Capitolo 1 – La Colazione più Strana del Mondo
Lorenzo aveva dodici anni e il naso pieno di lentiggini. Le sue mattine erano sempre uguali: si alzava tardi, inciampava nelle ciabatte e si sedeva al tavolo della cucina aspettando che la mamma gli servisse la colazione. Ma quella mattina, appena Lorenzo infilò la testa nella credenza alla ricerca dei biscotti, sentì qualcosa muoversi tra le scatole.
“Ehi, attento con quelle mani appiccicose!” gracchiò una voce strana.
Lorenzo sgranò gli occhi. Tra una scatola di fiocchi d'avena e un barattolo di miele, c'era… un piccolo drago color turchese che mangiucchiava una galletta di riso.
“Ciao, sono Poldo,” disse il drago, le ali piegate come fazzoletti in una tasca. “Non avresti mica dello yogurt ai lamponi?”
Lorenzo chiuse la credenza di scatto, la riaprì e Poldo era ancora lì, come se niente fosse più normale di un drago che fa colazione nella tua cucina.
“Ehm… certo,” balbettò Lorenzo, allungando uno yogurt. “Ma come sei finito qui?”
“Domanda difficile. Ero nel mio mondo, starnutito per via di polvere magica, e puff! Eccomi qui. E ora sto testando la colazione degli umani. Devo dire che questi biscotti alle gocce di cioccolato mi fanno ruggire di gioia!”
Lorenzo era diviso tra il panico e l'emozione. Un drago in cucina! Ma non aveva tempo di riflettere: Poldo fece un salto sul tavolo, rovesciando la tazza del latte e inghiottendo un cucchiaino.
“Per caso conosci la strada per il Parco delle Piume Pazze?” chiese il drago, pulendosi i baffi.
Lorenzo scosse la testa. “No, ma possiamo cercarla su Internet.”
Poldo scoppiò a ridere, sputacchiando piccole bolle di sapone. “Internet? Nel mio mondo usiamo i piccioni postali e le mappe di zucchero filato. Gli umani siete così strani!”
Capitolo 2 – Il Portale degli Spazzolini Canterini
Dopo la colazione più assurda della sua vita, Lorenzo si ritrovò a seguire Poldo giù per il corridoio, verso il bagno. Il drago aveva spiegato che per tornare a casa doveva trovare il “Portale degli Spazzolini Canterini”.
Appena entrarono, Lorenzo vide che tutti gli spazzolini stavano oscillando sulle setole e canticchiavano una melodia stonata:
“Sciacqua, sciacqua, spazzola su,
Non dimenticare la lingua tu!”
“Soltanto chi sa cantare la strofa perfetta può aprire il portale,” annunciò Poldo. “Ci provi tu?”
Lorenzo si grattò il mento e, con voce vibrante e un po' imbarazzata, cantò:
“Dentifricio, vieni qua,
Senza carie resterò!”
Gli spazzolini iniziarono a ridere, alcuni persero le setole per il troppo divertimento.
“Accidenti, non è facile come sembra,” rise Lorenzo.
Poldo provò anche lui, ma dalla sua bocca uscirono solo suoni simili a fischi di bollitore.
Dopo vari tentativi—tra cui uno in cui Lorenzo fece beatbox e Poldo lo accompagnò con una bolla di sapone in “do maggiore”—finalmente la strofa giusta:
“Bolle bianche, schiuma blu,
Con Poldo il drago mi lavo di più!”
All'improvviso una scia di dentifricio arcobaleno si aprì nell'aria e, con un tonfo, i due si ritrovarono in un parco tutto piume giganti che ondeggiavano come spighe al vento.
Capitolo 3 – Il Parco delle Piume Pazze
Il Parco delle Piume Pazze sembrava uscito direttamente da un sogno. Le piume giganti avevano colori sgargianti, dal fucsia al turchese, e danzavano in cerchio sulle note di una musica invisibile. In mezzo al prato, un gruppo di scoiattoli suonava strumenti fatti di noci e bastoncini di cannella.
Lorenzo era a bocca aperta. “È incredibile!”
Appena misero piede nell'erba, una piuma saltò davanti a loro e parlò con una voce squillante:
“Benvenuti! Per attraversare il parco, dovete superare la Prova del Solletico!”
Poldo si mise a ridere, esalando una piccola nuvola di coriandoli. “La Prova del Solletico è la mia preferita!”
Tre piume si avvicinarono danzando e cominciarono a solleticare Lorenzo e Poldo. Lorenzo cercava di trattenersi, ma presto scoppiò in una risata fragorosa. Poldo, invece, cominciò a roteare sulla pancia come una trottola.
