Capitolo 1: La gomma che scappa
In tasca, Ada aveva una gomma da masticare alla menta così elastica che sembrava fatta di nuvola. La stava tirando tra i denti con l'aria soddisfatta di chi sta costruendo un ponte sospeso in miniatura, quando—paf!—la gomma le fece uno scherzo.
Si allungò, si arrotolò, poi scivolò via come un'anguilla educata e andò a incollarsi… proprio alla maniglia della porta del Teatro delle Marionette “Sorriso a Filo”.
Ada sgranò gli occhi. “Oh no. Ehi! Torna qui!”
La gomma, ovviamente, non tornò. Anzi: sembrò “tirare” la maniglia, come se volesse entrare.
Ada aveva dodici anni, due trecce disordinate e un talento naturale per finire nei guai senza farli apposta. Era espiègle—cioè furbetta—ma con un cuore morbido come pane caldo.
“Va bene, gomma. Se vuoi teatro, avrai teatro.” Spinse la porta.
Dentro, l'aria odorava di legno verniciato e polvere di velluto. Il corridoio era tappezzato di piccoli manifesti: marionette in pose drammatiche, marionette che ridevano, marionette che… facevano la linguaccia.
E proprio mentre Ada cercava la sua gomma, una vocina la chiamò:
—Pssst! Ragazza con le trecce! Non calpestare il tappeto, è permaloso!
Ada guardò giù. Il tappeto rosso aveva una frangia che pareva sopracciglia. E, giurerebbe, le fece un'occhiataccia.
“Scusa,” sussurrò Ada, e saltellò sul bordo come se fosse un ruscello.
La gomma, intanto, tirava ancora. Tirava verso una porta con scritto: “HALL DELLE MARIONETTE - ENTRARE CON SORRISO”.
Ada sorrise. “Questo posso farlo.”
Capitolo 2: Il hall che fa “ciao”
Appena entrò, il hall la salutò. Non per modo di dire: un lampadario di cristallo dondolò e tintinnò come se dicesse “ciao ciao”, e le poltroncine in fila fecero un piccolo scricchiolio… tipo risatina.
Al centro c'era un banco d'accoglienza, ma al posto della campanella c'era una marionetta in miniatura con un cappello a cilindro.
—Benvenuta! dichiarò la marionetta, facendo un inchino così profondo che quasi si annodò.
Ada si piegò un po' anche lei, per educazione. “Ciao. Sto inseguendo una gomma. È… testarda.”
—Oh, qui le cose appiccicose hanno una carriera brillante, rispose la marionetta. —Io sono Arturo, addetto al… ehm… buonumore.
Dietro Arturo, un muro intero era coperto di cornici: grandi, piccole, ovali, quadrate. In una, un ritratto di un gatto con baffi da direttore d'orchestra; in un'altra, una teiera che pareva molto fiera di sé. Sotto ogni cornice, una targhetta: “NON STACCARE.”
Ada lesse a voce bassa: “Non staccare. Non staccare. Non staccare.” E più lo leggeva, più le veniva voglia di toccare. Era una legge della fisica, probabilmente.
La gomma da masticare, intanto, si era arrampicata su un piedistallo e pendeva come una bandierina. Tirava verso una cornice piccola, dorata, un po' storta.
Arturo la seguì con gli occhi. —Ah. Quella è la cornice del “Sospiro Svelto”.
“Cornice del cosa?”
—Del Sospiro Svelto. Se la stacchi, il hall si mette a sospirare a raffica. Tipo…—fece una dimostrazione. —Ohhh… ohhh… ohhh… e poi non finisce più.
Ada scoppiò a ridere. “Un hall che sospira? Ma dai!”
—Qui facciamo teatro anche quando nessuno guarda, disse Arturo serio-serio, e proprio per questo era comico.
Ada allungò una mano verso la gomma. “La prendo e me ne vado. Promesso.”
La gomma fece un'ultima tirata e… si appiccicò al bordo della cornice piccola.
E Ada, senza volerlo, la seguì con un dito.
Toc.
La cornice tremò come se avesse il solletico.
Capitolo 3: Il rischio del piccolo quadro
“Non staccare,” ripeté Ada, come se fosse un incantesimo anti-disastri.
—Brava, annuì Arturo. —Ripeti ancora. Funziona… quasi sempre.
Ada cercò di staccare solo la gomma, piano piano, come si sfila un cerotto da una gamba coraggiosa. Ma la gomma era decisa: non voleva separarsi dalla cornice.
“Sei proprio drammatica,” borbottò Ada alla gomma. “Ti credi una diva.”
La cornice fece un piccolo “clac”. Un suono minuscolo, ma con l'eco di una promessa.
Ada si immobilizzò. “Hai sentito?”
—Io ho sentito. Il clac è il cugino del patatrac, disse Arturo, e si portò le manine ai fianchi.
