Parte 1: La stradina piegata
C'era una volta, in una città come tante ma con un pizzico di magia, un bambino di cinque anni di nome Ottavio. Ottavio aveva i capelli arruffati e le ginocchia sempre sbucciate, perché amava correre e inciampare. Ma soprattutto, Ottavio era curioso. Curioso come solo i bambini pieni di domande sanno essere.
Una mattina, camminando verso la scuola con il suo cappellino verde, Ottavio sentì una vocina minuscola, come un fischio di vento, provenire dal vicolo fra la pasticceria e il negozio di fiori. Si fermò e guardò meglio. La stradina, stretta e grigia, sembrava… piegata su se stessa! Come un foglio di carta lasciato per sbaglio sotto una sedia.
“Ehi, tu!” squittì la vocina. “Sì, tu con il cappello buffo! Puoi aiutarmi?”
Ottavio guardò a destra, a sinistra e poi in basso. Ai suoi piedi c'era un topino con un mantello rosso e un bastone magico fatto di stuzzicadenti.
“Sono il topo magico Teo,” disse il topino con aria importante. “Questa stradina è piegata e nessuno riesce più a passarci. Se la depliamo, troveremo una sorpresa!”
Ottavio sorrise. “Ma io sono piccolo, non sono mica un mago!”
Teo rise: “Essere piccoli è il segreto! I grandi non vedono le cose piegate. Aiutami, sì?”
Parte 2: Il tentativo maldestro
Ottavio si mise in ginocchio e provò a tirare la stradina. Tirò a destra, tirò a sinistra, ma la stradina faceva solo “cric crac” e si piegava ancora di più, come una fisarmonica stonata.
Dal negozio di fiori uscì la signora Fiorenza, con i capelli pieni di petali. “Ottavio, cosa fai lì per terra?”
“Sto cercando di spiegare la stradina,” rispose Ottavio serio.
Fiorenza scoppiò a ridere. “Le stradine non si spiegano, caro!” e tornò dentro, lasciando una scia di profumo di lavanda.
Teo si grattò il mento con la zampina. “Forse serve una magia… o una risata!”
Ottavio decise di provare. Si mise a raccontare la barzelletta della carota che voleva fare la doccia nel tè. Teo rise tanto che il suo mantello si storse su un lato. La stradina sembrò tremare. Ma niente, era ancora piegata.
“Non basta una risata,” borbottò Teo. “Forse ci serve un aiuto… umile.”
Ottavio chiamò la sua amica Lucia, che passava di lì con una bicicletta a tre ruote.
“Lucia, puoi aiutarmi a de-piegare la stradina?” chiese Ottavio.
Lucia guardò la stradina, guardò Ottavio e poi sorrise. “Certo! Ma non sono forte come un gigante…”
“Meglio!” gridò Teo. “I giganti fanno solo pasticci!”
Parte 3: La magia della modestia
Lucia si inginocchiò accanto a Ottavio. Insieme, con le dita piccole e delicate, iniziarono a lisciare la stradina come si liscia un foglio stropicciato. Ottavio cantava una canzoncina buffa, Lucia faceva le pernacchie, Teo roteava il suo bastone di stuzzicadenti.
Ad ogni risata, la stradina si apriva un po'. Ad ogni soffiata, si stirava ancora. E ad ogni parola gentile, faceva “plop!” e diventava più dritta.
All'improvviso, la stradina si spalancò come una bocca che sbadiglia. Dal fondo uscì una nuvola di bolle di sapone e un profumo di cioccolato caldo.
“Bravissimi!” gridò Teo saltando in alto. “Siete stati modesti e gentili, e la magia ha funzionato!”
Ottavio rise. “Non ho fatto niente di speciale!”
Lucia gli fece l'occhiolino. “Ecco perché ci sei riuscito!”
Parte 4: L'esplosione di risate
Dalla stradina ora aperta uscì un gruppo di ranocchiette in frac, che suonavano la tromba e la pentola. Una ranocchia, con un cappello ancora più buffo di quello di Ottavio, si avvicinò saltellando.
“Grazie, piccoli amici,” gracidò. “Eravamo rimasti chiusi dalla piega magica! Ora, per ringraziarvi, vi offriamo la nostra zuppa di bolle!”
Ottavio e Lucia assaggiarono la zuppa. Al primo cucchiaio, una bolla scoppiò sul naso di Ottavio, facendolo starnutire. Al secondo, una bolla si posò sulla testa di Lucia e le fece i capelli blu. Tutti scoppiarono a ridere: Ottavio, Lucia, Teo e persino la stradina, che fece un saltello di gioia.
E così, tra risate, bolle e ranocchie danzanti, Ottavio capì che anche le cose più strane si possono spiegare… con un po' di aiuto, umiltà e tanta allegria. E ogni volta che passava di lì, la stradina gli faceva l'occhiolino, pronta per una nuova avventura e una nuova esplosione di risate.