fuori la campanellina. “È questa?”

La signora Lina la prese con cura. “Sì, proprio lei! Sei stato molto gentile.”

Tommaso arrossì, contento come una candela che brilla più forte. “Prego. Mi piace aiutare.”

La signora Lina gli accarezzò la testa. “La gentilezza fa più rumore di una campana, sai? Ma è un rumore buono.”

In quel momento, dalla porta della casa della signora Lina uscì Carlo, un bimbo più piccolo con un cappello di lana troppo grande. Vide la campanellina e fece un salto.

“È la mia!” gridò.

Tommaso si chinò. “Sì. L'ho trovata nella neve. Tieni.”

Carlo la prese e poi, come se si ricordasse una cosa importante, disse: “Grazie.”

Tommaso sorrise. “Prego.”

Carlo guardò la neve e poi Tommaso, un po' impacciato. “Vuoi… vuoi un biscotto? Ne ho uno in tasca.”

Tommaso rise. “Per favore. Ma solo se lo vuoi davvero condividere.”

Carlo annuì e offrì un biscotto spezzato a metà. Era un biscotto semplice, ma in quel momento sembrava un tesoro.

Mentre mangiavano, il vento passò tra i tetti e fece vibrare la campanellina sul cappello di Carlo: “din-lin!” Un suono piccolo, felice, come una risata.

Tommaso alzò lo sguardo. Gli sembrò che il vento stesse dicendo: “Bravo. Bravo.” Non con parole dure, ma con un fruscio pieno di luce.

La signora Lina aggiunse: “Vedi, Tommaso? Restituire ciò che non è tuo è un gesto da cuore grande.”

Tommaso pensò al bosco, agli abeti con le loro mille orecchie verdi. “Credo che anche il vento sia contento,” disse.

“Il vento?” chiese Carlo.

“Il vento dei pini,” spiegò Tommaso. “Se ascolti bene, racconta storie. E stasera mi ha raccontato una storia di gentilezza.”

Carlo strinse il biscotto e fece serio per un secondo. “Allora voglio ascoltarlo anche io, un giorno.”

“Quando vuoi,” disse Tommaso. “Ma piano. Le storie del vento si sentono meglio con le buone maniere.”

Capitolo 4

Tommaso tornò a casa. Dalla finestra usciva una luce calda, come se la casa lo chiamasse per nome. Entrò e disse subito: “Buonasera!” anche se mamma e papà erano lì da sempre: gli piaceva salutare, perché era come mettere un fiocco alla serata.

“Com'è andata?” chiese mamma.

Tommaso si tolse i guanti e raccontò tutto: il bosco, il pettirosso, la campanellina, Carlo e il biscotto condiviso. Papà ascoltava con un sorriso quieto, come un albero che non ha fretta.

“E il vento?” domandò papà. “Hai sentito cosa diceva?”

Tommaso annuì. “Diceva tante cose… ma soprattutto mi ha aiutato a fare la cosa giusta. Sembrava dire ‘riporta, riporta'… però in modo gentile.”

Mamma accese un'altra candela. La fiamma ballò, dorata. “Vedi? La gentilezza accende luci. Anche quando fuori è notte.”

Tommaso si sedette vicino al camino. Il calore gli sciolse il freddo dalle guance. E come una ninna nanna ripeté il suo refrain, piano, piano:

“Neve che scende, campane che suonano,

abete che profuma, candele che brillano.”

Papà aggiunse, giocando: “E biscotti che spariscono!”

Tommaso rise. “Sì, quelli spariscono sempre.”

Dopo un po', mamma disse: “Prima di andare a dormire, vuoi guardare un attimo fuori? La neve è così bella stasera.”

Tommaso si avvicinò alla finestra. Il cielo era limpido, e le stelle stavano appese come chiodini d'argento. Gli abeti del boschetto si vedevano in lontananza: scuri e gentili, come guardiani tranquilli.

Tommaso appoggiò la fronte al vetro. “Buonanotte, vento,” sussurrò. “Grazie. Per favore, saluta i pini da parte mia.”

E proprio allora, come se il cielo avesse ascoltato, una stella filante tagliò l'aria: una riga luminosa, veloce e dolce, come un desiderio che corre senza spingere nessuno.

“Oh!” fece Tommaso, con il respiro fermo per la meraviglia.

Papà gli mise una mano sulla spalla. “Hai visto? A volte il cielo risponde.”

Tommaso chiuse gli occhi un istante e pensò a un desiderio semplice: essere sempre gentile, dire “grazie” e “per favore”, e ascoltare con calma, come si ascolta il vento tra gli abeti.

Quando riaprì gli occhi, la stella filante era già sparita, ma aveva lasciato nell'aria una sensazione di pace, come un ultimo “din-don” lontano.

Tommaso andò a letto. La casa era calda, le candele brillavano, e fuori la neve continuava a scendere piano, piano. Nel silenzio, gli sembrò di sentire ancora il vento dei pini, che cantava sottovoce, come un canto di Natale:

“Neve che scende… campane che suonano…

abete che profuma… candele che brillano…”

E con quel canto nel cuore, Tommaso si addormentò sereno.

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Valle morbida
Un luogo tra le montagne o colline con terra e piante, descritto come soffice e tranquillo.
Scoppiettava
Suono secco e ripetuto del fuoco nel camino che fa piccoli scatti.
Lucciole educate
Piccole lucciole immaginate come gentili, che brillano e sembrano ordinate.
Resina
Sostanza appiccicosa che viene dagli alberi, ha odore forte di bosco.
Abete
Albero sempreverde, alto e con aghi, spesso usato come albero di Natale.
Refrainsicuro
Parola usata nel racconto per indicare il suo ritornello o frase che lo rassicura.
Boschetto
Piccolo gruppo di alberi, più piccolo di una foresta.
Mormorio
Suono basso e continuo, come una voce che parla piano.
Ceppo
Parte tagliata del tronco di un albero dove ci si può sedere.
Paffuto
Che è rotondetto e morbido, spesso usato per animali o bambini.
Zampettava
Movimento leggero e veloce con le zampette, come fanno gli uccelli.
Radici
Parti dell'albero sotto terra che lo tengono fermo e prendono acqua.
Campanellina
Piccola campana, che fa un suono leggero quando vibra.
Din-don, din-don
Onomatopea del suono delle campane, suono ripetuto e festoso.

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