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Storia di Natale 11/12 anni Lettura 13 min.

La stella dispettosa di Rino e Nocciola

Rino, un coniglio determinato, cerca di mettere una stella in cima all'abete di Natale affrontando vento, torri di pigne e piccoli imprevisti con l'aiuto della vivace scoiattola Nocciola. Lungo il cammino scopre il valore dell'ingegno e dell'amicizia.

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Rino, un piccolo coniglietto di peluche crema dalle lunghe orecchie morbide, volto tondo e grandi occhi brillanti, mostra concentrazione gioiosa mentre, arrampicato su una torre di grosse pigne e rami, porge una zampa per posare una piccola stella metallica rigata e un po' consumata; Nocciola, uno scoiattolo rosso compatto con un berretto improvvisato fatto di mezza noce, occhi vivaci e sorriso malizioso, sta alla base della torre con entrambe le zampette sollevate per stabilizzare la struttura e tenere una corda di sostegno. La torre è fatta di pigne impilate, corde annodate, bastoncini e bandierine di carta piegate a fiocco, ancorata con ghirlande di legno e un filo al tronco; la scena si svolge in una radura innevata al crepuscolo con un abete verde brillante decorato di bacche rosse e piccoli campanellini, lanterne di ghiaccio appese ai rami, terreno polveroso e cielo pastello violetto-arancio con stelle timide. Momento tenero e leggermente buffo: il coniglio, aiutato dallo scoiattolo, posa con cura la stellina in cima all'albero mentre fiocchi di carta danzano piano per mitigare il vento; palette dolce e contrastata di crema, rossiccio, verde abete e rosso rubino con accenti metallici sulla stella, texture soffici e contorni arrotondati, luce calda da lanterne e candele a terra. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1: Neve sulle orecchie

La neve cadeva piano, come zucchero a velo che qualcuno setacciava dal cielo. Nel rifugio sotto il grande castagno, la luce delle candele danzava sui muri e faceva brillare le pigne appese con lo spago. Lì viveva Rino, un coniglio dal pelo color crema e dalle orecchie sempre all'erta, perché gli piaceva non perdere nemmeno un sussurro dell'inverno.

Quel pomeriggio, Rino fissava il suo albero di Natale: un abete giovane, profumato, con aghi morbidi come pennelli. C'erano ghirlande di bacche rosse, bottoni lucidati a festa, piccoli campanelli che tintinnavano se qualcuno rideva troppo forte. Ma mancava una cosa.

In cima, l'ultimo ramo ondeggiava libero, nudo come una mano senza guanto.

“Serve una stella,” disse Rino, con quella voce che usava quando voleva essere serio e allegro insieme. “Una stella vera, che dica: ecco, è Natale.”

Il problema era semplice e enorme: il ramo più alto era più alto delle sue zampe, anche se lui saltava come una molla.

Rino provò lo stesso. Uno, due, tre salti… e finiva sempre con un “puff” nella neve, con gli aghi che gli facevano il solletico sul naso.

“Va bene,” sospirò, spolverandosi. “Serve un piano. E una stella.”

Capitolo 2: La stella che non voleva stare ferma

Rino uscì nella radura. Il bosco era un presepe senza persone: solo animali, impronte e silenzi gentili. Le lanterne di ghiaccio sui rami riflettevano il tramonto, e per un momento sembrò che il cielo avesse appeso le sue luci proprio per lui.

Vicino a un cespuglio di agrifoglio trovò una cosa luccicante: una stellina di metallo sottile, tutta graffiata ma ancora brillante. Era caduta chissà come, forse da una vecchia decorazione trascinata dal vento.

Rino la raccolse e la osservò. Aveva cinque punte, e ogni punta sembrava una piccola lingua pronta a raccontare una storia.

“Perfetta!” esclamò.

Appena la infilò nella tasca della sciarpa, però, la stellina scivolò fuori, come se avesse le zampe anche lei, e finì nella neve.

“Ehi! Resta con me,” borbottò Rino, rincorrendola.

La stellina scivolò di nuovo, rotolando verso un leggero pendio. Rino la seguì, saltellando e ridendo suo malgrado.

“Sei una stella dispettosa, eh?”

Alla fine riuscì a bloccarla con la coda, come una scopetta. La stella rimase ferma, e sembrò persino più luminosa, come se avesse apprezzato la corsa.

“D'accordo,” disse Rino, tenendola stretta. “Ora manca solo… metterti lassù.”

Capitolo 3: La scala di pigne e promesse

Rino tornò all'abete e lo guardò con aria da esploratore. Il ramo in cima sembrava un traguardo da conquistare con una bandiera.

“Se non posso diventare più alto,” ragionò, “posso far diventare più alta la strada.”

Nel rifugio aveva scatole di cose utili e inutili, che per lui erano quasi la stessa cosa: rocchetti di filo, pezzi di corteccia, pigne grandi, e un mucchio di carta marrone rimasta da vecchi pacchi.

