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Storia di Natale 11/12 anni Lettura 14 min.

Il campanellino che rideva nell’abete del Bosco delle Campanelle

Nel Bosco delle Campanelle, Lino lo scoiattolo, con l'aiuto di amici come Trilla la gazza e Poff il riccio, si impegna a decorare un abete con ghirlande semplici e scopre un misterioso cappotto abbandonato, trasformando l'inverno in una celebrazione di gratitudine e amicizia.

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Un piccolo scoiattolo dal pelo color nocciola, con un'espressione gioiosa e determinata, è appollaiato su un ramo di un grande abete innevato. Tiene una ghirlanda semplice fatta di rametti e bacche rosse, che attacca con cura attorno al tronco. Accanto a lui, una gazza dalle piume nere e bianche, con un'aria birichina, vola in cerchio intorno all'albero, osservando il lavoro dello scoiattolo. In basso, un riccio rotondo e sorridente, con spine morbide, guarda verso l'alto, tenendo una piccola pigna tra le zampe. La radura è coperta da uno strato di neve scintillante, con alberi dai rami carichi di neve tutto intorno, creando un'atmosfera invernale magica. L'intera scena emana un'atmosfera festosa e accogliente, con un cielo crepuscolare viola punteggiato di stelle. segnalare un problema con questa immagine

Capitolo 1 — La neve che fa “shh”

Nel Bosco delle Campanelle, la neve cadeva in fiocchi leggeri come zucchero a velo e il vento sussurrava “shh” tra gli abeti. Lino, uno scoiattolo dal pelo color nocciola e dalle idee che scattavano più veloci della sua coda, saltellava da un ramo all'altro con un pensiero fisso: voleva decorare il grande abete al centro della radura con ghirlande semplici, niente di troppo complicato, solo un filo luminoso di allegria.

«Quest'anno basta poco per farlo brillare,» borbottò, guardando i rami nudi come se stessero aspettando un segreto.

Da lontano arrivava un coro di cinguettii: gli uccellini provavano i canti di Natale. Non c'erano persone in giro, solo animali indaffarati e l'aria frizzante che pizzicava il naso.

Lino si tirò su il suo mini-sacco di pigne e dichiarò: «Serve una ghirlanda. Semplice, resistente e… che non mi faccia fare un capitombolo davanti a tutti!»

La sua amica Trilla, una gazza con piume lucide come inchiostro, planò accanto a lui.

«Una ghirlanda semplice? Da te mi aspettavo qualcosa che suonasse e ballasse,» scherzò.

«Una cosa alla volta. Prima la ghirlanda. Poi vediamo se l'albero canta anche lui,» rispose Lino, strizzando un occhio.

Trilla rise: un verso gracchiante ma allegro. «Allora, genio della radura, da dove cominciamo?»

Lino indicò il sentiero verso il torrente ghiacciato. «Dal posto dove le cose si intrecciano da sole: vicino all'acqua. Lì si trovano rami sottili e fili d'erba secca. E magari… qualche sorpresa natalizia.»

E così, tra risate e un'eco di canti lontani, lo scoiattolo partì con il cuore acceso come una piccola lanterna.

Capitolo 2 — Il laboratorio tra i rami

Il torrente era un nastro d'argento fermo, con bolle intrappolate sotto il ghiaccio come perline. Lino raccolse ramoscelli flessibili e strisce di corteccia liscia, scegliendo quelli che sembravano pronti a farsi annodare senza protestare.

«Questo è perfetto,» disse, piegando un ramo a cerchio. «Vedi? Si lascia convincere.»

Trilla becchettò un filo di erba secca e lo agitò come una frusta. «E questo?»

«Ottimo. Ma niente frustate all'albero, per favore.»

Mentre lavoravano, arrivò Poff, un riccio rotondo come una castagna con le zampe. Spingeva una pallina di muschio e cantava con voce nasale:

«Din-don-din, che freddo che c'è, ma il cuore fa “eh”

Lino scoppiò a ridere. «Poff, sei un campanello con le spine!»

