Parte 1: Le due mappe
Nel giardino della scuola, sotto un castagno grande e gentile, quattro amiche giocavano dopo la merenda. Si chiamavano Lila, Nora, Pina e Dada. Avevano tutte più o meno cinque anni, ginocchia sbucciate e occhi curiosi.
Quel giorno Lila trovò qualcosa vicino alla panchina: un foglio piegato, un po' ingiallito, con una macchia di marmellata.
«Guardate!» disse Lila, tenendolo alto come un trofeo.
Nora si avvicinò piano. «È una lettera?»
Pina allungò il dito, ma senza toccare. «Sembra una mappa! Una mappa del tesoro!»
Dada, che parlava poco ma pensava tanto, fece un sorriso grande. «Apriamola.»
Lila aprì il foglio. C'erano linee, frecce e disegni semplici: un albero con un nodo nel tronco, tre sassi in fila, una fontanella, e una X rossa.
In basso c'era scritto: “Dove canta l'acqua, il tesoro aspetta.”
Pina saltellò. «Andiamo subito!»
Ma Nora frugò nello zainetto. «Aspettate! Anche io ho trovato una mappa ieri, nella biblioteca piccola.» Tirò fuori un altro foglio, più pulito, con disegni quasi uguali… ma non proprio.
Le quattro si misero sedute sull'erba. Lila stese le due mappe davanti a loro.
«Il nostro compito è confrontarle,» disse Lila con aria seria, come una capitana. «Se sono del “medesimo” tesoro, devono dirci la stessa cosa.»
Pina strizzò gli occhi. «Qui c'è la fontanella con due gocce. E qui… con tre gocce!»
Nora indicò una freccia. «E questa va a destra. Nell'altra va un pochino a sinistra.»
Dada prese un rametto e fece un segnetto tra le due. «Quindi… una è un trucco?»
Lila scosse la testa. «O forse sono due strade diverse per arrivare allo stesso posto.»
Nora annuì. «Dobbiamo usare la testa, non solo i piedi.»
Pina fece una smorfia buffa. «E anche un pochino di coraggio, perché i tesori non si trovano da soli.»
In quel momento, una folata di vento girò le foglie e fece frusciare le mappe. Sembrò quasi un sussurro: “Vai… vai…”
Le quattro si guardarono. E senza dirlo troppo forte, perché il mistero ama la voce bassa, decisero di partire.
Parte 2: Il sentiero dei segni
Uscirono dal giardino e camminarono in fila, come una piccola squadra. Lila teneva le due mappe, Nora portava una matita, Pina una lente di plastica giocattolo, e Dada un fazzoletto pulito “per ogni evenienza”, diceva lei.
Il primo segno era l'albero con il nodo nel tronco.
«Nel parco ce n'è uno!» disse Nora. «Vicino allo scivolo.»
Arrivate al parco, trovarono tanti alberi. Lila guardò la mappa uno e poi la mappa due. «Il nodo è qui, a sinistra… oppure qui, più in basso. Dobbiamo scegliere.»
Pina guardò i tronchi uno a uno. «Questo ha un buco che sembra una bocca che ride!»
Dada si fermò davanti a un albero un po' storto. «Qui c'è un nodo tondo. E… ha una piccola cicatrice.»
Nora toccò la corteccia con delicatezza. «Sì, e guarda: sul terreno ci sono tre pigne, proprio in fila.»
Lila sorrise. «Tre pigne in fila… come i tre sassi della mappa! Forse il sentiero inizia qui.»
Seguirono le pigne e arrivarono a tre sassi, davvero in fila come soldatini. Ma tra i sassi c'era una pozzanghera scura.
Pina si bloccò. «È… un lago di cioccolata?»
Nora rise piano. «È fango. Non è pericoloso, ma sporca.»
Dada guardò le scarpe. «Io non voglio perdere il coraggio, ma non voglio nemmeno perdere i calzini.»
Lila pensò. «Possiamo fare un ponte. Con cosa?»
Pina indicò un ramo lungo. «Con quello!»
Insieme, con pazienza, trascinarono il ramo e lo misero sopra la parte più fangosa. Dada provò prima, con un piede, poi l'altro. Il ramo scricchiolò ma tenne.
«Brava!» disse Nora. «Sei coraggiosa.»
Dada arrossì. «Sono… attenta.»
