Capitolo 1: Un libro, una risata e un foglietto misterioso
Marta aveva sette anni e un naso che si arricciava quando era curiosa. Fuori, le luci di Natale facevano l'occhiolino alle finestre e il profumo di mandarini arrivava dalla cucina.
Quella sera, Marta si sistemò sul tappeto con il suo libro preferito: una raccolta di storie invernali. Si mise comoda, aprì a metà… e sentì un leggero “puf!”, come una risatina nascosta.
Tra le pagine spuntò un'immagine incollata: un pinguino con i pattini che scivolava su una torta gigante, mentre un renna lo spingeva con una scopa. Sotto c'era scritto, con una calligrafia saltellante:
“SE TI VIENE DA RIDERE, È COLPA MIA. — L.”
Marta scoppiò a ridere così forte che quasi le cadde il libro. “Mamma! Guarda!”
La mamma arrivò asciugandosi le mani nel grembiule. “Che succede, stellina?”
Marta indicò la pagina. “Qualcuno ha messo questo nel mio libro!”
La mamma aggrottò le sopracciglia, poi sorrise. “Che immagine buffa. Forse… un Elfo di Natale?”
“Un elfo? Davvero?”
“Si dice che, a dicembre, un Elfo Birichino faccia scherzi gentili per ricordare che il Natale è una festa di allegria.”
Marta guardò il foglietto. “Allora, Elfo L… sei qui?”
Dal bordo della libreria arrivò un fruscio. Una pallina rossa rotolò da sola e si fermò proprio davanti a Marta. Poi una vocina sottile sussurrò: “Eccomi. Ma niente spie!”
Marta spalancò gli occhi. Da dietro un cuscino spuntò un minuscolo elfo con un cappello a punta, scarpe ricurve e un sorriso che sembrava una virgola pronta a scappare.
“Mi chiamo Lillo,” disse l'elfo, facendo un inchino. “Specialista in… ehm… piccole sorprese.”
Marta sussurrò: “Hai incollato tu il pinguino sulla torta?”
“Certo! I libri hanno bisogno di ridere ogni tanto.” Lillo si arrampicò sul libro e batté una manina sulla pagina. “Hai visto? Adesso la storia scivola meglio!”
Marta ridacchiò. “È divertente. Però… io stavo preparando il Natale. Ho una lista di cose da fare.”
Lillo alzò le spalle. “Io ho una lista di scherzi. È più lunga.”
“Ma… potresti aiutarmi? Almeno un pochino?” chiese Marta.
Lillo si grattò il mento, pensieroso. “Dipende. Sai condividere?”
Marta ci pensò. “Sì! Condivido le caramelle con mio fratello… quasi sempre.”
“Quasi sempre non è una parola natalizia,” disse Lillo con aria seria, ma gli occhi ridevano. “Vediamo cosa sai fare. Io farò un piccolo disordine… e tu mi convincerai a usare quel disordine per preparare il Natale. Affare fatto?”
Marta strinse la mano minuscola dell'elfo. “Affare fatto!”
Capitolo 2: La caccia alle sorprese birichine
La mattina dopo, Marta si svegliò e trovò le calze della famiglia appese all'albero invece che al camino. E dentro una calza c'era… un cucchiaio di legno, che spuntava come una lingua.
“Lillo!” sussurrò Marta, trattenendo una risata.
Lillo apparve da dietro il presepe e fece una capriola. “Buongiorno! Le calze volevano vedere le luci da vicino.”
Marta guardò l'albero pieno di decorazioni. “Sono carine lì… però poi papà non le trova.”
“E se facessimo una cosa?” propose Marta. “Lasciamo una calza sull'albero, come segreto, e le altre le rimettiamo al camino. Così è un gioco, non un problema.”
Lillo inclinò la testa. “Mmm. Un segreto natalizio. Mi piace.” Schioccò le dita. Le calze saltarono giù una a una, come rane di lana, e tornarono al loro posto. Ne rimase solo una piccola, con ricami di stelle, appesa tra le luci.
“Quella è la Calza Sorridente,” disse Lillo. “Solo chi condivide la vede.”
Marta si sentì importante, come se avesse una missione.
Più tardi, in cucina, Marta aiutava a fare i biscotti. Aveva messo in fila le formine: stella, cuore, albero. A un certo punto si voltò… e le formine erano sparite.
“Non è possibile!” mormorò.
