Nel bosco dei Noccioli Cantanti, sotto una luna bianca come latte, camminava Lupo Lino. Era un lupo-garou gentile: aveva zampe grandi, orecchie attente e un cuore morbido. Non ululava per spaventare. Ululava piano, come una ninna nanna.
Quella sera Lino portava una cosa preziosa: un seme di stella. Era piccolo, caldo caldo, e brillava come una briciola di cielo. Lino lo teneva in una tasca cucita nel suo mantello blu.
“Ciao, semino,” sussurrò Lino.
Il seme fece “tin tin”, come una campanella minuscola.
Lino doveva portarlo alla Radura dei Sette Petali, dove lo aspettava una fontana chiara. Lì il seme avrebbe bevuto una goccia d'acqua e sarebbe diventato un fiore di luce, per far sorridere la notte.
Mentre camminava, le foglie facevano “frus frus” e i grilli “cri cri”. Tutto era calmo.
A un tratto, da dietro un cespuglio, sbucò una creatura con corna a spirale e barba di muschio: un piccolo fauno. Aveva gli occhi vivaci e le mani piene di bacche.
“Ehi, Lino,” disse il fauno. “È vero che hai un seme di stella?”
Lino annuì. “Sì. Devo proteggerlo.”
Il fauno si grattò la testa. “Io vorrei solo guardarlo. Solo un attimo.”
Lino sorrise, ma restò fermo. “Guardare va bene. Toccare no. È una cosa di tutti, non solo mia. Deve arrivare alla fontana.”
Il fauno fece una smorfia buffa. “Uffa. Tu sei proprio… giusto.”
“Essere giusto è come tenere dritta una candela,” disse Lino. “Così la luce non cade.”
Proprio allora arrivò anche un drago piccolissimo, grande come una teiera. Aveva scaglie verde menta e un fiato profumato di vaniglia. Volava a zig-zag, un po' impacciato.
“Ho sentito parlare di una luce nuova!” trillò il drago. “Posso aiutare? Posso aiutare?”
“Puoi,” disse Lino. “Ma con calma.”
Il fauno, però, guardava il mantello blu. Gli venne un'idea veloce come una lepre. “Se lo prendo io, lo faccio fiorire prima!” disse, e allungò le dita.
Lino fece un passo di lato, senza arrabbiarsi. La sua voce restò dolce ma ferma. “No, amico. Non è corretto. Se tu lo prendi, gli altri non avranno luce.”
Il fauno si bloccò. Le bacche gli scivolarono in mano: “plop, plop”. Si sentì piccolo piccolo.
Il drago-teiera atterrò tra loro e disse: “Facciamo una cosa giusta: camminiamo insieme. Così nessuno è solo e il seme è al sicuro.”
Lino annuì. “Sì. La giustizia è anche condividere il cammino.”
Così andarono in tre. Il fauno davanti, a fare strada. Il drago sopra, come una lanterna che rideva. Lino al centro, con il seme vicino al cuore.
Arrivarono alla Radura dei Sette Petali. La fontana cantava “glu glu”, e l'acqua sembrava vetro azzurro. Lino tirò fuori il seme. Il seme tremò felice: “tin tin!”
“Posso… posso reggere la foglia?” chiese il fauno piano.
“Certo,” disse Lino. “Questo è un aiuto giusto.”
Il fauno tenne una foglia grande come una mano. Lino posò il seme sulla foglia, e il drago soffiò una nuvola tiepida di vaniglia.
Una goccia d'acqua scese: “plin”. Il seme si aprì come un sorriso. Nacque un fiore di luce, bianco e dorato, che illuminò il bosco senza abbagliare.
Il fauno rise. “Allora la luce è di tutti!”
“Di tutti,” ripeté Lino.
Sotto quella luce gentile, tornarono verso casa. Il bosco era morbido, la luna era amica, e Lino ululò piano piano una canzone. Il seme non era più un seme: era una piccola stella nel prato, e la notte sembrava dire: “Grazie.”