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Storia di sfida impossibile 9/10 anni Lettura 11 min.

Nina e il pomodoro dei cento scatti

Nina, una bambina curiosa, entra nel mondo creativo dello studio della zia Lalla, dove deve affrontare la Sfida Impossibile di far muovere un pomodoro di gomma attraverso un set di stop-motion, imparando a fidarsi del tempo e della magia del gioco. Insieme al suo amico Pingu, un pinguino di plastilina, scopre che anche le sfide più difficili possono trasformarsi in avventure straordinarie.

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Una ragazza di 10 anni, con capelli ricci e dorati, indossa una maglietta blu e pantaloni corti a fiori. Ha un grande sorriso di eccitazione sul volto, con gli occhi che brillano di determinazione. Sta spingendo un pomodoro di gomma rossa su un ponte fatto di bottoni colorati, concentrata e piena di energia. Accanto a lei, una donna di circa cinquant'anni, sua zia Lalla, con occhiali tondi e capelli grigi raccolti, osserva con un sorriso orgoglioso. Tiene una videocamera su treppiede, pronta a catturare il momento. Lo sfondo è uno studio di stop-motion vibrante, pieno di nuvole di cotone sospese, onde di cellophane blu e piccoli accessori colorati sparsi sulla tavola. La scena principale mostra la ragazza che sfida l'impossibile facendo avanzare il pomodoro attraverso il ponte di bottoni, evitando di farlo cadere, con un'atmosfera di gioco e creatività palpabile. segnalare un problema con questa immagine

Il clic che faceva finta di niente

Nel piccolo studio di stop-motion di zia Lalla, tutto sembrava vivo. Le nuvole erano batuffoli appesi con il filo, le onde del mare erano strisce di cellophane blu, e un pinguino di plastilina guardava tutti con aria sospettosa. Nina, dieci anni, ci entrò con passo cauto. Lei non si fidava mai del primo sguardo: “Le cose semplici,” diceva, “di solito nascondono qualche scherzetto.”

“Benvenuta nel regno dei piccoli passi!” disse zia Lalla, indicando la macchina fotografica sul treppiede. Ogni otto secondi, la macchina faceva un clic, come un grillo elegante con il papillon. “Oggi abbiamo la Sfida Impossibile: far arrivare questo pomodoro di gomma dall'altra parte del set, senza far cadere il ponte di bottoni e senza essere beccati dalla macchina nei momenti sbagliati.”

Nina strizzò gli occhi. Un pomodoro di gomma lucido, rosso come una sirena d'allarme, scintillava sotto le luci. “Impossibile? O solo un po' furbetto?” chiese, diffidente.

“Ci servono mani ferme e idee pazze,” rispose zia Lalla, posandole un piccolo cronometro giallo a forma di pulcino nel palmo. “La macchina scatta a intervalli. Se giochi con il tempo, vinci.”

Nina ascoltò il primo clic, poi un altro. Clic… otto secondi… clic. “Sembra un grillo educato,” mormorò. Il pinguino di plastilina, con il becco lucido, sembrò annuire. “Non ti fidare, Pingu,” disse Nina, “quei grilli hanno sempre un piano.”

Si legò il cronometro al polso. “Giochiamo col tempo,” disse. “Ma facciamo le regole noi.”

Primo round: il ponte dei bottoni

Il ponte era fatto di bottoni cuciti su due fili tesi: rossi, blu, madreperlati, tremolanti. Sopra, un cartello di cartone: Attenzione: scricchiola. Nina poggiò il pomodoro di gomma all'inizio del sentiero. La macchina sorrideva con la sua lente rotonda. Clic.

Nina premette il cronometro. “Otto secondi,” sussurrò. “Tre… due… uno… muovo.” Fece un micro-passo, spingendo il pomodoro con un bastoncino di legno. Il ponte oscillò. “Stop!” si congelò. Clic.

“Bravissima,” disse zia Lalla, “ma attenta al becco.” Pingu, entusiasta, cercò di aiutare e diede un colpetto al pomodoro. Il ponte tremò come gelatina. “Pingu, siamo in modalità formica invisibile,” lo rimproverò Nina, col sorriso. Clic.

