Capitolo 1 – Il Maestro delle Smorfie
Il sole giocava a nascondino tra le nuvole, mentre nel bosco c'era un gran fermento. Leo, il giovane renard, era già sveglio e ai piedi del suo lettino c'era un mucchietto di magliette colorate tutte scompigliate. Lui era l'ainé della famiglia, e aveva una missione molto importante: insegnare al suo fratellino Tobia l'arte delle smorfie più buffe e spettacolari, perché – diceva spesso la mamma – “chi ride di cuore, ha più amici nel cuore”.
Tobia invece era più piccolo, con il musino sempre pieno di domande e le orecchie grandi, sempre in ascolto. Mentre Leo sistemava la sua coda folta davanti allo specchio, Tobia entrò sbadigliando.
«Leo, devo proprio imparare le smorfie?», chiese il piccolo, affacciandosi piano piano.
«Eccome se devi!» rispose Leo, già orgoglioso. «Tu puoi diventare il mio aiutante. Per essere veri fratelli-fox, bisogna anche saper ridere insieme, no?»
Tobia sussultò ridendo. «Io so fare la faccia da renna!», disse, increspando il naso e incrociando le orecchie.
Leo si mise a ridere con un sonoro “AH-AH!”, poi gli fece vedere la sua smorfia preferita: la bocca tonda, la lingua di lato e la coda arricciata. Era davvero un maestro delle smorfie e aveva anche inventato una scuola segreta per allenarsi: la chiamava “La Scuola dei Musi Buffi”.
Quel giorno però la mamma li chiamò dalla cucina: «Ragazzi, c'è da portare il pane fresco dal Signor Bartolomeo per la colazione!»
Appena sentirono “pane fresco”, i due fratelli si guardarono con furbizia. La boulangerie del Signor Bartolomeo era il posto dei sogni: profumo di pane caldo, dolcetti cipriosi e… una vetrina dove le smorfie facevano sempre ridere tutti!
Capitolo 2 – Nel Regno della Boulangerie
Con le zampette veloci e gli occhi pieni di idee, Leo e Tobia attraversarono il sentiero tra le foglie, saltando pozzanghere e inventando gare: chi saltava più lontano, chi faceva il rumore di coda più buffo, chi camminava all'indietro senza sbattere il muso sulle corteccia.
All'entrata della boulangerie, il Signor Bartolomeo – un tasso rotondo e sorridente, con il grembiule bianco e il cappello da chef – li accolse con un inchino esagerato.
«Benvenuti, giovani artisti delle facce buffe!», annunciò con voce teatrale. «Che aria tira oggi tra i fox? Pane, risate o tutte e due?»
Leo rispose con una smorfia enorme: bocca spalancata e occhi a ciliegia. Tobia fece un tentativo, ma gli uscì una faccia a metà tra il pesce e il porcospino. Il signor Bartolomeo batté le mani gridando «Ta-daaaan!» e tutti risero, perfino il pane nella cesta sembrava ridere.
La boulangerie era calda e pieni di luce dorata. Su un tavolo c'erano i croissant appena sfornati, su una mensola i panini rotondi come luna piena, e su una piccola lavagna c'era scritto: “Oggi sfida di smorfie!”.
Leo lesse la lavagna e si girò subito verso il fratellino: «Tobia, questa è la nostra occasione! Se vinciamo, scegliamo noi la merenda!»
Tobia ingoiò un po' di saliva, ma gli occhi gli brillavano. «E se perdo?»
«Insieme si perde e insieme si ride!», rispose Leo battendogli una zampa sulla spalla.
Il Signor Bartolomeo annunciò: «Pronti per la Sfida delle Smorfie! Il vincitore potrà scegliere il dolcetto più grande!»
Capitolo 3 – La Sfida Più Buffa del Bosco
La boulangerie si riempì di animali curiosi: la lepre Giulia, sempre saltellante; la tartaruga Lino, lenta ma con una risata velocissima; persino la piccola talpa Rosa uscì dalla sua tana solo per vedere chi fosse il vero campione delle smorfie.
Il Signor Bartolomeo tirò fuori un campanello d'oro. «Chi fa ridere di più con la smorfia più strana vince!», decretò.
Leo si preparò: serrò gli occhi, fece la bocca da trombetta, mise le orecchie dritte e tirò fuori la lingua tutta storta. Tutti risero così forte che la lepre Giulia fece un salto e il pane cadde dal tavolo.
Tobia prese un gran respiro. Stava per provare la faccia da porcospino, ma inciampò nella coda, scivolò su un panino e rotolò fino alla vetrina, fermandosi davanti a tutti con il musetto schiacciato sul vetro. «BUH!» gridò senza volerlo.
Tutti ammutolirono un secondo, poi scoppiarono a ridere ancora più forte che prima: “Ah-ah-AH!”, “Hi-hi-hi!”, “OH-OH-OH!”. Persino la mamma-fox, arrivata nel frattempo, non riuscì a trattenersi e dovette sedersi su uno sgabello, ridendo a crepapelle.
Leo corse ad aiutare Tobia, ma lui era già in piedi, con le guance rosse. Sussurrò: «Leo, ho fatto una smorfia senza volerlo…»
Leo gli diede un abbraccio da maestro: «È stata la smorfia più buffa di tutte! Da oggi sei il mio vice-maestro!»
Capitolo 4 – Un Saluto Speciale
Dopo la sfida, il Signor Bartolomeo portò il dolcetto più grande: un panino morbido ricoperto di miele e nocciole. «Ecco il premio per i campioni delle smorfie!» esclamò, mettendo il panino tra le zampe di Tobia e Leo.
La mamma-fox sorrise: «Bravi! Avete reso la boulangerie il luogo più allegro del bosco!» Poi li abbracciò tutti e due, uno a destra e uno a sinistra.
Leo si sentì orgoglioso. Aveva aiutato il suo fratellino a trovare coraggio, e insieme avevano portato risate a tutti. «Essere maestro delle smorfie non vuol dire solo essere buffo…», spiegò, «ma anche aiutare il proprio fratellino a non arrendersi mai».
Tobia annuì felice, leccandosi i baffi pieni di miele.
Prima di uscire, Leo e Tobia si misero uno davanti all'altro. Leo alzò la zampa alla fronte e fece un saluto militare tutto storto, con la coda in aria e la lingua di fuori. Tobia lo imitò, ma fece una capriola, e subito tutti gridarono “Saluto militare fox!” e risero ancora più forte.
Fuori dalla boulangerie, il sole era tornato a splendere. Leo sussurrò al fratellino: «Quando hai qualcuno vicino, nessuna sfida fa paura!»
Tobia rispose: «E anche se cadi… qualcuno ti aiuta a rialzarti!»
Insieme corsero verso casa, con la pancia piena, la coda allegra e il cuore un po' più grande. E nel bosco, quella mattina, ci fu una lunga scia di risate leggere, come profumo di pane caldo che non se ne va mai via.