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Racconto di Natale 7/8 anni Lettura 8 min.

La canzone della neve

Matteo, un bambino timido, cerca nel silenzio di una notte di Natale qualcuno con cui cantare e, incontrando Viola, scopre che la musica può avvicinare i cuori e sciogliere vecchie sconfitte.

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Un ragazzo di 8 anni, capelli castani e ricci, guance rosse per il freddo, volto emozionato e sereno, indossa un cappotto rosso opaco e una sciarpa a righe; è seduto sui gradini di pietra della chiesa e canta guardando la bambina accanto a lui. Una bambina di 8 anni, capelli castano chiaro in treccia, espressione timida poi sorridente, con un cappotto blu e bottoni di legno; tiene la mano del ragazzo e risponde cantando, seduta alla sua destra. Una donna di circa 70 anni, pelle rugosa ma dolce, cappotto color prugna e piccolo foulard ricamato, sorride e applaude piano, in piedi a pochi passi davanti a loro. Piazza di paese innevata di notte, neve polverosa al suolo, lanterne dalla luce calda, grande albero di Natale con ghirlande dorate e palline rosse, casette con luci alle finestre e chiesa in pietra sullo sfondo. Scena principale: i due bambini cantano insieme sui gradini, mani giunte, alito visibile nell'aria fredda, fiocchi di neve che cadono, alcuni paesani in semicerchio sullo sfondo che ascoltano e sorridono. Atmosfera luminosa calda e contrastata: luce arancione delle lanterne contro il blu profondo del cielo invernale, riflessi morbidi sulla neve, texture carta-cartone lisce e contorni netti in cel-shading. segnalare un problema con questa immagine

C'era una volta la notte delle stelle

C'era una volta un bambino di sette anni che si chiamava Matteo. La notte di Natale era una coperta morbida sul suo paese, e le luci delle case brillavano come piccoli occhi nella neve. Matteo guardava il cielo dalla finestra della sua cameretta, con le mani appoggiate al vetro freddo. "Vorrei cantare con qualcuno," sussurrò al vento, "vorrei che la mia voce diventasse un filo d'oro che unisce due cuori."

La neve cadente sembrava ascoltare. "Nevica piano, nevica piano," cantilenava Matteo tra sé, ricordando le frasi che la nonna cantava vicino al camino. Le campane della chiesa lontana suonarono dolcemente: ding-dong, ding-dong. Ogni suono era una piccola promessa. Matteo chiuse gli occhi e fece un desiderio: "Caro cielo, se mi senti, mandami qualcuno con cui cantare."

La stanza era calda come una tazza di cioccolata, e la sua stanza aveva un piccolo albero sul tavolo, con una sola candela accesa. La luce della candela tremolava come una barchetta sul mare. "Candela, ascoltami," disse Matteo, "aiutami a trovare il coraggio." La candela rispose con un tremito di luce. Matteo sentiva che la notte era piena di possibilità.

Il viaggio verso il suono

Il mattino di Natale Matteo decise di uscire. Mise il cappotto rosso, la sciarpa a righe e i suoi stivali con i laccetti un po' slegati. "Vado a trovare la voce," disse alla madre, che gli diede un sorriso e una carezza. La neve scricchiolava sotto i piedi come zucchero sotto una lingua curiosa. "Nevica piano, nevica piano," ripeté Matteo, come a farsi coraggio.

Camminò verso la piazza dove il grande albero era addobbato di nastri e piccoli doni. Lì c'era anche Viola, una bambina della sua età che spesso lo guardava con serietà. L'anno prima si erano arrabbiati per un giocattolo rotto e non si erano più parlati. Matteo sentiva il nodo dell'antico litigio come una saponetta scivolosa nel cuore. Ma oggi il cielo sembrava più vicino, e il suo desiderio ancora caldo nella gola.

"Buon Natale," disse Matteo, cercando la voce più gentile che aveva. Viola lo guardò con sorpresa, e poi con un velo di timidezza. "Buon Natale," rispose lei. Le campane fecero un giro di note, come se indicassero il momento giusto. Ding-dong, ding-dong. Matteo sentì il cuore tamburellare come un piccolo tamburo. "Vuoi cantare con me?" chiese, e la domanda fu semplice come una palla lanciata.

Viola strinse le mani. "Non so cantare bene," mormorò. Matteo sorrise e rispose: "Nemmeno io so cantare perfetto, ma possiamo imparare insieme." Il loro accordo fu come due rami che si toccano sotto la neve: fragile, ma vero.

Il canto a due

Si sedettero sul gradino della chiesa, appoggiati allo zoccolo di pietra, e cominciarono a cantare. Non era un canto studiato, era una ninna nanna fatta di piccoli pezzetti presi dalle loro memorie: una frase della nonna, un ritornello imparato alla scuola, una parola dolce sussurrata dalla madre. "Nevica piano, nevica piano," ripetevano insieme, trasformandolo in un refrão che scivolava tra i loro respiri.