Nina ripartì. Muovi, fermati, muovi, fermati. Si sentiva un metronomo umano, ma al terzo clic, prese troppa confidenza. Un colpo deciso al pomodoro. Il ponte sobbalzò, un bottone saltò e… patatrac! Un finto sasso di sughero rotolò giù, un alberello di cotton fioc crollò su Pingu, che rimase sotto come un igloo.

Riproduzione al monitor: un pomodoro che danza, una bambina che compare in due fotogrammi con faccia sorpresa e il povero pinguino schiacciato da un'alberello. “Ahem,” tossì zia Lalla, ma rideva. “Forse otto secondi sono lunghi… ma giocano a nascondino con te.”

Nina guardò il pulcino-cronometro. “Non mi fido,” disse. “Lo faccio cantare più piano.” Impostò un bip leggero ogni due secondi. “Farò passi minuscoli, come briciole di formica. E niente schiacciatine improvvise.” Pingu sgusciò dal cotton fioc e fece un inchino. “E tu,” aggiunse Nina, “solo applausi silenziosi.”

Le regole dei micro-passetti

Nina tirò fuori dal cassetto un rotolino di nastro stellato. Mise una stellina ogni pochi centimetri sul sentiero, come lucine per lucciole. “Ogni due secondi un passetto, alla stellina successiva,” spiegò a Pingu. “Quando la macchina fa clic, statua di ghiaccio.”

Clic. Il cronometro fece bip. Uno, due. Micro-spinta. Stop. Clic. Bip. Uno, due. Micro-spinta. Una coreografia.

“Attenzione al vento,” disse zia Lalla, puntando un mini-ventilatore per simulare l'aria sul set. Nina sorrise. Prese un piattino di cartone e lo usò come scudo. “Se soffia il vento, ci mettiamo di lato. Pingu, sei il portabandiera.” Pingu prese il piattino come fosse uno scudo da cavaliere.

Arrivati alla metà, un equivoco: zia Lalla gridò “Stop!” ma intendeva lo stoppino della candela scenografica che si era piegato. Nina, credendo all'ordine, rimase immobile due turni. Il pomodoro scivolò piano piano verso il bordo. “Stoppino, non stop!” precisò zia Lalla, con un sorriso.

“Ah!” fece Nina, ridendo. “Allora regola nuova: io mi fido del bip, del clic e di Pingu. Delle parole, solo se parlano piano.”

Con quella legge buffa, arrivarono alla fine del ponte. Il pomodoro si era comportato bene, Pingu aveva sventolato il piattino come un eroe, e Nina sentiva il ritmo nel corpo. Clic. Bip. Sorriso. La collinetta di sughero era la prossima tappa, con una torre di rocchetti di filo che sembrava una giraffa colorata.

“Questa parte è davvero ‘impossibile',” disse zia Lalla. “La giraffa rocchetto cade sempre.”

Nina strizzò gli occhi. “Se cade sempre, è perché nessuno le ha presentato un amico.” Prese un pezzetto di pasta adesiva blu e ne fece un minuscolo cuscino tra i rocchetti più ballerini. “Ecco un abbraccio morbido.” Poi fissò un filo leggero dal pomodoro alla base della torre. “Così se scivola, tira a destra, non giù.”

Il treno a passettini e la tempesta di carta

Dietro la torre c'era la ferrovia dei birilli: binari di matita, traversine di stuzzicadenti, e un trenino che avanzava a scatti grazie a una manopola. “Il treno si muove ogni clic,” spiegò zia Lalla. “È regolato per un dentino alla volta.”

Nina lo guardò come si guarda un mistero goloso. “Allora usiamo il treno. Il pomodoro fa il passeggero.” Fissò il pomodoro sul vagone con due puntini di pasta adesiva. “Cronometro, siamo una squadra?”

Bip. Uno, due. La manopola girò. Clic. Il vagone fece un passo da formica. “Pingu, tu guarda la bandierina. Se si alza, vento. Scudo.” Pingu annuì deciso.

All'improvviso, la luce si abbassò per simulare il tramonto. Nina credette che fosse la fine del piano, ma era un test di scena. “Abbiamo tempo fino al centesimo scatto,” disse zia Lalla. “Siamo al settantadue.”

“Ci basta,” disse Nina, sentendo una piccola farfalla allo stomaco, non di paura, ma di eccitazione. Al set si unì un assistente con un cartello: Azione! Nina, leggendo di sfuggita, credette ci fosse scritto Arancione! e guardò in giro per trovare qualcosa di arancione da portare sul set. Quiproquo totale.

