La sedia “Renna”
Nel Bosco di Cannella era dicembre, e la neve cadeva leggera come zucchero a velo. Nino il coniglietto si svegliò presto, col nasino che faceva su e giù per l'odore di pane tostato. Saltellò in cucina e si fermò di colpo: una delle sue quattro sedie aveva un cartello appeso. C'era scritto, con lettere rosse e glitter: “RENNA”.
Nino piegò le orecchie e scoppiò a ridere. “Una sedia-renna? Ma che idea!”
In quel momento entrò Mila la volpe, che veniva ogni mattina a bere il tè alla menta. “Nino, la tua sedia ha le corna invisibili?” scherzò Mila.
“Proviamo!” disse Nino, tutto felice. Prese la sua sciarpa rossa, la legò alla spalliera della sedia come se fossero redini e salì sopra. “Avanti, Renna!” gridò, e la sedia scivolò di pochi centimetri sul pavimento, facendo “scric scric”.
Dal davanzale arrivò una risatina piccina, come il tintinnio di una campanella. Nino e Mila si guardarono. “Hai sentito?” chiese Mila.
“Sì… sarà il vento,” disse Nino, ma i suoi baffi vibravano. Sul pavimento, proprio sotto la sedia con il cartello, c'era un pezzetto di cartoncino colorato, come un frammento di puzzle.
“Che cos'è?” chiese Mila.
“Un pezzo… credo di un puzzle,” disse Nino, raccogliendolo. Sulla piccola tessera si vedeva un angolo di stella dorata. “E da dove arriva?”
Una lucina passò dietro il vaso di agrifoglio, e la risatina si sentì di nuovo, più chiara: “Tlin!”
Nino strinse il pezzo al petto e sorrise. “Credo di sapere. È l'Elfo Burlone di Natale. Ha etichettato la sedia come ‘Renna' e ha lasciato un indizio!”
I pezzi del puzzle
Il mattino dopo, Nino trovò lo zucchero nella saliera del sale, e il sale nella zuccheriera. “Oh, oh!” fece Mila, assaggiando il suo tè e facendo una faccia buffa. “Dolce-sale, che sorpresa!”
Nino ridacchiò, ma notò qualcosa vicino alla finestra: una scia di briciole di panettone formava una freccia. “Seguiamo la freccia,” disse.
Li condusse fino alla porta. Appeso al pomello c'era un sacchettino con dentro due cose: un altro pezzo di puzzle, questa volta con una curva rossa come una sciarpa, e un bigliettino con scrittura piccina: “Uno al giorno, con gioia e pazienza.”
“Che bello,” mormorò Nino. “Ogni mattina! Dobbiamo trovare gli altri pezzi.”
Il terzo giorno, il cucchiaio di legno spuntava infilato in uno stivale (chi l'aveva messo lì?), e in fondo allo stivale c'era una tessera con un frammento azzurro, come il cielo. Il quarto giorno, le carote di Nino erano state disposte in un cuore sul tavolo. Al centro, un pezzo con una stellina argentata.
“È proprio lui,” disse Mila. “L'Elfo Burlone si diverte, ma è gentile. Ogni scherzo fa sorridere, e poi… un pezzo in più!”
Nino cominciò ad assemblare le tessere su una tovaglia a quadretti. La figura cresceva piano: c'era di certo una stella, forse una sciarpa, e una forma che rassomigliava a… un cuore?
“Chissà cosa dirà quando sarà completo,” sussurrò Nino, con gli occhi lucidi di curiosità.
Scherzi gentili, tracce leggere
Il quinto mattino, Nino aprì la porta e… puff! Una pallina di neve rotolò a toccargli la zampa e poi si fermò come se avesse fatto un inchino. “Ohibò!” rise Nino. Dietro la pallina c'era il tasso Bruno, infreddolito. “Ho seguito le campanelle,” disse Bruno. “Sembravano dirmi di venire qui.”
“Entra, scaldati,” disse Nino. E proprio accanto alla teiera, ecco un altro pezzo di puzzle, con un frammento arancione: sembrava una carota disegnata.
