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Fantasy umoristico 7/8 anni Lettura 14 min.

La tenda sotto il mare di Bruno l’orso

Bruno l’orso decide di piantare una tenda sotto il mare e, tra bolle d’aria, granchi direttori dei lavori e un miele dispettoso, affronta imprevisti e fa nuove amicizie mentre cerca di realizzare la sua idea stravagante.

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Un grande orso bruno dalla pelliccia soffice e spettinata, con aria meravigliata e un po' imbarazzata, indossa un cappello da esploratore beige e è seduto all'ingresso di una tenda sottomarina traslucida riempita da una grande bolla d'aria, tenendo un vasetto di miele appiccicoso che brilla come oro bagnato; un piccolo granchio direttore dei lavori, rosso con pettorina gialla e una matita dietro la chela, severo ma divertito, sta su una roccia a sinistra indicando la tenda; un elegante polpo viola dai otto tentacoli morbidi e macchie luminose sorride malizioso spruzzando una nuvola di bolle che ricopre la tela della tenda; un cavalluccio marino miniatura arancione e rosa dirige le bolle sollevando la coda davanti alla tenda mentre piccoli pesci curiosi formano un semicerchio come pubblico; il fondale è una radura di sabbia chiara tra due scogli coperti di alghe e conchiglie scintillanti illuminata da raggi blu, con bolle e anemoni ondeggianti; la scena mostra la tenda trasformata in casa d'aria grazie alla bolla gigante, con striature di miele caramellato sul tessuto, in un'atmosfera fantasiosa, colorata, leggermente comica e calda. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Un orso con un'idea bagnata

Bruno l'orso si svegliò con un pensiero che gli rimbalzava in testa come una pallina: oggi avrebbe piantato una tenda sotto il mare.

Non sopra. Non vicino. Proprio sotto.

“È un'idea brillante,” disse al suo riflesso nello stagno. Lo stagno fece una faccia un po' ondulata, come per dire: sei sicuro?

Bruno era un orso reattivo: se un'idea gli veniva, lui era già a metà strada. Si infilò lo zaino, che era grande come un barile e pieno di cose indispensabili e assolutamente inutili: una tenda, picchetti, corda, un barattolo di miele “per emergenze”, una cannuccia lunga lunga (sospetta), e un cappello da esploratore che gli faceva sembrare le orecchie due pagnotte.

La foresta lo salutò con fruscii e uccellini pettegoli.

“Dove vai, Bruno?” trillò una gazza.

“Sotto il mare,” rispose lui, come se stesse andando a comprare il pane.

La gazza strabuzzò gli occhi. “Sotto… il mare?”

“Sì. Ho visto che sopra ci stanno tutti. Io voglio un posto tranquillo. E poi, che sfida!”

Al sentiero vicino al fiume incontrò una lumaca con un cappellino a righe. La lumaca sembrava sempre in ritardo, anche quando era in anticipo.

“Buongiorno, signor Orso,” disse la lumaca. “Ha per caso visto il mio… ehm… coraggio? L'ho perso dietro una foglia.”

“Se lo trovo te lo porto,” disse Bruno. “Io oggi vado a piantare una tenda sotto il mare.”

La lumaca annuì piano, come se avesse sentito cose anche più strane. “Allora le serve una cosa importante.”

“Quale?”

“Una buona scusa,” disse la lumaca. “Per quando qualcuno le chiede: ma perché?”

Bruno ci pensò un secondo. “Perché sì,” disse.

“Ottima,” fece la lumaca. “È breve. E difficilissima da battere.”

Arrivato alla spiaggia, Bruno guardò l'acqua. Il mare sembrava ridere piano, con mille risatine di onde.

“Ehi, Mare,” disse Bruno. “Oggi entro.”

Il mare fece “sciàff”, come per dire: vediamo un po'.

Bruno indossò il cappello da esploratore (che non serviva a niente sott'acqua, ma lo faceva sentire importante), si legò la tenda allo zaino e fece un passo nell'acqua.

Un passo.

Due passi.

Al terzo, l'acqua gli arrivò alla pancia e lui fece una faccia seria, come se stesse entrando in un salotto e dovesse salutare in modo educato.