Ada strinse le labbra, concentrata. Se tirava troppo, la cornice si staccava. Se non tirava… avrebbe lasciato la gomma lì, trasformandola in un'opera d'arte contemporanea: “Gomma in fuga, tecnica mista”.
Proprio allora, dal soffitto scese una marionetta acrobata appesa a un filo. Aveva una tutina a righe e un sorriso appiccicato come un adesivo.
—Problemi di appiccicume? cinguettò. —Io sono Lilla, specialista in recuperi impossibili!
Ada alzò gli occhi. “Sono Ada. E sì, ho un problema di gomma e… di cornice che minaccia di cadere.”
Lilla fece una capriola a mezz'aria e atterrò sul piedistallo come una piuma con ambizioni da atleta.
—Regola numero uno: niente panico. Regola numero due: se proprio devi panicar… no, niente panico davvero, aggiunse, come se la seconda regola fosse un ripensamento.
Arturo indicò la targhetta sotto la cornice: —Non staccare.
Ada deglutì. “Ci sto provando.”
Lilla tirò fuori da dietro la schiena un oggetto che non dovrebbe stare dietro la schiena di nessuno: una forbicina minuscola con manici a forma di stelle.
—Tagliamo la gomma?
Ada fece una smorfia. “Ma poi… è la mia gomma.”
—È una gomma, non un cucciolo, osservò Arturo.
Ada ci pensò. “Sì, però… mi dispiace. È stata con me tutto il pomeriggio.”
Lilla inclinò la testa. —Allora le facciamo capire che può essere eroica senza distruggere una cornice.
E, come se la gomma capisse l'italiano e pure il senso dell'onore, fece un piccolo “plop” di protesta.
Ada sorrise. “Hai sentito? È offesa.”
Capitolo 4: La sfilata delle marionette esperte
Dal fondo del hall arrivò un rumore di passi di legno: toc toc toc, come un picchio educato. Comparve una marionetta alta con un metro in mano e occhiali enormi.
—Misurazione d'emergenza! annunciò. —Sono il Professor Puntino. Questa cornice è… tre centimetri troppo nervosa.
Dietro di lui sbucò una marionetta con un grembiule pieno di tasche: da una uscivano piume, da un'altra usciva… una patata.
—Io sono Chef Spago, disse orgoglioso. —Cucino nodi e sciolgo pasticci. La patata è per motivi scientifici.
Ada alzò un sopracciglio. “Motivi scientifici?”
—Se le cose si incollano troppo, la patata le distrae. Non chiedere. Funziona, rispose Chef Spago, e infilò la patata in una tasca con aria misteriosa.
Il Professor Puntino si avvicinò alla cornice del Sospiro Svelto. —Se cade, il hall sospirerà per ore. E quando il hall sospira, le marionette diventano melodrammatiche.
Arturo annuì grave. —È successo una volta. Abbiamo pianto su una ciabatta perduta. Una ciabatta, Ada.
Ada trattenne una risata. “Ok, non voglio un hall melodrammatico.”
Lilla indicò la gomma. —Dobbiamo staccarla senza strappare. Serve qualcosa di… scivoloso.
Chef Spago tirò fuori una boccettina. —Olio di risata. Scivola e fa il solletico.
Ada fissò la boccettina. “Olio… di risata?”
—Distillato da barzellette, spiegò seriamente. —Ne basta una goccia. Se esageri, ti viene voglia di ridere per mezz'ora.
Ada: “Non sembra terribile.”
Arturo: —Lo è quando devi fare silenzio in biblioteca.
Il Professor Puntino misurò l'angolo della cornice, poi il filo di Lilla, poi la distanza tra Ada e il piedistallo, come se stesse preparando un lancio spaziale.
—Piano A: Ada, tu tieni ferma la cornice con due dita. Lilla, tu sostieni la gomma con il tuo filo. Chef Spago, tu metti una goccia di olio di risata tra gomma e cornice. Arturo… tu fai il tifo, ma senza emozioni forti.
Arturo tossì. —Io posso tifare in modo moderato.
Ada si sistemò. Due dita sulla cornice. Fredda, liscia. Sentì un brivido: non paura, piuttosto l'elettricità di quando stai per fare una marachella… ma con responsabilità.
“Pronti?” chiese.
—Pronti! dissero in coro, come una squadra buffa ma determinata.
Capitolo 5: Operazione “Plop controllato”
Chef Spago aprì la boccetta. Un profumino di zucchero filato e limone si diffuse nell'aria, e perfino il lampadario sembrò sorridere un po' di più.
—Solo una goccia, ripeté.
Lilla abbassò il suo filo e lo avvolse attorno alla gomma con delicatezza. —Su, diva della menta. Nessun dramma, sussurrò.