“Basta! Basta!” urlava Lorenzo, le lacrime agli occhi.
“Siete promossi!” squittì la piuma. “Avete il Permesso di Passaggio Piumato!”
Con un gran vento di risate, Lorenzo ricevette una piuma viola da appuntare sulla giacca.
Capitolo 4 – Il Regolamento delle Regole Inutili
Appena lasciarono il parco, si trovarono di fronte a una grossa tavola di legno con su scritto: “Benvenuti nel Regno delle Regole Inutili! Chi non le rispetta dovrà… saltellare su un piede solo per un'ora!”
Lorenzo lesse le regole ad alta voce:
1. Vietato camminare all'indietro senza cappello.
2. Vietato parlare senza far finta di avere i baffi.
3. Si può ridere solo se si tiene un piede in aria.
Poldo si infilò una foglia in testa come cappello e imitò baffi enormi con due spaghetti trovati nel prato.
“Salve, signor baffuto!” disse Poldo, saltellando su una zampa. Lorenzo rise così forte che inciampò e si ritrovò a terra, ma alzando subito un piede per non infrangere la regola numero 3.
Da dietro uno spaventapasseri magico uscì un coniglio con gli occhiali: “Sono l'ispettore delle regole! State rispettando tutto?”
Lorenzo e Poldo si misero subito in posa: Lorenzo col dito sotto il naso a finta baffo, Poldo col piede in aria e cappello di foglia.
“Bene, bene!” disse il coniglio, segnando tutto su un tacquino. “Potete passare. Ma ricordate: la regola più importante è inventare nuove regole inutili!”
Poldo suggerì: “Da ora in poi, nessuno può toccarsi il naso senza prima salutare una formica!”
L'ispettore scrisse diligente, ridendo sotto i baffi veri.
Capitolo 5 – Il Salone degli Specchi che Raccontano Barzellette
Il sentiero li condusse a una gigantesca sala illuminata da lampade a forma di zucchina. Sulle pareti, decine di specchi. Ma non erano specchi normali: appena Lorenzo ci passò davanti, la sua immagine cominciò a parlare.
“Ehi, lo sapevi che le cipolle non piangono mai alle barzellette?”
Lorenzo rise, e lo specchio continuò: “E come fa una mucca a mangiare la pizza? Con il forchettone!”
Poldo si accostò a uno specchio che lo rifletteva con un enorme naso da pagliaccio. “Mi sento più comico che mai!”
Rimasero lì un bel po', scambiandosi battute e facendosi beffe delle loro stesse immagini distorte. E ogni specchio aveva la sua voce e il suo stile: alcuni sussurravano, altri urlavano le barzellette come al mercato, altri ancora interpretavano ogni battuta mimando gesti esagerati.
Alla fine, con le guance dolenti per le risate, trovarono un piccolo specchio che invece di raccontare barzellette fece una domanda seria: “Che cosa rende davvero divertente una giornata?”
Lorenzo ci pensò su. “Forse vivere qualcosa di inaspettato, insieme a chi ti fa ridere.”
Poldo annuì e si specchiò, gonfiando il petto.
“E un po' di zucchero filato non guasta mai!” aggiunse il draghetto.
Capitolo 6 – Il Dilemma della Porta di Ghiaccio Fondente
Fuori dal Salone degli Specchi, trovarono una porta tutta di ghiaccio che però… si scioglieva continuamente e poi si riformava.
“E adesso come si entra?” chiese Lorenzo.
Un cartello lampeggiava: “Per aprire, indovinello dovrai risolvere, ma attenzione! Se sbagli, patatine fritte invece di risposte riceverai.”
Lorenzo lesse l'indovinello, inciso in lettere di crema: “Più ne togli, più diventa grande. Che cos'è?”
Ci pensarono un attimo, mentre Poldo tentava di mangiarsi un pezzo di ghiaccio (che sapeva di limonata frizzante).
“Un buco!” gridò Lorenzo all'improvviso.
La porta si aprì tra suoni di tromba e piogge di coriandoli. Ma prima che riuscissero a passare, una pioggia di patatine fritte li investì comunque.
“Premio di consolazione!” rise una voce nascosta nelle nuvole.
“Beh, nessuno si lamenta mai delle patatine fritte,” commentò Poldo, riempiendo le guance.
Capitolo 7 – Il Consiglio delle Tazze Chiacchierone
Oltre la porta, si trovava una sala rotonda piena di tazze animate che si lamentavano a voce alta.
“Non ci versano mai la cioccolata calda giusta!”
“I biscotti di ieri erano troppo secchi!”