“Azioooone,” sussurrò Pingu, come poteva un pinguino sussurrare. Nina arrossì, poi scoppiò a ridere. “Va bene, va bene. Niente arancione. Continuiamo.”

Arrivarono al tunnel di carta velina. Il ventilatore si alzò di velocità e si scatenò una tempesta celeste. La carta sventolava, il trenino oscillava. Nina alzò lo scudo-piattino, ma serviva un trucco in più. Si guardò attorno. Sul tavolo, uno specchietto tondo usato per controllare la luce.

“Se il vento arriva da lì,” disse, “lo rimandiamo a giocare di qua.” Posizionò lo specchietto in modo che il soffio rimbalzasse verso un'ala del tunnel, creando una corrente che apriva un varco stabile. Il trenino passò come un dignitario sotto una sciarpa che si sposta per lasciarlo passare.

Clic. Bip. Uno, due. Dentino. Clic. “Ottantatré,” annunciò zia Lalla, contando gli scatti. “Siamo vicini.”

Nina sentiva che ce l'avrebbero fatta, ma l'ultimo ostacolo era il più buffo: la passerella delle mollette, sospesa su un lago di cellophane. Sotto, un pesce di gomma guardava serio, come un giudice.

Il treno non poteva salire. “È il pezzo a piedi,” disse zia Lalla. Nina prese di nuovo il bastoncino, si tolse le scarpe per non smuovere le scenografie e posò le punte delle dita sul bordo. Bip. Passettino. Stop. Clic. Il pomodoro tremava, lei no.

Una molletta cigolò, come un topo che ride. Nina fece un mezzo sorriso. “Shhh,” disse al topo immaginario. “Ci siamo.” Una, due stelline di nastro ancora. Al novantanovesimo scatto, il pomodoro rotolò dolcemente sulla piazzetta finale, in mezzo a una folla di perline che dovevano essere il pubblico.

Clic. Cento.

Nina alzò il cronometro. “Tempo!” disse, e il pulcino fece un bip trionfante.

Il playback e il grazie

Seduti davanti al monitor, guardarono la magia: il pomodoro che si muoveva da solo, a piccoli scatti furbi; il ponte che ballava ma non cadeva; Pingu eroico col suo scudo; la carta velina che si apriva come un sipario proprio al momento giusto; la bambina che non si vedeva mai, tranne un cappio di ricci in un angolo, e un sorriso che trapelava come un raggio.

Le risate scoppiarono quando, per un fotogramma, apparve il cartello Arancione! disegnato in fretta da Nina per scherzo e subito sparito. “Il mio quiproquo preferito,” disse zia Lalla asciugandosi una lacrima di gioia. “Hai trasformato un ‘impossibile' in un gioco a regola d'arte.”

Nina guardò Pingu, poi il set. Sentiva il cuore fare toc-toc come la macchina. “All'inizio non mi fidavo,” disse piano. “Del clic, del vento, della giraffa rocchetto. Ma ho capito che se li ascolti, ti dicono come giocare. E se ringrazi, giocano con te.”

Si alzò e accarezzò il ponte di bottoni, poi sistemò la molletta chiacchierona, come per dire: brava, hai recitato bene. Mise il cronometro accanto alla macchina fotografica. “Grazie, grillo elegante,” sussurrò. Il pinguino fece un piccolo inchino, e tutti scoppiarono a ridere di nuovo.

Zia Lalla le posò una mano sulla spalla. “Grazie, Nina. Ci hai salvato la scena e ci hai regalato un finale che non avevamo nemmeno sognato.”

Nina sorrise, col viso che brillava come il pomodoro sotto le luci. “Grazie a te,” rispose. “Perché mi hai fatto fidare del mio modo strano di fare le cose.”

E nel piccolo studio, tra nuvole di cotone e mare di cellophane, il clic della macchina sembrò davvero dire: grazie. E un altro clic rispose: grazie a te.

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Mobilità
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Tremolanti
Che si muovono avanti e indietro in modo instabile, come se avessero paura.
Sussurrare
Parlare in modo molto basso, quasi come un segreto.
Quiproquo
Situazione in cui c'è un malinteso o un fraintendimento.
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