«E tu sei uno scoiattolo con la testa piena di nodi,» replicò Poff, felice. «Posso aiutare? Ho una specialità: arrotolare cose.»

«Ci serve proprio. Stiamo facendo ghirlande semplici.»

Poff annuì con serietà esagerata, come se stessero costruendo un ponte. Con pazienza, arrotolò il muschio attorno al cerchio di rami, fissandolo con fili d'erba.

Trilla aggiunse piccole bacche secche trovate tra le foglie, senza esagerare. «Semplice, hai detto. Niente fuochi d'artificio.»

«Semplice, ma bello,» confermò Lino, intrecciando la corteccia come un nastro.

Intorno a loro, altri animali si avvicinavano incuriositi: due leprotti che saltavano a tempo, un pettirosso che provava note limpide, una civetta che fingeva di non ascoltare ma seguiva il ritmo con la testa.

«Sembra una festa senza invito,» sussurrò Lino.

«Il bosco invita sempre, se c'è musica,» rispose Trilla.

Quando la prima ghirlanda fu pronta, non era perfetta: un lato era più grosso, l'altro un po' spelacchiato. Ma aveva un'aria gentile, come un sorriso storto.

Lino la sollevò. «Ecco. Una ghirlanda che sa ridere.»

Poff cantò più forte, e presto tutti si unirono in un ritornello improvvisato. Le voci rimbalzavano sul ghiaccio e tornavano indietro più calde, come se l'inverno stesse ascoltando con attenzione.

Capitolo 3 — Una scala di ghiande e un piano ingegnoso

Decorare l'abete della radura, però, era un'altra faccenda. Era alto, orgoglioso e con rami che iniziavano ben sopra la testa di Lino.

Lo scoiattolo si piantò davanti al tronco e lo studiò come un enigma.

«Dobbiamo portare su le ghirlande. Senza rompere niente. E senza farmi diventare una palla di neve,» annunciò.

Trilla girò intorno all'albero, misurando con lo sguardo. «Potresti volare.»

«Sono uno scoiattolo, non un piumino. E poi, con te sopra, questo diventerebbe un concorso di gazze.»

Poff indicò una pila di ghiande vicino a una radice, come se l'abete le avesse messe lì apposta. «Scala di ghiande!»

Lino batté le zampine. «Geniale! Una scala… morbida. O almeno, meno dura del ghiaccio.»

Con l'aiuto dei leprotti, impilarono ghiande e pigne in una torre traballante. Trilla, che non riusciva a stare ferma, faceva da “direttrice dei lavori”.

«Più a sinistra! No, l'altra sinistra! Quella con meno neve!» gracchiò.

Il pettirosso, posato su un ramo basso, cantava per tenere il ritmo: «Su, su, su… non crollare più!»

Quando Lino salì, la torre fece un “crac” sospetto.

«Non guardate giù,» mormorò, anche se era proprio quello che stava facendo.

Poff trattenne il fiato. «Se cadi, io… io arrotolo la tua dignità e la riporto a casa.»

«Che conforto,» rispose Lino, ma ridendo.

Con cautela, lo scoiattolo raggiunse un ramo abbastanza comodo. Legò la prima ghirlanda con un nodo semplice, come aveva promesso. Il muschio sembrò abbracciare l'abete.

L'albero, se potesse parlare, forse avrebbe detto grazie. Invece fece frusciare gli aghi, e quel suono sembrò un applauso.

«Uno fatto!» gridò Lino.

Il coro degli animali rispose con un canto più allegro, e persino la civetta lasciò scappare un «oh!» soddisfatto.

Ma proprio mentre Lino preparava la seconda ghirlanda, un colpo di vento più forte arrivò dalla collina. La torre di ghiande tremò, e Trilla urlò: «Attento! Il vento vuole rubarti il posto da artista!»