“Permesso,” mormorò.

Capitolo 2: Magie da cucina e un granchio direttore dei lavori

Sott'acqua non si sentiva come nella foresta. Era tutto più morbido, come se il mondo avesse messo i calzini alle parole.

Bruno trattenne il fiato. Poi si ricordò della cannuccia lunga lunga. La tirò fuori: era arrotolata come un serpente educato.

“Ahà!” disse, ma l'acqua gli entrò in bocca e fece “glub”. “Glu— ehm.”

Provò a mettere l'estremità della cannuccia fuori dall'acqua. Ma la cannuccia, invece di stare dritta, fece una curva elegante e gli solleticò il naso.

“Traditrice,” borbottò.

Proprio allora, una bollicina grande come una mela gli passò vicino. Dentro c'era… aria! E un cartellino attaccato, scritto con calligrafia precisa: “BOLLA D'ARIA – USO QUOTIDIANO – NON AGITARE”.

Bruno la afferrò con delicatezza. Appena la bolla toccò il suo muso, si allargò come una campana trasparente, coprendogli testa e spalle. Poteva respirare!

“Magia da cucina,” disse Bruno. “Quella che trovi in fondo ai cassetti.”

Una voce severa lo fermò. “Alt! Chi ha autorizzato questo cantiere?”

Davanti a lui c'era un granchio con un piccolo gilet e una matita dietro una chela. Aveva l'aria di chi ha visto troppe conchiglie fuori posto.

“Io,” disse Bruno. “Sono… ehm… l'orso responsabile.”

Il granchio lo misurò. “Responsabile di cosa?”

“Di un sogno bagnato,” rispose Bruno. “Piantare una tenda qui sotto.”

Il granchio sospirò. “La modulistica?”

“Ho portato i picchetti.”

“Quelli non sono moduli,” disse il granchio, scandalizzato. Poi si schiarì la voce. “Ma… mi piace il suo coraggio. E mi annoio. Bene. Io sono il Direttore dei Lavori Granchio Arturo. Seguimi. Non calpestare le alghe: si offendono.”

Bruno seguì Arturo tra scogli e anemoni che sembravano piumini da spolvero. Un pesce palla li guardò gonfiandosi un poco, solo per fare colpo.

“Un orso sott'acqua!” disse il pesce palla. “È per una recita?”

“È per una tenda,” rispose Bruno.

“Ah,” fece il pesce palla, deluso. “Pensavo peggio.”

Trovarono una radura di sabbia tra due rocce. Era un posto perfetto: abbastanza piatto, con conchiglie che sembravano sedie e un cavalluccio marino che faceva l'istruttore di danza a dei gamberetti.

“Qui,” disse Arturo. “Ma attenzione: piantare una tenda sott'acqua è come fare un panino senza pane.”

“Quindi… molto creativo,” disse Bruno.

“Oppure molto appiccicoso,” brontolò Arturo.

Bruno aprì la tenda. Appena il tessuto toccò l'acqua, si gonfiò come una medusa timida.

“Ehi!” protestò Bruno. “Non è una tenda, è un pallone!”

Arturo prese la matita e fece un segno nell'acqua, come se l'acqua fosse un foglio. E incredibilmente, comparvero piccole linee luminose: un disegno di tenda con frecce e scritte.

“Magia da ufficio,” disse Arturo. “Funziona solo se fai finta di essere organizzato.”

“Serve un incantesimo?” chiese Bruno.

“Serve un trucco,” disse Arturo. “Qui sotto i trucchi sono incantesimi con meno poesia.”

Capitolo 3: Picchetti che fanno le bolle e quiproquò di miele

Arturo indicò i picchetti. “Pianta quelli nella sabbia. Ma piano. La sabbia ha la memoria corta e si vendica scivolando.”

Bruno iniziò. Un picchetto entrò bene. Il secondo anche. Il terzo… fece “plop” e sparì, risucchiato come da una bocca invisibile.

Bruno strabuzzò gli occhi. “Il mare si è mangiato il mio picchetto!”