Il giorno dopo, li svegliò un profumo di biscotti. Ma nessuno aveva ancora acceso il forno! Nel forno spento c'era, però, una teglia vuota con un messaggino: “Oggi biscotti carota e miele per chi ha freddo.” Accanto, un'altra tessera. Nino e Mila si misero a impastare, ridendo per la farina sul muso, e portarono i biscotti a Bruno e ai topolini del tronco cavo.
“Grazie,” disse un topolino con una sciarpina blu. “Che bontà!”
Ogni giorno, l'Elfo combinava una marachella dolce e lasciava un indizio. Un mattino le scarpe di Nino erano tutte in fila, dalla porta al pozzo, come soldatini. Alla fine della fila, un secchiello d'acqua fresca e la tessera successiva. “Laviamo le tazze del vicinato,” propose Mila. “Così la cioccolata calda avrà tazze lucide!”
Un altro giorno, la cassetta della posta di Nino era piena di pigne dorate. “Decorazioni!” esclamò la civetta Olga, arrivando in volo. In mezzo alle pigne, la nuova tessera e un biglietto: “Ogni gesto buono è una luce.” Allora tutti insieme addobbarono il grande abete della radura. Ridevano, cantavano piano, e le pigne brillavano come piccole lanterne.
Nino sentiva nel petto un calore buono. Ogni scherzo apriva una porta a una bontà semplice: un biscotto, una sciarpa prestata, una mano che saluta. Il puzzle cresceva: una stella in alto, una sciarpa che abbracciava qualcosa, e tante piccole zampette intorno.
Il cuore del Natale
Arrivò la Vigilia. La neve scendeva lenta, il bosco sembrava avvolto in una coperta. Nino si svegliò e trovò la sua sedia “Renna” spostata accanto alla finestra. Sullo schienale, un pacchettino minuscolo con un fiocco storto. “Sarà l'ultimo?” sussurrò.
Dentro c'era una campanellina e l'ultima tessera. Nino chiamò gli amici: “Mila! Bruno! Olga! Venite!”
Tutti arrivarono, col fiato che faceva nuvolette. Nino posò l'ultimo pezzo. Il puzzle era completo. Rappresentava un grande cuore rosso avvolto da una sciarpa, sotto una stella dorata. Intorno, tante zampette di animali disegnate come impronte nella neve. In basso, c'era una frase semplice: “La bontà lascia una traccia.”
Mila sorrise. “Capisco. L'Elfo Burlone gioca e fa ridere, ma ci guida a lasciare tracce buone.”
“Come le nostre impronte sulla neve,” disse Bruno, “che si vedono e scaldano il cammino.”
Dal davanzale si sentì di nuovo la risatina: “Tlin!” La tendina si mosse appena, e per un istante videro una piccola ombra col cappello rosso, seduta proprio sulla sedia “Renna”. La campanellina del pacchetto sonò da sola, come un saluto.
“Grazie, Elfo,” disse Nino piano. “Promettiamo di continuare.”
Quella sera, gli amici uscirono nel bosco. Sotto la grande stella, lasciarono piccole tracce di bontà: un cestino di biscotti appeso al ramo per chi passava, una sciarpa in più sulla panchina di legno, un biglietto allegro per il cervo Arturo: “Buona neve!” Nino attaccò un cartello a un vecchio tronco: “Panchina Calda (anche senza coperta)”. E insieme etichettarono la slitta di legno del bosco: “Taxi delle Nevi — Sorrisi gratis”. Ridevano, correvano, si fermavano a guardare come la luce delle pigne sull'abete tremava felice.
Quando tornarono a casa, Nino posò la campanellina del pacchetto al centro del tavolo. “Ogni volta che suona,” disse, “ricorderemo di lasciare una traccia buona.”
La sedia “Renna” rimase accanto alla finestra. Ogni tanto, nelle sere silenziose, pareva spostarsi di un pochino, come per fare spazio a un ospite piccolissimo. E se si ascoltava bene, si sentiva quel “tlin” lieve, che faceva sorridere anche quando fuori il vento fischiava.
Così finì dicembre nel Bosco di Cannella: con scherzi gentili, con un puzzle che parlava al cuore, e con amici che sapevano ridere e voler bene. E ogni passo nella neve, da allora, era una traccia di bontà.