Costruì una specie di torre vicino al tronco: prima una base larga di legnetti, poi pigne incastrate come mattoni. Ogni volta che una pigna rotolava via, Rino la riprendeva con pazienza.

“Non è colpa tua,” le diceva. “Sei rotonda. È il tuo talento.”

La torre, però, aveva un brutto vizio: tremava. Bastava un soffio e faceva “cric”. Bastava il suo entusiasmo e faceva “crac”.

Rino rimase seduto, con le orecchie un po' abbassate. Il Natale era vicino e lui voleva fare bene. Non per vantarsi, ma perché quel momento gli sembrava importante, come dire grazie a qualcosa che non si vede.

Fu allora che sentì un fruscio.

Dal cumulo di foglie secche sbucò una scoiattola con un cappellino fatto di guscio di noce. Gli occhi erano due gocce scure e vivaci.

“Stai costruendo un castello o un disastro?” chiese.

“Una scala,” rispose Rino. “Per mettere una stella in cima. Ma la scala… non è molto d'accordo.”

La scoiattola annusò la torre e, con un gesto rapido, infilò un bastoncino tra due pigne come una chiave.

“Serve un sostegno. E un po' di fiducia,” disse. “Io sono Nocciola. Ti do una zampa, ma tu mi prometti che non ti arrabbi se cade qualcosa.”

Rino sorrise. “Promesso. Io sono bravo a ricominciare.”

Capitolo 4: Il vento fa lo spiritoso

Con Nocciola al suo fianco, la torre diventò una struttura più seria: legnetti incrociati, spago tirato bene, pigne che finalmente smettevano di fare le acrobate. Rino si sentiva già più leggero, come se qualcuno gli avesse tolto un peso dal petto.

“Pronto?” chiese Nocciola.

Rino annuì, la stella stretta tra le zampe. Salì sul primo gradino. Poi sul secondo. La torre oscillò come una barca, ma non cedette. Rino trattenne il fiato e continuò.

Era quasi in cima quando il vento decise di partecipare alla festa.

Arrivò con una folata improvvisa, allegra come un cucciolo che non ha imparato la parola “piano”. La torre tremò, lo spago fischiò.

“Ehm… vento?” disse Rino, aggrappandosi a una pigna. “Potresti… essere un pochino più educato?”

Il vento rispose con un'altra folata, come se stesse ridendo.

Rino scivolò di mezzo gradino, la stella gli scappò e, per un attimo terribile, sembrò che sarebbe volata via.

Nocciola fece un salto, afferrò la stella al volo e la tenne stretta sul petto.

“Salvata!” gridò. “Ma ora scendi! Ti sei trasformato in un addobbo vivente!”

Rino scese piano, con le orecchie un po' tremanti. Una volta a terra, si sedette nella neve e guardò l'abete con un'espressione ostinata.

“Non mi arrendo,” disse.

Nocciola gli porse la stella. “Allora serve un'idea più furba del vento.”

Rino fissò la punta più alta dell'abete, poi le corde, poi il rifugio.

“Se il vento vuole giocare,” mormorò, “giochiamo anche noi. Ma con le regole del Natale: gentili e intelligenti.”

Capitolo 5: Luci, fiocchi e gratitudine

Rino ebbe un'idea che profumava di inverno e di casa. Nel rifugio prese una striscia di carta robusta e la piegò più volte, con cura. Poi la tagliò con un coltellino di osso levigato: nacquero fiocchi di neve di carta, leggeri e pieni di buchi come piccole finestre.

“Che stai facendo?” chiese Nocciola.

“Paracaduti,” rispose Rino. “Per il vento. Se soffia, questi rallentano tutto. E ci dicono da che parte arriva.”

Appesero i fiocchi di carta ai lati della torre, come bandierine. Poi Rino legò una cordicella al tronco dell'abete e la tirò fino a un paletto vicino, in modo che la torre avesse un appiglio stabile.

“Ecco,” disse Nocciola, soddisfatta. “Ora sembra quasi una cosa… sicura.”

Rino la guardò e improvvisamente sentì un caldo strano sotto la sciarpa, nonostante la neve.

“Nocciola,” disse, “grazie. Davvero. Io volevo fare tutto da solo, perché mi sembrava la cosa giusta. Ma il Natale… forse è anche accorgersi di chi ti aiuta.”

Nocciola fece finta di controllare un nodo, ma la coda le tremò di contentezza. “Di niente. E poi io adoro i progetti che possono crollare: tengono la giornata interessante.”

Rino rise. “Allora ti piacerà il prossimo passo.”

Si rimise la stella tra le zampe e guardò la torre, i fiocchi che si muovevano piano e, soprattutto, quel ramo in cima che li aspettava come un posto riservato.

Capitolo 6: La stella al suo posto

Il vento tornò, ma questa volta arrivò meno sfrontato. I fiocchi di carta tremolarono e indicarono la direzione, come piccoli consiglieri.