Dal buco uscì una voce sottile: “Scusi, era in mezzo al mio salotto.”

Un verme di mare spuntò con un monocolo fatto di bolla. “Io vivo qui. E non accetto mobili appuntiti.”

Bruno arrossì (per quanto un orso possa arrossire sotto una bolla d'aria). “Mi scusi! Sto… costruendo una tenda.”

“Una tenda?” ripeté il verme. “Che lusso. Avrà anche le tende delle finestre?”

“Se trovo abbastanza alghe, disse Bruno, improvvisando.

Il verme sembrò compiaciuto. “Allora potrei affittarle un angolo. Ma niente picchetti nel salotto.”

Bruno si grattò la testa. “E adesso come la fermo, la tenda?”

Arturo fece un sorriso di lato, quello dei granchi quando stanno per essere un po' geniali. “Pesi. Ci servono pesi.”

Bruno frugò nello zaino. Trovò il barattolo di miele.

“Perfetto!” disse lui. “Il miele è pesante.”

Arturo lo guardò come si guarda un'onda che arriva storta. “Sott'acqua… il miele…”

“Che succede al miele?” chiese Bruno, già preoccupato per il suo barattolo.

Bruno aprì appena il coperchio. Una goccia d'oro uscì e… non scese. Si sfilò in una lunga striscia brillante che si attaccò al tessuto della tenda come una colla felice. Poi un'altra goccia. E un'altra.

In un attimo, la tenda era tutta a righe di miele, come un dolce enorme.

Il mare, che prima rideva, adesso sembrava fare il tifo.

Arrivarono pesci piccoli come cucchiaini.

“Che profumo!” dissero.

Arrivò una tartaruga con aria da nonna. “Sotto il mare si fa merenda?”

Bruno cercò di richiudere il barattolo, ma il miele aveva deciso di essere protagonista.

“Non volevo offrire un buffet!” disse Bruno.

Arturo batté le chele come mani. “Calma! Questo è… un ottimo collante. La tenda non volerà più via.”

“Sì, ma adesso tutti vogliono leccarla!” protestò Bruno.

Un polpo passò, elegante, con otto braccia occupate da otto faccende diverse. “Serve una soluzione?” chiese, senza fermarsi.

“Sì!” disse Bruno. “Una soluzione appiccicosa!”

“Ne ho una,” disse il polpo. Con un gesto rapido, spruzzò una nube di bollicine che si attaccarono al miele formando una specie di glassa frizzante.

Il miele smise di colare e diventò una crosta lucida, come caramella.

“Ecco,” disse il polpo. “Adesso è duro. Non si lecca. Si ammira.”

“Ma… si può annusare?” chiese un pesciolino.

“Annusare sì,” concesse il polpo. “Ma con educazione.”

Bruno tirò un sospiro di sollievo. “Grazie!”

Il polpo fece un inchino e continuò, già impegnato in altro.

“Quindi,” disse Arturo, “tenda fissata. Ora dobbiamo farla… abitabile. Senza acqua dentro.”

Bruno indicò la sua bolla d'aria. “Potrei mettere una bolla gigante dentro la tenda!”

Arturo annuì. “Finalmente un'idea che sembra impossibile. Quelle sono le migliori.”

Capitolo 4: La tenda sotto il mare (e l'occhiolino finale)

Il cavalluccio marino istruttore di danza, sentendo parlare di “bolla gigante”, si avvicinò saltellando.

“Bolla gigante? Io ho un corso!” disse. “Le bolle si gonfiano meglio a ritmo.”

“Davvero?” chiese Bruno.

“Certo,” disse il cavalluccio. “Uno, due, tre… soffia!”

Bruno, con la testa nella bolla d'aria, provò a soffiare verso la tenda. Non era facilissimo: soffiava e uscivano… altre bollicine, che scappavano via ridendo.

Arturo si mise le chele sui fianchi. “Serve coordinazione. E un po' di fantasia. La fantasia è la corda che lega le cose quando i nodi non tengono.”

Bruno si concentrò. Immaginò la sua tenda come una stanza segreta, con un pavimento di sabbia pulita e conchiglie come lampade. Immaginò una bolla grande, rotonda, gentile, che dicesse: “Permesso?” prima di entrare.