Attraversarono tutte, una alla volta. Lila, per ultima, tenne le mappe alzate come se fossero farfalle.
Dopo i tre sassi, secondo una mappa bisognava andare verso la fontanella “dove canta l'acqua”. L'altra mappa, però, mostrava un giro più largo, passando vicino a un cespuglio di more.
«Se facciamo il giro delle more, perdiamo tempo,» disse Pina.
Nora indicò un dettaglio. «Ma guarda: sulla seconda mappa c'è un puntino vicino alle more. Forse c'è qualcosa da prendere.»
Lila fece un respiro. «Facciamo così: andiamo prima alle more. Se non troviamo niente, andiamo alla fontanella. Siamo una squadra.»
Arrivarono al cespuglio. Le more erano piccole e ancora rosse. Non si potevano mangiare.
Pina sospirò. «Niente premio.»
Dada, però, si chinò e trovò un sassolino lucido, come un bottone. Sopra c'era inciso un piccolo simbolo: una goccia.
«Una goccia!» disse Nora emozionata. «Come le gocce della fontanella!»
Lila prese il sassolino e lo mise nel fazzoletto di Dada. «È un indizio. E noi lo condividiamo.»
In quel momento sentirono un “plin plin” in lontananza. La fontanella cantava davvero.
Parte 3: La X e il piccolo colpo di scena
Alla fontanella l'acqua usciva chiara e fresca. Faceva un suono allegro, come un campanellino. Lila mise le mappe a confronto sul bordo di pietra.
Pina contò con il dito. «Nella prima mappa ci sono due gocce. Nella seconda tre.»
Nora guardò la fontanella: c'erano tre getti sottili, come tre fili d'argento.
«Allora la seconda è più precisa,» disse Nora.
Lila annuì. «Però la prima ha la X più grande. Magari ci avvisa di qualcosa.»
Dada avvicinò il sassolino con la goccia ai tre getti. Lo tenne sotto l'acqua un attimo. Il simbolo brillò. Poi, lentamente, apparve un'altra piccola linea sul sassolino, come un trattino.
Pina spalancò la bocca. «Si sta disegnando da solo!»
Nora sussurrò: «È magia gentile.»
Lila, molto concentrata, guardò il trattino e lo confrontò con le mappe. «Quel trattino… è come un pezzo di sentiero mancante tra la fontanella e la X!»
Le quattro si guardarono, con un brivido di emozione.
«Forza!» disse Pina. «Il tesoro ci aspetta!»
Seguirono il sentiero che ora era chiaro: dalla fontanella dovevano contare sette passi grandi verso il grande sasso piatto, poi girare verso un'aiuola con fiori gialli, poi cercare una pietra a forma di cuore.
Camminarono contando insieme: «Uno, due, tre…»
Al settimo passo, Lila si fermò. Davanti a loro c'era il sasso piatto. Ma sopra c'era seduto un gatto grigio, con gli occhi verdi e furbi.
Pina sussurrò: «È il guardiano del tesoro!»
Il gatto fece “miao” e si stiracchiò, come se dicesse: “Forse sì, forse no.”
Nora si chinò e parlò piano. «Ciao, gatto. Non vogliamo disturbare. Cerchiamo solo una cosa nascosta.»
Il gatto li guardò e scese con calma, lasciando il sasso libero. Poi si mise a camminare davanti a loro, come una guida.
Dada rise. «Ci accompagna!»
Arrivarono all'aiuola dei fiori gialli. Un'ape ronzava, ma senza cattiveria. Le bambine passarono piano, rispettose.
«Non facciamo male a nessuno,» disse Lila. «Siamo gentili esploratrici.»
Trovarono la pietra a forma di cuore vicino a un cespuglio. Sotto, la terra sembrava un po' smossa.
Pina fece un mezzo passo indietro. «E se c'è un mostro di terra?»
Nora le prese la mano. «Se c'è, lo salutiamo. Ma secondo me c'è solo… il tesoro.»
Dada tirò fuori il fazzoletto. «Scaviamo con le mani, piano piano.»
Scavarono con dita piccole e pazienti. La terra era morbida. Dopo poco, Nora sentì qualcosa di duro.
«L'ho trovato!» disse.
Era una scatolina di latta, rotonda, con un coperchio che si apriva a pressione. Lila la prese, ma non la aprì subito.