Ada teneva la cornice. La sentiva tremare, come se avesse il singhiozzo in miniatura.
Chef Spago fece cadere una goccia perfetta tra gomma e bordo dorato.
Per un attimo non successe niente.
Poi: “hihihi”.
Ada si bloccò. “Chi ha riso?”
Arturo si guardò intorno. —Io no. Ho tifo moderato. Dentro.
Il “hihihi” veniva dalla cornice. La cornice stava… ridacchiando.
Il Professor Puntino sussurrò: —Ottimo. Il solletico scioglie la tensione. Ora, stacco graduale, al mio tre.
Ada annuì, concentrata come se stesse disinnescando una bomba fatta di carta stagnola.
—Uno… due… tre!
Lilla tirò il filo con un gesto elegante. Ada fece resistenza, tenendo ferma la cornice. La gomma si allungò come un elastico in palestra.
“Non fare la melodrammatica,” mormorò Ada.
La gomma fece “ploooop”, ma un plop controllato, quasi educato, e si staccò.
Ada tirò un sospiro di sollievo.
E il hall, sentendo quel sospiro, decise di imitarla.
“Ohhh…”
Ada spalancò gli occhi. “No! No no no. Non abbiamo staccato la cornice!”
Arturo indicò la cornice: era ancora appesa, ma ora era perfettamente dritta, come se si fosse aggiustata da sola per orgoglio.
Il Professor Puntino si grattò il mento. —Curioso. Il hall ha preso il sospiro “in prestito”.
Chef Spago fece una faccia compiaciuta. —L'olio di risata lascia sempre un finale musicale.
E infatti il hall sospirò di nuovo: “Ohhh…”
Ma stavolta era un sospiro contento, come quando ti siedi sul divano dopo aver finito i compiti.
Lilla applaudì piano. —Bravo, hall! Respira con calma.
Il hall sembrò obbedire… più o meno. Ogni tanto partiva un “ohhh” come una bolla di sapone.
Ada, con la gomma finalmente in mano, scoppiò a ridere. “Siamo stati contagiati dal sospiro!”
Capitolo 6: Il piccolo quadro e la promessa
Arturo si avvicinò a Ada e le porse una targhetta di cartoncino, come un premio.
—Per Ada, Salvatrice di Cornici e Domatrice di Gomme.
Ada arrossì, poi fece una riverenza esagerata. “Ringrazio il pubblico, ringrazio la menta, ringrazio la patata scientifica.”
Chef Spago tirò fuori la patata e la salutò con serietà. —Ha fatto la sua parte. Moralmente.
Il Professor Puntino sistemò gli occhiali. —Prima di andare, però, dobbiamo fissare una cosa: qui dentro, le cose appiccicose cercano sempre una storia. Se torni, entra con una gomma… ehm… meno intraprendente.
Ada guardò la cornice del Sospiro Svelto. Era innocente, dorata, piccola. “Mi dispiace di averla quasi… staccata.”
La cornice non poteva parlare, ma Ada ebbe l'impressione che luccicasse come per dire: “Capita.”
Lilla si avvicinò e le sussurrò: —Se vuoi, puoi lasciarle un regalo. Un pensiero.
Ada frugò in tasca e trovò una cosa: un bottoncino blu, caduto chissà quando dal suo zaino. Lo posò sul piedistallo, sotto la cornice.
“Per te,” disse piano. “Così, se ti viene voglia di ridere, guardi questo e ti ricordi la nostra faccia quando hai fatto clac.”
Arturo annuì. —Bel gesto. E adesso, uscita con sorriso. È scritto sulla porta, e la porta è pignola.
Ada fece un sorriso grande e vero. Il tappeto, nel corridoio, le fece finalmente un'espressione meno severa. Forse era solo la frangia… o forse no.
Capitolo 7: Un'uscita a passo leggero
Fuori dal teatro, l'aria della sera era fresca e normale—quella normalità che sembra quasi strana dopo aver parlato con un lampadario.
Ada mise la gomma in bocca, ma con rispetto. “Niente fughe, capito?”
La gomma, come risposta, fece una bolla piccola e timida. Pop. Un pop gentile.
Ada rise sottovoce e si incamminò verso casa. Le luci dei negozi brillavano come caramelle incartate, e i passi sul marciapiede facevano un ritmo tranquillo: tap… tap… tap…
Nella sua testa, però, il hall sospirava ancora un pochino: “ohhh”, ma era un suono morbido, come una coperta.
Quando arrivò al portone, Ada si girò un'ultima volta verso il teatro. Le sembrò di vedere, dietro il vetro, un minuscolo riflesso dorato: la cornice, dritta e soddisfatta.
“Buona notte,” mormorò Ada.
E la sera, che non era una marionetta ma sapeva comunque essere gentile, le rispose con un silenzio caldo e calmo, perfetto per tornare a casa senza fretta.