“Permesso,” sussurrò Bruno.

E la bolla arrivò davvero. Non cadde dall'alto: spuntò piano dal lato, come una luna trasparente. Scivolò dentro la tenda e si allargò fino a riempirla, spingendo fuori l'acqua. La tenda smise di essere un pallone triste e diventò una casetta chiara.

Bruno guardò Arturo. “Ha funzionato?”

Arturo tossicchiò, cercando di non sembrare troppo contento. “Diciamo che… la sua immaginazione ha compilato i moduli mancanti.”

Bruno entrò nella tenda. Dentro c'era aria! L'aria aveva un profumo strano, un misto di sale e avventura. Fuori, i pesci curiosi facevano capolino, ma il “vetro” della bolla li teneva a distanza, come una finestra magica.

Bruno mise a terra lo zaino, si sedette e tirò fuori un piccolo tappetino. Poi si accorse di un dettaglio importante.

“Arturo…”

“Che c'è?”

“Ho piantato una tenda sotto il mare.”

“Sì,” disse Arturo. “È il punto.”

“E adesso… come esco senza bagnarmi?”

Arturo lo guardò in silenzio. Anche il verme col monocolo si fermò. Anche la tartaruga nonna.

Poi Arturo disse: “Uscire bagnati dal mare è un po' come uscire con le briciole da una cucina. Succede.”

Bruno ci pensò. Poi scoppiò a ridere. “Giusto! Sono un orso. Posso scuotermi.”

“E soprattutto,” aggiunse Arturo, “può entrare e uscire quando vuole. È una tenda. Non una prigione.”

“E io che già immaginavo un servizio di asciugamani reali,” disse Bruno.

Il cavalluccio marino iniziò a dirigere un piccolo applauso danzante. I gamberetti fecero “clap clap” con le zampette. Il pesce palla si gonfiò per l'emozione e poi si sgonfiò per la timidezza.

Bruno si sdraiò un attimo. Guardò il soffitto della tenda, e oltre il soffitto vide l'acqua ondeggiare come una coperta blu. Era strano, bello, e un po' buffo: un orso in campeggio nel posto meno “da campeggio” del mondo.

“Domani,” disse Bruno, “potrei fare un falò d'alghe.”

Arturo alzò una chela. “No.”

“Uno piccolissimo?”

“Neanche.”

“Va bene,” rise Bruno. “Allora farò… un falò immaginario. Scalda lo stesso, vero?”

“Se racconta bene la storia, sì,” disse Arturo.

Bruno uscì, si scosse un poco (spruzzando due gocce che sembravano perline), salutò tutti e rimase a guardare la sua tenda sotto il mare. Sembrava una caramella gigante incartata in blu.

Si voltò verso di te, proprio verso chi sta leggendo, e sussurrò:

“Se un giorno ti viene un'idea assurda… prova a darle una possibilità. Al massimo ti ritrovi con una tenda appiccicosa e tanti amici curiosi. E questo, tra noi, non è affatto un massimo.”

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Riflesso
L'immagine che vedi quando qualcosa riflette, come nello specchio o nell'acqua.
Stagno
Una piccola pozza d'acqua ferma, più piccola di un lago.
Picchetti
Bastoncini di legno o metallo usati per fissare una tenda alla terra.
Cannuccia
Tubetto sottile che serve per bere o far passare aria o liquidi.
Anemoni
Creature marine simili a fiore che vivono attaccate alle rocce.
Radura
Spazio aperto e senza alberi dentro la foresta, con erba o sabbia.
Modulistica
Insieme di documenti o moduli da compilare per chiedere permessi.
Alghe
Piante che crescono in acqua, spesso verdi e scivolose.
Istruttore
Persona che insegna una attività o esercizio, come danza o sport.
Cavalluccio marino
Piccolo animale marino con forma di cavallo che nuota verticale.
Polpo
Animale marino con otto braccia e un corpo morbido, intelligente.
Bolla
Sfera d'aria avvolta da liquido, come una piccola palla trasparente.

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