"Proviamo così," disse Matteo, e iniziò una melodia semplice: "La neve è una coperta, la neve è una candela..." Viola rispose con un'altra frase: "Le campane raccontano storie, le campane raccontano sorrisi..." E la loro voce si mise a rincorrersi come due uccellini nei rami di un abete. Ogni volta che si scambiavano una frase, il loro canto diventava più caldo, come il pane appena sfornato.

Una signora anziana, avvolta in un mantello color prugna, si fermò ad ascoltare. Aveva gli occhi lucidi e un piccolo fazzoletto ricamato. Quando il canto finì, batté le mani piano e disse: "Che bel serraggio di voci, bambini. Avete curato una vecchia ferita con la vostra musica." Matteo e Viola si guardarono. La vecchia fissava i loro sguardi e sorrise ancora: "La voce è come una medicina che non si vede, ma cura."

"Anche io ho litigato tanto quand'ero giovane," confessò la donna. "E un giorno ho cantato una canzone col mio vicino, e tutto è diventato leggero." La storia della donna cadde come neve fondente nelle loro orecchie. Matteo sentì il nodo nel suo cuore, quello che parlava di gelosia e parole troppo dure, sciogliersi come ghiaccio al sole. "Forse è tempo di chiedere scusa," bisbigliò Matteo.

Viola abbassò gli occhi. "Anch'io," disse piano, "mi dispiace per il giocattolo rotto." Le parole furono come una piccola fiamma che non brucia ma riscalda. Matteo sentì che la sua voce si allungava e, senza paura, disse: "Anche io sono stato cattivo. Mi dispiace." Si strinsero la mano, e qualcosa di lieve come un sospiro passò tra di loro.

La canzone della pace

Per chiudere il loro patto di perdono, decisero di cantare una canzone insieme. Si guardarono negli occhi e iniziarono: "Nevica piano, nevica piano, le campane suonano piano..." La melodia era semplice e calda, e la gente intorno cominciò a cantare con loro, piano piano. "Il nostro canto è una coperta," sussurrò un uomo che stava passando, "copre i cuori freddi."

La luce dell'albero tremolava, le candele facevano piccoli cerchi di oro, e la neve sembrava voler ascoltare da vicino. Ding-dong, ding-dong. Il canto si abbassò come un abbraccio: più lieve, più tondo, come una mano che mette a posto un giocattolo. Matteo sentì che la sua voce non doveva essere perfetta per essere bella; bastava essere vera.

Quando finirono, il silenzio non fu vuoto. Era un silenzio pieno di pace, come una stanza dove il camino continua a cantare. La signora dagli occhi lucidi sussurrò: "Avete fatto qualcosa di grande: avete cambiato una piccola storia." Matteo guardò Viola e la sentì vicina come un albero compagno. "Grazie," disse lei. "Grazie a te."

La neve continuava a cadere, lenta e lieve. "Nevica piano, nevica piano," mormorarono insieme, e la frase tornò a essere un ritornello che chiudeva la storia. Le campane suonarono ancora, un piccolo ritmo che somigliava a un battito di cuore calmo.

Poco dopo, Matteo tornò a casa con le guance rosse e il cuore leggero. La mamma lo accolse con una coperta e un abbraccio. "Hai fatto qualcosa di bello stasera?" chiese. Matteo annuì, e quando chiuse gli occhi, sentì la canzone di quella sera avvolgerlo come la coperta della mamma.

In quel Natale la voce di Matteo aveva imparato che il perdono è una melodia che si condivide, e che un canto a due può mandare via le nuvole più ostinate. Le luci brillavano, le candele dormivano, e la neve, fedele, continuava a sussurrare: "Nevica piano, nevica piano." E la notte si spense dolcemente, come una nota lunga che si posa sul palmo della mano, portando con sé un soffio di pace.

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Coperta morbida
Un tessuto che riscalda e è molto soffice, come una coperta che abbraccia.
Sussurrò
Parlò a voce molto bassa, quasi un segreto detto piano piano.
Cantilenava
Cantava o parlava con voce lenta e ripetuta, come una filastrocca.
Promessa
Una parola data per dire che si farà qualcosa, come un impegno detto con il cuore.
Tremolava
Si muoveva piano e leggero, come una luce o una foglia nel vento.
Coraggio
La forza dentro per fare qualcosa che fa un po' paura.
Scricchiolava
Faceva un piccolo rumore secco, come la neve sotto i piedi.
Ninna nanna
Una canzone dolce che si canta per far addormentare un bambino.
Mantello
Un capo di stoffa grande che si mette sulle spalle per scaldarsi.
Ricamato
Decorato con fili cuciti a mano per creare disegni sulla stoffa.

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