Dal barattolo della farina uscì una nuvoletta bianca e, tossendo un pochino, comparve Lillo, con una formina a forma di renna infilata come un monocolo.
“Sto facendo un museo delle formine,” disse. “Ingresso: una briciola.”
Marta rise, ma poi indicò l'impasto. “Senza formine non possiamo fare i biscotti per i vicini. E io volevo portarli alla signora Ada, quella che vive sola.”
Lillo abbassò il monocolo-renna. “Per i vicini?”
“Sì. È bello condividere. E la signora Ada ci racconta sempre storie.”
Lillo rimase zitto per un attimo, come se ascoltasse una campanella lontana. Poi fischiò piano. Le formine uscirono da dietro la tenda, una dopo l'altra, in fila indiana.
“Ok,” disse Lillo. “Museo chiuso. Oggi apriamo… una fabbrica di biscotti gentili.”
Marta lo guardò sorpresa. “Aiuti davvero?”
“Non dirlo in giro,” bisbigliò Lillo. “Ho una reputazione di caos da mantenere.”
Impastarono, ritagliarono, decorarono. Lillo fece un piccolo scherzo: su un biscotto a forma di stella mise tre gocce di cioccolato in modo che sembrasse una faccina che faceva l'occhiolino.
Marta scoprì che ridere e preparare potevano stare nella stessa ciotola.
Nel pomeriggio, mentre Marta incartava un regalo per suo fratello, trovò un foglietto attaccato al nastro:
“REGOLA N. 1: I FIOCCHI DEVONO ESSERE PIÙ GRANDI DELLA TESTA.”
“Lillo!” chiamò Marta.
Lillo sbucò dal cassetto dei bottoni con un fiocco enorme intorno al cappello. “Sto solo migliorando la scienza dei pacchetti.”
Marta gli mostrò il regalo. “Vuoi aiutarmi a fare i pacchetti per tutti? Se finiamo presto, possiamo leggere una storia vicino all'albero.”
Lillo si fermò. “Una storia?”
“Sì. Una storia si condivide. Come le risate.”
Lillo guardò il libro sul tavolino, quello del pinguino sulla torta. Sembrò quasi… contento, anche se cercò di nasconderlo facendo una smorfia buffa.
“Va bene,” disse. “Ma io scelgo i fiocchi.”
Capitolo 3: Il grande piano del libro e l'elfo testardo
La sera, Marta si sedette con il libro aperto. L'immagine incollata era ancora lì, più allegra che mai. Marta la guardò e poi guardò Lillo, che dondolava le gambe seduto sul bordo della lampada.
“Lillo,” disse Marta piano, “perché il tuo scherzo preferito è mettere immagini buffe nei libri?”
Lillo si fece serio per mezzo secondo, il che per lui era già tantissimo. “Perché un libro è come una casa. Se ci metti una risata, diventa più calda. E poi… la risata scappa fuori e va in giro.”
Marta annuì. “Allora la tua risata è arrivata a me.”
“Esatto!” Lillo tornò a sorridere. “E ora che ci penso… potremmo far arrivare quella risata anche ad altri.”
Marta si illuminò. “Sì! Possiamo fare dei segnalibri divertenti per i bambini della scuola! E per la signora Ada! Così, quando leggono, trovano una sorpresa gentile.”
Lillo saltò giù. “Un'idea pericolosa.”
“Pericolosa?” Marta si spaventò un pochino.
“Pericolosa per la mia birichineria,” disse Lillo ridendo. “Perché è una birichinata… che fa bene.”
Marta tirò fuori cartoncini, colori e colla. Disegnò un pupazzo di neve con gli stivali. Lillo disegnò un panettone con i baffi.
“Questo è il Panettone Detective,” spiegò. “Cerca le briciole smarrite.”
Marta rise. “Io faccio la Renna Saltellante. Guarda: ha le molle!”
Lillo, però, si fermò quando Marta prese la colla. “Ehi, la colla è roba seria. Io preferisco… attaccare le cose con la magia.”
“Ma la magia non si vede,” disse Marta. “Invece, se facciamo insieme, si vede che abbiamo lavorato. È bello.”
Lillo incrociò le braccia. “Io lavoro da solo. È più… brillante.”
Marta si morse il labbro. Non voleva litigare. Guardò il libro, poi l'immagine del pinguino. Le venne un'idea.
Prese un altro foglietto e scrisse: “SE TI VIENE DA RIDERE, È COLPA NOSTRA.”