“Vedi?” sussurrò Nocciola. “Dice: soffio da lì. Preparati.”

Rino salì. Un gradino, due, tre. La torre oscillò appena, come se stesse respirando. Rino si fermò, aspettò che il vento passasse, poi riprese. Ogni movimento era lento e preciso, come una danza.

Arrivò vicino alla cima. Il ramo più alto era davanti a lui: sottile, ma forte. Rino allungò una zampa con la stella, e il metallo freddo gli fece un brivido fino ai baffi.

“Eccoti,” mormorò. “Sei stata in giro abbastanza.”

Con attenzione infilò la stella sul ramo. Ci fu un piccolo “tic” soddisfatto, come quando una porta si chiude bene. La stella restò ferma.

Rino rimase un secondo immobile, per essere sicuro che non fosse un sogno. Poi, dalla gioia, quasi dimenticò di respirare.

Da lassù il bosco sembrava un mare bianco. Le luci delle tane lontane erano puntini caldi. E l'abete, con la stella, pareva più alto del solito, come se avesse raddrizzato la schiena per farsi bello.

“È fatta!” gridò Rino.

Nocciola saltò sotto, battendo le zampe. “È fatta! E sei ancora intero! Che sorpresa natalizia!”

Rino scese con calma e, quando toccò terra, si voltò verso l'albero. La stella rifletteva la luce delle candele e la spargeva in piccoli raggi sulle decorazioni.

Rino appoggiò una zampa sul tronco, come si fa con un amico.

“Grazie,” disse sottovoce. Non sapeva bene a chi: all'abete, alla neve, al vento che si era calmato, a Nocciola, o a quella parte di sé che aveva continuato a provarci. Forse a tutti.

Capitolo 7: Il ceppo di carta

Nel rifugio l'aria profumava di resina e di tisana di bacche. Rino e Nocciola si sedettero vicino al piccolo braciere, dove il fuoco faceva finta di essere un drago addormentato.

“E adesso?” chiese Nocciola, guardando fuori. La stella brillava in cima all'abete come un pensiero felice.

Rino aprì una scatola e tirò fuori rotoli di carta marrone, fogli color crema, un po' di spago e qualche pezzetto di corteccia.

“Adesso facciamo la bûche, disse, pronunciando la parola con cura, come se fosse un incantesimo. “Ma in carta. Così non dobbiamo tagliare nessun albero e resta tutto leggero.”

Nocciola alzò un sopracciglio. “Una bûche… che non si mangia?”

“Si mangia con gli occhi,” rispose Rino. “E con il cuore.”

Arrotolarono la carta marrone in un cilindro, fermandolo con lo spago. Rino incollò striscioline più scure per imitare la corteccia, e con un carboncino disegnò venature e nodi. Nocciola aggiunse piccoli funghi di carta e una fogliolina di agrifoglio ritagliata.

Alla fine, sopra, misero un fiocco di neve di carta bianca, come se fosse panna.

Rino guardò il loro ceppo di carta e si sentì pieno di una calma luminosa. Fuori, la stella continuava a brillare, ma non sembrava più un traguardo: sembrava un grazie appeso al cielo.

Nocciola gli diede una leggera spinta con la spalla. “Sai, coniglio affidabile… oggi hai fatto una cosa bella.”

Rino abbassò le orecchie, ma sorrise. “Non da solo.”

Rimasero in silenzio per un po', ascoltando il vento che questa volta passava piano, come se non volesse disturbare. La bûche di carta stava sul tavolo, perfetta e buffa, e la stella in cima all'albero sembrava guardarla con approvazione.

Quella notte il bosco fu pieno di piccoli scintillii, e Rino si addormentò con un pensiero semplice: riconoscere la luce degli altri rende più facile accendere la propria.

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Rifugio
Un posto riparato dove ci si sente al sicuro e si può dormire.
Castagno
Un grande albero con frutti detti castagne e foglie larghe.
Pigne
I semi degli alberi come il pino, con forma dura e a scala.
Aghi
Le foglie sottili e appuntite di alcuni alberi come il pino.
Corteccia
Il rivestimento esterno e duro del tronco di un albero.
Fruscio
Un suono leggero e morbido, come foglie o stoffe che si muovono.
Folata
Un colpo forte e breve di vento che spinge o sposta le cose.
Braciere
Un contenitore dove si fanno bruciare legna o carboni per il calore.
Resina
Una sostanza appiccicosa che esce da alcuni alberi, profuma e protegge.
Tisana
Una bevanda calda fatta con erbe o bacche, simile a una camomilla.
Bûche
Un tipo di dolce a forma di tronco usato nelle feste invernali.
Paracaduti
Oggetti che rallentano la caduta, fatti per scendere piano dal cielo.
Spago
Un filo spesso e robusto usato per legare o fissare oggetti.
Decorazioni
Oggetti messi per rendere bello un albero o una stanza.

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