Lino afferrò il ramo. La ghirlanda gli scivolò di zampa e volò via come una ciambella impazzita, rotolando nell'aria verso il sentiero.

«No! Quella era la più… ehm… meno storta!» protestò Lino.

E senza pensarci troppo, scese come una freccia, deciso a rincorrerla.

Capitolo 4 — La ghirlanda in fuga e la lezione del “grazie”

La ghirlanda correva spinta dal vento, rimbalzando sulla neve e lasciando dietro di sé una scia di bacche. Sembrava voler fare un giro turistico del bosco.

«Fermati! Non sei una ruota!» gridò Lino, saltando tra i cespugli.

Trilla volava sopra, ridendo. «È la prima ghirlanda che ho visto con voglia di avventura!»

Poff arrancava dietro, cantando a perdifiato per darsi coraggio: «Din-don-din, inseguo anche io, ma il fiato… addio!»

La ghirlanda finì contro un cespuglio carico di neve e rimase lì, come se stesse facendo finta di niente.

Lino la afferrò e sospirò. «Hai fatto un bel giro. Ora torniamo all'abete.»

Proprio in quel momento, videro una cosa insolita: tra due tronchi, un vecchio cappotto era appeso a un ramo basso, come se il bosco avesse deciso di vestirsi. Era grande, scuro, con bottoni lucidi e tasche profonde.

«Strano…» disse Trilla. «Da dove viene?»

Nessun umano compariva mai lì, eppure quel cappotto era reale, con un odore leggero di legno e fumo lontano, come una storia dimenticata.

Poff lo toccò con una zampetta. «È caldo. Cioè… sembra caldo anche se è freddo.»

Lino sbirciò nelle tasche, senza rovinare nulla. Dentro trovò solo un pezzetto di spago resistente e un campanellino piccolo, d'ottone.

«Guardate!» disse. «Spago e campanello. Per noi è un tesoro.»

Trilla inclinò la testa. «E il cappotto?»

Lino rimase un momento in silenzio. Gli venne spontaneo un pensiero che non era una trovata ingegnosa, ma qualcosa di più semplice e forte.

«Qualcuno… l'ha lasciato qui. Forse per sbaglio. O forse perché non poteva portarlo.»

Il pettirosso, arrivato ansimando, cantò piano una nota dolce, come una domanda.

Lino annodò lo spago al campanellino e lo fece tintinnare. «Possiamo usarlo per l'albero, sì. Ma prima… grazie.»

«Grazie a chi?» chiese Poff.

«Al bosco. Alla fortuna. A chi ha lasciato questo senza sapere che ci avrebbe aiutati.» Lino guardò il cappotto appeso. «E anche a voi. Senza di voi, la ghirlanda sarebbe ancora in vacanza.»

Trilla fece finta di commuoversi, poi si asciugò l'occhio con un'ala. «Bleah, mi è entrato un fiocco. Però… sì. Grazie.»

Insieme, cantarono un ritornello breve, come un biglietto lasciato nel vento. Non era perfetto, ma era sincero, e sembrò scaldare l'aria.

Poi Lino prese la ghirlanda, lo spago e il campanellino. «Torniamo. L'abete ci aspetta.»

Capitolo 5 — L'abete che ride

Alla radura, gli animali li accolsero con un “oh!” corale. La torre di ghiande era stata rinforzata dai leprotti, che ora facevano gli importanti.

«Abbiamo messo una pigna di sicurezza,» disse uno, fiero.

«Ottimo,» rispose Lino. «Spero che la pigna abbia il patentino.»

Trilla mostrò il campanellino. «Abbiamo trovato una sorpresa. Suonerà come un sorriso.»

Lino salì di nuovo, più sicuro. Legò la seconda ghirlanda usando lo spago resistente, e aggiunse il campanellino in basso, dove il vento poteva farlo cantare.

Quando fece l'ultimo nodo, il vento passò leggero e… din!

