Capitolo 1
Mi chiamo Tommaso e ho otto anni. Quel pomeriggio la scuola aveva fatto una grande festa: palloncini, musica, torte con le stelle disegnate sopra. Ero ancora tutto allegro quando, tornando a casa, ho visto qualcosa di strano vicino al parco. Tre piccole lucine fluttuavano sopra i cespugli come lanterne invisibili.
"Chi siete?" ho sussurrato, perché a volte gli incontri sorprendenti si salutano piano.
Una voce sottile, come il fruscio delle foglie, ha risposto: "Siamo amici di lontano. Abbiamo sentito la tua festa." Comparvero tre creature minuscole: una aveva la pelle color mela, un'altra brillava azzurra, la terza aveva tre occhi gentili. Sorridevano senza denti, ma il sorriso si capiva lo stesso.
Ho capito subito che non avevano mai visto una festa di scuola. Allora li ho invitati. "Venite, vi racconto tutto!" E sono diventati i miei amici galattici per quel pomeriggio.
Capitolo 2
Abbiamo camminato verso il parco addormentato. Era chiamato così perché la sera le luci si spegnevano e gli altalena tacevano, ma quel giorno il parco sembrava un quadro tranquillo: un lampione illuminava la panchina, una volpe sonnecchiava sotto un albero. I miei amici guardavano attorno con occhi curiosi.
"Che cos'è quella palla rossa?" chiese la creatura mela, indicando un palloncino rimasto incastrato tra i rami.
"È un palloncino della festa," ho spiegato. "Fa ridere i bambini quando volano."
Abbiamo raccolto i palloncini caduti e li abbiamo sistemati sul prato. Gli amici galattici hanno toccato la plastica e hanno riso: per loro il suono era come campanellini di ghiaccio. Poi mi hanno chiesto dei profumi: la torta al cioccolato, il gelato fragola, l'odore del vento che portava l'erba tagliata. Ho capito che per loro tutto era nuovo e bello.
Mentre parlavamo, abbiamo sentito un piccolo rumore sotto la panchina. C'era una scatola di musica, ferma da tempo. Quando l'ho toccata, la melodia è partita lenta e dolce. I miei amici si sono fermati, incantati. La musica sembrava raccontare qualcosa di vecchio: le feste passate, i giochi perduti, i segreti di chi passa e poi torna.
"Perché la musica sembra triste?" domandò l'azzurro con voce morbida.
"Non è triste," dissi. "È timida. Ha bisogno di qualcuno che l'ascolti." Così l'abbiamo lasciata suonare fino a che il suono ha cambiato tono, diventando allegro come una corsa in bicicletta.
Capitolo 3
Poi è successo il mistero più dolce. Una bambina della mia scuola, Sara, era tornata in cerca del suo peluche spaziale, dimenticato vicino alla giostra. L'ho invitata a unirsi a noi senza dire chi stavamo aiutando. Quando ha visto gli amici galattici, ha spalancato gli occhi ma non è scappata; è rimasta ferma come una principessa coraggiosa.
"Non abbiate paura," ho detto. "Loro vogliono solo vedere le nostre feste."
Sara ha subito offerto un pezzo di torta dalla sua scatola. Gli amici galattici l'hanno accettato con delicatezza, come fossero in chiesa per la prima volta. Mentre mangiavano, mi hanno raccontato di casa loro, un posto fatto di corridoi luminosi e giardini che cantano. Io ho raccontato della mia scuola, delle risate con i compagni e del profumo del pane fresco dalla mensa.
C'era una piccola incomprensione: uno degli amici pensava che tutti gli umani vivessero seduti in macchina come in uova rigide. Io ho riso e ho spiegato che no, noi corriamo, saltiamo, a volte ci tuffiamo nella pioggia. L'azzurro ha provato a imitare un tuffo, ma è atterrato su una foglia e ha fatto una piccola danza buffa che ci ha fatto ridere tutti.
Il parco sembrava svegliarsi insieme a noi. Una lucciola si è accesa, poi un'altra. I rami hanno fatto un applauso silenzioso. Tutto era calmo, gentile, come se il mondo volesse vedere come due mondi potevano imparare a volersi bene.
Capitolo 4
La parte più importante è successo quando abbiamo trovato un piccolo messaggio nascosto nella scatola di musica: era un disegno, fatto con tre colori—blu, verde e rosso—a forma di cuore con una stellina. I miei amici hanno sorriso come se avessero ritrovato casa. "È un segnale di amicizia," ha detto uno di loro.
Abbiamo deciso di rispondere. Con ghiande, foglie e i resti di una festa, abbiamo costruito un piccolo regalo. Una corona fatta di carta colorata e una canzoncina semplice. L'abbiamo messa vicino alla scatola e abbiamo cantato insieme: io, Sara e le tre creature straniere. La melodia non era perfetta, ma era vera.
Poi la mamma di Sara è venuta a chiamarla. Era ora di tornare a casa. Prima di partire, gli amici galattici hanno preso un piccolo sasso lucido come ricordo. "Porteremo la tua festa nel nostro cielo," ha detto la creatura con tre occhi, toccando il sasso con rispetto.
"Prometteteci che tornerete?" ha chiesto Sara.
"Hai una promessa," ha risposto la creatura mela, e ha disegnato un piccolo simbolo nell'aria che brillava per un secondo come una polvere di stelle.
Quando siamo usciti dal parco, l'aria era più fredda. Le luci della città cominciavano a pungere i lampioni. I miei amici galattici si sono avvicinati a me. Era il momento di salutarli. Li ho guardati senza paura, con il cuore grande.
"Hai imparato qualcosa oggi?" ho chiesto.
"Abbiamo imparato," ha detto l'azzurro. "Gli umani sanno fare feste bellissime. Sanno ascoltare."
"E noi abbiamo imparato che ogni suono può essere amico," ha aggiunto la mela.
Li ho accompagnati fino al bordo del marciapiede. Si sono sollevati lentamente, come bolle di sapone che tornano al cielo. Prima di sparire, uno di loro ha fatto una piccola inclinazione, come dire grazie.
Sono rientrato nella mia casa, le tasche piene di foglie e il cuore pieno di nuove parole. Prima di salire le scale, mi sono fermato un attimo sulla soglia. Ho guardato il parco una volta ancora: il lampione, la panchina, la scatola di musica che sembrava sonnecchiare felice.
Ho fatto un respiro profondo e ho fatto un passo sul pianerottolo.