«Prima insieme,» disse. «Uno, due, tre…»
Aprirono.
Dentro non c'erano monete d'oro. C'erano quattro braccialetti di filo colorato, uno blu, uno verde, uno rosso e uno giallo. E un bigliettino:
“Il vero tesoro si divide. Se trovi questo, regala un sorriso e un aiuto a qualcuno.”
Pina toccò il braccialetto giallo. «È bellissimo! Ma… niente oro?»
Nora sorrise. «È un tesoro lo stesso. È per noi, e per gli altri.»
Dada guardò in giro e vide una bambina più piccola seduta da sola, con un palloncino sgonfio.
«Possiamo aiutarla,» disse Dada.
Lila annuì. «Sì. Questo è il nostro colpo di coraggio: essere gentili anche quando nessuno ci guarda.»
Andarono dalla bambina e le offrirono un braccialetto verde e un sorriso.
La bambina lo prese con sorpresa. «Per me?»
«Per te,» disse Nora. «Perché oggi è un giorno da tesoro.»
La bambina sorrise, e quel sorriso sembrò più luminoso di una moneta.
Parte 4: La traccia che svanisce
Tornarono vicino alla fontanella per controllare ancora le mappe. Lila voleva capire tutto: quale mappa era giusta? Perché ce n'erano due?
Stesero i fogli sul bordo. Il vento soffiava leggero, profumava di erba. Il gatto grigio era lì vicino e faceva finta di niente.
Pina indicò la X. «Ora sappiamo dov'era.»
Nora disse: «Scriviamolo, così la prossima volta sarà facile.»
Ma quando Lila cercò la linea finale sulla prima mappa, vide qualcosa di strano: la X rossa stava diventando più chiara, come se qualcuno la stesse cancellando con una gomma invisibile.
«Ehi…» mormorò Lila. «La X… sta sparendo.»
Dada guardò anche la seconda mappa. Pure lì, il sentiero vicino alla fontanella diventava pallido. Le frecce sbiadivano, i disegni si facevano leggeri come nuvole.
Pina strinse gli occhi. «No! Non andare via!»
Nora rimase calma, ma la voce era un filo. «Forse… il tesoro voleva essere trovato una volta sola. E poi lasciare spazio ad altri misteri.»
Lila prese la matita e provò a ricalcare la traccia, ma la carta sembrò rifiutare l'inchiostro. La linea diventava subito grigia, poi quasi nulla.
Il gatto fece “miao” e si sedette proprio sopra un angolo della mappa, come a dire: “Basta così.”
Lila sospirò. Per un attimo si sentì triste. «Abbiamo fatto tutta questa avventura… e ora non resta niente?»
Dada scosse la testa e aprì il fazzoletto. Dentro c'era il sassolino con la goccia, ancora lucido. «Resta questo.»
Nora toccò i braccialetti che avevano tenuto. «E restiamo noi. E quello che abbiamo fatto per quella bambina.»
Pina guardò la fontanella che continuava a cantare. «E resta la canzone dell'acqua.»
Lila guardò le mappe che ormai erano quasi bianche. Solo una cosa si vedeva ancora, piccola piccola: una goccia disegnata in un angolo, come un saluto.
«Allora il finale è… una traccia cancellata,» disse Lila piano. «Un mistero che dorme.»
Nora le abbracciò le spalle. «E noi siamo state brave. Abbiamo usato coraggio, intelligenza e pazienza.»
Pina fece un sorriso enorme. «E abbiamo trovato un tesoro che non pesa!»
Dada annuì. «Un tesoro che fa bene.»
Le quattro amiche si misero i braccialetti rimasti, uno per ciascuna. Poi si presero per mano.
«Promettiamo una cosa,» disse Lila. «Se un giorno troviamo un'altra traccia, la seguiremo insieme. E se qualcuno ha bisogno, ci fermiamo ad aiutare.»
«Promesso!» dissero tutte.
Il vento girò ancora una volta, dolce. Le mappe si sollevarono appena… e quando si posarono, erano quasi fogli vuoti. Come se l'avventura avesse chiuso gli occhi, contenta.
E mentre tornavano a casa, le bambine sentivano ancora il “plin plin” della fontanella, come una piccola risata segreta che diceva: il coraggio si può sempre ritrovare.