Il suono fu piccolo, ma così limpido che tutti tacquero per un istante. Poi il pettirosso iniziò una melodia, Trilla lo seguì con un controcanto buffo, e Poff inventò un accompagnamento con “din-don-din” che sembrava fatto apposta.

Lino, lassù, sentì il cuore battere come se avesse anche lui un campanellino dentro.

«Non sono ghirlande complicate,» disse ad alta voce. «Sono ghirlande semplici. Ma sono nostre. E sono nate insieme.»

«E sono vive!» urlò Trilla. «Guarda come ballano!»

Le ghirlande oscillavano appena, il muschio sembrava velluto verde, le bacche punteggiavano come piccole stelle rosse. L'abete, con gli aghi che scintillavano di brina, pareva sorridere davvero.

Gli animali cantarono e risero finché la radura sembrò un salotto d'inverno, con il soffitto di cielo e le pareti di tronchi.

A un certo punto, Lino scese e si mise a guardare l'albero da lontano, come si guarda un lavoro finito.

«Sapete cosa mi piace?» disse.

«Che non sei caduto?» propose Poff.

«Anche. Ma mi piace che non servono cose enormi. Basta un po' di ingegno… e tanta gratitudine.»

Trilla annuì. «E una gazza che ti prende in giro. È fondamentale.»

Risero tutti, e il campanellino aggiunse un “din” come se ridesse con loro.

Capitolo 6 — Il cappotto appeso

Quando il cielo diventò viola e la prima stella spuntò come una briciola di luce, Lino tornò al punto tra i due tronchi. Il vecchio cappotto era ancora lì, appeso con pazienza.

«Non possiamo lasciarlo così,» disse piano. «Merita un posto migliore. Un posto… rispettoso.»

Trilla atterrò vicino. «Vuoi appenderlo all'abete? Sarebbe un po'… strano.»

«No. L'abete è per le ghirlande. Il cappotto è una storia. Le storie si appendono dove qualcuno può trovarle senza inciampare.»

Poff arrivò e guardò il cappotto come si guarda una coperta. «E se qualcuno torna a cercarlo?»

«Allora lo vedrà subito,» rispose Lino. «E capirà che non è stato dimenticato. Che qualcuno l'ha notato. Che qualcuno è grato.»

Scelsero un ramo robusto su un albero vicino al sentiero, ben visibile ma riparato dalla neve che cadeva dai rami alti. Con delicatezza, Trilla sollevò il cappotto e Lino lo sistemò, facendo attenzione ai bottoni.

Il cappotto rimase appeso, fermo e dignitoso, come un guardiano silenzioso della radura.

Il vento passò ancora, portando da lontano i canti e le risate. Il campanellino sull'abete rispose con un suono sottile, e sembrò un saluto.

Lino guardò il cappotto appeso e sussurrò: «Grazie.»

Trilla, con voce più morbida del solito, aggiunse: «E buon Natale, a chiunque tu sia.»

Poff concluse con il suo ritornello, piano piano, come una ninna nanna: «Din-don-din… che freddo che c'è… ma il cuore fa “eh”

Sotto le stelle, il bosco rimase luminoso a modo suo: un abete con ghirlande semplici, un campanellino che rideva, e un cappotto appeso che sembrava dire che ogni piccolo dono, quando viene riconosciuto, diventa magia.

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Radura
Spazio aperto nel bosco senza alberi.
Fiocchi leggeri
Parti di neve che cadono delicatamente.
Ghirlande
Decorazioni fatte con rami o fiori intrecciati.
Campanellino
Piccola campana che fa un suono gentile.
Torrente
Piccolo corso d'acqua che scorre rapidamente.
Ramoscelli
Piccoli rami di un albero o arbusto.
Melodia
Serie piacevole di note musicali.
Tintinnare
Suono che fanno le campanelle quando si muovono.
Dignitoso
Che mostra rispetto e nobiltà.

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