Capitolo 1 – Il Cubo di Cartone
Nel cortile della scuola, tra le ombre allungate della mattina, Luca e Mirko si annoiavano. Un po' come le patate in un sacchetto dimenticato, stavano seduti sul gradino più basso, con lo zaino sulle ginocchia e le menti piene di idee strampalate.
— Luca, ti sei mai chiesto come suona il tic d'una matita? — domandò Mirko, scuotendo la sua penna come una maracas.
— Il tic d'una matita? Secondo me è un suono rarissimo! Nessuno lo ha mai sentito. — rispose Luca, con gli occhi spalancati dal desiderio di scoprire qualcosa di impossibile.
Proprio in quel momento, davanti ai loro piedi, atterrò con un tonfo sordo un cubo di cartone perfettamente quadrato. Era liscio, lucido, e aveva quattro facce identiche, tutte rigorosamente quadrate. Nessuna scritta, nessun segno, solo quadrato da ogni lato.
— Ma… da dove viene? — chiese Mirko, tirandosi su gli occhiali.
— Sembrava caduto dal cielo… O forse da un'altra dimensione quadrata! — sussurrò Luca, già emozionato.
Senza pensarci troppo, Luca raccolse il cubo. Appena lo toccò, sentì un leggero formicolio alle dita, come se il cartone volesse raccontargli un segreto.
— Forse… — disse Mirko avvicinandosi piano — …ci farà ascoltare il tic di una matita!
Capitolo 2 – L'Officina delle Matite
Il cubo si aprì da solo, con un piccolo “clac”, mostrando al suo interno un biglietto azzurro.
“Chi vuole sentire il vero tic delle matite deve entrare nell'Officina delle Matite. Seguite il sentiero a zig-zag dietro l'edicola!”
— Un biglietto magico! — esclamò Luca, mentre Mirko già si guardava intorno alla ricerca di misteriosi sentieri.
In pochi passi trovarono, dietro l'edicola, un sentierino che sembrava non essere mai stato calpestato prima. Era pieno di sassolini saltellanti — sì, perché i sassolini davvero saltellavano, come pulcini iperattivi — e portava a una porta rotonda incastonata in un muro di mattoni rosa.
Entrarono senza esitazione e subito furono investiti da un profumo di grafite e gomma da cancellare.
Davanti a loro si apriva un'officina di matite gigantesche, matite piccine, matite storte, matite a pois e persino una matita a forma di banana.
Al centro, su uno sgabello, sedeva il Maestro Grafite, con barba lunga e la punta del cappello appuntita come una matita ben temperata.
— Benvenuti nell'Officina delle Matite! Qui, ogni matita può trovare la sua musica, ma solo chi ha orecchio può sentire il famoso tic! — disse il Maestro con voce squillante.
— Noi vogliamo ascoltare il tic! — esclamarono all'unisono Luca e Mirko.
Capitolo 3 – Prove di Tic
Il Maestro Grafite regalò loro una matita ciascuno: una era blu con disegni di nuvole, l'altra rossa come una fragola. Poi, con un gesto teatrale, indicò un grande orologio appeso al muro.
— Ogni matita ha il suo tempo. Forse il vostro tic arriverà quando meno ve lo aspettate!
Luca iniziò a battere delicatamente la sua matita blu sul tavolo: “Tac tac tac…”. Mirko agitava la sua come una bacchetta da orchestra: “Tic tic tic!”.
Ma niente. Nessuno dei tic delle matite era speciale o diverso dal solito. Nessun suono misterioso. Solo il solito rumore di legno contro legno.
— Forse serve qualcosa di più… — sussurrò Mirko.
Fu allora che una matita gigante, alta quanto loro due messi insieme, cominciò a muoversi da sola. Saltellava sul pavimento come se avesse sete di avventure.
— Ehi, seguitemi! — gridò la matita con una voce squillante.
— Una matita parlante?! — balbettò Luca, cercando di non esplodere a ridere.
— Io la seguo! — disse Mirko, e Luca gli andò dietro, scivolando tra le matite a pois che ridevano sotto i baffi.
