Nel bosco di Betulla chiara viveva un fantasmino di nome Lino. Era piccolo, bianco come latte, e brillava come una lucciola gentile. Di giorno dormiva in una casetta fatta di foglie. Di sera usciva piano, piano, senza fare rumore.
Una notte la Luna sembrava una moneta d'argento. Lino sentì un fruscio: “Sshhh…”. Era la Quercia grande. Le sue foglie tremavano un poco.
“Che succede?” chiese Lino.
“La sorgente canta meno,” disse la Quercia. “Forse ha sete di cura.”
Lino annuì. Lui voleva portare un'offerta giusta. Non troppo, non poco. Solo quello che serve.
Prese una ciotolina di rugiada, tre semi di girasole e una briciola di pane. “Briciola per chi lavora, semi per chi cresce, rugiada per chi ha sete,” sussurrò. Sembrava una filastrocca.
Camminò tra i fiori addormentati. Salutò una lumaca lenta: “Buona sera.” Salutò un fungo rotondo: “Scusa, non ti calpesto.” Lino rideva piano, perché il suo passo faceva “puf… puf…”, come un cuscino.
Vicino alla sorgente vide una creatura leggendaria: un piccolo drago verde, con occhi dolci e corna come due rametti. Non sputava fuoco. Soffiava bolle d'acqua!
“Ciao,” disse il drago. “Io sono Brillo. La sorgente è stanca.”
Lino non ebbe paura. Fece un inchino. “Ho portato un regalo giusto.”
Accanto alla pietra della sorgente c'era anche una sirenetta di ruscello. Aveva capelli d'alghe e rideva “glu glu”. E sopra, su un ramo, un unicorno piccolo, bianco e curioso, faceva “snif snif” con il naso.
“Possiamo aiutare insieme?” chiese Lino.
“Si!” dissero tutti.
Lino versò la rugiada nella sorgente. Brillo spinse le bolle, una dopo l'altra, come carezze. La sirenetta cantò piano. L'unicorno mise i semi vicino alla riva, in un posto con sole.
Poi Lino posò la briciola su una foglia. “Per gli uccellini. Non si spreca,” disse.
La sorgente riprese a cantare: “tin tin, tan tan”. L'acqua tornò chiara e allegra.
“Grazie,” disse la Quercia, e le sue foglie fecero applausi.
Lino sorrise. “La natura è una casa. Si ascolta, si rispetta, si cura.”
Quando la Luna sbadigliò, tutti salutarono. Lino tornò nella sua casetta di foglie. Si arrotolò come una nuvola piccola.
Fuori, il bosco respirava tranquillo. Dentro, Lino brillava piano, felice, e il sonno arrivò leggero come una piuma.