Al centro della sala c'era il Grande Teierone, con un beccuccio ricurvo e la voce solenne: “Per proseguire, bisogna risolvere la Disputa delle Tazze. Chi farà ridere la tazza più musona di tutte?”
La Tazza Musona era enorme e aveva un broncio che sembrava scolpito nella ceramica. Lorenzo si fece coraggio e raccontò la barzelletta preferita di suo zio:
“Perché il libro di matematica era triste? Perché aveva troppi problemi!”
La Tazza Musona rimase seria. Poldo prese il suo turno: si infilò una bustina di tè sull'orecchio ed emise uno starnuto così potente che la tazza tremò e rovesciò un po' di zucchero.
Ma niente da fare.
Lorenzo provò allora con una mossa disperata: si mise a ballare il tip tap con due cucchiaini e Poldo improvvisò una danza, lanciando bolle in aria. Gli altri accessori del servizio da tè si unirono: teiere che saltavano, zuccheriere che facevano la ruota, piattini che roteavano come frisbee.
Alla fine la Tazza Musona iniziò a vibrare, poi un sorriso le si aprì sul bordo, e rideva così forte che fece versare il tè ovunque.
“Avete vinto il Passaporto delle Risate!” esclamò il Teierone, e una piccola tazza d'oro comparve nelle mani di Lorenzo.
Capitolo 8 – Il Grande Quiz delle Regole Scomparse
In fondo alla sala, una voce uscì da un megafono volante: “Attenzione, attenzione! Il Grande Quiz delle Regole Scomparse sta per iniziare!”
Una folla variopinta si radunò: c'erano le piume, gli spazzolini canterini e persino il coniglio ispettore. Tutti volevano vedere chi avrebbe vinto il Trofeo del Non-Senso.
Sul palco salì il presentatore, un procione in frac che fece un inchino.
“Ecco la domanda finale: quale regola non è mai esistita ma tutti la rispettano lo stesso?”
Lorenzo e Poldo si guardarono perplessi. Sul pubblico cadde un silenzio surreale.
Poi Lorenzo, ricordandosi di una frase detta da sua nonna, rispose: “La regola di non ridere mai quando si mangia la minestra!”
Il presentatore batté le mani e la sala esplose in una risata collettiva.
“Corretto!” gridò il procione. “La regola delle regole scomparse non esiste… perché nessuno osa romperla!”
Il Trofeo del Non-Senso, una gigantesca coppa a forma di carota volante, arrivò fluttuando sopra le loro teste e si posò tra Lorenzo e Poldo.
Capitolo 9 – Il Momento della Grande Scelta
Mentre i festeggiamenti proseguivano, Poldo si avvicinò a Lorenzo con uno sguardo malinconico.
“È ora di tornare a casa,” disse il drago. “Il mio mondo mi aspetta… e tu forse vuoi rivedere la mamma prima che si accorga che sono spariti tutti i biscotti.”
“Non posso venire con te?” chiese Lorenzo, un po' triste.
Poldo scosse la testa. “Le regole degli universi sono strane: tu puoi tornare quando vuoi, basta che tu riesca a vedere l'assurdità in ogni giornata. Il portale si aprirà solo se riderai davvero di cuore.”
Lorenzo abbracciò il draghetto, che gli lasciò una piuma fucsia, un cucchiaino e una minuscola tazza dorata: “Ricordi delle nostre follie!”
Una porta arcobaleno si spalancò e, con un balzo, Poldo scomparve tra le nuvole di zucchero filato.
Capitolo 10 – Un Nuovo Inizio (Quasi) Normale
Lorenzo si risvegliò sulla sedia della cucina, la tazza del latte ancora accanto e una striscia di zucchero filato sulle dita. Con un sorriso enorme, si guardò intorno: la credenza era silenziosa, nessun drago all'orizzonte. Ma nella tasca del pigiama c'era una piuma fucsia.
La mamma entrò nella stanza, lo guardò e disse: “Hai mangiato i biscotti da solo, vero?”
Lorenzo rise. “No mamma, è stato un drago! E ha lasciato queste piume dappertutto!”
La mamma scosse la testa e gli scompigliò i capelli. “Che fantasia che hai, Lorenzo!”
Lui però sapeva la verità. E da quel giorno, ogni volta che le cose gli sembravano troppo normali, chiudeva gli occhi e cercava l'assurdo che si nascondeva dietro ogni angolo: uno spazzolino che sussurra canzoni, una piuma che cerca di solleticare il naso, una tazza che ride della minestra.
Perché aveva capito una cosa: la risata è il vero portale verso i mondi più assurdi e meravigliosi. E ogni giornata può essere fantastica, se solo si è pronti a lasciarsi sorprendere, anche dalla colazione più strana del mondo.