Capitolo 4 – La Banda degli Oggetti Sbuffoni
La matita gigante li condusse in una sala piena di oggetti buffissimi: gomme da cancellare a forma di dinosauro, temperini che rotolavano avanti e indietro facendo le capriole e quaderni che si chiudevano e si aprivano da soli come ostriche chiacchierone.
Un pennarello verde, con la voce roca, li fermò:
— Per ascoltare il vero tic, dovete superare tre prove: la Prova della Risata, la Prova della Danza e la Prova della Fantasia!
Luca e Mirko si guardarono e annuirono, pronti a tutto.
La Prova della Risata fu la prima: le gomme-dinosauro si misero a raccontare barzellette senza senso.
— Perché la matita non va mai in vacanza? Perché ha paura di perdere la punta! — disse una gomma, e tutti scoppiarono a ridere. Luca rise così tanto che per poco non cadde dalla sedia.
La seconda prova era la Danza delle Matite: le matite si misero a saltellare come ranocchie, e i due amici dovettero imitarle. Mirko ondeggiava così goffamente che tutte le matite lo applaudirono, mentre Luca tentava un improbabile passo di breakdance con la matita tra i denti.
Infine, la Prova della Fantasia: dovevano inventare una storia usando solo la parola “matita” almeno cinque volte.
— C'era una matita che sognava di diventare una matita migliore, allora chiese aiuto a un'altra matita che però era una matita un po' pigra… — cominciò Luca, e Mirko aggiunse mille dettagli esilaranti. Tutti gli oggetti li ascoltavano a bocca aperta, o meglio, a tappo aperto!
Capitolo 5 – Il Tic Svelato
Superate le prove, la matita gigante li portò al centro della sala, proprio sotto un lampadario fatto di pennelli e graffette.
— Siete pronti a sentire il tic? — chiese, con voce solenne.
Luca e Mirko si misero in ascolto. Tutto sembrava silenzioso. Ma, piano piano, dal fondo della sala, si udì un suono sottilissimo, come un battito d'ali di farfalla: “tic... tic... tic...”.
Era una matita piccolissima, seduta su una foglia di carta, che batteva la sua punta contro il bordo con una precisione perfetta.
— È questo il famoso tic? — sussurrò Mirko, affascinato.
— Sì! — rispose la matita gigante — Il tic delle matite si sente solo quando si ride, si balla e si inventa qualcosa di buffo! E ora che ci siete riusciti, lo sentirete ogni volta che userete una matita con il sorriso.
Luca e Mirko rimasero a bocca aperta. Avevano trovato il tic, ma non era solo un suono: era un modo di vivere la giornata con allegria.
Capitolo 6 – Una Strana Uscita
Dopo i ringraziamenti e mille pacche sulle spalle ricevute dagli oggetti sbuffoni, i due amici si avviarono verso l'uscita. La porta tonda si spalancò da sola e, in un battibaleno, si ritrovarono di nuovo nel cortile della scuola.
Il cubo di cartone era ancora lì, ma adesso aveva una piccola scritta su un lato: “Ogni giorno può essere quadrato, ma anche il quadrato può essere sorprendente!”
— È stato tutto vero? — chiese Mirko.
— Non lo so, ma… — Luca frugò nello zaino e trovò la matita blu con le nuvole. “Senti, la sento ancora fare tic!”
Restarono ad ascoltare, in silenzio, il debole ma inconfondibile tic della felicità che, come un eco, rimbalzava tra i mattoni della scuola.
Capitolo 7 – Tic Tic Tic: Fine della Giornata
La campanella della scuola suonò come una matita che batte piano sul banco.
Luca e Mirko si incamminarono verso casa, battendo le loro matite nell'aria come due direttori d'orchestra un po' pazzi, tra risate e facce stupite dei passanti.
— Secondo te, domani il cubo ci farà vedere il tic di una gomma? — chiese Mirko.
— Spero di sì! O magari quello di un temperino che sogna di essere una trottola! — rise Luca.
Così, tra sogni quadrati e suoni impossibili, la giornata scivolò via. Il sole, quadrato anche lui, tramontò dietro i tetti, lasciando nell'aria solo un dolce tic… tic… tic… che pareva dire: “Ehi, domani si ricomincia!”