Lo mostrò a Lillo. “Non solo tua. Nostra. Perché io ho riso, e tu mi hai fatto ridere. E quando facciamo qualcosa insieme, il Natale diventa più grande.”
Lillo lesse lentamente. La sua faccia fece una cosa strana: prima una smorfia, poi un mezzo sorriso, poi un sorriso intero.
“‘Nostra'… suona come una campanella doppia,” disse piano.
“E poi,” aggiunse Marta, “se mi aiuti, finiamo prima e possiamo portare i biscotti e i segnalibri alla signora Ada. Lei sarà felice. E anche tu… perché la tua risata farà un giro più lungo.”
Lillo si grattò il cappello. “Va bene. Ma io decido dove incollare la prima immagine.”
“D'accordo!” disse Marta.
Lillo prese un segnalibro e incollò una minuscola immagine: un elfo che cercava di mettere un fiocco su una stella, ma la stella gli faceva il solletico.
Marta osservò. “È tenerissimo.”
“È… istruttivo,” disse Lillo, tossendo per nascondere l'emozione.
Capitolo 4: Condividere è vincere (anche per un elfo)
Il giorno dopo, Marta e la mamma andarono dalla signora Ada con una scatola di biscotti. Marta aveva infilato nella scatola anche tre segnalibri.
Lillo, invisibile agli adulti, camminava accanto a Marta come un generale in missione, ma ogni tanto inciampava in un fiocco immaginario.
La signora Ada aprì la porta e il suo sorriso era morbido come una coperta. “Oh! Che visita meravigliosa!”
Marta porse i biscotti. “Sono per lei. E… anche questi segnalibri. Dentro c'è una sorpresa.”
La signora Ada prese un segnalibro e lo guardò da vicino. Vide il panettone detective e rise piano. “Che spiritoso! Chi l'ha disegnato?”
Marta guardò verso il corridoio, dove sentiva Lillo trattenere una risatina. “Io… e un aiutante.”
La signora Ada strizzò l'occhio. “Un aiutante di dicembre, eh?”
Marta arrossì. “Forse.”
Sedettero a bere una cioccolata calda. La signora Ada raccontò una storia di quando era piccola e aveva appeso una calza all'albero “per sbaglio”. Marta quasi soffocò dal ridere e lanciò un'occhiata a Lillo. Lillo fece finta di non sapere nulla, ma la punta del suo cappello tremava per le risate.
Tornando a casa, Marta disse piano: “Hai visto? Ha riso davvero.”
Lillo camminava sopra la sciarpa di Marta come su una pista. “Sì. E la risata… non si è consumata. Anzi, è diventata più grande.”
A casa, c'era ancora tanto da fare: mettere il presepe, finire i pacchetti, preparare un biglietto per il papà. Marta si voltò verso Lillo. “Allora mi aiuti ancora?”
Lillo fece un fischio e apparvero piccole sorprese utili: i nastri si srotolarono da soli, le stelline si misero in fila, i pennarelli si aprirono come fiori.
“Ehi!” esclamò Marta. “Questa non è confusione!”
“È confusione organizzata,” disse Lillo. “È il mio nuovo stile. Si chiama: ‘Scherzo che serve'.”
Marta ridacchiò. “Mi piace!”
Quella sera, prima di andare a letto, Marta aprì di nuovo il suo libro. L'immagine del pinguino era lì, ma accanto c'era un'altra immagine, appena incollata: un elfo e una bambina che reggevano insieme una grande stella. Sotto, la scritta diceva:
“SE CONDIVIDI, VINCIAMO IN DUE.”
Marta sussurrò: “Lillo, l'hai messa tu?”
Lillo, seduto sul comodino, fece finta di sbadigliare. “Forse. O forse il libro ha imparato da te.”
Marta si infilò sotto le coperte. “Domani è la vigilia. Sei pronto?”
Lillo annuì. “Sì. Ho un ultimo scherzo.”
Marta spalancò gli occhi. “Che tipo?”
“Uno che fa sorridere tutti,” disse Lillo. “Metterò un segnalibro in ogni libro della casa. Così, quando qualcuno aprirà una pagina… troverà una risata. E magari la porterà a un altro.”
Marta chiuse gli occhi, felice. “Allora è il Natale più bello.”
“Non perché è perfetto,” sussurrò Lillo, “ma perché è condiviso.”
E nel silenzio, l'albero fece brillare una luce più calda, come se anche lui stesse leggendo, tra le pagine, una piccola sorpresa.